martedì, 09 maggio 2006

Peculiarità
Categoria:quotidianismi, scritto da stefano havana


Mi fa sempre impressione pensare alla memoria che se ne va. Ne avevo parlato qualche giorno fa: la morte è soprattutto la scomparsa di cose bellissime che uno sa fare. Perciò mi porta un sorriso leggero e un po' amaro la scomparsa della signora Lilian, l'ultima superstite del Titanic.

Tutti sono morti: i piloti, i suonatori d'orchestra, i comandanti, i camerieri, il timoniere, perfino quello che per ultimo aveva controllato gli ormeggi prima di dare l'ok. Sono morti tutti, eccetera eccetera: a 90 anni dal naufragio pure chi era giovane - nel frattempo - è diventato vecchio e poi si è spento. Tutta quella gente, mi viene da pensare, è cominciata a morire allora, precipitando nell'Atlantico gelido e ha finito qualche giorno fa con la signora Lilian. Qualcuno ha nuotato per trarsi in salvo, qualcuno ha gridato nella notte fredda fino alle prime luci dei soccorritori; qualcuno si è scoperto religioso, chissà. La signora Lilian aveva 99 anni quando le hanno unito le mani sul petto per l'ultima volta e con lei se ne sono andati tutti i bellissimi corridoi del Titanic, le suppellettili preziose, gli scorrimano d'oro, quei lampadari sfarzosissimi che abbiamo visti nel film di James Cameron, quello con Di Caprio e la bellissima Kate Winslet. Dietro gli occhi della signora Lilian sono morti gli intrattenitori col frac e le fascinose signore dell'alta borghesia americana accompagnate dai ricchi padroni del petrolio e dell'alta finanza. C'era tutto un modo di camminare in società, allora: le persone si tenevano per mano fino ai rispettivi tavoli, il galateo era irrinunciabile e sicuramente, a bordo di quella nave inaffondabile, la signora Lilian si era sentita una piccola regina. Aveva cinque anni e la sua famiglia toccò il fondo dell'Oceano mentre lei veniva tratta in salvo: chissà che meravigliosa esperienza deve essere stata per lei, finché è durata. Andare da sola a zonzo lungo quella pancia infinita, passare le dita sulle pareti di legno scuro, strofinare la pianta nuda dei piedini sulla moquette preziosa e malridotta dai tacchi larghi delle signore bene.

Il pensiero che nessuno al mondo più conserva memoria diretta di quegli scenari e di quei momenti mi fa attaccare visceralmente alle cose che so fare e che ritengo definitivamente mie. Trovare e conservare la peculiarità di se stessi è trovare la vera via verso la propria realizzazione. Sarà l'odore della pizza fatta in casa l'elemento in grado di farci piangere da adulti, non il pensiero stesso della morte di chi ce la sapeva cucinare così buona.