domenica, 25 dicembre 2005
Pulp Fiction
Categoria:letteratura, scritto da stefano havana
Ieri sera ho parlato di Carver con mia cugina. Le ho prestato un libro, ma a lei non sta piacendo. Ne abbiamo parlato in piedi, suo figlio correva in giro con una maschera di Spiderman. Ho detto una parola come a-lirico. Non credo di aver mai detto a-lirico a Natale. Sono fondamentalmente contro quest'odio preconcetto che c'è verso la due giorni più famosa dell'anno. Sì, è un San Valentino allargato, però già che c'è perché non viverlo senza lamentele? Fosse per me, farei una gran cena, la cena più grande del mondo; un tavolo pieno di cose da mangiare. Tutti in piedi. Farei una roba etnica, ogni angolo del tavolo una cucina diversa. Ci metterei un sacco di cose pacchiane, tutti si dovrebbero divertire. Il mio sogno è quello di unire le famiglie dei miei amici migliori: venticinque, trenta persone in casa. Sarà che i parenti sono sempre di meno e le cose da dire quasi zero. Ieri a parte Carver, me ne sono stato zitto tutto il tempo, dicendo roba tipo sì, no e ah. Ecco, io farei una cosa esagerata: metterei i cocktail, amici e parenti mischiati come il gin e il cointreau. Vorrei qualche ragazza con la gonna lunga e i tacchi, gente che non ho mai visto a cui offrire un bicchiere di vino bianco. Metterei il dvd di Pulp Fiction a volume basso e lo farei scorrere in sequenza per tutta la serata: sai che risate alla scena di Ezechiele? Dì «cosa» un'altra volta. Ti sfido. Dì «cosa» un'altra volta.
C'era perfino Babbo Natale ieri sera. Per i bimbi piccoli, sai? Allora un amico di qualcuno si è travestito da Babbo Natale. E' stato divertente, è entrato dalla finestra e tutto quanto. Aveva un vero sacco di corda che - dico - era perfetto. La barba, eccetera. Il piccolino se l'è guardato dal basso (bassissimo) in alto, aveva le manine intrecciate davanti alla bocca, poi si è piegato sulle ginocchia e ha urlato fortissimo: "Ma sei Massimo!". Era Massimo, ovviamente. Dubito che Massimo sia Babbo Natale: se non mi sbaglio lui ha un'officina da qualche parte. Più probabilmente era Massimo travestito da Babbo Natale per l'occasione. Noi ce ne stavamo tutti a ridere, un sacco di flash per le fotografie. Ma i bimbi, ecco, io li ho visti parecchio incazzati per questa cosa di Massimo. Avessero saputo dire bene le parolacce, secondo me ne avrebbero tirate fuori una pletora, prendendo a calci in culo quel Babbo Natale posticcio fino alla Lapponia. Ho detto a mia cugina che questa cosa Carver l'avrebbe raccontata alla grande. Così abbiamo ripreso il discorso: le ho detto che doveva dimenticarsi Baricco o che. Approcciare Carver con in testa Baricco equivale a portarsi alla bocca un cappuccino aspettandosi di sentire il gusto di un succo d'ananas. A lei piace Baricco, no? Anche a me piace, ma sono due cose diverse. E' come dire Hemingway. Si potrebbe dire che Hemingway è più vicino a Carver. Prendiamo la cosa di Babbo Natale-Massimo, ho detto a mia cugina:
Baricco: «Ma sei Massimo!». I sette anni del bambino stanno tutti dentro quelle dita rotonde accartocciate. Incapaci di uscire, eppure vogliosi di farlo. Dita abituate a plastica e zampe di dinosauri a norma cee. Dita della giusta grandezza delle narici; nessuno sa com'è che funzioni, eppure a un certo punto quelle dita cominciano ad allungarsi davanti a cose via via più scontate. Il senso di meraviglia avvizzisce e quello che prima si indicava, ecco che si possiede. «Tu sei Massimo!». Babbo Natale nega senza pietà, continua la sua parte mentre invece dovrebbe dissolversi all'istante. Nessuno capisce che da qualche parte, in un certo momento, negli ultimi trenta secondi quel bambino impiastricciato è diventato adulto.
Hemingway: Sul farsi della mezzanotte di quel Natale, il bambino - sette anni compiuti da un mese - decise di diventare adulto. «Ma sei Massimo!», strillò a Babbo Natale che distribuiva pacchi. Sulla tavola c'erano bicchieri rovesciati e molliche di pane. Alcuni si tenevano la pancia, le poltrone erano tutte occupate. I vetri appannati impedivano allo sguardo di scrutare l'esterno. Babbo Natale negò fino allo sfinimento, ma nulla sarebbe servito allo scopo: neanche non essere Massimo. La severa moralità della vita aveva decretato che quello sarebbe stato l'ultimo Natale in cui Massimo avrebbe noleggiato un vestito da Babbo Natale per 15 euro e 30 centesimi.
Carver: - Bianca?
Sua moglie non si svegliò.
- Bianca?
Un mugugno.
- Bianca, forse avremmo dovuto sistemare meglio la barba.
- ...
- Hai visto come l'ha riconosciuto subito?
- ...n ci pensare....
- «Ma sei Massimo!» gli ha detto.
- Cresce...
- Ma forse se avessimo sistemato meglio la barba...
- ... tanto l'avrebbe scoperto tra un anno...
- Non ha neanche giocato con i regali...
- ...
- Gli abbiamo pure comprato quel castello...
- ... cosa...
- Ci sta il bicarbonato?
- ...
Si grattò il gomito nel buio, stimolandosi una piccola bollicina.
- Vado a vedere se trovo il bicarbonato.
Comunque non è questo quello che volevo dire in questo post. Intanto non volevo scrivere niente sul Natale, a parte il fatto di Massimo e Carver.





