martedì, 07 febbraio 2006

Biscotti dell'anima
Categoria:letteratura, arte, scritto da stefano havana


Ogni volta che condivido una cosa che mi piace con qualcuno che non la conosceva prima di allora, ecco, sento una sensazione di autentica responsabilità. Non so se mi spiego. E' come una voglia di assicurarmi che tutto vada bene: nel momento in cui porto questo qualcuno a vedere - per esempio - un film al cinema di cui ho a lungo straparlato, esigo che tutto sia perfetto quasi come fosse merito mio.

Mi ricordo, anni fa, la prima volta che mostrai "Gli intoccabili" ai miei genitori, di là in salone, col lettore dvd appena comprato. Per quanto tempo, a tavola, avevo illustrato loro le meraviglie della scena alla stazione, con l'orologio, la carrozzella, la sparatoria? Quanto fiato avevo sprecato per convincerli? E quanta emozione al momento del tuffo, finalmente? Io, seduto in poltrona con le braccia conserte e loro, vicini sul divano, con gli occhiali ben calati sulla gobba del naso: la voglia di assicurarmi che sedessero comodi, il desiderio totale che il telefono non squillasse proprio in quel momento, che nulla arrivasse a disturbare l'attimo - non un colpo di clacson, non una frenata brusca o, ancor più profondamente, nemmeno un pensiero brutto o un dolore dietro la gamba - questo sentimento che tutto fosse roba mia, merito mio, responsabilità mia; il cuore che accelera, il respiro che s'affanna, il momento topico della rivelazione fino alla domanda suprema: significherà lo stesso per loro? Domanda che si allarga e diventa universale se solo siedo al cinema e sullo schermo scorre il film di un regista da me amato. "Match Point" di Woody Allen, per dire, cos'è stato se non tutto questo espresso all'ennesima potenza? Io che me ne sto lì, sulla sediolina, a godere di tutti gli ansiti degli astanti, dei mugolii di piacere, delle frasi di approvazione, come fosse roba mia, come se la scritta bianca su sfondo nero riportasse in calce il mio cognome e nome sotto la dicitura scritto e diretto da; e la seconda volta che l'ho visto, "Match Point", con Elisa, non mi veniva forse voglia di girarmi verso di lei ad ogni scena madre, tanto per essere sicuro che non si distraesse proprio in quell'istante? O l'altra sera all'Auditorium: i racconti di Carver, che meraviglia. Nel buio con l'occhio sinistro che scavava dentro la tempia per arrivare alla certezza che Fede stesse attento; l'odio nei confronti di tutti i ritardatari che distraevano gli altri, chiedevano permesso. L'allarmismo verso la ragazza mia vicina di posto, quel suo andare ogni tanto al cellulare nella borsa: e se decidesse di prenderlo nel momento esatto in cui Jeff va a dire a Wes che lui e la moglie debbono abbandonare la casa entro la fine del mese - mi chiedevo? Ecco - vorrei dirle - se ti perdi quel momento, cara mia, se non lo senti, se ti distrai a mandare un sms pieno di kappa, che fine farà tutto questo? Tutto questo che - giuro, l'ha scritto Carver - non è farina del mio sacco, al massimo farina del mio cuore, ma lo stesso sento di avere responsabilità. Non sarò il lievito, di questi biscotti che la gente mangia per ingrassare l'anima, ma almeno l'aria sì.

O forse nemmeno quella.
Fatto sta che, a volte, questa sensazione e questa gioia di sapere e di trasmettere ad altri un'opera di arte che si ama sono così forti, potenti da superare la stessa creazione.