lunedì, 20 novembre 2006

A forza di essere vento
Categoria:società, scritto da andy capp


Bambina RomMirko ha compiuto undici anni lo scorso mese di agosto e da quest'anno non va più a scuola. Ogni mattina si alza alle sette per andare ad occupare il semaforo di piazzale della Radio. E' il suo nuovo lavoro, quello che gli ha trovato Zlatan, fratello di sua madre, dopo tanta fatica. Conquistarsi quell'incrocio non è stato facile per suo zio, che si è beccato anche una coltellata dal gruppo di nordafricani che lo controllava prima. Per questo la sua famiglia gli è molto riconoscente. Mirko è un ragazzo timido e le sue origini non l'hanno mai aiutato a superare le situazioni di imbarazzo. Era stato lui in terza elementare a portare i pidocchi in classe. E da quella volta le mamme dei suoi compagni non l'hanno mai visto di buon occhio. Ma le condizioni nel campo dove vive sono quelle che sono. Manca quasi sempre l'acqua corrente, mentre la luce c'è un giorno sì e uno no. Anzi, lui si ritiene fortunato perché vive tra i regolari, tra quelli che il Comune ha inserito nei programmi per la scolarizzazione. La sua amica del cuore, Sineta, vive nelle baracche abusive sorte negli ultimi anni intorno al campo. Lei la luce non ce l'ha mai.

Campo NomadiNon credeva che il suo primo lavoro sarebbe stato quello di lavavetro. Mirko ama gli animali e gli sarebbe piaciuto allevare i cavalli, come faceva suo nonno quando arrivò in Italia. Non è facile per lui, così riservato, chiedere alla gente di farsi lavare il vetro in cambio di pochi spiccioli. La vergogna è tanta, così ha pensato a uno stratagemma: disegnare un cuore di schiuma sul parabrezza delle auto in cui guida una donna. E' un trucco che di solito funziona. Il suo amico Goran, poco più grande di lui, usa metodi più violenti. Lui è diventato così rabbioso da quando tre anni fa la sua sorellina è scomparsa dal campo. Tornò a casa una sera, andò a cercarla nella sua roulotte per portarle delle caramelle, ma non la trovò. E i suoi genitori non gli hanno mai detto perché se ne fosse andata senza salutarlo.

Il momento più bello per lui è quando la dolce Nina torna dalla sua giornata di lavoro in centro, sotto la metropolitana. Ieri era andata piuttosto bene, tanto che gli aveva riportato addirittura un ipod, uno di quegli aggeggi moderni per ascoltare la musica. A Mirko piace aspettarla alla fermata dell'autobus per tornare insieme al campo. Molto spesso si ritrovano a cenare insieme. Almeno quando il papà Darko non esagera con l'alcool e si chiude nella tenda con Nina per dimenticare l'ennesima giornata passata a non fare nulla. bambino roma

Mirko è molto preoccupato. La prossima settimana tornerà suo cugino Milos dalla Bosnia perché dice di avere un affare buono da portare a termine. Deve consegnare del rame recuperato lungo i binari di una ferrovia. Ha paura che se nel campo continuano ad essere ospitati dei clandestini prima o poi il Comune procederà allo sgombero o allo spostamento e lui non vedrà più la sua Nina. Sono poche le sue certezze. Sa che difficilmente riuscirà a trovarsi un lavoro, così come sa che non potrà sposare la ragazza di cui è innamorato perché già promessa dal padre a un altro ragazzo. Non ha veri amici e non va d'accordo con i suoi anziani genitori. Non ride mai e non si diverte. A forza di essere vento il suo cuore si sta riempiendo di rabbia.