mercoledì, 13 settembre 2006
Snobismo letterario (critica dello)
Categoria:letteratura, scritto da stefano havana
Devo essere io. Non c'è alternativa: devo essere io. Che sia snob, dal punto di vista letterario è un fatto. Ma non lo sono tanto per esserlo: non voglio darmi un tono, (per quello esiste tutto un metodo di tenere le sigarette tra le dita, tanto per dire. Va bene che non fumo...) semplicemente sono così. Reagisco in una certa maniera davanti a determinati casi letterari: dove, solitamente, c'è il plebiscito della gente, ai miei occhi compare solo una vaga secchiata di foglie secche. Non è questione di bastian contrario: da un po' di tempo mi sono reso conto che se tutta la gente indica entusiasta un punto, può anche darsi che laggiù ci sia qualcosa di bello da guardare. Ma quando si tratta di libri, niente, nisba, nada: non a caso sono una specie di Robinson Crusoe da questo punto di vista. Non ho mai con chi parlare di John Barth o di Carver, perché - di fatto - non li legge nessuno. Ne conosco due che sopportano (e a malapena) Wallace, nessuno che abbia mai letto qualcosa di Jonathan Lethem (che sta diventando il mio preferito), senza contare Richard Yates o Donald Barthelme, Aimee Bender, Flannery O'Connor. Mi sto appassionando di due scrittori esordienti RUSSI di cui neanche io ricordo il nome. Potrei procedere a naso per altre trenta righe e per almeno altre cento se mi voltassi a guardare la libreria alle mie spalle, invece mi fermerò esattamente qui.
Il dramma mi proviene dall'aver passato due ore in libreria di recente (precisamente durante la Notte Bianca, che - guarda caso - snobbo da tre anni per precisi motivi idelogico-politici). Chiuso dentro tale non-luogo ho fatto orario in attesa di un appuntamento e ho compiuto almeno TRE atti impuri. Li vado ad elencare:
- Ho sfogliato TUTTI i librettini dei bloggers pubblicati da www.scrittomisto.it. Sono molto belli dal punto di vista editoriale: freschi, gustosi da impugnare e profumati. Quello che mi ha fatto rabbrividire è stato notare che, in calce alle bellissime copertine, non c'è il nome dell'autore (qui di fianco c'è la foto di uno di quelli - uno dei pochi - che sa scrivere, fuor di ogni dubbio). C'è scritto il nome del blog, ma non dell'autore. Il che mi ha fatto immediatamente ritirare indietro le dita: io non concepisco come uno che scriva qualcosa degna di pubblicazione non senta la necessità di graffiare i muri del mondo - o addirittura di rinunciare al compenso - pur di vedere il proprio nomeecognome iscritto in cima a quelle faticosissime parole. Non so se chi non scrive lo sa, ma scrivere è una delle cose più complicate e faticose al mondo (per questo mi dò altri dieci anni di tempo, minimo, prima di andare in giro a dire si saper scrivere come si deve).
- Ho preso in mano e letto qualcosa del libro di PULSATILLA (altra blogger) edito da Castelvecchi. Il che mi ha fatto riconsiderare le mie possibilità (e quelle di tutti) di poter diventare scrittore di professione. Il senso è: se Castelvecchi ha pubblicato una cosa come il libro di PULSATILLA (si firma così), allora DEVE pubblicare anche me. E te, naturalmente. E anche te, te, te e pure te che non hai mai fatto al
tro che scrivere formazioni del Fantacalcio. Credo che Castelvecchi possa - anzi debba - pubblicare praticamente TUTTI da oggi in poi: qui siamo davanti a una ridiscussione totale del concetto di editoria, perché non c'è dubbio che la modalità con cui gli esperti di Castelvecchi hanno optato per la pubblicazione di PULSATILLA sia stata qualcosa di molto vicina al CASO TOTALE. (non è che sia il solo a pensarla così: oserei definire esilaranti le recensioni dei lettori presenti su IBS. Dateci un'occhiata per il bene del vostro portafoglio, se state cercando un SOTTOPIATTO) PULSATILLA è anche presente, in qualità di Scrittrice Italiana Contemporanea, in Wikipedia. Questo tanto per ricordare COS'E' Wikipedia: un'accozzaglia di tutto. Una specie di Telemike online. Carina eh: piena di iconine, ok. Ma non chiamatela Enciclopedia Universale o una cosa del genere.
- Ho provato (provato) ad acquistare il libro più voluminoso DI SEMPRE, vale a dire "Dies Irae" di Giuseppe Genna. Mosso dalle centinaia di recensioni trovate sulla rete, mi volevo accodare alla fila dei fedeli: "Dies Irae" di Giuseppe Genna sembra essere il libro più pubblicizzato del momento, una vera e propria pietra miliare del blogger (ma anche e soprattutto di bloggers che hanno la mia STIMA, quei due o tre insomma, a cui regalo il mio tempo con gioia e consapevolezza). "Dies Irae" di Giuseppe Genna, stando a sentire quello che dicono in giro, dovrebbe essere la risposta italiana ad "Underworld" di De Lillo e addirittura una delle opere letterarie italiane più importanti della storia recente. Dicevo provato a comprare: perché dopo averlo preso in mano ho fatto quella cosa che fanno molti, ovvero ho letto la prima pagina e poi la seconda e poi ne ho lette altre pescando a casaccio (metodo PULSATILLA). E' stato a quel punto, con circa ottocento grammi di libro in mano, che mi sono domandato COSA SIA la critica letteraria e come sia possibile che quello che per molti (tantissimi) è un Capolavoro Assoluto di Incomparabile Bellezza, per me risulti un Ammasso di Manierismi Cervellotici di Inesplicabile Difficoltà, Pesantezza, Detestabilità e Retorica. Secondo me De Lillo dovrebbe sentirsi non solo offeso dall'accostamento, ma proprio scoglionato nel constatare che c'è gente al mondo tanto spocchiosa da provare a generare un lavoro simile ad "Underworld". (anche in questo caso ci sono le simpatiche recensioni dei lettori su IBS. Simpatiche per me, mi sa non per Genna)
Solo per la cronaca e per far quadrare il ragionamento, quel giorno della Notte Bianca, dalla libreria di Via Veneto ne sono uscito con una busta piena di Tabucchi. Tutti insieme pesavano la metà di "Dies Irae" di Giuseppe Genna, ma non è di questo che volevo parlare.





