sabato, 25 febbraio 2006

Faccia sporca
Categoria:sport, scritto da stefano havana


Che Giorgio Rocca non avrebbe mai vinto nulla alle Olimpiadi io l'avevo detto da subito (testimoni, fatevi avanti). Di sci non ci capisco niente, ma ho una predilezione per capire dov'è il genio o il talento. E il genio e il talento non sono in questi esserini tutti-casa-e-chiesa simpatici alle massaie, che rifuggono paragoni scomodi con l'eleganza di un mantello indiano. Il mondo non è e non sarà mai - c'è poco da fare - dei bravi ragazzi (a meno che non si intendano quelli di Scorsese); l'arte, il talento, il genio sono come le erbacce. Non s'è mai visto un'erbaccia in un vaso di geranei. L'erbaccia cresce negli angoli umidi e sporchi e - se non ci stai attento - può darsi che la strappi via senza rendertene conto. Rocca è un bravo fogliolo che un giorno insegnerà come istruttore ISEF ai bambini vogliosi di sport e competizione, ma non ha negli occhi la capacità di reggere la pressione. Avrebbe dovuto ubriacarsi, avrebbe dovuto essere una sciupafemmine, avrebbe dovuto collezionare un paio di multe per eccesso di velocità e avere un accento più marcato: uno come lui, bellino, carino, bravino, simpatico, tenero, avvolto in quel panno comodo di pacioccone, finisce a gambe all'aria sulla neve. C'è poco da fare: non c'è una morale, non c'è un insegnamento. I campioni (i campioni veri, assoluti, indiscutibili) lanciano coppe di vetro in faccia ai fotografi, fanno inversione a U sull'autostrada e contraffanno i propri documenti. I campioni che si ricorderanno nella storia hanno detto almeno una volta a qualcun altro la frase: lei non sa chi sono io. Questi sono i veri campioni: quelli che entrano nelle case dalla finestra, non dalla porta principale. Gli artisti, i veri artisti, hanno sempre qualcosa negli occhi o sotto le unghie per cui non ti viene voglia di farli accomodare: li guardi dallo spioncino, poi ti ritiri in assoluto silenzio fingendo di non esserci. Rocca ha quella faccia da bravo ragazzo, uno di quelli che vedi al primo banco prendere tutti otto e nove: uno di quelli che può diventare uno strabiliante chirurgo o un grande mediano, ma certo mai uno destinato a scrivere opere generazionali o a restare negli annali.

Ecco, voglio dire, qui e adesso: VIVA Alberto Tomba.