domenica, 18 dicembre 2005

Storie de Noantri - Er Tinea
Categoria:storie de noantri, scritto da andy capp


Bulli romaniStorie de donne e de cortelli, de bulli e de malfattori, d'eroi e de 'nfami. Noantri rende omaggio alle proprie origini dando vita a una rubrica dedicata a Roma. Un appuntamento con cadenza irregolare dove la grandezza e lo spirito del popolo romano saranno esaltati attraverso il racconto delle sue storie, delle sue leggende, dei suoi personaggi, dei duelli, dei giochi, delle sue osterie, dei suoi poeti, dei suoi detti immortali, delle sue leggi della strada.

Questa è la storia der Tinea, er bullo de Trestevere. Spesso uno bullo nun ce vole manco diventà, è la vita a scegliete. Era er 1898 e Romeo Ottaviani aveva appena staccato dal turno de lavoro alle Poste de piazza San Silvestro e tornava a casa. Poi pe' via Frattina se imbatté ner Malandrinone de Trestevere che stava a da' fastidio a na' ragazza. "Che je stai a fa' a sta poveretta, lassela perde". "Je faccio quello che me pare e piace e tu impiccete de l'affari tua sinnò co questo – je mostrò er cortello – te caccio fora le budella". Nella tradizione banditesca se diventava brigante pe' onore e senso de giustizia. Così Romeo assestò du ceffoni ar Malandrinone, capo de sessanta papponi, e se conquistò l'odio de la mala e l'affetto de la ggente. Da quer giorno casa sua, a piazza Renzi, diventò 'na specie de ufficio reclami. Er soprannome de Tinea j'era stato affibbiato pe' daje origini importanti (da Enea). Divenne Er Più de Trestevere, tutti sapevano che se c'avevi bisogno lui sistemava le cose: si ce stava un sopruso interveniva lui. Quanno esagerava se faceva un po' de carcere, poi tornava all'opera. Ma come tutte le storie dei bulli de' sta città, er 4 aprile del 1910, er Tinea morì ammazzato. A tradimento, Bastiano er Sartoretto, a piazza Trilussa, je ficcò un cortello nella schina. Pianse er popolo romano e  pure er Messaggero je rese omaggio (dalle cronache di allora, ndn): "Er Tinea non era un delinquente volgare. In altri tempi, in altri luoghi egli sarebbe stato un caporale di bravi, un piccolo capitano di ventura, un discreto capo brigante, più abile e soprattutto più coraggioso di Mugolino, di Leone, di Fioravanti, di Tiburi. Gli aneddoti sulla vita di quest'uomo sono moltissimi: e tutti valgono a provare la sua forza, la sua audacia, spinte fino alla temerità, e in pari tempo la sua generosità di fronte ai deboli. Dove era lui, non ammetteva che ci fosse se non un solo prepotente, er Tinea: e guai a chi osava metterglisi di fronte, costui correva il rischio di morire ammazzato o, per lo meno, era sicuro di rimanere parecchio tempo all'ospedale, per farsi curare le ferite ricevute".