lunedì, 22 maggio 2006
Chi è senza peccato?
Categoria:mondo, scritto da stefano havana
stralci di un articolo apparso sulla rivista Latinoamerica, a firma Gennaro Carotenuto
L'ultima caso di rilevanza mondiale di manipolazione di informazioni sull'America Latina è quello della rivista Forbes che sostiene tutti gli anni che Fidel Castro possegga una fortuna (900 milioni di dollari quest'anno) distribuita in tutto il mondo. Nelle settimane passate avete trovato la notizia in grande evidenza su tutti gli organi di stampa del mondo. Adesso avrete seria difficoltà a essere informati sulla rettifica da parte dello stesso influente mensile Forbes, che ha ammesso alla BBC di non avere alcuna prova.
In molti avevano provato senza successo a chiedere al mensile della classe dirigente statunitense, che prende il nome dal cognome del suo megalomane padrone, Steve Forbes, miliardario di ultradestra legato a Ronald Reagan e Bush padre, che giustificasse le proprie affermazioni. Ma Forbes, che dà i numeri come Berlusconi in campagna elettorale, ha fatto finta di niente per giorni: dovete crederci sulla parola, se diciamo che il "sanguinario dittatore Fidel Castro" possiede una fortuna di 900 milioni, dovete considerarlo un dogma di fede. E' dovuto intervenire lo stesso Castro, che ha pubblicamente sfidato Forbes a dimostrare quanto afferma davanti al mondo.
E Forbes ha dovuto fare marcia indietro, ammettendo alla BBC che l'autorevole (sic!) mensile non ha in mano (testuale) "nessuna prova che Castro possegga una fortuna all'estero". Fantastica BBC: fa il suo dovere informativo, ma lo annega riducendolo ad un paragrafo perso nel mezzo di un articolo tergiversante intitolato non come sarebbe stato corretto: "Forbes ammette che non ha nessuna prova", ma "Forbes insiste sulla fortuna di Castro". E qui sta il capolavoro di Forbes/BBC. Forbes ammette che Fidel Castro non possiede alcuna fortuna né all'estero né a Cuba, ma giustifica la conduzione di un'enorme campagna mondiale di diffamazione sulla presunta fortuna di Castro (scrivono 900 milioni, ma potevano essere 90 o 9.000) con la seguente formula: "Se qualcuno come Castro volesse scappare all'estero, avrebbe il potere di portarsi dietro una somma come quella che gli attribuiamo".
Nel sito, il latinoamericanista di Repubblica, Omero Ciai, chiamato più volte in causa per il suo spensierato antichavismo militante, è amabilmente intervenuto più volte, fino a fare pubblica ammenda per aver definito Hugo Chávez "sinistra militarista". Ha fatto di più, ha fatto un'interessante lezioncina, per spiegare che "La Repubblica" non deve informare, ma vendere, e quindi pubblica le notizie più succulente, anche se romanzate, meglio se svillaneggianti capi di stato non grati alla Casa Bianca. Scrive tra l'altro testualmente Omero Ciai in gennarocarotenuto.it: "repubblica viene accusata di occuparsi poco di Uribe. E' verissimo. Negli ultimi anni ci siamo occupati di Colombia soltanto per il sequestro Betancourt. Pero dovete ammettere che un giornale di solito si occupa di quello che presume interessi ai suoi lettori (altrimenti faremmo la fine del Manifesto). Ed è ovvio che ai lettori interessino molto di più processi in corso come il Brasile, l'Argentina, il Venezuela, Cuba etc. piuttosto che una guerra civile che va avanti da 50 anni".
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Da una parte si producono notizie false e tendenziose (Forbes), dall'altra se ne occultano altre (il terrorismo statunitense). E' un triste paradosso che tale tecnica di inquinamento venga utilizzata proprio contro un paese accusato di avere una rigida censura sulla stampa. Se il mezzo per combattere la censura a Cuba è la manipolazione dell'informazione su Cuba, è un momento grave per la libertà di stampa.





