martedì, 27 dicembre 2005
Storie de Noantri - Er vicolo
Categoria:storie de noantri, scritto da andy capp

Secondo alcuni storici vicolo è un termine improprio per una stradina che ha sbocco in entrambe le estremità, anche se da sempre è molto usato come diminutivo di via. Nella città moderna il vicolo è la stradina a fondo cieco, mentre nell'antica Roma si distingueva il vicus dal pagus. Gli abitanti dei dintorni dell'Urbe erano detti vicini (da vicus, villaggio) fino al decimo miglio delle mura serviane, mentre i pagani (da pagus, borgo, cantone) erano gli abitanti delle borgate prossime alla città. Tacito parlava di vicus come di una piccola via, un borgo, mentre Orazio lo intendeva come un quartiere, un rione. In Cicerone vicus vale come villa. Nel dialetto romanesco vi sono alcune espressioni in cui gioca la parola vicolo: abbità ar vicolo der bove (essere cornuto); annà pe' vicoli (nascondersi). Nel Belli il vicolo è anche sinonimo di soluzione o pretesto: er vicolo lo trova de sicuro.
Via della Titta Scarpetta, che va da via dei Salumi a piazza Castellani a Trestevere, 'na vorta se chiamava vicolo della Titta Scarpetta. E ancora prima se chiamava vicolo della Scarpetta. Secondo arcuni er nome deriva dall'insegna de n'osteria che dava er nome a tutta la strada, secondo artri, invece, da un pezzo de marmo che raffigurava un piede calzato insaccato nell'angolo der vicolo e poi levato dopo quarche tempo. Se dice che la famiglia prese er nome da quello. Ma la vera storia der nome de 'sta strada sta forse nell'azione valorosa de un giovane romano morto in guerra: nel 1559, durante l'assedio de Malta da parte de li Turchi, un sordato chiamato Titta Scarpetta, che faceva parte de la compagnia der capitano Pompilio Savelli, cor sacrificio de la vita propria impedì che li Turchi s'empadronissero dell'isola. Quer sordato valoroso, romano, abbitava proprio ner vicolo in questione.





