giovedì, 20 aprile 2006
Vietato ballare sulla botola
Categoria:quotidianismi, scritto da stefano havana
L'altro giorno stavo dal barbiere. Ho già parlato una volta del mio barbiere, ora che ci penso. Adesso però è una cosa diversa che voglio dire: in pratica stavo lì sulla solita sedia che tra i tanti culi che accoglie, accoglie anche il mio da almeno una quindicina d'anni. Ed ero un po' imbarazzato perché seduta sulle sedioline dell'attesa, insieme agli altri, c'era anche una ragazza. Giovane, ma bella di quella bellezza senza responsabilità; una niente di che, piuttosto dozzinale. Voglio dire che non era certo la sua avvenenza a mettermi in imbarazzo; però il mio barbiere è un posto per maschi, che cavolo, e di femmine non se n'erano mai viste prima. Ecco la difficoltà: io lì davanti allo specchio, con i capelli tutti bagnati e un telo gigantesco che mi copriva trasformando la mia testa nella punta ridicola di un triangolo umano. Una cosa strana, o no? Senza contare che se c'è una cosa che non mi piace, questa è che mi guardino mentre mi tagliano i capelli. Con quella tizia lì dietro - che non è che mi guardava, ma ogni tanto un occhio lo buttava - tutto mi appariva distorto, come quando in metropolitana ti senti osservato e come minimo ti convinci di avere un'enorme caccola pendente dal naso. Non riuscivo nemmeno a capacitarmi della mia immagine allo specchio: troppe occhiaie, la barba è tagliata malissimo e non è forse un brufolo quello sullo zigomo?
Capito la situazione? Come se non bastasse, a un certo punto mi sono accorto di questo signore seduto accanto alla ragazza non bella. Era quasi interamente nascosto dal Corriere dello Sport e ogni tanto bofonchiava qualcosa su Lotito; nel mentre faceva oscillare nervosamente le ginocchia. Dopo un po' ha cominciato a battere anche i piedi per terra, come quando uno sta a un concerto e segue il ritmo; sotto di lui doveva esserci come una botola di ferro, qualcosa che si può aprire e - che ne so - contenere qualcosa, tipo un deposito, una cantina. Roba da negozi. Il signore stava così, leggeva di Lotito e sbatacchiava i talloni su questa specie di botola di ferro che faceva un rumore regolare: tam tam-tam tam tam-tam. Al che il mio barbiere si è girato: si è proprio girato, non è che lo ha guardato attraverso lo specchio o che. Si è girato con una forbice nella mano destra e un pettinino d'osso nella sinistra. Pure la ragazza anonima ha osservato la scena nel riflesso, ci ho fatto caso. Io stavo lì con tutti i capelli sulle spalle e il mio barbiere ha detto a quel tizio:
- Embè?
Ed è stato buffo, giuro. Quello è spuntato da dietro il giornale, come un soldato dalla trincea, ma non si è mica fermato con le ginocchia e tutto. Tam tam-tam tam tam-tam.
- Che c'è?
- I piedi.
- Eh...
- Che fai?
Non so dire se si conoscessero o no. Secondo me non si erano mai visti prima di allora. Comunque il tizio a quel punto s'è fermato e si è guardato la punta delle scarpe come se se le stesse misurando in quel momento. Il mio barbiere ha continuato:
- Guarda che se si apre ci cadi dentro...
- Che si apre?
- La botola.
- La botola?
- Si apre, ti dico. Se ci salti su, la botola si apre e tu ci cadi dentro.
- Ma per piacere...
- Ti dico che è esattamente quello che succederà se continui a saltarci sopra.
- Ma mica ci sto saltando sopra...
- Quella non regge...
- E allora, scusa, perché ci metti le sedie sopra? Uno viene qui sicuro di tagliarsi i capelli e invece magari finisce dentro una botola...
- No, la botola non si apre se uno non ci balla sopra.
- E io mica ci sto ballando! Anche se, secondo me, pure se ci ballo sopra, la botola non si apre.
- E prova, allora, dai. Poi non ti vengo a raccogliere.
- Cose da pazzi...
- Senti, fai finta che fuori hai trovato un cartello: «Vietato ballare sulla botola».
- Cose da pazzi...
Ed è tornato dietro al Corriere dello Sport, dando un colpo di frusta alle pagine. Il mio barbiere è rimasto a guardarlo un altro po', sempre con una forbice nella mano destra e il pettinino nella sinistra. Io ho pensato improvvisamente che se gli fosse preso uno schizzo, avrebbe potuto scagliarsi contro quel signore e trafiggerlo con le forbici. Mi è venuto da pensare che andarsi a tagliare i capelli è soprattutto un immenso atto di fiducia verso il proprio barbiere, che cazzo. Ogni giorno milioni di persone offrono il collo alla lama di uno sconosciuto: che storia la vita. Non ci fidiamo di nessuno, stiamo sempre a guardare dallo spioncino della porta di casa, prima di aprire, e come se niente fosse concediamo a uno qualunque di avvicinarci delle punte acuminate alle orecchie, agli occhi, alla gola, alla nuca, alle tempie.
Stavo pensando a tutto questo, quando sono successe tre cose. Esattamente tre cose e in quest'ordine, me lo ricordo bene: il mio barbiere è tornato a tagliarmi i capelli facendo segno di no con la testa, il signore ha ricominciato a fare un rumore d'inferno con i piedi e la ragazza così e così si è infilata le cuffie dell'ipod nelle orecchie e ha appoggiato la testa alla parete dietro di sé, facendo un enorme sbadiglio. Dopo di che è partita l'edizione straordinaria del tg e l'argomento del giorno è diventato l'arresto di Bernardo Provenzano. Che disdetta, ho pensato: sarebbe stato magnifico vedere quel signore alzarsi dalla sedia e cominciare veramente a ballare sulla botola all'ora di pranzo.





