mercoledì, 22 febbraio 2006
Era uno con una calzamaglia
Categoria:sport, scritto da stefano havana
C'è qualcosa di tragico nei pattinatori sul ghiaccio, tipo quelli delle Olimpiadi. Il campione assoluto è un russo: pare che abbia una storia incredibile alle spalle. Non mi ricordo il nome: io non mi sono mai interessato ai pattini. Mai, nemmeno una volta. Non li ho neanche mai messi. Questo russo sembra che a undici anni, invece, facesse cose che nessuno ci riusciva: neanche quelli molto più grandi di lui. Perciò l'altra sera lo stavo guardando in televisione: c'era il commentatore che ne diceva mirabolanti cose. Ma cose proprio enormi, pazzesche: per esempio che era il numero uno di tutti i tempi, che mai nella storia dello sport c'era stato uno che sapesse fare cose simili. Al che io mi sono proprio interessato: ho cambiato posizione sulla poltrona e queste cose qui. Guai a distrarmi: il commentatore seguitava a dire che il climax della cosa sarebbe arrivato tra poco, quando il russo - questo pattinatore sul ghiaccio formidabile - avrebbe azzardato una movenza che si chiama come lui e che nessuno è mai stato in grado di fare, di ripetere o imitare.
Porca puttana!
Proprio così ho pensato su quella diavolo di poltrona: porca puttana. Non le avevo mai sentite prima delle cose così riferite a un atleta. A un qualunque atleta: che Pizzul diceva forse robe simili quando Baggio andava lì a battere una punizione? Sì, tutti a dire che era un grande campione, ma basta. Perciò mi sono appassionato: tanto più che si vedeva che il tizio era oggettivamente bravo. Intanto non toccava mai con le mani per terra e poi saltava così in alto - così più in alto di tutti quanti - che gli altri, mi immaginavo, cospiravano tutte le sere di mettergli la colla sotto le lame, come in quelle vecchie storie di Paperino e Anacleto. Il commentatore Rai ogni volta ne aggiungeva un'altra: tipo che un triplo nonsoche così non s'era mai visto nel pattinaggio, eccetera. Eppure io non mi accorgevo Di NULLA, capito dove voglio arrivare? Per me quello era solo uno che stava saltando sul ghiaccio vestito con una calzamaglia da torero.
Così quando è arrivato questo famoso climax coreografico, ormai la tensione era allo stremo. In casa sembrava che tutti fossero in attesa di una qualche notizia importante, se fosse maschio o femmina per esempio. Mia madre ha chiuso il rubinetto per sentire meglio, una cosa del genere. Anche io mi sono lasciato trasportare e ho mollato tutto quello che stavo facendo per vedere quest'ultimo Incredibile Passo Vattelapesca. Solo che - oddio - non ci ho fatto caso: giuro, ce l'ho messa tutta. Avevo il cuore aperto, ma niente: il commentatore era lì lì per collassare, mentre io - il cielo mi perdoni - non mi sono neanche reso conto che aveva terminato il numero. Sì, ho notato qualcosa: una specie di corsa all'indietro che non so, ma se quello non mi avesse fatta una testa tanta fino a quel momento, forse non avrei percepito nemmeno quel minimo. Una delusione che... Mi è parso che mia madre avesse ricominciato con i piatti, di là.
Perciò dicevo: trovo che ci sia qualcosa di tragico in tutto questo. Saper fare qualcosa di così meraviglioso e unico che nessuno al mondo sarà in grado di ripetere ed essere costretto a farlo vestito con una calzamaglia da torero e buttato lì, al freddo sul ghiaccio che non si capisce niente.





