giovedì, 19 ottobre 2006

L'urlo dallo stomaco
Categoria:quotidianismi, scritto da stefano havana


urlo1Non ho grandi esperienze di topi (eccezion fatta per uno, bianco e piccolo, che fece la sua comparsa nella mia cucina circa un anno fa). Non ne so niente di fila per andare al cesso (una volta, sì, mi capitò per una settimana ad un Club Med a Corfù ma lì - in teoria - faceva parte del divertimento. Cioè, uno pagava per una cosa del genere). In generale non ne so granché di erbacce che crescono agli angoli delle strade o di umidi anfratti: e me ne faccio un problema, perché - da che mondo è mondo - sembra che tutti i più grandi scrittori siano venuti fuori da una vita di stenti e miseria (e, benché mi renda conto che al momento la cosa non significhi assolutamente un cazzo, ebbene io SONO uno scrittore. Non pretendo che lo capiate: non lo riesco a spiegare neanche a mia madre. E' solo qualcosa che riguarda la propria venuta al mondo, non un merito distintivo o chissà quale capacità. E' come essere magri. O grassi. O scorbutici). Insomma, si dice che uno che SA come vanno le cose dal mondo, è uno che viene dal disincanto, dalla solitudine e dalla disperazione; ecco io (io che vorrei tanto Essere eccetera eccetera), mi domando, che razza di disperazione ho mai conosciuto in vita? Disincanto sì, in quantità industriale. E anche molta solitudine, ricercata però. Voluta: non so stare granché e troppo a lungo in compagnia, quindi mi isolo. Dò una scadenza alla presenza altrui. Ma disperazione? Ho conosciuto grande sconforto, profonda incomprensione e mi sono cicatrizzato di tantissime colpe commesse. Ma disperazione? Cos'è, La Disperazione? Perdere qualcuno di veramente amato? Fuoco. Avere l'impressione di non andare da nessuna parte? Acqua. La fame, forse, è disperazione? Fuoco, ma la fame chi l'ha mai provata, a parte nella culla, di notte, assetato di mammella. La povertà, la sporcizia, la mancanza di un tetto sulla testa: è questa la disperazione? Fuochissimo. E, idem con patate, chi ne sa niente di ciò?

Certe volte, quando determinate cose non mi riescono (parlo di scrittura, ma anche di capacità di saper pagare una bolletta o di organizzare un mutuo o di ratificare una scadenza oppure di semplice furto con scasso, se vogliamo), mi convinco che se avessi condotto una vita più (non trovo un sinonimo) dispurlo2erata, adesso sarei una quindicina d'anni avanti sulla tabella di marcia: non ho mai fatto il cameriere, non ho mai lavorato in nessuna bettola, non ho mai dormito in pensioni di quart'ordine e non ho mai vissuto all'estero per lunghi periodi. Sono un viziato del cazzo: ho sempre viaggiato più in macchina che in metropolitana, ricercato vestiti di gusto e bevuto più di due consumazioni alla volta. Mi faccio schifo, non ne posso più di essere così, vorrei più cicatrici e meno tatuaggi, vorrei ritrovarmi talmente impolverato da dover scegliere, pena la vita o la morte: scrivere per mestiere o darsi ad altro per sopravvivere? Sono arrivato al punto di detestare pure questo blog: a cazzotti lo vorrei prendere, sulla pancia, perché - forse - se non ci fosse, avrei molta più fame, nutrirei maggiore sete di vendetta nei confronti di tutti quelli che non mi possono leggere. Invece eccoci qua: ragazzotti bellocci con la camicia, che urlolavorano, fanno aperitivi annacquati senza battere ciglio e accavallano le gambe alle otto di sera. E che scrivono un blog e vengono letti ogni settimana da migliaia di persone. Migliaia! Siamo noi: sorridenti, orgogliosi. Andiamo su Wikipedia (WIKIPEDIA) e pretendiamo di aver toccato la conoscenza: leggiamo una robaccia scritta da Passanti Occasionali e la chiamiamo Enciclopedia. Risolviamo così il nostro disinteresse, la nostra magniloquente Ignoranza. Nuotiamo in una normalità che tende facilmente al Massimo, non lo conosciamo questo concetto di Disperazione, almeno come non conosciamo Plutone. Ne abbiamo sentito parlare, ecco, tutt'al più. Viste le foto. Ma siamo girasoli, non erbaccia: inutile illuderci. Oppure siamo girasoli che si atteggiano ad erbaccia. Ma ci manca l'urlo dallo stomaco e si vede. Quello che ruggiva dentro Fante, quello che ha ruggito una volta sola dentro di me e l'hanno capito in due. Gli altri: insulti. Vedo in giro grandi uomini sotto la radice quadrata della superficialità e della comodità: un attimo e sono già diventati la metà. Ancora un passo e - puf - sono spariti. Cosa risveglierà l'antica nostra necessità di eccellenza? Un apposito Reality Show? La mancanza di Viagra? L'orgoglio? Raffaele Morelli? Pago un euro per ogni risposta convincente.