lunedì, 19 dicembre 2005

King Kong
Categoria:cinema, scritto da stefano havana


King KongMi è piaciuto lui, lo scimmione. Trovo che sia più profondo e credibile del miglior personaggio della commedia di Muccino e più verosimile e interessante del più verosimile e interessante protagonista di una commedia di Amelio. Non è che sia fatto bene tecnologicamente. E' scritto bene. Il che è diverso (merito anche al soggetto di Wallace, naturale). Non mi è piaciuto Brody: non dà e non toglie. Visivamente è quanto di più simile ci sia a uno struzzo, anche se comprendo che con quel naso lì le fantasie femminili siano assolutamente soddisfatte. Naomi Watts è bravissima: rende perfettamente l'idea dell'attrice frustrata e ho particolarmente apprezzato il ridotto uso delle urla nei momenti chiave di orrore: insomma, dopo Mulholland Drive e The Ring, comincio ad apprezzare sempre più questa cara ragazza sulla cui capacità avevo delle riserve. Non mi è piaciuta la pretesa di commozione: King Kong non commuove. Mai. Neanche un po'. Si sa dall'inizio dove vada a parare (a meno che non abbiate vissuto gli ultimi decenni su un luogo non più vicino di URANO) e là va a finire. Intenerisce, questo sì (la sequenza sul ghiaccio fa venire voglia di abbracciare il vicino di posto). Non mi è piaciuta la scena chiave, purtroppo, quella sull'Empire State Building (nonostante l'ultimo pianosequenza sia esattamente il medesimo di quello utilizzato per la caduta nella lava di Gollum ne Il Ritorno del Re - ecco, mi ha commosso più questo che il resto). Spiego perché: nell'arco di tre ore, in cui la sospensione della credulità riesce perfettamente, ecco che i nostri canali ricettivi si riaccendono quando i due protagonisti umani si regalano un abbraccio focoso e liberatorio esattamente sulla PUNTA del grattacielo più alto del mondo, lei in sottoveste e tacchi a spillo a meno dodici gradi di temperatura. Sembra pazzesco, ma è l'aspetto meno credibile del film, il che significa che il lavoro fatto è stato grandioso, mica il contrario. Però ho notato che gli spettatori RIDONO a guardare l'episodio in questione e non va tanto bene. Mi è piaciuta la divisione in tre atti, ciascuno con un uno specifico climax. Mi è piaciuto lo sfondo SEMPRE in movimento (quanto sei pacchiano, Peter!). Mi è piaciuta l'imperfezione fisica dello scimmione (denti rotti e mascella dislocata). Nota: Brody che scala la montagna per arrivare per la prima volta al cospetto di Kong assomiglia in maniera impressionante alla scalata solitaria di Frodo verso le Terre Desolate. Altra nota: la presentazione visiva dell'isola del Teschio ricorda in maniera impressionante la presentazione visiva delle miniere di Moria.

Scena imperdibile: l'approdo della nave all'Isola del Teschio è personalmente la cosa più bella che abbia mai visto seduto dentro un cinema (ok, ok, forse Gandalf che cavalca dentro Minas Tirith è almeno alla pari). Potrebbe essere una sequenza da mostrare agli studenti per spiegare come mescolare computer grafica a sapiente scrittura e magistrale direzione. E' il momento di massima visionarietà del film (se Robert Altman sa fare film corali, Jackson sa fare film visionari, ecco questo è il parallelo da tenere presente): ho visto il film due volte e la scogliera con i gabbiani mi ha fatto venire i brividi sulle braccia sia durante la prima visione, sia durante la seconda. La prima esplorazione è da urlo, l'apparizione dei selvaggi è strepitosa, l'assalto degli stessi ai protagonisti è da far rizzare i peli della nuca e ci porta, contestualmente, a quello che io reputo il Grande, Incorreggibile e Assoluto...

kong...Difetto: King Kong ha un solo punto di vista. Gruppo di umani contro Scimmione, con la variante che nella parte centrale del film, uno degli umani (la donna) è divisa dal resto e viaggia insieme allo Scimmione. La meraviglia de Il Signore degli Anelli era che insieme alla vicenda dei protagonisti, noi partecipavamo anche alle gesta di altri tre, quattro o cinque focolai d'azione (Saruman, gli uruk-hai, Gandalf, il rapimento di Pipino e Merry, l'Occhio, la preparazione delle battaglie, eccetera eccetera). In King Kong questo non avviene: seguiamo sempre e solamente le orme dei protagonisti umani, più o meno vicini allo scimmione e vincolati a questo da sentimenti diversi (curiosità, odio, bramosia, avidità, paura). Come si poteva risolvere questa cosa? L'ho capito alla seconda visione: si poteva risolvere utilizzando meglio l'aspetto più interessante, raccapricciante e riuscito dell'intero film, ovvero i selvaggi dell'isola nominati sopra. Questi compaiono e scompaiono nel giro di venti minuti per non venire mai più ripresi o mostrati. Dal momento che visivamente sono STRAORDINARI, curati nel minimo particolare e portatori di oggetti interessantissimi che meritavano una seconda analisi, Jackson avrebbe potuto costruire un ulteriore punto di vista basato su costoro. Alcuni dei costumi di questi primitivi vengono accennati ma mai analizzati: l'uso della catalessi, le danze, quei meravigliosi teschi impalati e bendati, le corone di spine: peccato. Tutto sprecato, tutto polverizzato. Elevare ad antagonisti i selvaggi nella parte centrale del film, avrebbe reso la fase più emozionante, invece di lasciare la tensione all'esclusiva responsabilità delle scene ad alto contenuto spettacolare.

Chiave di volta del film: la trovata - bellissima - di innescare il feeling tra la bella e la bestia grazie all'arte della prima, alla sua capacità mimica di far divertire, piuttosto che alla reale fisicità (si dà per scontato che una scimmia non si faccia irretire da due boccoli biondi e le gambe più belle del creato): è, tutto sommato, questa l'unica realizzazione della protagonita come attrice. Conclusione: chi non lo va a vedere si merita Pieraccioni.

E ora:kongdvd