martedì, 14 novembre 2006
Prigioni inventate
Categoria:società , scritto da stefano havana
Questo post nasce da quest'altro post. Tutti e due si rifanno alla trasmissione Mediaset "Altrove - liberi di sognare": non mi ripeterò, perché quanto avevo da dire l'ho già detto - appunto - in quest'altro post. La cosa che è successa è che mi hanno scritto persone, nei commenti e privatamente, che hanno trovato nel mio sfogo anche il loro sfogo. Pare (almeno pare dal mio microscopico campione) che questra trasmissione di Maurizio Costanzo abbia provocato vera e autentica Indignazione nei cuori di chi osserva, spesso impotente. Siccome questo è il luogo dove il non-detto muore e si trasforma in detto, ho raccolto due di questi sfoghi e, con il consenso degli autori, ho pensato di riportarli qui sperando di interessare chi già s'era interessato. Si parla di prigioni e di detenzione: si parla di prigioni VERE e di detenzioni AUTENTICHE, non di quella porcheria strumentale mostrata dalla trasmissione in questione (che era stata annunciata - in sede di presentazione - come "tutto, tranne che un reality show").
La prima testimonianza è di un lettore che chiameremo 3scalini. E' uno che in carcere c'è stato ("Ho truffato un po' di gente", ha spiegato di se stesso) e che dal carcere è uscito: quindi il suo debito l'ha pagato e oggi è esattamente una persona che vale me o te o te.
Di cosa ti sorprendi Stefano? Di vedere l'ennesima merda in tv o di vedere che l'ennesima merdata è di Costanzo?
Lì dentro si sta male e basta... E' verissima la storia delle sguardo che ti rimane anche quando esci, ed io sono quattro anni che ogni giorno mi vedo allo specchio e quegli occhi pronti sempre a sbarrarsi sono sempre lì... Come se all'improvviso dovessi stringere tra le chiappe uno spillo... Non è impossibile purtroppo. Io però con la droga non c'entro niente... Ho solo truffato un pò di gente e, credetemi, non me ne vergogno nemmeno un po', perché ho fregato sempre gente che nel fregare i poveri morti di fame (grazie all'euro, eccetera) ha costruito case, fortune, pozzi e miliardi... E lì dentro ho sempre difeso la mia non innocenza, o meglio, "colpevolezza", in attesa di un lungo giudizio... Ragazzi, li dentro si sta una merda, però l'eperienza umana è incredibile. Personalmente penso che nella vita le esperienze umane siano tre.La prima è quando nasci e dici: "Che mondo troverò qua fuori?". (e anche se sei appena nato, secondo me lo dici davvero) La seconda è quando credi di morire e ti rinchiudono in un "due per tre" a godere dell'ottimo slang rumeno e di un'aria leggermente viziata... Sì, anche le seghe ti fanno compagnia... Tante, cazzo: veniteci voi! La terza è quando sei fuori e ti manca quel mondo lì dentro: ci lasci persone che ti hanno dato qualcosa... E' dura ricominciare... Provi a rinascere... E oggi, che finalmente ho un lavoro (straprecario, ripeto), ancora mi giro, guardo dietro con la mente e penso ad Andryj, chissà se a lui mancherà il mio "A regà, nnamose a fa du' tocchi col pallone"? Lì sì che mi sentivo un vero romano... A me lui, un po' manca...
Volontariamente salto la descrizione delle cose che si perdono stando dentro... Costanzo non capirebbe mai... Ma vi dico, a chi può essere utile: ragazzi, statevene a casa. Prendetevi la libertà di aprire una finestra e guardare che cazzo di tempo fa oggi e se dovete "uscire" con l'ombrello...non sono qualunquista, sono uno che in quel "reality" c'ha partecipato...
L'altra testimonianza è della lettrice e blogger absolutelyfiction, che in carcere ci ha invece lavorato.
Vuoi una testimonianza di chi in carcere c'è stato? Eccomi qua. Testimonianza incompleta, perché non sono stata lì "ospite" ma solo testimone. Ho lavorato per tre giorni di seguito dentro S.Vittore (ovviamente non di notte) e per altri giorni - non ricordo quanti - dentro il carcere di Poggioreale. Ho parlato con una quantità enorme di persone, di tutti e due i sessi. Ho parlato anche con madri che avevano al seguito bambini sotto i tre anni. La mia testimonianza risale a una decina d'anni fa, ma le cose non credo siano cambiate di molto, basta leggere i giornali.
La realtà della vita dentro un carcere italiano è contraddistinta da una parola precisa: sovraffollamento. Tutto il resto sono, con rispetto parlando, seghe (categoria nella quale infilo volentieri il programma di Costanzo, pur non avendolo mai visto). Quando sei costretto a dividere una cella di tre metri per due con altre cinque persone, tutta la tua vita subisce le conseguenze di questa situazione: nel male, e se c'è anche nel bene.
L'altra parola chiave è droga: stanno dentro tutti - e dico tutti in termini rilevantemente statistici - per detenzione o spaccio o reati connessi alla droga. Altra parola: presofferto. Il tempo presofferto è quello passato in attesa di giudizio. In italia puoi passare anche anni in attesa di giudizio. Ancora: società. quella carceraria è una società, e così viene indicata da tutti: detenuti e operatori del settore. La società carceraria risponde alle sue regole, che non sempre coincidono con quelle della società che conosciamo noi qua fuori. Poi: innocenza. In carcere sono tutti innocenti. Vai dentro, parla con chi vuoi: non troverai nessuno disposto ad ammettere di essere colpevole. Sì, qualche ergastolano passato in giudicato su tutti e tre i livelli da dieci anni, magari. Quello che per anzianità e buona condotta si è messo l'anima in pace, si è organizzato e ha pure la cella singola. sono pochi, pochissimi rispetto a tutti gli altri. ma niente di più.
Ultima considerazione: lo sguardo. Un detenuto, dopo un tot di tempo passato in carcere, assume uno sguardo particolare che purtroppo non ti so descrivere perché bisogna averlo incontrato, quello sguardo, per capire. Ti posso solo dire che quello sguardo non gli va più via, neanche quando esce. L'ho incontrato spesso, quello sguardo, quando magari ho visto uno di loro intervistato in tv, o l'ho incrociato per strada negli occhi di un tossico (ecco: quello sguardo è simile a quello di un eroinomane. In ogni caso, è lo sguardo di una persona che vive o ha vissuto in gabbia: una pupilla mobilissima, un'attitudine a sbarrare gli occhi in alcuni momenti per sottolineare quello che sta dicendo e fermare, anche solo per un attimo, quell'eterno fuggire almeno con la testa).
Ringrazio anche lui che mi ha consigliato numerose e interessanti letture. Grazie per aver scelto di non tacere.





