venerdì, 20 gennaio 2006
Delitto senza castigo
Categoria:cinema, scritto da stefano havana
Voglio parlare di Match Point. Lo devo fare: lo sento necessario. Woody Allen è stata una delle pillole più efficienti di scrittura che abbia mai assunto da quando mi interesso di questo "mestiere" e Match Point è senza il minimo dubbio la migliore commedia che mi sia capitata di vedere (e ne ho viste). Perché è commedia: al cinema qualcuno parlava di film drammatico. Avrei voluto dire la mia, intervenire nella discussione: Match Point è commedia pura. Cosa rende un film una commedia? I dialoghi, prima di tutto. Le situazioni e l'ambientazione. La morale e il tema. Match Point è commedia brillante che sconfina di tanto in tanto nel grottesco: c'è qualche tinta nera, ma le tinte nere sono funzionali a definire la commedia stessa. Non è mai dramma, mai: si urla ma non si piange. D'altra parte il tema dostojeskiano che fa da sottotraccia alle vicende dei protagonisti è solo parafrasato: delitto senza castigo, appunto. E' il castigo che fa il dramma: la sua assenza fa la commedia.
Ne avevo parlato il giorno del suo settantesimo compleanno: Woody Allen è uno schlimazel, lui non lancia le torte in faccia. Lui le riceve: in Match Point non c'è UN protagonista che non riceva almeno una torta in faccia, solo che le torte in questione sono cupe e non fanno ridere. Fanno cambiare posizione sulla poltrona: fanno dire "ohhh" ad alta voce. Fanno battere le mani sulle ginocchia. Tutti ricevono dolorose torte in faccia in Match Point, ma chi le lancia? Se tutti sono schlimazel allora chi è lo schlemiel? Mi pare che stia qui la genialità del film: le mani da cui partono le torte sono del Caso. E' la tortura della vita stessa - chiamiamolo Destino - è l'inevitabilità. E' la Fortuna. Match Point è farcito di temi comuni ad Allen. Farcito. E' stato lui, una volta, a dire che nella vita conta la Fortuna, non il talento e che - anzi - lo stesso talento altro non è che una questione di Fortuna. In Match Point il lanciatore di torte è la Fortuna. E si torna a bomba: non a caso il protagonista del film è un tennista e uno dei temi centrali è costituito dall'immagine della pallina che forse tocca la rete e forse no. Questione di centimetri. Di Fortuna. Se la pallina andrà da una parte o dall'altra della rete, questo significherà - a seconda - vittoria per uno e sconfitta per l'altro. Punto per uno o punto per l'altro. Ci sarà chi esulterà, ma non sarà stata questione di Talento. Mi pare che sia proprio così che vada la vita, di solito. E Match Point, è semplicemente la migliore e più realistica (non verosimile, realistica) rappresentazione della vita che io abbia mai vista sullo schermo.





