sabato, 27 maggio 2006
Er gioco der perché
Categoria:storie de noantri, scritto da andy capp
La tradizione popolare dei giochi nasce a Roma all'inizio del 1800. Era in quegli anni che per i vicoli e le strade i Romani davano sfogo alla loro fantasia. E c'erano giochi per tutti: bambini, ragazzi, uomini, donne e vecchi. E per tutti i gusti: per l'infanzia, d'abilità, di memoria, di coraggio. Attraverso la nostra rubrica della memoria, ne riscopriamo alcuni partendo da quello denominato Gioco del perché.
"Li giocatori decidono tra de loro chi fa er capo-gioco (la mamma) e poi se metteno tutti 'n circolo. Er più bravo dovrà risponne a le domande senza mai ripete er petulante perché. Se l'interogato abbocca esce dar gioco secondo li modi e li comportamenti decisi dar gruppo. Si er concorente riesce a resiste a le domande de la mamma, allora se cambieno domande. Ecco n'esempio pratico de 'n giocatore che fu davero 'n gamba.
Capo-gioco: "Perché te rodeno le corna?"
Interpellato: "Dipenne dar fatto che nessuno me le gratta"
Capo-gioco: "E perché nessuno te le gratta?"
Interpellato: "Ciò le corna puntute e nessuno ce vò mette mano"
Capo-gioco: "Perché nun te le fai grattà da tu' moje"
Interpellato: "Mi' moje insiste che nun ce l'ho e perciò nun me le pò grattà"
A prima vista er gioco der perché sembra 'no scherzo, ma provatece voi a favve interogà senza mai abboccà e nun fà la figura der fesso".





