giovedì, 22 dicembre 2005
Michelangelo e il diavolo
Categoria:attualità , scritto da stefano havana
Una storia veramente angosciante. Storia di teenagers e di polizia, storia di pedofili e Internet, storia di sesso e voyeurismo. Quando Justin Berry installa per la prima volta il software della propria webcam, non immagina il corridoio di incubo che si troverà a percorrere, più o meno consenziente, nei successivi anni. Ne ha solo tredici, al tempo, ed è appena una parvenza del tipico bel ragazzo americano che diventerà: capelli biondo-rossi a caschetto, mascella in via di definizione, petto asciutto. Solo un tronco di marmo informe: d'altra parte si sa come funziona nella mente geniale degli artisti. Michelangelo intuì La Pietà in un calco freddo senza foggia; il primo dei pedofili che si imbatte in Justin deve percorrere il medesimo processo rivoluzionario. Intravede nel busto senza muscoli del bambino una fonte di inesauribile arte onanistica: per questo gli propone di togliersi la maglietta in cambio di svariati complimenti. Justin resiste fino a quando l'uomo dall'altra parte della webcam gli propone 50 dollari di premio. «In piscina lo faccio per nulla in cambio, quindi che mi cambia?». Così comincia tutto: così il primo colpo perverso di scalpello contribuisce a tramutare il piccolo Justin – studente modello e atleta interessante – in magnate dell'erotismo minorile. La voce si sparge, Justin stesso non fa nulla per limitare la cosa: apre un sito personale, poi un altro e un altro ancora. Chat, forum, passaparola: 30 dollari, 50, 100. Qualcuno arriva ad offrirgli anche 300 dollari: lo vogliono vedere nudo, in boxer, lo vogliono vedere mentre si masturba, lo vogliono spiare mentre fa sesso. Tredici anni, quindici, diciotto e centinaia di migliaia di dollari accumulati così. Alla domanda di tutti i suoi clienti - «Quando?» - Justin risponde sempre allo stesso modo: «Appena mamma va a dormire».
Apre una wish-list su Amazon, una lista dei desideri piena di oggetti bellissimi per cui ragazzi della sua età fanno la fila nei negozi. Desideri che centinaia di uomini – professionisti, medici e tantissimi maestri di scuola – realizzano con il colpo magico della propria carta di credito. I pacchi arrivano direttamente a casa. Alla madre spiega: «Ho avviato una piccola attività via Internet». Nessuna domanda, nessun dubbio. Un padre lontano che un bel giorno lo chiama dal Messico: «Ehi Justin, raggiungimi qui. Ci facciamo qualche giorno di vacanza insieme». Justin va. Lo raggiunge e una sera gli confessa gli estremi di quella ricchezza e i particolari della sua "attività". Potrebbe essere l'inizio della liberazione: il padre di Justin, invece, si rivela niente di più che l'ennesimo Michelangelo dell'aberrazione e anche lui – come tanti altri – percepisce in quel marmo grezzo l'alba di un'opera d'arte. Appoggia il figlio nella cosa, anziché stringersi la testa tra le mani e cominciare a urlare: lo aiuta ad aprire un sito Web più ambizioso e lo favorisce nel trovare clienti. Gli agenti federali, oggi, sono in possesso di numerose registrazioni, audio e video, in cui è lo stesso papà di Justin a riprendere il figlio durante atti sessuali con eccitati professionisti della Los Angeles dabbene.
Passano ancora gli anni, i voti calano, Justin non esce più di casa, spuntano le occhiaie, calano gli interessi. Uno dei più grandi Michelangelo della perversione – fra i tanti – un giorno, gli fa una proposta irrinunciabile: «Ti prendo in affitto un bell'appartamento. In fondo alla strada. Tu non lo dici a nessuno. Sarà tutto tuo: in cambio noi ci vediamo lì quando te lo dico io». Justin accetta: capirai, una casa tutta sua, neanche maggiorenne. Lì, nella casa di zucchero della strega di Hansel e Gretel, si consumano le prime violenze, tutte taciute, tutte stigmatizzate. Arriva l'idea del suicidio, poi arriva il New York Times nella persona di Kurt Eichenwald, baldo giornalista che smaschera in un'inchiesta giornalisticamente meravigliosa tutti i fatti di cui sopra e molti molti di più. Li pubblica su uno dei giornali più famosi del Pianeta Terra e fa conoscere al mondo i misteri di Justin Berry. Convince il ragazzo a chiudere il business e a diventare testimone federale: non si contano più – allo stato attuale dei fatti – i pedofili messi in gabbia grazie a queste testimonianze. Tutti griffati con nome e cognome sulle pagine del NYtimes, senza appello, senza paura, senza vergogna, senza scialba retorica italianista.
L'informazione nostrana non ne ha fatto menzione, io l'ho scoperto tramite un link su uno dei miei blog quotidiani: Pandemia. Tutta la storia – in inglese – la trovate qui. Justin sta bene, a quanto si può capire dall'articolo. Come La Pietà, gli hanno costruito una barriera intorno e ancora oggi si possono notare le menomazioni dei vandali e contemporaneamente la firma indelebile dei tanti Michelangelo che l'hanno scolpito.





