martedì, 31 gennaio 2006
Donne e motori
Categoria:quotidianismi, scritto da stefano havana
Sono l'unico a nutrire un'innata simpatia per le utilitarie piene di gente? Le incontro, ogni tanto, per strada e puntualmente mi giro a vedere chi c'è dentro e cosa sta facendo. Di solito sono ragazzi, tutti quanti, con l'aria di chi ha appena passato una serata grandiosa: guidano Fiat Seicento o Lancia Y. Una Fiat Seicento piena di giovani è certamente più simpatica di una Mini Copper piena di giovani, o no? Quelli nella Fiat Seicento - pensi - saranno sicuramente più alla mano, vestiti peggio e con le tasche piene di spiccioli rispetto agli altri, quelli delle Mini o delle Alfa 147, per dire. Magari tornano da San Lorenzo, piuttosto che da Via Veneto e al loro tavolo non c'era seduta una femmina a pagarla oro. Quelli che dico io, le femmine se le guardano tutta la sera dandosi di gomito: le femmine sono sempre sedute ad altri tavoli, oppure da sole a fare le fiche con le minigonne jeans e a far oscillare gli stivali. E mica se li filano: pure se non lo sanno - non possono saperlo! - che quelli hanno parcheggiata una Fiat Seicento e non certo una Golf GT, lo stesso non li calcolano. Un po', è vero, è pure colpa loro, dei ragazzi: si vede, dai, che sono usciti tutti dalla stessa sgangherata macchina.
Poi bevono; bevono più degli altri che sono tanto impegnati a fare i brillanti. Bevono perché hanno l'impressione che mai neanche una decisione importante, nella loro vita, sia stata presa da sobri. Bevono perché amano alzarsi infine dal tavolo e osservarne sopra la scia del tempo che vi hanno trascorso: bicchieri impilati a formare piramidi di tutto rispetto, scontrini strappati a metà e gocce di condensa. Perciò parlano di cose grandi e massimi sistemi: allargano le braccia senza rispetto e intralciano continuamente qualcuno che sta cercando il bagno. Decidono futuri viaggi e si lanciano in frasi coraggiose tipo io questa stavolta me la sposo: così me li immagino, mentre li supero, sgarrupati e sempre in ritardo per qualcosa. Quelle macchinine senza pretese che avanzano allegre per la città, piene di proibitissime sostanze stupefacenti e con la lucina gialla del serbatoio sempre accesa: si fanno mille nomi di donna lì dentro - Francesca, Ilaria, Elisa, Sara, Serena, Carla, Roberta, Arianna - e per ognuno c'è una storia, un rimpianto, un colpo di freno mentre Francesca, Ilaria, Elisa, Sara, Serena, Carla, Roberta, Arianna stanno altrove, se ne sono andate.
Non so. Mi sembra sempre di più che la realtà sia dentro una macchina piena di amici che si conoscono, piuttosto che in una dove ci sia solo il guidatore.





