giovedì, 16 marzo 2006
Essere Francesco
Categoria:quotidianismi, scritto da andy capp
Due giorni fa mi sono deciso a portare il mio telefono cellulare in assistenza per via di un problema di visualizzazione dello schermo. Purtroppo ho perso alcuni file che per pigrizia non avevo mai scaricato sul pc. Tra questi, le foto di alcuni momenti goliardici dell'ultimo anno: la prima volta in sala stampa all'Olimpico con Valerietto (cioè, la prima volta era per lui. Valerio è un mio giovane collega molto promettente. Farà strada e sono contento di averlo tenuto a battesimo), Ste ubriaco a Fregene (tornavamo dall'inaugurazione del Cucuncio, il ristorante di Fabiana a Fiumicino, e grazie al Granduca ci siamo imbucati a una festa sulla spiaggia di una tipa che al nostro arrivo vomitava. E' bastato poco per far diventare nostra la festa), il Tronco incontrato alle tre di notte (il Tronco in realtà si chiama Gianluca, è un mio vecchio compagno delle scuole elementari. Gianluca questo sabato si trasferisce a Dublino in cerca di fortuna. Good luck, amico mio), un paio scatti della mia gatta Luna (la mia sorellina bianca e nera, oltre a Claudia, quella in carne e ossa), la mia cuginetta Karola (la seconda figlia di Carmela), la mia nipotina cubana Valentina (figlia di mio cugino Alessandro, che da qualche anno vive a Cuba allevando maiali).
Peccato per tutte, anche se - dovessi dire - quella in cui mio nonno spegne le candeline dei 90 anni era veramente speciale. Mio nonno si chiama Isonzo, vive da solo e ha fatto una vita così incredibile che staresti ad ascoltarlo per ore. Ho perso anche la registrazione di Don’t look back in anger dell'ultimo concerto degli Oasis (ascolto i terribili fratelli Gallagher dal 1996 quando in gita a Praga con la scuola passarono alla radio Wonderwall. Tutte le persone che hanno avuto a che fare con me, in un modo o nell'altro, hanno dovuto subire questa mia passione). Danni ridotti, tuttavia. Al negozio mi hanno fornito di un telefono di cortesia, il classico citofono che va bene per i momenti di emergenza. Poi, una volta a casa, ho scoperto che nella memoria dell'ingombrante attrezzo c'erano ancora i messaggi del cliente precedente. Così, sovrastato dalla curiosità, ovviamente sono andato a leggerli.
- "Amore perdonami sei sveglia? Ti amo tanto, rispondi così ti chiamo e sento la tua voce prima di dormire"
- "A bella"
- "Allora buona notte tesoro, mandami un messaggio quando ti svegli. Mi manchi tanto amore mio"
- "Va bene buon vaggio. Francesco"
Mi ha fatto un effetto strano. Non per una questione di privacy (bla, bla, bla), ma perché non credevo di tenere così tanto a quei messaggi che avevo in memoria e che ora ho perso per sempre, proprio come le foto e i file. Poche parole, citazioni, saluti e sorrisi che mi accompagnavano tutti i giorni. Gli auguri di compleanno del Gianni (sempre il primo a farmeli. Però stavolta una persona speciale ti ha battuto), un messaggio di Luca da Londra che ogni volta inizia con "Fratello mio". I saluti di Chicca, il messaggio di Ste prima di partire per Cuba (ero a casa già sveglio e prontissimo, lui doveva passarmi a prendere per andare all'aereoporto), il primo appuntamento con Alessia. E poi i messaggi, vecchi e nuovi, scambiati con Ary (momenti difficili, frasi sincere, a volte taglienti, ma sempre colme d'affetto. Fino agli sms distensivi degli ultimi tempi). Non siamo tutti un po' Francesco, forse?





