martedì, 13 dicembre 2005
Stasera non esco...
Categoria:quotidianismi, scritto da federico roma
Ripensavo al bel post di Pat (Banlieu Romana) cui non ho risposto perchè quella sera mi mancavano le forze. Ed è proprio questo il punto. E' mai possibile che stiamo costruendo una civiltà così lontana dall'uomo e dai suoi bisogni? Non voglio fare l'antico (anche se riconosco di soffrire di sublimazione) però io non ce la faccio più a vivere in un posto dove mi sento lontano dalle altre persone pur avendole tutte intorno. In sostanza preferirei vivere LONTANO dal consesso degli uomini (ad esempio nella meravigliosa Rocca di Calascio o a Cayo Santa Maria) oppure VICINO agli stessi.
Probabilmente questa vecchia e immortale città, trenta, cinquanta anni fa era un favoloso compromesso. E magari lo tornerà ad essere, tra trenta, cinquanta anni.
Ora no.
Mi chiedo quante bombe umane siano state disinnescate nelle osterie di Trastevere o di Testaccio. Quanti pianti sulle spalle "dell'amici" a Campo de' Fiori, quando era ancora proprietà del Popolo di Roma e non di quattro mercanti. Quanta gente si è sfogata, amata, odiata, per la strada, chiamando per nome altre persone; magari insultandosi, magari "cercandosi". Quante persone conoscete voi, della vostra città? Intendo le "persone della città". Fiorai, edicolanti, baristi, ristoratori (NO FROCI FUSION), guardie, ragionieri, avvocati, maestri di scuola...Io pochissime. Non conosco neanche le facce dei due terzi di quelli che abitano in questo condominio.
Non è pensabile vivere ciascuno sul proprio binario. Alla lunga non si regge, i danni sono incalcolabili e imprevedibili a lungo termine. E' possibile che quando esco da solo non conosca nessuno? Neanche del mio quartiere (se è possibile definire questo un quartiere). In sostanza non esiste un cazzo di quartiere. Anche se "alto", semplicemente non esiste. Non c'è una piazza (Piazza Giochi Delfici non è una piazza di quartiere come la intendo io, anche se, a modo mio, la amo). Non ci sono LE PERSONE in giro! Luci tra le tapparelle, parabole e lamiere coi fari. Stop. E' mai possibile che quando esco da solo mi debba considerare pazzo? E' mai possibile che quando entro in un locale per bere una birra, da solo, mi debba considerare alla stregua di un reduce di guerra che non riesce a fare pace con se stesso? In effetti, tutto sano non sarò. Ma è sano chi mi guarda come un disadattato solo perchè io ho desiderio di vivere la mia città da solo, se non c'è nessuno che vuole seguirmi? Non mi volete seguire? Perfetto, io non ho problemi ad uscire da solo, però il problema sorge quando esco e vedo un NON-MONDO. Forse sono stato abituato male, dalla vita di paese che ho condotto parallelamente per tanti anni. Da quando ho otto anni, in paese, esco solo o in compagnia. E non ho mai pensato "oddìo ma mo' dove vado da solo?". Non voglio descrivere il "piccolo mondo antico", perché l'ho visto solo di striscio. Le passeggiate con mio nonno e le ALTRE PERSONE. E queste persone si raccontavano le storie, la vita e io le ricordo quasi tutte. Sì, ho avuto la fortuna di vivere e vedere qualcosa di diverso. Qualcosa di quel mondo vive ancora in noi, nel mio gruppo di fratelli di lì, nel nostro sangue. Qualcosa che ci permette di tornare ogni anno e di non sentirci troppo soli.
Vediamo il paese sempre più vuoto. Le "classi di ferro" 1900-1925, sono quasi tutte al camposanto e con loro e le case di pietra chiuse, la sera non si sente un fiato. I ragazzi sono ovviamente attratti dalle maraviglie del mondo civilizzato e fanno a gara per scappare o cambiare. Per apparire come noi, come me, quando io vedo morire in loro ciò che ho amato. E in tutto questo, anche se in paese ora sta cambiando tutto, vedo ancora le stelle. Posso uscire e andare al bar, a fare quattro chiacchiere con qualcuno, perchè, almeno lì, il barista lo conosco. Posso ancora prendere la macchina e sparire in un quarto d'ora sui monti, dove ho la pace. Posso sedermi sui miei ulivi e sentire l'odore. Addirittura, provo meno impressionante passare tra i vicoli vuoti, dove sono quasi tutti morti o a vivere fuori. Toccare le pietre delle case, che d'estate sono calde per il sole. Se lì hai paura, malinconia, o semplicemente voglia di stare da solo sul serio, hai una via di fuga: la natura. Bastano poche centinaia di metri, qualche chilometro di strada deserta se vuoi far le cose per bene, e puf. I grilli. Puoi anche fare l'amore in macchina (meglio ancora fuori) senza temere che si affacci al finestrino una guardia o un guardone. Pensa te! Qui no. La chiudo qui, rischio di diventare troppo prolisso.
Stasera comunque non uscirò di casa. Sennò dove vado? Con chi vado? Tendiamo a vivere su binari paralleli qui. Chiusi, costretti.
Solo luci tra le tapparelle.
il Vicerè





