lunedì, 20 febbraio 2006

Dieci colpi per Che Guevara
Categoria:attualità, scritto da stefano havana


Il blog deeario propone in un post la traduzione di un articolo critico nei confronti della figura di Che Guevara. E' un decalogo stilato da Alvaro Vargas Llosa. Dieci punti per smitizzare il rivoluzionario argentino. Il che ci può anche stare, il diritto al libero pensiero è cosa grande e irrinunciabile. Io, comunque, mi sono sentito offeso dall'atteggiamento del giornalista in questione, più che dai concetti espressi. E nei commenti a quel post ho risposto come segue (per l'occasione ho un po' rieditato). Magari ne vogliamo parlare anche qui, se interessa.

Per Guevara ho grande passione. Nutro stima e avverto rispetto. Ho letto di lui, ne discuto quotidianamente; conosco benissimo Cuba che ho visitato immergendomi tra la gente. Lì ho come una seconda famiglia che mi ha insegnato più cose di quanto potrebbe mai fare un qualunque percorso scolastico. Lo rispetto senza venerarlo, Guevara, intendiamoci. Lo amo senza idolatrarlo: io sono pacifista convinto, Guevara non lo era manco per niente; ma io sono un finto giornalista con le mani curate, lui era un guerrigliero. E un guerrigliero fa vittime, si sporca le unghie, muore, scende a compromessi. Non può essere pacifista. Avesse scelto di fare orli, avrebbe un negozio a Roma Nord, sarebbe ancora in vita, seguirebbe il curling alle Olimpiadi.

Amò l'Unione Sovietica, è vero. Studiò il russo, studiò i pensatori sovietici. Forse si oppose, forse no. Non è importante, non lo è mai stato. Nessuno è un santo e nessun santo è stato mai utile alla causa della vita (o della morte). Della guerriglia fu genio indiscusso: le sue spedizioni fallirono e vinsero in egual misura. Il suo manuale di guerra per bande è una miniera d'oro per il pensatore rivoluzionario. Dovrebbe leggerlo anche l'autore dell'articolo che mi pare troppo di parte per potersi permettere un decalogo. Io, di fede laziale, non assurgerei mai a scrivere un decalogo su Totti. Non sarebbe giusto: ne direi peste e corna dimenticando le sue verticalizzazioni (che a volte mandano in goal, altre si spengono sul fondo).

Guevara si oppose con fermezza al mostro imperialista statunitense, al commercio di frutta che avveniva tramite enormi spedizioni monopoliste. Fu una scelta anche quella: sbagliata, non sbagliata. Goal o rimessa dal fondo: non è all'ordine del giorno. Il mondo sarà di chi schioccherà le dita e azzarderà una scelta. Eureka!, disse un certo inventore taldeitali un bel giorno che non so. Mi dicono: anche Hitler scelse, e allora? A questo rispondo che deve sempre esistere un certo grado di oggettività nel giudicare fatti e avvenimenti. Potrei anche dire che Guevara uccise molto, eppure mai un solo innocente, ma qualche studioso azzeccagarbugli si farebbe avanti dicendo che no, forse ti dimentichi qualcosa. Quello che Guevara aveva e Hitler no era la Causa. Uno è alimentato da follia divina o diabolica; l'altro è alimentato da se stesso.

L'argentino fu sopra ogni cosa un uomo che seppe SCEGLIERE. Fu un uomo con un enorme PUNTO DI VISTA. Luminoso ed egocentrico. Non è forse questo che manca al mondo d'oggi? Non un Guevara, non un guerrigliero, non un filosovietico, non uno statista: manca un uomo che sappia mettersi due dita sulle tempie e sappia dire "Sì!" a un mastodontico viaggio in motocicletta e che da quello sappia cogliere gli spunti per cambiare (se in meglio o in peggio, non siamo che piccoli uomini per dirlo). E con lui cambiare il mondo: perché Guevara cambiò il mondo e il modo di pensare il mondo. Questo è un fatto che non si presta a interpretazioni. Come Platini cambiò il modo di battere le punizioni: con le bollicine, disse qualcuno in proposito. Le sue punizioni vanno in goal come quelle di tanti altri calciatori: ma nessuna ha le bollicine.

Perciò sono stufo di gente arricchita che guarda un ragazzetto con la maglia del 'Che' e ne scrive peste e corna sulla propria poltrona di pelle rossa. Sono stufo di gente che sorride a una morte stupida (se ne esistono); questa gente dovrebbe imparare a sporcarsi, dovrebbe imparare a rischiare. Dovrebbe imparare a graffiarsi l'anima di esperienza sul campo. Guevara aveva un'asma feroce ma era sempre il primo nella marcia: serve gente che sappia sollevarsi sulle spalle zaini pesanti e che sappia essere feroce "senza perdere la tenerezza". Serve al mondo, serve a tutti noi: servono nuovi esempi. Basta con gli eroi. Basta. Servono esempi fulgidi: non buoni o cattivi. Fulgidi. Lampanti. E sono stufo dei decaloghi. Sono stufo del lassismo. Sono stufo del "va bene così". Sono stufo dei professoroni abili con penne e registro e una pipa in bocca. Voglio gente che sollevi polvere dietro i tacchi, gente che abbia il coraggio di fare DELLE SCELTE. Guevara era uno così. Non importa se fece i morti: era il suo mestiere. Avrebbe potuto essere medico o direttore di banca. Scelse la strada: scelse l'onore oppure l'onta. Non è importante. Non è neanche romantico: è. E basta. Tu avresti il coraggio di una cosa così con una laurea in tasca? Io no. Come ministro e uomo politico fallì: non è importante. O forse sì. Si mise in gioco. Fallì perfino il suo concetto sulla centralizzazione del popolo: ma non è stato forse il popolo, a fallire? Piccolo come s'è rivelato e come ancora è?

Ho visitato Santa Clara, ho parlato con la gente. Il mito di Guevara è forte, commovente e senza t-shirt. Il mito di Guevara parla attraverso le lacrime delle persone che lo ricordano. Una guida turistica mi parlò del giorno in cui Guevara venne alla scuola e la baciò sulla guancia: si toccava quella guancia con fare amorevole. Quella è gente che l'ha conosciuto: i cinquantenni cubani di oggi vissero la Rivoluzione come io e i miei coetanei abbiamo vissuto la caduta del Muro di Berlino: con quegli occhi un po' così che hanno i bambini a 10 anni. E' gente che non si fa ingannare: perché le conseguenze di quella rivoluzione sono, da quelle parti, addirittura più forti ed evidenti delle conseguenze che il crollo del Muro ha oggi sulle vite nostre, di uomini occidentali, arricchiti, con la playstation e Berlusconi. Cosa preferisci tu? Un Guevara che favorì il regime a suon di sassi o un Premier che favorisce il falso in bilancio e depaupera l'identità nazionale, ancora prima che le casse? Cosa preferibbe il nostro amico scrittore, autore dell'articolo? Non lo so. Io ho imparato ad amare Guevara grazie all'amore degli altri. Grazie al fervore che scintilla dalla gente cubana che parla di lui: niente di sbagliato può essere amato a tal punto.