domenica, 15 gennaio 2006

Il Colosseo ci ha fratturato i coglioni
Categoria:scritto da stefano havana, ritratti romani


Parlando di cultura, una delle cose che più mi ha entusiasmato di New York è stata Broadway. The Producers, la commedia brillante di Mel Brooks; Chitty Chitty Bang Bang, basato sul romanzo di Ian Fleming; Doubt, ispirato da una storia vincitrice del Pulitzer e ambientato in una scuola difficile del Bronx; Sweeney Todd, un fantastico esperimento di musical thriller (a quanto pare perfettamente riuscito); gli ormai celeberrimi Lion King, Wicked e The Phantom of The Opera (che ha recentemente superato Cats come anni consecutivi di programmazione: 14, se non sbaglio. Entrambi firmati da Anrew Loyd-Webber); The Woman in White (sempre di Webber); Il Colore Viola, prodotto da Oprah Wimphrey, storia da cui Spielberg diresse l'omonimo film negli anni Ottanta; Mamma mia!, musical irriverente condito da una colonna sonora firmata dagli Abba. E poi Chicago, A piedi nudi nel parco (Broadway pullula di commedie di Neil Simon).

That's America. Voglio fare un discorso che potrebbe sembrare profondamente anti-culturale: penso che l'Italia dovrebbe distaccarsi profondamente e finalmente dalla sua obsoleta tradizione. Va bene il teatro classico, viva Pirandello per carità e guai se non fosse mai venuto al mondo, ma onestamente basta. O comunque: non solo. Gli spettacoli brillanti, parlo per Roma (dopo veloce consultazione di una guida alla città) sono relegati, costosi, mal pubblicizzati, inesistenti o affidati a cast improbabili (Laura Freddi, Michelle Hunziker, Luca Ward, Brignano, Ale e Franz, Costanzo e altra monnezza varia e insostenibile). Dice Emanuel Azenberg, produttore di The Odd Couple, la commedia di Neil Simon che ha stracciato ogni precedente record di incassi per un non-musical (21 milioni di dollari): "Se George W. Bush ci chiedesse un biglietto, saremmo costretti a dirgli di no". Broadway è letteralmente esplosa quest'anno. Non c'è più un buco, spettacoli prenotati: questo soprattutto perché i newyorchesi - stando almeno alla mia esperienza - tutto amano fare fuorché starsene chiusi dentro casa, indipentemente dall'età o dall'estrazione. "In trent'anni di carriera non ho mai visto nulla del genere", spiega Nancy Coyne, presidente di un'agenzia pubblicitaria che promuove il teatro commerciale: "La nuova stagione 2005-2006 è tra le più fortunate del dopoguerra".

Stando ai sondaggi e agli studi, sembra che questa incredibile risposta dei cittadini sia dovuta al rifiuto totale degli stessi nei confronti della televisione: in particolare quella trash dei reality avrebbe definitivamente stufato gli americani bene che a differenza degli italiani hanno la possibilità di entrare in un teatro e NON trovarci sul palco gli STESSI protagonisti della tv che hanno scelto di fuggire. Rinnovamento, voglia di rischiare, tentativo di proporre nuovi generi e di mischiarne di altri. Grandi nomi, artisti autentici, distacco totale dal mondo televisivo, offerta di una alternativa concreta. A Roma - che dovrebbe essere la New York d'Italia (diciamo così), l'offerta più moderna e variabile la vorrebbe offrire il Sistina. I risultati rasentano la vergogna: i nomi fatti prima (ripetiamoli: Laura Freddi, Michelle Hunziker, Luca Ward, Brignano, Ale e Franz, Costanzo ma anche Panariello, Tosca D'Aquino, Pino Insegno, Gabriele Cirilli) ne calpestano continuamente le assi con spettacoli ormai stantii (davvero qualcuno sente ancora il bisogno di Aggiungi un posto a tavola?). Passare accanto al Sistina significa leggere cartelloni entusiastici riportare la meravigliosa notizia che il prossimo musical avrà le canzoni di Cesare Cremonini!

Per questo (anche per questo) è nostro dovere comprendere che la possibilità del telecomando è solo l'ennesima e fraudolenta presa in giro che ci fanno. A proposito di cultura: ieri sono andato a vedere la mostra a Trastevere "Pasolini e Roma". Fantastica, interessante, emozionante, esaustiva (ringrazio l'amico Pat per il consiglio). Unico problema: Trastevere (una delle zone più belle e importanti turisticamente di Roma) non è servita dalla metropolitana (a Roma la metro arriva vicino a molte cose, ma non raggiunge nessun posto veramente); il sabato pomeriggio c'è un traffico continuativo da mezzogiorno alle quattro di notte e prendere i mezzi pubblici è impossibile (dalla mia zona, poi, è letteralmente infattibile). Senza contare tutte le zone a traffico limitato fino a notte inoltrata (grazie sindaco!). Risultato: ore intere per fare sei chilometri e mostra fatta di corsa per imminente chiusura. Oh, ma Veltroni è il nostro sindaco e allora, va bene, viva Veltroni. Oh, dimenticavo: la linea A della metropolitana - per chi non lo sapesse - a Roma chiude alle nove di sera.

Il Colosseo non fa una Capitale.
Il Colosseo ci ha romanticamente fratturato i coglioni (anche perché con quelle lucine rosa che lo illuminano la sera e i parcheggi tutto intorno, diciamocelo, non è che sia granché valorizzato).