mercoledì, 02 agosto 2006
Rivoluzione e musei
Categoria:mondo, scritto da stefano havana
Da circa 24 ore siamo in Italia. Chi a Roma e chi a Firenze: il viaggio nell'Isla è stato - al solito - straordinario. Bellissimo e chiarificatore: torniamo ritemprati nel fisico (Pat ha perso una quindicina di chili e ora è una tacca sotto Gabriel Garko) e nella consapevolezza di questo posto incredibile che è Cuba. La situazione - quest'anno ci è diventato chiaro - è pesante laggiù. La gente è vessata dalle ingerenze politiche e da un immobilismo che è ormai più grave e pericoloso della strategia oppressiva di Fidel Castro. Nessuno lavora veramente: le persone ciondolano da un marciapiede all'altro sputando in terra, oppure stanno ferme dentro casa dalla mattina alla sera davanti alla televisione. I servizi statali sono imbarazzanti: i poliziotti sono un branco di bestie senza volontà, comandate dal vento o dal caso. La corruzione dilaga ovunque: di fatto, a Cuba, non esiste una persona che non sia corrotta. La corruzione è necessaria per tirare avanti decentemente: il nostro carissimo amico Raul - scienziato e ricercatore con un pauroso curriculum fatto di comizi e interventi in tutto il mondo, Roma compresa - è costretto a fare il trasportatore per poter pagare l'elettricità di casa. Ha abbandonato la professione medica.
La Rivoluzione sta bene in un museo. E' appannata come i vetri di una cucina durante i preparativi della cena di Natale: noi tutti credevamo a questa possibilità, non più di dodici mesi fa. Ma tutto è ormai ridotto a cartelli impolverati: la vittoria delle idee, si legge a più non posso. Ma dove? Ti fanno alzare se stai seduto sui gradini di un grande ristorante, ma la stessa guardia che ti intima la cosa, poi ti venderebbe la propria figlia per tre CUC.
Resta il posto più bello che mi sia mai capitato di vedere. Alimentato da una voglia di vivere che contagia e abitato dalle migliori persone che ho avuto la fortuna di conoscere (quest'anno il lato umano della vacanza è stato di una ricchezza ineguagliabile). Ma Cuba deve reagire: la nuova Rivoluzione deve ripartire dalla gente comune.
In attesa delle foto e di nuovi racconti (ne abbiamo di spunti) il viaggio di quest'anno - come quello passato - lo dedico a Raul e alla sua famiglia, a Sergio e Jorge, ad Arianne e Leslie, a Jasmine e Roman, a Pat e Davide - gli amici con cui l'ho vissuto - e anche a F. che è venuta a prendermi all'aeroporto con una gonna nuova e io dico che una cosa semplice così rende bella la vita.






