martedì, 13 maggio 2008

Una giornata mai particolare.
Categoria:attualitĂ , scritto da andy capp


CantiereLa giornata di Roberto non è molto diversa da quella di Adrian. Il primo, 27 anni italiano, una casa in affitto a Pietralata con la mamma invalida all'80%, un impiego come carpentiere in una ditta edile di piccole dimensioni e un SH 125 con qualche anno, parecchi chilometri ma una marmitta nuova di zecca. Il secondo, 23 anni kossovaro, una brandina dentro a una baracca in un insediamento lungo l'Aniene, una sorella in giro per l'Europa forse a Londra, forse in Germania, un pacchetto di Diana nel giubbotto di jeans e un paio di scarpe di gomma comprate al mercato a 18 euro. Roberto si alza alle 7 e in venti-venticinque minuti di solito riesce a raggiungere il cantiere dove lavora; per Adrian la giornata inizia un po' prima delle 7 invece perché sulla via Flaminia bisogna essere in prima fila ad aspettare che qualche caporale ti rastrelli. A Roma di questi tempi non manca il lavoro nei cantieri; poche settimane fa è stato approvato un nuovo Piano regolatore e intorno alla città ne sta nascendo un'altra ancora più grande.

Tra Roberto e Adrian non c'è molta differenza: né il primo né il secondo ha una mansione particolare, nessuno dei due è un operaio specializzato perché non ha mai ricevuto una formazione,  né l'uno né l'altro ha un contratto. Ecco il dato nuovo emerso da un controllo della Guardia di Finanza di Roma proprio nel contrasto al lavoro nero. Martedì scorso nella Capitale sono stati setacciati 80 cantieri e 37 di questi sono risultati irregolari. Tra i lavoratori impiegati, ben 127 risultano irregolari di cui 110 senza alcun tipo di contratto. Tra questi - tra quelli senza uno straccio di contratto - ben 85 sono italiani, 12 i rumeni, il restante di altre nazionalità. Gli sfruttati oggi non hanno più differenze all'origine e la loro pelle è tutta dello stesso colore.

Cantiere 2Roberto e Adrian oggi sono più uniti di quanto non lo fossero qualche anno fa; uniti nel loro essere sfruttati. Gli parlavano di globalizzazione e di nuove opportunità, che tuttavia non sono mai arrivate. A discapito invece di un netto peggioramento delle condizioni di lavoro. La rincorsa alla produttività e la concorrenza senza regole hanno stravolto il mercato e gli stessi rapporti tra lavoratori italiani e immigrati, messi gli uni contro gli altri. Forse è il momento di smetterla con il ritornello dello "straniero che frega il posto di lavoro". Nei fatti esiste solo una classe dominante che ruba pezzi di vita, uno Stato che sanziona solamente chi manda i lavoratori a morire - senza contratto, formazione e sicurezza - e che invece scaccia quei clandestini che non hanno nemmeno il diritto di esistere. Roberto oggi ha capito di avere un nuovo compagno di lotta. Quell'Adrian che gli era sempre stato indicato come il nemico da combattere.

[Questo post ha sancito l'esordio di noantri su Giornalettismo.
Ogni venerdì cureremo per quella brava gente
una rubrica settimanale meravigliosamente intitolata
Ragazzi di vita]

lunedì, 12 maggio 2008

Il contrario della fede.
Categoria:attualitĂ , scritto da stefano havana


Sentimi bene: si chiama scopare.
Amore si chiama ma, dalla faccia che fai e dalle parole che dici, mi par di capire che il concetto ti sfugge.

Allora Vecchio, mettiti qui, a sedere, cuccia, sitz, stai buono un attimo e parliamo dell'amore, del sesso. Tu ed io, Vecchio, sfilati le scarpucce Prada e parliamo. Dici: "Se l'esercizio della sessualità si trasforma in una droga che vuole assoggettare il partner ai propri desideri e interessi, senza rispettare i tempi della persona amata, allora ciò che si deve difendere non è più solo il vero concetto dell'amore, ma in primo luogo la dignità della persona stessa".

Vecchio, cazzo dici?
Fermo, stammi a sentire. Il problema di quelli come te è che parlano senza sapere, solo perché ci sono milioni di rincoglioniti che vanno pazzi per questo accomondantissimo nulla. Quelli ti piazzano in braccio il loro primogenito e buonanotte al secchio.

A parte il fatto che le droghe dovrebbero essere un diritto di ogni libero cittadino che si trovi costretto a vivere in questo mondo di merda, ti voglio anche dire che "l'esercizio della sessualità", come lo chiami tu, non assoggetta manco per un cazzo il partner ai propri desideri, perché, in genere, a letto - sai quella cosa morbida su doghe di legno che tu usi solo per dormire - il partner è d'accordo, altrimenti si chiama violenza sessuale e lì interviene la magistratura. In più, Vecchio, tu dai aria alla bocca quando parli di "rispettare i tempi della persona amata": si vede che non sai di che minchia vai cianciando, perché, Vecchio, rispettare i tempi della persona amata, nel sesso, quando si scopa, in genere è complicatissimo, è vero, hai ragione tu, qualche volta non si riesce a fare, ma ciò che tu chiami
peeeeeeccaaaaaato moooooortaaaaaaaaleeeeeee noi lo chiamiamo eiaculatio precox.

Vecchio, faresti meglio, secondo me, senti che ti dico, a farti una birra, metterti in blue jeans e provare in prima persona quello di cui vai dicendo tutto tremante: il sesso è una cosa niente male. Non sarà all'altezza di un gol allo scadere o di un piatto di pasta fatto come si deve, ma non è nemmeno un mastino napoletano senza guinzaglio.

"Nessuna tecnica meccanica può sostituire l'atto d'amore che due sposi si scambiano come segno di un mistero bla bla bla": Vecchio, ma chi te li scrive questi testi? Tuo nipote seienne? "Tecnica meccanica"? Era ai vibratori che pensavi? Ai d i l d o? Oppure a quei letti da motel che vibrano tutti se ci infili una moneta? D i l d o... Mi viene da ridere se ti immagino, Vecchio, affacciato a quella finestra, davanti a tre milioni di persone, pronunciare col tuo accento bavarese la parola d i l d o: "Nessun d i l d o può sostituireeeee l'aaattoooo d'aaaamoreeee". Vallo a dire ai froci, Vecchio.

"L'amore coniugale [...] non soggiace al solo sentimento, spesso fugace e precario, ma si fa carico dell'unità della persona e della totale condivisione degli sposi che nell'accoglienza reciproca offrono se stessi in una promessa d'amore fedele ed esclusivo che scaturisce da una genuina scelta di libertà".

Bum. Ma, Vecchio, santo il cielo, davvero credi che l'amore sia qualcosa di così fisico, controllabile, scaricabile dalle tasse? Cosa pensi che sia, l'amore? Un ficus d'ufficio? Un lombrico? Un tegolino? "L'amore coniugale non soggiace" Vecchio? "Una promessa"? E per chi ci hai presi? Un cartone animato? L'hai mai trovata a letto con un altro? Sei mai stato donna, Vecchio mio, e hai mai provato a vederlo violento, dopo il lavoro, rinchiudere lo stress nei pugni stretti e scaricarli sui tuoi fianchi di madre? No, che non sei mai stato donna: tu non lo sai nemmeno lontanamente cosa siano le donne. Ho più consapevolezza io della fisica quantistica e dell'ingegneria nucleare. Perché parli, Vecchio? E' quasi estate, comincia a fare caldo, perché non segui anche tu i consigli che sono soliti elargire i telegiornali e ti infili nel reparto surgelati di un bel supermercato?

"Separare la sessualità dalla procreazione è sbagliato ed espone al rischio dell'infelicità". Vecchio, sentimi bene, tu hai bisogno di aiuto. Se mio nonno dicesse cose così al vento primaverile, io parlerei nell'orecchio dei miei genitori e li convincerei ad internarlo a Guantanamo o qualcosa di simile.

Vecchio, ormai s'è detto di tutto sull'argomento e io non voglio tornarci, però, Vecchio, quello che tu dovresti capire è che è molto facile fare la madre con l'utero altrui, tu questo dovresti fartelo tatuare, li tatuano i Vecchi come te?, non lo so, magari mi informo, un bel tatuaggio sul petto e via, vergato alla rovescia, come nel film "Memento", così ti ritorna in mente ogni volta che ti fai una doccia o ti radi la barba allo specchio.

Vedi Vecchio, ora ti racconto questa cosa: una volta in una trasmissione, mi pare al Festival di Sanremo, l'hai mai visto il Festival?, ecco, come ospite c'era Sharon Stone, una di quelle ipnotizzate del cazzo, non mi ricordo bene se da Scientology o dalla Chiesa Cattolica, vabbè, siamo lì, comunque la Stone, quella che accavallò le gambe consegnando la patonza alla storia dell'umanità, intervistata da Baudo o chi per lui, se ne uscì, tutta piangendo, che lei, non so in quale occasione, era quasi morta e poi tornata alla vita e, incalzata dalle domande, rivelò che il Paradiso, l'Aldilà, come lo vuoi chiamare, non era un fatto di luce o roba simile: "E' tutta una questione d'amore", disse la Stone. E a me questa frase colpì molto, mi commosse, arriverei a dire, perché trovai molto plausibile che il presunto Aldilà potesse riassumersi esclusivamente in un concetto d'amore. Quel che interessa a noi, tuttavia, vero o non vero, plausibile o non plausibile, è che il concetto di "assoluto amore" può andare bene per l'Aldilà, per ciò che esiste, se esiste, dopo la vita, e NON per la Vita Stessa.

Tu, Vecchio, ci infili questo discorso dell'Amore e della Pace ogni due per tre e non va bene, non in questa vita: questa vita, la nostra, per definizione, è prima di tutto una questione di sopravvivenza, di fame e di sete, di contratti a tempo indeterminato, di lavoro, di violenza, di morte, di solitudine, di droga, di depressione, di povertà, di malattie indicibili e nuove, di catastrofi naturali. In questa vita, fatta di queste cose, tu non puoi dire che "separare la sessualità dalla procreazione è sbagliato e porta all'infelicità", perché non lo sai in che razza di vita si va a infilare una potenziale nascita. Se riduciamo tutto a una questione di Amore, come diceva la Stone parlando dell'Aldilà, tu fai pornografia sentimentale da due soldi, per la quale è vero tutto e il contrario di tutto. Mi capisci, Vecchio? Separare la sessualità dalla procrezione non solo è legittimo ma molte volte diventa necessario, obbligatorio: perché QUI, dalle nostre parti, sulla terra, la questione "amore" occupa, tristemente, le ultime posizioni della scala gerarchica che porta alla sopravvivenza.

L'amore non è dogmatico, anzi: se ci pensi bene, Vecchio, l'amore è proprio tutto il contrario della fede.

L'amore ha bisogno di continue prove, riprove, controprove, carezze, sangue, urla, carne; l'amore ha bisogno di tutto quello che ci sta dentro quelle sacche di sangue che sono gli esseri umani: della loro ritrosia alla coerenza, della loro ipocrisia; l'amore si nutre, fisicamente, della minutaglia quotidiana, delle salite e delle discese, di tutti e cinque i sensi, dell'odorato, della vista, del tatto, dell'udito, della voce, dei capelli, dei pori, del sudore, della lanuggine dentro l'ombelico, del solletico, delle lacrime e della violenza, l'amore succhia dai difetti, dalle differenze, l'amore è sesso, godimento, eiaculazione, l'amore è amore pure se in quel momento lì un figlio diventerebbe una maledizione. L'amore è sapere rimandare. L'amore sa quand'è il momento giusto. L'amore non è dogma: l'amore, in quanto tale, è una cosa che inizia e finisce e che continua fin tanto che si vede, si sente, si percepisce.

Perciò Vecchio, tu che parli tanto di amore e di sesso, perché non pensi a misurarti la pressione e a lasciar fare a noi, che siamo fortunatamente ancora in vita, e non nell'aldilà della Stone, e che dunque d'amore viviamo e per amore prendiamo le nostre scelte più importanti? Il problema, Vecchio, è che tu sei invidioso, secondo me. Il tuo amante, diciamocelo, non è proprio il massimo in quanto a comunicazione, sensibilità e presenza. E allora ci vedi, ci guardi, noi innamorati, amanti, amici, dentro le pizzerie, davanti alle birre, alle prese coi nostri giganteschi e bizzarri cazzi di tutti i giorni e non ti capaciti che la vita possa essere così semplice e complicata al contempo. L'amore è una questione di millesimi di secondo, altro che di Eternità.

Provalo a chiedere a un interista, vecchio, perché stanotte non ci ha avuta la voglia di fare un figlio e poi prova a trovare il coraggio di dirgli in faccia che ha peccato.

mercoledì, 07 maggio 2008

Quando nella vita compare e scompare la signora Olga
Categoria:attualitĂ , scritto da andy capp


La signora Olga da qualche settimana aiuta la signora Paola nelle faccende domestiche. La vecchia ha rimediato una brutta frattura all'omero, con tanto di operazione e riabilitazione piuttosto lunga. E se a questo guaio ci aggiungi gli acciacchi dell'età e qualche problema di salute piuttosto serio cominci a fare i conti anche con una situazione che tra qualche anno può farsi ancora più gravosa per i due figli, brillanti precari di 31 e 26 anni, tutto il giorno fuori casa per lavoro. Roma è una città che non accenna minimente a fermarsi. La periferia si allarga sempre di più e le famiglie si allontanano. Tiburtino, Quadraro e Tufello non stanno proprio a due passi da Primavalle. Ma i fratelli e le sorelle della signora Paola, tutti e tre più vecchi, soli e acciaccati, abitano ciascuno a 20 km di distanza in linea d'aria. Roba che con i mezzi ci si mette almeno un'ora e mezza, quanto non trovi traffico. E pensare che quando abitavano tutti e tre insieme, dopo cena il padre li portava a prendere il caffè con la panna da Giolitti, dietro al Pantheon. Oggi non è più così, prendersi un caffè insieme è impossibile. Succede così che i vecchi in città si ritrovano soli e con diversi problemi da affrontare nel quotidiano. Ecco perché all'improvviso nelle storie di queste persone compare un'altra signora, Olga appunto.

Olga dimostra almeno dieci anni di più dei suoi 43. Questo perché come dice lei "le donne ucraine sono belle fino a 30, poi diventano brutte perché c'è stato Chernobyl". Olga è un ingegnere, si è laureata a Kiev e conosce quattro lingue. Oggi in Italia pulisce il culo a un vecchio che abita alla Balduina tre volte alla settimana e aiuta la signora Paola nelle faccende domestiche fino a quando il suo omero non sarà tornato quello di prima. Abita a Villanova di Guidonia. Per arrivare a Primavalle prende due metro e due autobus, ma spacca il minuto ogni mattina alle 8.30. E' preoccupata, Olga, perché i documenti che aspetta con ansia da qualche mese non arrivano o meglio non sa dove andarli a prendere. Facciamo un passo indietro. Da qualche mese frequenta e vive con Vito, un calabrese che di mestiere ha una piccola impresa edile. Questo Vito ha vissuto in Canada per tanti anni, si è sposato, poi la sua storia d'amore è finita ed è tornato in Italia. Oggi ha promesso ad Olga il matrimonio, ma i documenti del suo divorzio non si trovano. Anche se dal Canada giurano di averli inviati. Tra pochi giorni il nullaosta di Olga scade e se non organizza a breve il matrimonio rischia di non vedere rinnovato il suo permesso di soggiorno. Sì, forse dietro questo amore, questo volersi bene, si cela qualcosa di meno nobile. Forse Vito non ha mai divorziato, forse Olga non lo ama alla follia. Ma probabilmente quando si arriva a una certa età i sentimenti teneri vanno incasellati tra quelli positivi e questo può bastare.

Una figlia di 27 anni con due bambine che vive in Ucraina e che le racconta di come i prezzi delle case in centro sfioriano quelli di Roma, mentre uno stipendio non supera i 400 euro, le fa stringere il cuore. Sarà difficile per Olga aiutarla se non riesce a rimanere in Italia. Ha sentito della vittoria della destra e del sindaco nuovo. Chiede con un po' di timore: "Questi adesso che pensando di stranieri?". La signora Paola cerca di non farla preoccupare: "Sai, co' sta storia della sicurezza e dei rumeni...". E' difficile immaginarla in un Cpt; Olga non resisterebbe a lungo. E se anche l'omero della signora Paola andrà a posto tra poco è più bello immaginarla sposata con Vito il calabrese, a pulire il culo del vecchio della Balduina tre volte alla settimana e a stirare i panni della signora Paola, piuttosto che rimpatriata a calci.

lunedì, 05 maggio 2008

Il genovese.
Categoria:attualitĂ , scritto da stefano havana


Tu a un genovese i soldi glieli devi lasciar stare, sennò il genovese s'incazza. I genovesi sono fatti strani, hanno quella faccia un po' così, come diceva que tale al pianoforte. I genovesi coi soldi non ci sanno fare: i genovesi sono dominati, dai soldi.

Tu lo puoi idolatrare, un genovese, puoi mandare a puttane il tuo cervello, se credi, te lo puoi prendere, il cervello, svitartelo dal cranio come una lampadina, e poggiarlo sul comodino, se ritieni che il suo, il cervello del genovese, possa fare tranquillamente le veci del tuo. Puoi firmare i referenda del genovese, gli puoi comprare i dvd, i giornali, le videocassette, i cd, gli alambicchi, i ritratti, i libri, e tutto questo puoi farlo perché lui, proprio lui, il genovese, ti implorava di farlo, perché altrimenti - altrimenti - avrebbe rischiato di non potersi pagare le spese legali e amministrative necessarie per consentirsi tutto ciò, gli puoi dare i tuoi, di soldi, al genovese, se il genovese si vuole comprare delle pagine sui quotidiani nazionali per sparare delle stronzate che potevi benissimo pensare DA SOLO, gli puoi chiedere un autografo per la strada, puoi anche evitarti di domandare PERCHE' il genovese non risponda mai, giammai, alle critiche, alle richieste di spiegazione e alle interviste, puoi fare lo gnorri, puoi far finta di niente quando cominci a fare caso che il genovese insulta i giornalisti attraverso gli amici suoi giornalisti e le trasmissioni televisive attraverso le trasmissioni televisive amiche sue, puoi alzare le spalle, dirti che i nodi verranno al pettine prima o poi, se qualcuno ti fa notare che nessun sistema  si è mai rovesciato dall'interno e che a forza di vaffanculo non si sovvertono nemmeno le decisioni di una partita di calcio, figuriamoci gli indirizzi di un Paese, sbufferai di noia quando scoprirai che gli uomini e le donne del genovese, gli amici suoi, stanno lentamente penetrando nei gangli della politica italiana, quella stessa politica italiana, cioè, che, secondo il genovese, è qualcosa di malato come un fegato abitato da metastasi, gli puoi fare tutto al genovese, però non gli devi toccare i soldi, i soldi no, come il Breil, avete presente il Breil?, toccatemi tutto ma non il mio Breil, quella roba là, ecco al genovese non devi mai far sapere quant'è divertente fargli i conti in tasca.

Perché, non si sa come, improvvisamente gli prende la tigna: tira fuori i coglioni, così, tutto d'un tratto, dopo anni che si limitava a fare i discorsi di peluche della casalinga di voghera. Gli prende tipo un ictus, al genovese, e che fa? Diventa pesto e dopo averci raccontato quanto bello fosse Internet e di quanto libero dovesse restare, Internet, e ad ogni costo, improvvisamente tuona che no, altolà, bisogna stare attenti a cosa ci si piazza, su Internet.

Dice il genovese che a rendere pubblici i nostri conti in tasca si rischia l'attivazione della criminalità. Come se uno tutti quei soldi li tenesse sotto al materasso, o nel
portaombrelli sul pianerottolo. Dovrebbe pensare, il genovese, che la medesima cosa, allora, potrebbe rischiarsi salendo sul palco a tuonare morte e distruzione contro TUTTO e contro CHIUNQUE. I giovani vengono istigati al delitto da cartoni animati e videogiochi: il genovese non crede che anche le sue parole d'odio e d'ira potrebbero alla stessa maniera crepare i delicati meccanismi chimici di chi lo ascolta pedissequamente con la lancetta dello spirito critico ormai sotto lo zero? Non ci pensa, il genovese.

Il genovese è scortato da centinaia di migliaia di adepti che sono felicissimi di delegare a lui, al genovese, lo sforzo del pensiero. Gli adepti non hanno più una sola idea propria, ma pensano tutti quanti idee che sono già state pensate dal loro Guru tascabile, il genovese. E il genovese non si sforza più di avere un solo pensiero originale: a lui, al genovese, interessa solo cavalcare l'onda emozionale data dal malcontento generale di un Paese allo sfascio. Solo che, d'incanto, il Malcontento Generale ecco che coglie anche lui, anche il genovese, quando in pubblica piazza - la stessa piazza pubblica che lui, il genovese, diceva essere la Via, la Salvezza, la Soluzione - quando in pubblica piazza vengono rovesciate le sue tasche, le tasche del genovese. Che sono legittimamente gonfie: nulla da dire in proposito. Anzi: sono soldi guadagnati onestamente. Allora monta la rabbia: allora, d'incanto, la Libera Rete è TROPPO libera, allora, magicamente, l'oasi Internet diventa un miraggio, allora, incredibilmente, colui che prima difendeva a spada tratta la scheggia impazzita, ne diventa oppositore.

E succede anche di più: succede che sul sito del genovese si legge, per la prima volta, malcontento: gli adepti storcono il naso, perché l'amico è amico finché non ti rendi conto che scopa molto (mooolto) più di te, finché non t'accorgi che è molto (mooolto) più ricco di te e allora anche tu, che semmai al genovese vuoi bene, due domande, vivaddio, te le cominci a fare e, per esempio, ripensi a tutte le volte che siete andati al ristorante insieme e lui ha fatto pagare te. E' sempre così che funziona: sono tutti buoni e cari finché non gli strappi un ciuffo d'erba dal giardino.

Questa rabbia che ha accecato il genovese è la prima rabbia genuina che io gli riconosco. E' umano, allora, vien da pensare. Com'è umanissima, e perfettamente borghese, la replica del Codacons, il quale ha deciso di fare causa a destra e a manca per un totale di qualche decina di milione di euro, tanto viene il totale se si considerano 55 euro circa di risarcimento a cranio per l'abissale colpa di cui si sarebbe macchiato Visco. Come se questo Stato Italiano navigasse nell'oro. E allora dico, io che genovese non sono, e anzi i soldi in tasca me li so tenere a stento, io dico che, caso mai qualcuno dovesse pensare in mia vece, giacché ho già detto che tale Sport Nazionale io lo schifo, lo sport di delegare ad un altro la fatica dell' intelligenza, dico che questi 55 euro non li voglio. Teneteveli: trovo legittimo che i redditi degli italiani siano stati resi pubblici. Lo trovo democratico, addirittura. Quei numeri che tanto scalpore hanno destato sono i numeri degli italiani che pagano le tasse. (se poi un odontoiatra dichiara 47 euro, cazzi suoi. Voglio vedere poi se avrà anche la faccia di accettare l'assegno circolare di 55 euro che gli farà pervenire il geniale Codacons) Il genovese dovrebbe perciò essere fiero di risultare in quegli elenchi: vedete?, potrebbe dire il genovese, vedete come sono coerente? Dico a voialtri di comportarvi bene e infatti io pago fino all'ultimo centesimo ciò che devo allo Stato. Voi mi pagate le ville, ma io le PAGO allo Stato. Guardate: leggete gli elenchi. Scaricateli: è gratis. E' libero. E' Internet. Prendetemi a esempio e moltiplicatevi. Così potrebbe dire il genovese: e invece no. Il genovese s'incazza. Vomita e sbraita. Mastica e sputa. Vuole mettere i lucchetti ad Internet come a Ponte Milvio. Lo sa, il genovese, è furbo e intelligentissimo, che un Martire da 5 milioni di euro funziona quanto una Maserati parcheggiata in un posto per invalidi. Sempre Maserati è, ma messa in quel modo puzza. Pure se ha il pass arancione sul parabrezza con il disegnino della sedia a rotelle.
"In questo momento il mondo, senza accorgersene, sta vivendo la terza guerra mondiale: quella dell'informazione. L'unico modo per salvarsi è sapere. Conoscere le notizie. Noi abbiamo un mezzo, la Rete, che ci consente di arrivare dritti alle notizie. La politica, le televisioni, i giornali arrivano sempre dopo". (Il genovese)

giovedì, 01 maggio 2008

Buon 1 maggio.
Categoria:attualitĂ , scritto da noantri




ronaldonoantri

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venerdì, 25 aprile 2008

Liberi liberi.
Categoria:attualitĂ , scritto da vauro


lunedì, 14 aprile 2008

Coprofagi.
Categoria:attualitĂ , scritto da stefano havana


Io amo la gente, mi piace stare con la gente, stravedo per la gente, la gente è piena di cose interessanti da dire, ma da oggi in poi, giuro su dio, mi guarderò bene intorno, quando non sarò tra individui che posso dire di conoscere al cento per cento. C'è qualcosa di kafkiano, in quello che è successo: non ho mai voluto abusare di questo termine, kafkiano, per far filare un ragionamento, perché in genere aborro l'utilizzo di locuzioni talmente inflazionate, però stavolta non mi sembra di individuare alternative per descrivere tale slancio parossistico della Lega Nord.

(perché per il resto, voglio dire, si sapeva tutto, no? Era tutto scontato. Davvero qualcuno, a parte i maghi del pronostico di Macchianera, si aspettava che Veltroni potesse vincere? No dai: buon lavoro a Silvio e speriamo bene. Di sicuro stavolta la parola "brogli" nessuno la pronuncerà ad alta voce)

Comunque da oggi in poi, voi fate un po' come vi pare, io mi terrò ben bene le mani dentro le tasche, se sto in giro e nascondo qualcosa di prezioso, e mi assicurerò una volta di più d'aver chiuso l'automobile o la porta di casa: sospettavo, anzi ne avevo quasi la certezza, che tutt'attorno s'annidasse questa ben strana razza di persone, mischiata a quell'altra di cui parlavo all'inizio, cioè la razza delle persone con cui mi piace stare, eccetera, al di là di tutte le convinzioni e i credo, fortemente sospettavo, però assistere alla cosa fatta, insomma, è tutt'altra cosa. Uno passa una vita a discutere del fatto che la povertà non sarebbe poi questo gran dramma fino a quando si ritrova con il solito appetito e la novità della credenza vuota: perciò scorgere qua e là stormi composti da milioni di seguaci di Bossi Umberto mi fa l'effetto di un miraggio.

Adesso, penso, arriverà un tizio con gli occhiali e la camicia bianca a dirmi che sono su una qualche candid camera: gentile elettore stupefatto, mi dirà il tizietto coi mocassini e il pizzo curato, lo sa perché lei non può prendersela con nessuno per questo strabiliante risultato elettorale? Lei non può prendersela con nessuno, venga si giri da questa parte, perché è su CANDID CAMERA, concluderà il tizietto che improvvisamente sarà circondato da cameraman e microfonisti tutti sorridenti e dagli angoli verranno fuori sosia di Umberto Bossi con la paresi e centinaia e centinaia di migliaia di figuranti a forma di Cuffaro, Borghezio, che si strapperanno via le maschere per fare ampia mostra di un rassicurante sorriso da comparse pagate secondo sindacato. Tutto questo mentre il Tizietto mi poserà una mano sulla spalla e mi indicherà le varie telecamere nascoste dietro i ficus finti e io farò quella faccia che fanno le persone quando ci sono cascate con tutte le scarpe.

Questo penso.
Mi controllo gli occhiali, faccio cose così. Chiedo conferme.

Fini e Berlusconi che dicono insieme - INSIEME - "E' una grande soddisfazione!" mi fa bloccare sulla sedia con la testa inclinata come un cucciolo di cane davanti a un comando nuovo. Dico: insieme. Fini E Berlusconi. Semmai per festeggiare INSIEME la soddisfazione avranno anche condiviso la stessa teglia di mazzancolle.

Non so, non capisco bene e nel dubbio facciamo che, da oggi in poi, come dicevo, camminerò con quattro occhi aperti anziché due e vedrò di dare qualche mandata in più alla porta blindata. Ma non capisco, non capisco. Lega Nord, Lega Nord: quelli di "Roma Ladrona". Quelli di. Penso ancora alla teoria della candid camera. Perbacco, non credo che dovermi munire di passaporto in corso di validità per andare a trovare i miei amici di MILANO, prossimamente, sarà un grande disturbo, per carità, i caselli ingolfati dal traffico lo sono certamente di più, però diciamo che mi pare non un grande passo avanti rispetto al peggiore punto programmatico di qualsiasi altro partito o coalizione.

Gusti, naturalmente. Io li rispetto i gusti.
Non a caso tra il più bolso degli elettori del Carroccio e il migliore degli eroici "Militanti Astensionisti" io mi prendo senza dubbio alcuno il primo: una scelta è una scelta. Punto. Una non-scelta è uno stronzo di cane fumante travestito da bigné e se una cosa sola mi è rimasta da fare, scusate, è proprio questa: tirarmi fuori, per lo meno, dal club dei coprofagi.

lunedì, 31 marzo 2008

Un altro di quelli.
Categoria:attualitĂ , scritto da stefano havana


Tutti pazzi per Sarkozy. Sarkozy quà, Sarkozy là. Non è che voglia parlare di Sarkozy: non sarei in grado, non so nemmeno come la pensi, politicamente o che. Però impressione m'hanno fatto le enormi attenzioni mediatiche su quest'omino, e in particolare le ultime foto uscite, quelle in cui lui è a un ricevimento, le avrete viste, e prima guarda, si vede proprio che non resiste, la scollatura di non so quale mucca arrivata per l’occasione e travestita da essere umano con un bicchiere di martini appresso, e poi, in un’altra foto, sempre a un ricevimento, perché se c'è una cosa che questi uomini di potere fanno in grande quantità questa è proprio andare ai ricevimenti, al punto che viene lecito domandarsi quand’è che gli uomini di potere fanno le cose che gli uomini di potere dovrebbero fare, se stanno tutto il loro tempo a presiedere ai ricevimenti, ma non è questo il punto, il punto è la foto, perciò fatemi tornare a quella, alla foto dove si vede Sarkozy posare al ricevimento - nello specifico la visita ufficiale alla Regina Elisabetta - insieme alla sua bella Carla Bruni. Ecco, stanno tutti in fila, loro due, gli sposini novelli, e un sacco d'altra gente, in particolare delle vecchie bacucche ingioiellate con cappotti del secolo scorso e gli zigomi da beverly hills, e lui, Sarkozy, ha questa appuntitissima faccia da volpone, mentre si alza sulle punte per apparire alto quanto la sua bella.

Al che m'è venuto da pensare: eccolo qua, un altro di quelli. Eccolo qua! Un altro furbetto di cui si sentiva la mancanza, un altro vate dell'immagine politica, della promozione personale. Un altro esegeta della Confezione Perfetta: quanto mi stanno sul cazzo, se mi concedete il francesismo, giacché siamo in tema.

Quanto mi stanno sul cazzo questi tizietti bassi e piccoli incravattati che vanno ai ricevimenti e stringono mani e sorridono come in quelle scene dei film dove c'è il grande ricevimento e il protagonista si dimostra affabile con tutti epperò poi noialtri spettatori sappiamo eccome che c'è il trucco, cioè che a lui in realtà non gliene frega una cippa di nessuno, al protagonista, anzi se potesse vederli tutti morti e sepolti ne sarebbe più contento, lo sappiamo, certo, perché noi siamo gli spettatori e quello è un film, e quello che stringe mani e poi se le pulisce sul fianco della coscia non appena voltate le spalle si chiama Tom Cruise, George Clooney, conosciamo il meccanismo di queste cose, ne abbiamo viste tante e poi, suvvia, noi stessi, film o non film, nella realtà, li avremo passati quei due o tre natali o capidanno in compagnia di gente sconosciuta verso la quale, però, era necessario dimostrare grande attenzione e gentilezza, o no? Perciò non ci caschiamo più: lo sappiamo che il Grande Atteso del ricevimento puzza di pesce andato a male ancor prima di scendere la grande navata e inchinarsi all'applauso degli astanti. Lo sappiamo perché, in piccolo, in minuscolo, l'abbiamo scese anche noi quelle scale, ricevuti gli applausi da parenti e vecchi amici degli amici i cui nomi e cognomi c'erano sconosciuti e le cui mani da stringere ci apparivano come sogliole morte.

Per questo non riesco a capire a chi vorrebbe darla a bere, Sarkozy in quelle foto lì, mentre sorride a cento denti e si alza sulle punte delle sue scarpe già rialzate. Alla stampa? Agli elettori? Alla moglie stessa? Cosa dovrebbe avere uno così da insegnare a noi? Cos'ha di più? Perché mai dovremmo avere bisogno di tale gente, al mondo? Mi stanno sul cazzo quelli così: in più trovo che sia un'enorme mancanza di rispetto nei confronti di Carla Bruni stessa la quale, per carità, non sarà un mostro di simpatia, anzi, però perfino una così a me non sembra meriti l'onta di essere costretta a indossare ballerine ultrapiatte per non apparire troppo più alta del marito potente, ed ecco, è proprio questo gioco, un gioco al massacro, che mi sta sul cazzo, che mi fa pensare, guardando questo sgorbio francese danzare sulle punte come la Fracci, eccone un altro, un altro uguale ai suoi predecessori e che sta già facendo scuola per quelli che verranno.

Eccone un altro: un altro di quelli che per sfondare non riesce a fare affidamento solo sulla qualità del pensiero e la bontà delle azioni, no, lui è un altro di quelli, l'ennesimo, che dev'essere alto più di tizio, bello più di caio, magro ben più di sempronio.
Ecco un altro di quelli che necessita di piccole bugie per arrivare alla fine dei propri ragionamenti.

Non riesco a non vederla così: mi faranno difetto gli occhiali o vedete voi cosa, ma sento proprio un fastidio fisico. Saranno i faccioni da boy band che campeggiano ovunque in città in questo degradante periodo elettorale, sarà il campionato di calcio, sarà il cambio di stagione, fatto sta che mi sta sul cazzo tutto questo sollevarsi sulle punte, tutti questi libri di plastica nelle librerie della gente, che ne tiri via uno e quello si porta appresso tutti gli altri, non lo so che sarà, forse è solo l'invidia maschia e competitiva che mi vede sconfitto, agli occhi di Carla Bruni, a favore di quell'intollerante mezzo metro d'uomo.

(... E allora Carla Bruni, nella solitudine dei suoi 110 metri quadri di camera da letto, osservò sconcertata le fotografie in questione sul giornale scandalistico. Come ho potuto sposare un uomo sì misero e meschino?, disse la bella italiana sbalordendo davanti all'immagine orribile di suo marito ritto sulle punte come una scimmia ammaestrata. Come ho potuto?, pronunciò ancora la Signora alla stanza desolata, piangendo e scalciando lontane quelle ridicole ballerine a cui Sarkozy l'aveva obbligata il giorno prima. Infine, calzate le scarpe adatte, Carla uscì fuori dalla camera e, percorsi due chilometri di corridoio, arrivò alla porta della biblioteca dove suo marito stava. Senza bussare irruppe con l'irruenza di un amore adolescenziale e costrinse il mezz'uomo a sollevarsi dalla seduta per venirle incontro. Visti così, uno davanti all'altro, senza trucchi e, anzi, con lei finalmente slanciata da 9 cm di tacco a spillo, sembravano due parti di uno spaghetto spezzato frettolosamente e non di certo a metà: da oggi in poi io indosserò scarpe del genere soltanto!, disse tronfia e ricolma di rabbia Carla Bruni rivolgendosi al putto francese e facendogli danzare davanti al viso il piede destro rivestito da una decolleté vertiginosa. Il quale marito, fatti due conti su chi avrebbe avuto la peggio in caso di scontro fisico, non poté fare a meno che annuire, sempre osservandola dal basso in alto. Altrimenti puoi dire addio al nostro matrimonio!, sentenziò ancora l'altissima femmina i cui polpacci, disabituati ai tacchi, tremavano sensualmente di indecisione. No! Ti prego no!, irruppe allora il putto tra le lacrime e così, inginocchiato in terra, assunse perentoriamente le dimensioni di un piccolo stronzo di cane: tanta era a quel punto la distanza tra i due che le parole di lui risultavano alle orecchie di lei quasi inudibili. Da quel giorno in avanti la storia della Francia proseguì diversamente e tutti vissero felici, sui tacchi e contenti. Senza contare che un decreto legge dichiarò illegale e anticostituzionale qualsiasi modello di scarpa femminile privato del tacco.)

(... Uffa, ma perché non va mai così, nella realtà?)


giovedì, 13 marzo 2008

A proposito.
Categoria:attualitĂ , scritto da stefano havana



A proposito di donne, a proposito di uomini, a proposito di società civile, di elezioni, di futuro, di quote rosa, a proposito di otto m'arzo e nove mi risiedo, a proposito di amore, di rispetto, a proposito del fatto che noi tutti si dovrebbe pensare alle cose della vita, a proposito dell'erba e del fascio, a proposito di questo paese, a proposito delle mode chic e dell'esterofilia, a proposito dei cattivi esempi, a proposito della retorica, della moralità, della moralizzazione, del crollo dei costumi, a proposito delle marie de filippi, dei costanzo, dei bimbi down, a proposito dei disastri ambientali, a proposito del voto-non voto, a proposito di veltroni e berlusconi, a proposito del fatto che noi siamo maschi e voi siete femmine, a proposito di quello che siamo e quello che non siamo, a proposito del femminismo e del maschilismo, a proposito dell'informazione in Italia, a proposito del fatto che Emilio Fede non è la cosa peggiore che poteva capitarci, a proposito dell'importanza delle parole, dell'italiano, ma anche dell'inglese, per cui, c'è poco da fare, "Naked News" significa "Notizie nude", ma anche, secondo me, "Cruda verità" e la "Cruda Verità" di questa Italia è che la Verità non è affatto cruda, ma cotta e stracotta, a tal proposito mi vengono in questo momento in mente i bolliti, gli strabolliti che, naturalmente, perché non discuto su questo, ci cascheranno, uomini e donne, davanti alla televisione a guardare questa novità, io stesso!, questa grande novità di cui i giornali intenderanno con ansia critica, a proposito di mimose, di rispetto e di carriere, a proposito di verità assolute e relative, a proposito di famiglia, a proposito di valori, a proposito della necessità di fare un passo avanti nel dibattito socio-culturale, a proposito dei giornali, a proposito di tutto, anche del campionato di calcio, che va così e così, perché, non so se lo sapete, ma un tifoso della Lazio che si vede l'Inter colare a picco nella fase decisiva della stagione, a fronte di una Roma stellare, ebbè, cade in depressione, perché s'addormenta col pensiero fisso che adesso, con Mancini dimesso in quella maniera pazzesca, capirai, i giallozozzi avranno vita facile, perciò a proposito pure di questo, a proposito di rum e di cola, a proposito dell'allergia, a proposito del fatto che i fazzoletti non ci sono mai a portata di tasca quando ti senti lo starnuto in canna di naso, a proposito della moglie piena e della botte ubriaca, a proposito delle scollature, delle tette e delle gambe lunghe, a proposito del fatto che la mercificazione del corpo femminile non è uno sfruttamento ma un mezzo, evidentemente, un triste mezzo a cui non si capisce chi bene chi ricorre, se più gli uomini o più le donne stesse, a proposito dei morti ammazzati, delle scarpe col tacco e delle ballerine, a proposito del maschilismo, del femminismo, del vaginismo, a proposito dei nuovi media, del punto g, di youtube, dei gggiovani, a proposito delle mode sessuali, a proposito dell'ammiccamento compulsivo, del ridurre sempre e solo tutto a una mera questione sessuale, a proposito del detto e del non detto, a proposito delle donne che lavorano, a proposito delle donne sfruttate, maltrattate, sottopagate, a proposito di mio fratello il quale è figlio unico, a proposito delle veline, delle letterine, delle -ine di questo mondo, a proposito di marylin monroe, a proposito del french manicure, dei calendari, delle lauree, a proposito della convinzione per cui nulla mai cambierà, a proposito delle statistiche, di amnesty international, della violenza, a proposito di Guantanamo, dell'olocausto, dei proibizionisti e dei negazionisti, a proposito delle donne, queste meravigliose creature, a proposito del fatto che dietro, davanti e al fianco di ogni uomo, maschio, che si rispetti sempre c'è una donna come si deve, a proposito dell'importanza di fare figli, di procrastinare la specie, a proposito del rispetto, a proposito dello smalto e della depilazione al laser, a proposito del canone rai, a proposito della domanda e dell'offerta, a proposito del bicchiere mezzo vuoto e mezzo pieno, a proposito del luogo comune, a proposito delle bombe delle sei che non fanno male, a proposito delle bruschette mozzarella e pomodoro, a proposito di quel modo speciale che hanno certe donne, solo poche, per la verità, di sorridere ed essere contente come bambine davanti alle piccole cose, semplicissime, della vita, per esempio un orecchino di perla, a proposito di quelli che a cuba sono tutte puttane, a proposito di quelle che stanno sulla salaria e a proposito di quelle che stanno dietro le scrivanie, a proposito dello show business, a proposito di massacri familiari massmediatici, a proposito di cogne, erba, novi ligure e garlasco, a proposito di tutto, a proposito di noi, a proposito della televisione, adesso c'è un'altra cosa con cui scendere a patti.


martedì, 11 marzo 2008

«Così l'accetteranno meglio in società»
Categoria:attualitĂ , scritto da stefano havana


Ho letto, e ne sono rimasto colpito, di questa bambina down che i genitori vorrebbero far operare da un chirurgo PLASTICO al solo fine di migliorarne i lineamenti.

La notizia in sé mi pare interessante perché racchiude un sacco di temi sociali ai quali io sono molto affezionato, uno su tutti la spregiudicatezza del sistema meritocratico odierno, il quale premia genericamente il "bello" rispetto al "brutto": in quest'ottica i genitori della creatura sfortunata - oh, no, non è affatto sfortunata, perché, diranno gli esegeti dell'evoluzionismo, dell'indeterminatismo, del darwinismo e della legge di murphy, essere affetti dalla sindrome di Down è bellissimo, magnifico, una distinzione peculiare come il monosopracciglio o, semmai, la prova definitiva dell'esistenza del Creatore - i genitori della sfortunata creatura, dicevo, ebbè, hanno tutte le ragioni di questo mondo per fare ciò che vogliono fare: è sicuro come l'alito cattivo dopo la zuppa di cipolle che questa bimba qui, down, il suo bel posto di lavoro lo avrà, forse, in un qualche call center o dietro il bancone di una farmacia dove distribuirà metadone ai bucatini del quartiere che la perculeranno forti del loro essere sbandati, però lo avrà.

(L'importante sarà che non si azzardi MAI, la bambina down, a pretendere una 'nticchia di più: e ci mancherebbe, cribbio. Cosa vorresti fare? Insegnare nelle Università? E chi ti credi di essere, ragazzina? Stephen Hawking? Quella è sclerosi laterale amiotrofica, mica cotica: riprova nella prossima vita e semmai aggiorna il curriculum.)

(Dico, ve l'immaginate i grandi partiti politici del futuro che faranno a gara per candidare lo storpio più eccentrico, il frocio più colossale, la lesbica più mascolina, la donna cannone più pesante, il mangiatore di spade più coraggioso, i gemelli siamesi più... Siamesi? Io sì: vista questa moda chic del Diverso A Tutti I Costi Da Integrare In Qualsiasi Cosa Al Fine Di Dimostrarsi Aperti e Inattaccabili Dal Punto Di Vista Della Democraticità)

La cosa fondamentale, però, alla quale secondo me i genitori - lui chirurgo plastico di fama mondiale, lei tipica strarifatta d'indefinibile età - hanno pensato per prima, è che, operandosi alla faccia, sottoponendosi ai ferri, estirpando così dalla pelle i segni evidenti di quell'ingombrante cromosoma in più, la bimba, che si chiama Ophelia, potrà essere down anche all'ennesima potenza, ma tanto nessuno lo noterà!

Sta qui la virgola di genio.
Nel considerare l'apparenza, più che la sostanza: che, mi pare di capire, è ciò che conta. Non è tanto essere down il problema, quanto la preoccupazione che qualcuno, per la strada, in un negozio di scarpe, al cinema, sull'autobus, possa rendersene conto. Perciò, preso il problema in questa direzione, direi che i genitori della piccola hanno capito tutto: per assicurare una vita socialmente possibile a Ophelia, fermo restando una svolta nel campo medico nei prossimi tre lustri, per la quale sarà possibile ingoiare una pillola e guarire in 24 ore, semmai tra atroci sofferenze fisiche stevensoniane, l'unica soluzione, al momento, è proprio quella di ingannare il prossimo perché non s'avveda del difetto.

Nascondere la sporcizia sotto i tappeti o dietro ai quadri è un po' un vezzo di certe persone, e adesso, a proposito, non fatemi gli offesi perché ho usato il termine "sporcizia": no, non intendo dire che gli affetti da sindrome di down sono "sporcizia", cristo santo è possibile che si debba sempre perdere così tanto tempo per rassicurare tutti circa il fatto di non essere hitler? Voglio solo significare che prediligere la superficie delle cose, piuttosto che la loro profondità, è un malcostume tipico e voglio anche poter dire che se da una parte c'è chi si sforza, tutte le mattine, di ingannare il prossimo innalzando case di cartapesta affermando che sono invece di mattoni, ebbene è anche vero che, insieme a lui, ci sono anche tantissimi acquirenti che stanno al meccanismo, perché, lo sappiamo, se esiste un'offerta significa che da qualche parte tira aria di domanda.

Ora io non so dove abbia cominciato a soffiare quel certo tipo di vento, né da quanti anni, né per opera di quale corrente, fatto sta che a un certo punto della nostra esistenza è partito un giro vorticoso di cervelli per il quale se a una bambina down le stiri la faccia, anche la sindrome di down defluisce da quel corpo.

(volevo infine specificare che è inutile che proviate a convincermi del fatto che una bambina down e una bambina normale sono esattamente la stessa cosa, a meno che la bambina normale non sia Giada De Blank)

mercoledì, 05 marzo 2008

Cosa succede in cittĂ ?
Categoria:attualitĂ , scritto da stefano havana


Benvenuti nel blog del padre assassino, guardate le incredibili foto degli occhi da pazzo, signor omicida potrebbe spiegarci le ragioni del suo gesto?, non posso: riferite col mio agente grazie, ecco lei è la vicina di casa dell'infanticida: se lo aspettava?, era tanto una brava persona, pensi che usciva con le bambine tutte le mattine e prima di portarle a scuola entravano lì nel forno per la colazione, dunque lei è il fornaio: che può dirci del pazzo?, ohibò, una carissima persona, pulita e posata, chi lo avrebbe mai detto che, benvenuti a porta a porta, questa è la bambola gonfiabile che riproduce esattamente il corpo martoriato della vittima, e questa sera al maurizio costanzo show, in esclusiva, i ragazzi di Amici insceneranno il dramma delle madri assassine, a seguire un'inchiesta di platinette sui traumi psicopatologici post parto, da domani in libreria "la mia verità", lo sconcertante esordio letterario di mammamaria franzoni, e lei, signore caro, perché si trova qui dalle cinque di questa mattina?, ma che domanda, giornalista gentile, per vedere il mostro con questi vivi occhi!, per poterlo toccare!, per poterlo avvicinare!, sa che il mio bambino è molto malato e allora noi crediamo, la mia signora ed io, che un autografo del mostro lo potrebbe rimettere in sesto almeno un po', ridargli il sorriso;

grandi novità nell'inchiesta dell'ultimo barbaro caso: ritrovati dei peli incriminanti!, al lupo al lupo: appartenevano al cane, con tutti questi negri in giro, è normale che prima o poi ci scappa il morto, recuperata dopo quattro anni l'arma del delitto: si trovava ancora conficcata nella carne dell'ucciso, intanto i ris di parma si sono convinti: l'omicida è donna, ha colpito con la mano sinistra e apparteneva agli ultras della Lazio, no, fermi tutti: passo indietro nelle indagini, il morto non è morto: è stato visto vivo a comprare Il Manifesto, ta-daaan: nuovo ed agghiacciante video dell'adolescente impazzito: per soli tre euro e mezzo potete scaricarlo, ritrovati nel pozzo i corpi mummificati dei bambini, il padre resta in carcere perché non si può mai sapere, signora!, signora!, permette una domanda?, come si sente ad essere una madre di tre meravigliosi bambini morti?, queste due belle teenagers assassine hanno nel loro dna, a parte le prove scientifiche della colpevolezza, anche le credenziali per diventare le nuove, celeberrime, veline, parola di fotografo drogato, ehilà signor mora!, signor lele mora!, signor agente delle celebrità, perché è qui nella casa dell'orrore?, ce lo dica!, io sono qui per aiutare, caro mio, io sono qui per aiutare, lo giuro sul mio falso in bilancio, edizione straordinaria!, edizione straordinaria!, nessuna novità sul delitto di perugia!, ed è di questo che parleremo nella puntata odierna di matrix, del NIENTE: esperti in studio alba parietti, riccardo scamarcio, pierferdinando casini, rodolfo del grande fratello e gigi di gigi e andrea, uno alla volta, per piacere!, uno alla volta ché altrimenti a casa non capiscono niente, adesso l'arbitro fischierà il minuto di silenzio per ricordare la scomparsa dei piccoli bambini orribilmente trucidati dallo zio, l'ozio è il padre dei vizi, perciò il tenente ammiraglio ha massacrato la famiglia con la pistola d'ordinanza, perché senza lavoro era disperato e depresso, previsto per domani un sit-in delle famiglie in cassa integrazione, buonasera dal tg1, nuovissime ed inquietanti novità dalla scena del delitto del giorno: sembra, in effetti, che ad uccidere non sia stata una sola mano, ma due: ciò non toglie che l'omicida possa essere ambidestro, permangono i dubbi;

ma buonasera dall'informazione di La7, ospite in studio Giuliano Ferrara che ci dimostrerà scientificamente come questo imbarbarimento delle famiglie moderne, tanto votate alla violenza domestica, sia dovuto alla RU 486, l'assassino dice: sono innocente!, l'assassina dice: sono innocente!, le prime pagine dei giornali titolano: gli assassini sono innocenti!, i testimoni hanno preso un abbaglio, il dna mente, le prove sono truffaldine, le testimonianze inverosimili, noi non coviamo tutta quella rabbia, forse un pochino sì, ma non cotanta, semmai contante, falso, ehi ehi ehi: sospetto assassino trovato in possesso di materiale pedopornografico, prego ci racconti la sua verità, fanno 100mila euro, grazie, affare fatto: sono comprese nel prezzo le lacrime?, signore e signori buonasera, apriamo con la crisi d'ascolti del festival di sanremo, a seguire le ultime sconcertanti novità sul caso della cascina degli orrori, e ora le previsioni del tempo, in esclusiva su MTV il rap assassino che ha fatto impazzire il collegiale americano: ascoltatelo con un adulto vicino, ci raccomandiamo, e se doveste anche voi avvertire degli istinti assassini, vi preghiamo cortesemente di mettervi subito in contatto col nostro ufficio commerciale, 1, 2, 3, jingle, jingle, jingle: dalla mezzanotte di oggi collegatevi col sito e potrete guardare il mostro in carcere 24 ore su 24 via webcam, din don dan, ecco a voi un messaggio dalla presidenza del consiglio dei ministri: se proprio devi crepare ammazzato, fallo, per piacere, lontano dalla campagna elettorale, oppure, in alternativa, se sei l'assassino, lascia evidenti tracce spermatiche sul corpo della vittima così che noialtri, il BENE, ti si possa rintracciare tempestivamente e affidare alle patrie galere;

ultim'ora: altri cento morti sul lavoro, caccia al responsabile: i sospetti cadono sul lavoro perché ieri sera a quest'ora non aveva un alibi, din don dan, nuovo messaggio dalla presidenza del consiglio dei ministri: gentile lavoratore, gentile lavoratrice, caso mai dovesse capitarti di assistere alla tragica morte di un collega, per piacere, evita di andarlo a salvare, almeno così avremo un solo morto anziché cinque, il che farà comunque meno notizia, din don dan, fine del messaggio, massì, dirà il borghese con un gomito fuori dal finestrino della sua porsche, ma in fondo thyssenefrega, io mi limito a non votare, qualcosa succederà, brrrrrreeeeeakkkkkkkk, edizione straordinaria, altri cinque morti sulle strade, stavolta si tratta di ragazzine in attesa del pullman: incredibile, al posto del pullman è arrivato un suv a tutta velocità, al volante c'era un nullatenente di professione odontoiatra, piove governo ladro, ma torniamo alla notizia principale della giornata: dramma della povertà in provincia di paperopoli: qui, quo e qua trovati morti là, già fermato lo zio che si difende: non avevamo più il becco di un quattrino, domani su "oggi" tutte le novità in esclusiva, tra cui: lo zio assassino a 14 anni, lo zio assassino fotografato con la nuova conquista e, per la prima volta, le foto della casa dell'orrore: guardate le tracce di sangue sulle pareti e scovate le 14 piccole differenze, via alla caccia, noi torniamo dopo la pubblicità.

venerdì, 22 febbraio 2008

Paese che vai USAnza che trovi
Categoria:attualitĂ , scritto da andy capp


KosovoIraq

mercoledì, 20 febbraio 2008

Bambini, coraggio
Categoria:attualitĂ , scritto da stefano havana


Su Rignano Flaminio sono sempre stato forcaiolo. Per me erano tutti colpevoli, tutti pedofili e tutti da rinchiudere in gabbia vita natural durante.

Su Rignano Flaminio sono sempre stato molto violento perché, a mio modo di vedere, non c'erano dubbi su chi fossero le vittime e chi i carnefici. Su Rignano Flaminio io non ho mai preso in considerazione l'ipotesi, giuridicamente inappellabile, credo, del ragionevole dubbio. Su Rignano Flaminio io non ho mai avuto dubbi, ragionevoli o meno. Anzi mi sono sempre domandato, riflettendo o scrivendo su Rignano Flaminio, come facessero quelle che cazzo di mamme e di papà, anche loro nel DUBBIO, a non uscire di casa armati di bastoni e spranghe, con la saliva alla bocca, con i caschi in testa, mi sono sempre domandato questo, mi sono sempre domandato come potessero quei genitori, i cui bambini andavano in giro per aule giudiziarie a dire che le maestre facevano loro fare il giochino delle punture sul pisello o quell'altro dei maschietti sopra le femminucce, a non mettere a ferro e a fuoco la città, le piazze, le caserme e i tribunali.

Leggevo sui giornali di questi genitori che accompagnavano i figlioletti da giudici e neuropsichiatri infantili e li carezzavano sulle testoline mentre loro soffiavano fuori dalle labbra piccole discorsi circa maestre cattive, botte, mutande, penetrazioni e cose curiose, particolari, adultissime, per le quali il più sveglio di loro avrebbe dovuto aspettare altri dieci o quindici anni per poterne capire veramente, ecco, leggevo di questi interrogatori qui e poi guardavo nei tiggì le immagini di queste mamme e di questi papà un po' interrogativi che aspettavano pazienti la prossima domanda dell'intervistatore. E mi domandavo sempre più incazzato, incazzato al posto loro, come facessero, come potessero, perché mai non implodessero in pubblica piazza, sparpagliando per le aiuole pezzettini di stomaco e pancreas.

Forse adesso ho la risposta.

(e la cosa che mi fa più incazzare, se lo volete sapere, rabbrividire, rattristare è che, ancora una volta, la risposta è quella più semplice, scontata, aberrante, ovvia. La risposta è quella che tutti suggerivano e che nessuno voleva ascoltare: trattasi di fandonie. Balle. Stronzate. Bugie. Addio impianto accusatorio. La cosa che mi fa stringere di più i pugni è che, ci risiamo, l'abominio, alla fine della storia, fisico o verbale, sta in casa, tra le mura domestiche, nelle stanze private, dietro il campanello con due cognomi e il trattino, simbolo d'amore e di unione quel trattino, ecco dove sta l'orrore, come sempre, anche stavolta nessuna novità. Un'invenzione delle mamme, un giochetto dei papà. Forse al solo scopo del divertimento, forse allo scopo, più cupo ancora, di tentare di nascondere e sviare. E allora fanculo il trattino tra i cognomi sui citofoni e i campanelli. Fanculo la famiglia. Neanche più mamma e papà abbiamo, quel concetto intoccabile e sacro di MAMMA e di PAPA', i quali dovevano essere le persone uniche e assolute della nostra esistenza, quelle di cui fidarsi sempre e ciecamente, in ogni caso, coloro i quali ci avrebbero sempre garantito un ritorno, per quanto lontani fossimo finiti. L'umanità fallisce ogni giorno di più, sotto tutti i punti di vista: ci addormentiamo su cuscini intrisi di brutti sogni. Non c'è mai risveglio. Bambini, coraggio.)

lunedì, 18 febbraio 2008

El carinoso
Categoria:attualitĂ , scritto da andy capp


GUTIE' vero che grazie a Zapatero ora potranno anche sposarsi, ma nella tradizionalmente bigotta e cattolicissima Spagna gli omosessuali continueranno a doversi nascondere. E in un certo senso vergognarsi del loro essere. Sarà così da oggi in poi anche per il povero Guti, giovane calciatore del Real Madrid, fotografato da un paparazzo mentre stava baciando sulla bocca un ragazzo. La moglie, la presentatrice tv Arancha de Benito, ha già annunciato di essersi presa una pausa di riflessione, mentre l'ironia la sta già facendo da padrona in tutti gli stadi. Eppure per evitare questo scandalo sarebbe bastata un po' di discrezione. Non certo da parte di Guti, ma da parte di quel fotografo che ha venduto le foto compromettenti al settimanale scandalistico Cuore, lesto nel pubblicarle sotto al titolo El carinoso. Purtroppo il sistema di sbattere il diverso in prima pagina funziona, in Italia come negli altri Paesi, dove spettacolo, sport, sesso e soldi si uniscono sempre di più sotto il comun denominatore dello scandalo. Il giochino funziona, purtroppo per colpa di una stampa che ha poco da offrire e anche per colpa di un pubblico di lettori sempre più morboso nel rapporto con le esse di cui sopra. Un pubblico sempre più arido e ignorante, ipocrita e sempre pronto a giudicare il prossimo. Spero solo che Guti possa continuare a giocare a calcio senza essere discriminato. Ma ci credo poco.

mercoledì, 13 febbraio 2008

Sicurezza? Una questione privata
Categoria:attualitĂ , scritto da valerio roma


Francesco Rutelli se ne va in giro per le periferie con il suo taccuino verde.
Parla con gli anziani, con la gente comune, compra vassoi di frappe dal pasticciere di zona e poi le distribuisce ai passanti, increduli. Si sa, a carnevale ogni scherzo vale, ma la sua candidatura (non ancora ufficiale) a sindaco di Roma è tutt'altro che un gioco.

E' stato ministro per i Beni e le Attività Culturali e vicepremier nel governo Prodi, ci ha messo il suo faccione fotogenico per sponsorizzare le meraviglie del nostro Paese e adesso torna al suo primo amore, la guida della città dove è nato, incarico già ricoperto dal 1993 al 2001.

Osserva e annota.
Se vincerà le elezioni, come è probabile, dovrà ridare ai romani la sensazione di abitare in una città che è governata da qualcuno, che è stato il grande demerito degli ultimi sei mesi di mandato di Walter Veltroni. Il tema della sicurezza è quello più sentito, da tutte le fasce sociali. Tanti cittadini ritengono non più tollerabili i disagi provocati dal degrado e dalla convivenza con gli stranieri. Sono sempre più frequenti le notizie di romani incazzati e frustrati che decidono di dotarsi di vigilanza privata o di organizzare ronde notturne per difendere il proprio quartiere dai delinquenti.

Le dichiarazioni di un Fiorello "attapirato" a Striscia la Notizia ("Mi hanno svaligiato tre volte la casa, adesso ho assunto una guardia armata, è bene che i ladri lo sappiano") forse avranno fatto sorridere qualcuno. Ma testimoniano le inquietudini di una zona, quella della Camilluccia, presa di mira dai ladri. Un quartiere abitato in prevalenza da famiglie benestanti, imprenditori, professionisti, personaggi dello spettacolo che hanno comunque tutte le ragioni del mondo per essere insoddisfatti. Così, tante famiglie hanno deciso di dotarsi di vigilantes armati che sorveglino le strade (e le case) soprattutto di notte. Cittadini costretti a pagare per la propria sicurezza.

Ma c'è anche chi i vigilantes non se li può permettere. E' il caso di alcuni abitanti di Largo Preneste, stanchi dei ladri e dei vandali. Per alcuni giorni hanno organizzato ronde notturne di sorveglianza, una scelta discutibile ma che esprime un disagio vero. Così alla fine hanno ottenuto un presidio dei carabinieri, un camper presente a giorni alterni, che può in qualche modo essere considerato un passo avanti. Anche i commercianti del quartiere Bravetta si sono organizzati in turni di notte per prevenire i furti: "Eravamo stanchi di ritrovare ogni mattina vetrine sfasciate e casse aperte, qui non si vede mai una volante della polizia". Chiedono aiuto pure gli abitanti e i commercianti della zona di Ponte Milvio, che tra piccoli delinquenti e risse tra "pischelli" annoiati e ubriachi stanno pensando di munirsi di qualche agente privato, altro esempio di sicurezza "fai da te".

Ed è di qualche giorno fa la notizia che i vigilantes sono stati chiamati per difendere alcune scuole di Villa Gordiani dai continui furti notturni (uno di questi è pure finito in tragedia, con un morto): in questo caso, la decisione è stata presa dal presidente del municipio VI. Da qui il centrosinistra deve ripartire. Roma non è il regno del crimine, rispetto ad altre città italiane ed europee la situazione è di gran lunga meno drammatica. Però gli episodi di violenza dell'ultimo anno (gli omicidi di Giovanna Reggiani, di Luigi Moriccioli e di Vanessa Russo su tutti) non possono essere più considerati solo campanelli di allarme.

mercoledì, 30 gennaio 2008

La casa ce la dĂ  Marrazzo
Categoria:attualitĂ , scritto da valerio roma


La Regione Lazio offre appartamenti in affitto a famiglie ad alto reddito. La notizia era su la Repubblica di ieri, mercoledì 30 gennaio, nella cronaca di Roma.

Le cose, secondo quanto riferisce la giornalista autrice dell'articolo, stanno così. Il bando pubblico del 20 dicembre 2007 prevede, al fine di valorizzare il patrimonio abitativo della Capitale e nel Lazio, la scelta di un affittuario con reddito superiore a 125mila euro l'anno. Si parla di 700 alloggi, di cui 125 sono stati già assegnati a famiglie benestanti. Case in quartieri come Monteverde Nuovo, Appio Latino e Montesacro che saranno affittate a canoni mensili vantaggiosissimi rispetto ai prezzi di mercato.

Un altro aiuto a chi proprio non ne ha bisogno. Non è tutto, però. Perché il bando in questione, infatti, non rispetta un accordo sindacale e una legge regionale, entrambi del 2006. Con il primo si stabilivano canoni accessibili privilegiando soprattutto famiglie con portatori di handicap, disposizione che è stata elusa. Con l'approvazione della seconda la Regione venne obbligata a riservare il proprio patrimonio alle fasce sociali più deboli. Insomma, la Regione Lazio cerca inquilini con un reddito mensile di oltre ottomila euro. Studenti, operai, impiegati e precari fatevi sotto.

giovedì, 24 gennaio 2008

Crisi di governo
Categoria:attualitĂ , scritto da stefano havana


... Mi rendo conto che si dovrebbe dire qualcosa di originale in merito.
Ma cosa?

Se avete una buona idea per sanare l'Italia, proponete pure. L'unica regola è che il discorso che farete non dovrà contenere nemmeno una tra le seguenti parole:

Fini
Berlusconi
la Spagna
Sarkozy
Carla Bruni
il Papa
Bossi
Francesco Totti
Chavez
Terence Hill
Bud Spencer
Al Qaeda
l'atomica
più donne nei ruoli chiave
la rivoluzione
supporto
magistratura
alleanza nazionale
Casini
elezioni
comunismo/comunisti
fascismo/fascisti

L'utilizzo della parola "Mastella" sarà consentito soltanto una volta, mentre la parola "Prodi" verrà assolutamente concessa per la comodità del ragionamento.

In bocca al lupo.

martedì, 22 gennaio 2008

Bolla
Categoria:attualitĂ , scritto da stefano havana


E' arrivato il momento di essere profondamente razzisti. E' arrivato il momento d'essere coraggiosi e di non temere più le ritorsioni di coloro i quali subito punteranno il dito con accurata mira e la loro consueta accusa spareranno: "Ma allora sei uno snob del cazzo". E' arrivato il momento di dire: sì, meglio snob che come voi. E' arrivato il momento di diventare violenti, di suggerire in tutte le salse agli immobilisti e ai sordi che occorre sostituire alle parole i fatti.

E' arrivato il momento di stendere una decisa linea di demarcazione tra quelli che domenica sera stavano intorno alla bolla di Ponte Milvio a mezzanotte, con fotocamere, videocamerine, videofonini e ampi sorrisi, e tutti gli altri. Fede ed io, alla bolla di Ponte Milvio, ci siamo capitati: tornavamo da una birra e l'abbiamo vista. S'ergeva come una Piramide d'Egitto in mezzo a uno di quei deserti che si vedono nelle fotografie: c'erano grandi riflettori che illuminavano a giorno, queste decine e decine di individui nella nebbia e il marchio del Grande Fratello dappertutto. Allora ci siamo fermati: abbiamo parcheggiato e siamo andati anche noi.

Non so perché, ma dovete sapere che entrambi ci siamo incappucciati. Abbiamo calato sulle nostre teste gli immancabili cappucci e tirato su fino al mento la zip delle giacche: è stato un gesto istintivo e quasi contemporaneo. Camminando così verso la bolla ci siamo guardati e abbiamo cominciato a ragionare su certe cose, trovandoci d'accordo sul peccato che era non essere entrambi figli di un'altra generazione o ingranaggi di una macchina diversa, per cui poter procedere verso la bolla con le mani impegnate a mantenere delle spranghe o dei sassi, anziché tenerle in tasca nascoste dal freddo.

La bollaSiamo andati a vedere la bolla.
Siamo arrivati alla bolla e ci siamo messi a guardare la bolla. La bolla era grande e trasparente ed era veramente bella. Da vent'anni passo per Ponte Milvio e non l'avevo mai visto così luminoso e... Orribile, patetico. Stanco. La bolla stava lì, immensamente apocalittica, alta come una palazzina di due piani e intorno alla bolla c'erano queste persone. Tutte stavano fotografando, filmando: neanche alla centrale telefonica si potevano vedere tanti telefonini accesi contemporaneamente. Abbiamo perso il conto dei tizi e delle tizie che urlavano, si sbracciavano. Perché la bolla, vedete, la bolla non era disabitata. Nella bolla c'erano tre persone - che per comodità, da adesso in poi, chiameremo gli scemi - che nella bolla vivevano.

Quando siamo arrivati noi, gli scemi stavano già quasi tutti in pigiama e chiacchieravano sui letti: poi si sono alzati per avvicinarsi alle pareti interne della bolla quando i gridolini dall'esterno sono diventati troppi e troppo forti per poterli ignorare. Tutti che chiamavano gli scemi. Nella bolla, a parte i letti, c'erano un bel salottino con divanetti gggiovanissimi tutti colorati dei più bizarri colori, uno spazio forse adibito a cucina e un'altra area più nascosta, semmai il bagno. I tre scemi vivevano nella bolla e avevano tutto un atteggiamento sinistro: nell'aria C'ERA un atteggiamento sinistro. Un sacco di gente stava lì intorno, al freddo, a urlare a fare cenni ad altri esseri umani del tutto simili a loro, eppure diversissimi. Non si capiva bene cosa stesse capitando: ho pensato che se fosse scesa una navetta spaziale e alieni avessero dovuto giudicarci in quel preciso momento, avrebbero avuto parecchio da fare per trarre qualche conclusione.

Lo stretching mattutino degli scemiCon Fede ci siamo guardati un paio di volte da sotto i cappucci e posso dire con certezza che nessuno dei due stava pensando al Grande Fratello o alla televisione o, in generale, a quelle cose davanti alle quali siamo e resteremo sempre inebetiti dall'orrore, dallo sconcerto, dallo sconforto.

C'era più semplicemente qualcosa che non andava, intorno a quella bolla, qualcosa di gigantesco, di eterno, di globale. Abbiamo avuto la netta impressione che qualcosa si fosse spezzato nelle coscienze delle persone: Ponte Milvio, siamo alle solite, volendo proprio fare della retorica di bassa manovalanza, è il ponte più antico di Roma, LA CITTA' dei ponti, è stato teatro di guerre puniche e di passaggi papali, quando i papi non erano ancora sociopatici in libertà, ma uomini politici, scienziati della dottrina e anche signori della guerra; cos'è successo, ci siamo domandati Fede ed io, dov'è esattamente, nella linea temporale dell'umanità, che s'è spezzato qualcosa? Come si è arrivati da Carlo Magno e Garibaldi ai tre scemi?

Una via di mezzo non c'era? Non si tratta di sputare sullo spettacolo, sull'intrattenimento: ripeto, davanti a quella bolla, in silenzio, inebetiti, spaventati, non abbiamo mai pensato al Grande Fratello, alla Marcuzzi, alle telecamere o al premio in gettoni d'oro. A noi piace lo spettacolo: ci piacciono le cose più sceme di questo mondo. Cancelliamo dal calendario ogni giorno che, passando, ci avvicina un po' di più all'uscita di Rambo IV, eccetera eccetera. Ridiamo con poco, ci divertiamo con la metà, non facciamo sfoggio di alcuno status simbol che possa connotarci come "snob", come elitari. (blog a parte. Perché il blog, come l'arte, c'è poco da stare a discutere, è un fatto borghese) Perciò ci domandiamo: una via di mezzo non c'era? Tra Garibaldi che faceva saltare in aria il Ponte per ostacolare l'avanzata delle truppe francesi e i tre scemi con i pigiami a righe, una via di mezzo non c'era?

La battaglia di Ponte MilvioE' arrivato il momento di essere profondamente razzisti. Il momento di prendere le distanze da quelli che scattavano le foto e facevano gli urletti. E' arrivato il momento di dire che non ci interesserà mai una donna che si recherà davanti alla bolla vestita dell'alta uniforme della seduzione al fine consapevole di sedurre tre fantasmi asettici. E' arrivato il momento di dire che non si tratta più di gusto personale: è arrivato il momento di dire che una cosa del genere dovrebbe essere illegale, proibita. E' arrivato il momento di suggerire l'ipotesi che qualunque sia la direzione verso la quale stiamo viaggiando, è sicuramente quella sbagliata. E' arrivato il momento di tirarci tutti quanti sulla testa i nostri cappucci e spingere le prime file entusiaste finché le transenne non crolleranno, finché tutti i videofonini spianati non si trasformeranno in mattoni: è arrivato il momento di tornare a Garibaldi, di fare anche noi in modo di ostacolare l'avanzata di certe truppe insidiosissime e ben meno morali di quelle altre che attaccavano armi in pugno e collo irto.

Io non voglio parlare di Grande Fratello. Non voglio parlare di televisione. Voglio parlare di noi. Voglio parlare del fatto, questo sì, che dobbiamo pure ricrederci e dire che non erano i lucchetti il destino peggiore che ci poteva capitare.

(update: durante la messa in onda della trasmissione, un manipolo di EROI - i romani non tradiscono MAI. Se lo ricordi la produzione per le prossime vomitevoli edizioni - ha cercato di penetrare nella bolla con la forza, purtroppo non riuscendoci perché bloccati dalla polizia, come al solito parecchio in confusione su chi fosse il carnefice e chi l'assassino. Ad ogni modo, al grido generale di "Buffoni! Buffoni!" e di "Andate a lavorare!", la stessa produzione si è trovata costretta a modificare la scaletta della puntata, anticipando l'ingresso in studio dei tre scemi, anziché attendere in loco l'esito della votazione del pubblico. Ecco, questi sono i germi della rivoluzione che vogliamo. Decisa, corale, coraggiosa e soprattutto VIOLENTA. Avanti così: la forza è diventata l'unica soluzione davanti questo totale scempio dei costumi e della morale. Grazie ragazzi. E ricordate: non date retta alla Marcuzzi. Il Grande Fratello non è solo un gioco: il Grande Fratello è una pistola puntata alla testa che ha già cominciato a sparare da molti anni. Risponderemo al fuoco finché non la farete finita.)

giovedì, 10 gennaio 2008

Perché a Bolzano non succede?
Categoria:attualitĂ , scritto da andy capp


PiazzaNell'accavallarsi di luoghi comuni anti Napoli e anti napoletani di questi giorni trovare le parole giuste per rispondere a questa domanda diventa sempre più difficile.

Ma credo sia necessario almeno provarci. Iniziando soprattutto da un semplice dato: il numero degli abitanti conta, eccome. Così come il fatto che in tutta la Campania non esistano termovalorizzatori. E' imbarazzante l'ostinazione del Presidente della Regione Antonio Bassolino nel voler restare al proprio posto quando quella dei rifiuti è un'emergenza che non riesce a gestire dal 1993. Nella stessa lettera inviata da lui stesso a Repubblica ha ammesso i suoi errori. Certo. Non è che con le sue dimissioni all'improvviso le tonnellate di rifiuti in strada si trasformino in fiori. Ma non è nemmeno accettabile che siano sempre le stesse persone che sbagliano a cantarsela e a suonarsela in tv scaricandosi le colpe a vicenda (leggi Bassolino-Iervolino-Prodi, ecc.).

Sorvolando sul vergognoso modo in cui Porta a Porta sta affrontando l'argomento (con Vespa nei panni del moderatore che si rivolge ai manifestanti come fossero dei bambini capricciosi) vi segnalo l'intervista al Ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio di ieri su Repubblica in cui viene fatto un nome piuttosto importante: Cesare Romiti, numero uno, fino al 2006 dell'Impregilo, che nella faccenda ha assunto un ruolo di primo piano. Ecco cosa scrive a proposito il quotidiano on line Affari Italiani.

"Il 26 giugno 2007 Impregilo crolla a Piazza Affari. Dopo aver aperto a 5,38 euro, inizia il tracollo borsistico: nel giro di pochi minuti arriva a oltre -10 per cento. A determinare la caduta è la Procura di Napoli, che decide per il sequestro di 750 milioni di euro, prelevati direttamente sui conti correnti bancari di Impregilo, Fisia Italimpianti, Fibe e Fibe Campania. Ma i magistrati napoletani Giuseppe Noviello e Paolo Sirleo, coordinati dal procuratore Camillo Trapuzzano, decidono di mandare sulla graticola anche 28 persone, oltre a interdire per un anno l'Impregilo dalle contrattazioni con la pubblica amministrazione. Tra queste Piergiorgio Romiti e Paolo Romiti, l'ex vicecommissario, Raffaele Vanoli, l'ex sub commissario Giulio Facchi, tecnici del commissariato di Governo come Giuseppe Sorace e Claudio De Biasio, gli amministratori delegati di Fibe (la società di Impregilo capofiliera nello smaltimento), Armando Cattaneo e Fi