giovedì, 16 novembre 2006

The wild man of Borneo*
Categoria:musica, scritto da valerio roma


A Jimi Hendrix, l'uomo che ha rivoluzionato la storia dello strumento che amo...
 
jimi2Aveva una borsa con dentro pochi vestiti e un vasetto di lozione per i brufoli. Questa storia che i miti potessero avere la faccia piena di bolle proprio non mi è andata mai giù. Ma James Marshall Hendrix, quel sabato mattina del settembre 1966 in cui arrivò a Londra per la prima volta, aveva anche la crema per l’acne, oltre alla sua chitarra. Con lui c’era Chas Chandler, ex bassista pazzo degli ancora più pazzi Animals, ricilatosi a manager, a factotum, a penso-a-tutto-io.

Fu lui a notare quel negro squattrinato di ventitré anni in uno dei tanti club di Seattle, temple of rock. Suonava davanti a un pubblico modesto, ma con la chitarra non era uno sprovveduto. Chandler se lo portò in Inghilterra con una promessa da marinaio, più che da manager vero: «Vieni con me in Europa, ti farò suonare con Eric Clapton!». Che era un po’ come prendere un ragazzino da una scuola calcio e promettergli di portarlo Oltremanica per farlo giocare con George Best.
 
In Inghilterra, però, quel pazzo di Chandler qualche conoscenza ce l’aveva. A cominciare da Zoot Money, leader degli Animals, e da Kathy Etchingham, dj part-time per una radio londinese che aveva qualche contatto con alcune case discografiche. La straordinaria abilità di Jimi, quel suono così strafottente da passare per una specie di inno americano, la spiazzò: Hendrix, che era ospite a casa di Zoot, passava tutto il giorno a suonare una vecchia acustica, dato che non riusciva a usare lo stereo di casa come amplificatore per la sua Fender.

fenderVentitré anni e una chitarra elettrica. Hendrix cominciò subito a farsi notare nei club londinesi come solista: per quella sua capigliatura improponibile, gli affibiarono il soprannome di “Wild man of Borneo”, troncato poi a wild man, selvaggio. E i ragazzacci, si sa, attirano le ragazze. Jimi e Kathy restarono insieme un paio di anni: strano per uno capace di portarsi a letto anche tre ragazze alla volta. Proprio lei, in una celebre intervista, ammise senza troppi giri di parole: «Jimi usava le ragazze come le persone fumano sigarette. Fu lui che inventò il soprannome "Aiuto per le band" per le groupies che gli ronzavano attorno. Lui non doveva cercarle, erano loro a trovarlo».
 

Capitò che Chas avesse la possibilità di mantenere la promessa su Clapton. The God, come era soprannominato il chitarrista dei Cream, suonava con il suo gruppo al Polytechnic: Hendrix era arrivato da una sola settimana a Londra. C'era da giocare con Best, lui lo avrebbe fatto. Raggiunsero il Polytechnic e Jimi, senza nessun tipo di paura, chiese a Clapton se potesse jammare. Nessuno si sarebbe mai sognato di chiedere un'audizione alla migliore band della Gran Bretagna in quel momento. The wild man collegò la sua Fender a un amplificatore per basso e cominciò il suo show: Clapton, Ginger Baker e Jack Bruce restarono a bocca aperta. The God non poteva credere ai suoi occhi.

Questa è la storia di un mito, di uno che non aveva paura, di un genio, di un folle, di una persona completamente ingestibile. La storia di uno sconosciuto americano che, in una settimana, incontrò Dio e lo fulminò con una Fender.
 

*post ispirato da "The legend of Jimi Hendrix" di Charles Cross.