lunedì, 25 settembre 2006
Non mi è dato sapere
Categoria:giornalismo, scritto da andy capp
Da due settimane Luciano Moggi è il nuovo opinionista sportivo di Libero, il quotidiano diretto da Vittorio Feltri. Dopo le polemiche suscitate dalla presenza dell'ex dg della Juve alla trasmissione Quelli che il calcio senza alcun tipo di contraddittorio, trova spazio sulle colonne del giornale (che si erge a paladino della democrazia) fondato con l'appoggio del Movimento monarchico il commento di Lucky Luciano, ex signore del calcio italiano. Così scriveva giovedì, dopo il turno infrasettimanale:
"La nota dolente della giornata: gli arbitri, assolutamente negativi nelle prime giornate e artefici di errori grossolani (tra gli altri penso a Giannoccaro in Torino-Siena e a Lops in Atalanta-Empoli). Agnolin e Tedeschi avranno molto da lavorare. Come, non mi è dato sapere".
Non mi interessa tanto rimarcare la pochezza del suo commento (ho letto entrambi gli articoli), però come ha sottolineato giustamente Gianni Mura ieri su Repubblica, quel non mi è dato sapere è una pennellata da grande artista, che vale un m'illumino d'immenso.
Perché tuttavia dare ancora spazio al carnefice divenuto vittima? Non tanto per la curiosità di saperlo così richiesto sul mercato dell'informazione (anche Telelombardia gli aveva proposto una collaborazione), quanto per le curiose giustificazioni date da Feltri, nelle vesti come al solito dell'abile provocatore.
In un'intervista rilasciata sul web, il direttore ha dichiarato che "Luciano Moggi è il massimo esperto di calcio e di calciatori in Italia. Quindi, non ci vedo alcuna stranezza. Ripeto, Moggi ha la competenza che serve a Libero. Che nel suo mestiere sia un grande lo sanno tutti, soprattutto i club: l'Inter era pronta a fargli ponti d'oro pur di strapparlo alla Juve. A Napoli, Roma e Torino ha fatto cose straordinarie". Credo sia giusto aggiungere che a Napoli Moggi è cresciuto all'ombra di Italo Allodi (andatevi a leggere Indagine sul calcio di Oliviero Beha e Andrea Di Caro per capire di chi stiamo parlando), a Torino si è beccato una condanna caduta in prescrizione per aver corrotto gli arbitri nelle partite in Coppa Uefa dei granata, mentre quello che di buono ha fatto a Roma sinceramente mi sfugge: nella sua prima apparizione a fine anni settanta fu cacciato da Dino Viola, mentre a metà anni novanta è rimasto solo pochi mesi prima di rompere definitivamente con Franco Sensi. Ricordate lo sgarbo Ferrara-Paulo Sousa?
E cosa avrebbe fatto di straordinario a Torino, oltre a far finire sotto processo per doping la società calcistica più gloriosa d'Italia e a farla retrocedere in serie B per illecito? Mi piace inoltre ricordare l'operazione di mercato in cui si liberò di Zidane, Inzaghi e Henry per comprare un portiere a 100 miliardi. Straordinario.
Ma torniamo alle parole di Feltri: "Ma quale operazione di marketing. Libero non ha bisogno di iniziative di questo tipo per interessare i lettori. Il mio giornale nelle edicole vende 130 mila copie. Questi sono i dati ufficiali. E' evidente, è sotto gli occhi di tutti, basta informarsi, i numeri ci danno ragione. Noi vogliamo soltanto fare informazione". Anche qui vanno precisate alcune cose. Gli ultimi dati disponibili su Prima Comunicazione dicono che Libero vende circa 88 mila copie mentre ne vengono tirate oltre 180 mila. Come mai tutto questo spreco? Semplice, c'è una legge in Italia in vigore dal 1987, che prevede un finanziamento statale a quei giornali che vengono indicati come organo di un movimento politico (quello monarchico nel caso di Libero) da due deputati. Il contributo si basa sui costi e sulla tiratura. Più copie si stampano più aumenta il contributo. L'importante è vendere almeno il 25% della tiratura. Libero è il quotidiano (finanziato) che stampa e vende di più e di conseguenza prende un contributo altissimo, che si aggira sui cinque milioni e 371 mila euro all'anno.
Perché in questo paese Moggi venga considerato un abile dirigente e Feltri un grande giornalista non mi è dato sapere.
Per le iniziative di quest'ultimo vi rimando all'inchiesta di Stefano. 1#, 2#.





