mercoledì, 31 maggio 2006
Disegnare cazzetti
Categoria:quotidianismi, scritto da stefano havana
Mi ricordo alle medie o al liceo questo rito di disegnare cazzetti ovunque. Voi ne sapete niente? Io me li ricordo sul diario, quasi su tutte le pagine: anche se disegnare cazzetti sul giorno di Natale era considerato particolarmente significativo e rivoluzionario. Qualcuno - di tanto in tanto - osava disegnare cazzetti sul registro di classe, quello rosso, e me ne ricordo distintamente uno - stilizzatissimo - sul bordo di legno scheggiato della cattedra. Il cazzetto più facile da fare era quello tipico: un ovale lungo a forma tuboidale e sotto due sfere. Chi era più tagliato per il disegno ci aggiungeva i peli, le venature e tutte quelle cose lì; qualcuno - particolarmente volgare e ridanciano - ci piazzava un bello schizzo di sperma in prossimità della punta. Gli artisti veri - e ce n'erano - disegnavano cazzetti davvero speciali: erano quelli visti in prospettiva. Da davanti per esempio: tu aprivi il diario a un giorno qualunque - tie', il 23 maggio - è quello che ti si presentava davanti non erano i compiti del giorno, ma un bel cazzetto visto in prospettiva, talmente realistico che sembrava dovesse toccarti il naso da un momento all'altro.
Chissà perché si disegnavano sempre tutti questi cazzetti in giro? Ne ho parlato con qualcuno recentemente (no, non lo psicologo) e sembra che sia una moda ancora in auge. Ci ho riflettuto un po' e ho ripensato a quando, l'altro giorno, ho disegnato almeno TRE cazzetti sul blocco degli appunti del mio collega Adriano, in redazione. L'avevo rimosso, lì per lì ne abbiamo riso: lui - per proseguire sulla strada retrò - mi ha detto qualcosa come porco dena, o li mortacci stracci che erano cose che si dicevano allora, quando a malapena spuntavano i primi peli sul mento. Fare cazzetti a tradimento: qualcosa dovrà pur significare. Il massimo era fare cazzetti sui diari delle ragazze che, solitamente, erano pieni di CIAO scritti in maniere stranissime oppure di Brandon o Dylan e tutti quei personaggi lì di Berverly Hills coso. A pensarci adesso: un cazzetto messo lì, tra un cuoricino e una parola d'amore... che roba.
Ricordo cazzetti sulla lavagna, magari sul lato nascosto che se poi qualcuno la faceva ruotare, ecco che compariva questo cazzetto rovesciato ed era tutto un gran ridere nei palmi delle mani. Ricordo - in generale - un gusto davvero magnifico nel fare cose così; non voglio dire nulla, non c'è una morale o una roba sui giovani d'oggi e tutti quei telefonini. Semplicemente c'era questo fatto che noi in classe disegnavamo ovunque cazzetti. Niente di più: non c'è un significato sociale. Noi eravamo ragazzini con tutte le matite ancora da temperare e quelli erano soltanto cazzetti.





