mercoledì, 15 febbraio 2006
Viva Verdi
Categoria:personaggi, scritto da andy capp
C'era una volta un re che amava tanto le macchine da corsa, lo champagne, gli elicotteri, i soldi, gli uomini incappucciati e i fucili. Da bambino il re era un po' irrequieto ed ebbe una carriera scolastica molto difficile. Una volta cresciuto si guadagnò tra i suoi amici l'appellativo di Toto la Manivelle a causa della sua incredibile abilità nel perdere il controllo al volante. Amava le fuoriserie ma la strada non gli bastava, così prese anche il brevetto di pilota e acquistò un biplano con una testa di tigre disegnata sulla fusoliera. Da grande decise di ricostruire il patrimonio di famiglia e si dedicò agli affari. Negli anni Settanta fu preso sotto l'ala protettrice dal conte Corrado Agusta, l'ex marito di Francesca Vacca, padrone di una fabbrica d'elicotteri e mercante internazionale d'armi. Agusta, in verità, era conte per modo di dire: non per lignaggio, ma per decreto di Mussolini. Il nostro re fu anche molto abile negli affari internazionali: divenne amico dello Scià di Persia a cui piazzò una quantità notevole di elicotteri e armi.
Tutto andava bene per il bravo re quando a turbare i suoi sonni arrivò il cattivo giudice di Venezia Carlo Mastelloni, che in una sua indagine sui traffici internazionali di armi raccolse documenti da cui risultava che il nostro re, insieme al conte Corrado, non si occupava soltanto di merce regolare, ma anche di triangolazioni proibite dall'embargo: centinaia di elicotteri Agusta 205 e Agusta 206, sistemi d'arma e pezzi di ricambio partivano dall'Italia ufficialmente destinati all'Iran dello Scià, ma finivano in Giordania o all'Olp; indirizzati alla Malesia e a Singapore, arrivavano invece a Taiwan o nella Sudafrica dell'apartheid. Il tutto non senza il beneplacito dei servizi segreti dei Paesi coinvolti. L'inchiesta, per fortuna, approdò poi alla Procura di Roma e si insabbiò.
Il re aveva tanti amici che gli volevano bene come il colonnello Massimo Pugliese già responsabile del centro di controspionaggio di Cagliari; il generale Giuseppe Santovito detto Bourbon per via dei suoi gusti alcolici, direttore nientemeno che del Sismi; l'ex attore Rossano Brazzi, massone, approdato dal cinema all'entourage di un altro attore che aveva cambiato mestiere, Ronald Reagan. Molti dei soci di questo gruppo di amici si erano iscritti a un club per essere ancora più uniti: la loggia P2 di Licio Gelli. Alla lettera S dell'elenco sequestrato nel marzo 1981 dai magistrati milanesi Giuliano Turone e Gherardo Colombo nella ditta di Gelli a Castiglion Fibocchi, c'era scritto: "Savoia Vittorio Emanuele (il nostro re!, ndn), casella postale 842, Ginevra". La tessera era la numero 1621.
Sul finire degli anni Settanta il povero re, in vacanza sull'isola francese di Cavallo durante un litigio ad alto tasso alcolico con il playboy Nicky Pende, non riuscì a trattenere nella canna del proprio fucile un proiettile. A farne le spese fu un velista tedesco, Dick Hammer, che dormiva tranquillo nella sua barca. Il giovane morì dopo una terribile e lunga agonia. Il processo in Francia per fortuna mandò libero il re (una sola condanna: sei mesi con la condizionale per porto abusivo d'arma), con qualche protesta dell'opinione pubblica e l'indignazione dei parenti del ragazzo morto del tutto ingiustificate.
Il re conobbe anche Bettino Craxi e sul suo conto rilasciò ai giornali italiani dichiarazioni entusiastiche, poi, passata l'epoca del craxismo, l'ammirazione si trasferì su Silvio Berlusconi: "E' un buon manager, può rimettere ordine nell'economia italiana", disse nel 1994. Come? Per esempio cancellando quel disastro che è "lo Statuto dei lavoratori, con il divieto di licenziamento" (giusto!, ndn). Nel 1995 si recò in Iraq dicendo di rappresentare aziende italiane: "Ma no, niente elicotteri, niente armi", rassicurò in un'intervista, "tecnologia agricola, invece, trattori, strumentazione. Superato l'embargo, l'Iraq di Saddam tornerà benestante e competitivo".
Nel 1997 il re si rivolse così al Tg2: "No, io per quelle leggi (razziali del 1938, ndn) non devo chiedere scusa, e poi non sono così terribili". Così invece nel 2000 parlò al Tg1: "Sono pronto a giurare fedeltà alla Costituzione repubblicana, anche pubblicamente, se bisogna farlo". Nel 2001 dopo i risultati delle politiche del 13 maggio, il re inviò un messaggio di auguri a Silvio Berlusconi: ''Desidero congratularmi vivamente con Lei e manifestarLe la mia personale profonda soddisfazione per la grande vittoria ottenuta da Lei e dalla Casa delle Libertà. Sono convinto che gli italiani abbiano scelto Lei, come capo del nuovo Governo, diverso da quelli che l'hanno preceduta, perché sono sicuri che saprà risolvere i tanti problemi dell'Italia''.
E' giusto che gli italiani abbiano riabbracciato il proprio re. E' stato bello giorni fa vederlo in tribuna vip quasi commosso per l'apertura dei Giochi Olimpici di Torino accanto alla moglie. E vissero felici e contenti...
materiale liberamente tratto da: Società Civile





