lunedì, 03 luglio 2006
Noluogo (anno 3, numero 7)
Categoria:narrativa, scritto da stefano havana
Quest'ultimo mese tutte le mie energie creative sono state assorbite dalla stesura di questo raccontino per il consueto appuntamento mensile con noluogo: il tema era "città inventate" e quello che ho tirato fuori è stato un esperimento che mi ha appassionato e stremato. Il mio primo tentativo col monologo (monologo un po' atipico, me ne rendo conto, ma io sono di natura anti-purista): non riesco a dire se sia venuta fuori una cosa buona o meno, ma so che due o tre hanno piacere di leggere le cose mie e allora glielo volevo segnalare.
Si intitola Non abbiamo fatto altro che stringerci la mano più forte e inizia così:
La serata è stata del tutto inutile, come ti avevo anticipato, ma niente in confronto alla lettera che mi è arrivata oggi... Il fatto è che tra me e Sofia la situazione ormai è irrecuperabile: ti ricordi all’inizio? Adesso sono crollate anche le ultime macerie: l’ho portata qui a cenare e non siamo neanche riusciti a mangiare un boccone. Ci siamo alzati da questo stesso tavolo e quella è stata veramente l’ultima cosa che abbiamo fatta insieme: da allora non l’ho più vista o sentita, fino a questa roba qui. (gliela sventola davanti) Te la voglio fare leggere, perché tu mi devi aiutare... Io ci ho messa l’anima in questa cosa, lo sai; ho sopportato di tutto e ho cercato di ricostruire per quanto possibile, ma niente: lei ha messo la testa dentro come una tartaruga. La cena è stato giusto l’ultimo round di un incontro assurdo, tipo che a me sembrava di combattere senza guantoni o una cosa del genere: quando il cameriere ci ha portato il piatto di carbonara a me è venuto addirittura da piangere con tutti quegli spaghetti che si arrotolavano sulla forchetta e, nel frattempo, neanche una parola da dire: le ho versato l’acqua nel bicchiere e lei mi ha ringraziato come se fosse chissà che. Mille cerimonie... Abbiamo guardato l’acqua nei bicchieri per un po’, poi ho provato a dirle qualcosa ma non ci sono riuscito. Ho cominciato a stringere talmente forte la posata nella mano che il tavolino ha preso a tremare. Lei ha fatto per alzarsi e andarsene - ha questa abitudine... - ma io l’ho trattenuta per un polso, lo stesso polso su cui ho posato una quantità di baci: tutta la gente si è girata a guardare, uno spettacolo penoso.
Il resto, solo se vi va.





