lunedì, 05 maggio 2008
giovedì, 20 marzo 2008
Pirati della stampa.
Categoria:dissenso, scritto da stefano havana
Le hai prese in pieno, le hai sfilate fisicamente dalle scarpe che indossavano, hai accartocciato le lamiere della tua auto contro il peso soffice, ma moltiplicato all'infinito, dei fianchi femminili delle irlandesi turiste, il giorno di San Patrizio, patrono d'Irlanda, pensa che sfiga: il giorno successivo, se l'avessi scelto tra i tanti plausibili, non avresti trovato nessuno ad attraversare quel punto di strada. Le hai fatte fuori, ti sei fermato, hai visto il macello, hai bestemmiato gesucristo onnipotente, sei tornato in macchina, sei ripartito, t'hanno beccato, t'hanno arrestato, t'hanno rilasciato, ora ti rimettono dentro.
Io, devi sapere, ce l'ho proprio a morte con quelli come te, quelli che per sbadataggine o incuria, ammazzano e poi cercano di farla franca, perché, dall'alto del mio comodissimo divano, penso sempre di potere, in qualche modo perverso, essere migliore, migliore di così, e quindi, calandomi per un momento, per gioco, perpetrando quell'immortale motivetto del "what if", nei panni di quelli come te, io mi dico con certezza matematica che NO, io mi fermerei, io soccorrerei, io affronterei le conseguenze.
Però, caro amico mio, che hai ucciso, mezzo ubriaco, due irlandesi, io stavolta sono dalla parte tua, perché t'ho visto in quel video, che la stampa d'Italia ha apostrofato con termini quali (cito testualmente)
"disgustoso",
"sconvolgente",
"della follia",
t'ho visto, ed è stato come guardarmi allo specchio, barba incolta compresa, espressione da imbecille anche.
T'ho visto e mi sono rivisto io, ho rivisto tutti i miei amici, uno dopo l'altro, quelli a cui voglio bene, quelli che sono i miei punti fermi, unici insieme a mamma e papà, quando in macchina, in viaggio, durante una delle nostre innocenti scorribande per la città o per l'Italia, verso un concerto, verso una femmina, verso una partita, verso un weekend lontano da casa e dai cazzi, facciamo esattamente così, con la musica in sottofondo, a un volume insostenibile, con quelle facce lì, digrignando i denti, sollevando le sopracciglia, cantandoci addosso le parole che ricordiamo e soffiando inintellegibilmente quelle di cui non siamo sicuri, facciamo così, anche noi, faccio così io, parlo al telefono, mi metto al volante dopo un bicchiere di troppo, stando poi attentissimo, certo, e questo, forse, questa attenzione che io presterei - e ho prestato - confrontata con la tua dimostrata incuria, segna una profonda linea di demarcazione tra quello che sono io e quello che sei tu, sfortunato neo-pirata, ecco cosa faccio in macchina, spesso e volentieri, raccolgo da terra una monetina caduta, mollo per un istante o due le mani dal volante, e giammai penso di essere "disgustoso", "sconvolgente", "folle", anche perché sta proprio in questo la severa moralità del "grande fratello", dell'occhio della telecamera perpetuamente puntato sulla nostra esistenza: cogliere per forza di cose, prima o poi, il peggio di noi, anche se "noi" siamo il meglio della società civile.
Perciò, vaffanculo, se proponete pubblicamente un video ch'era stato fatto con velleità semi-privatistiche, non vi lamentate del fatto che il soggetto ripreso, poi, potrebbe non apparire così confortante come vorreste. La cattiveria, la perfidia del giornalista o dei giornalisti, dell'editore o del direttore, (io vorrei i nomi e i cognomi e anche le foto, proprio come è stato fatto per il mostro in copertina di cui stiamo parlando) i quali hanno schiaffato quel filmato in prima pagina, adducendoci accanto terminologie disoneste come "disgustoso", "sconvolgente", "della follia", al solo fine di generare pageclick utili al fabbisogno dell'ufficio amministrativo, è la stessa cattiveria, perfidia, disonestà che costoro, La Stampa, vorrebbero affibbiare al ragazzo, Il Pirata. Che invece non ha scelto alcunché, se non di bere troppo e mettersi ugualmente alla guida: coglione, ma questo essere coglione non è causa e non è effetto del guascone in occhiali da sole che il video "della follia" vorrebbe propinarci come ennesimo esercizio del "ve l'avevamo detto", del "uno così non può che finire male", perché questo è il sottotesto che c'è in una costruzione giornalistica del genere.
Esattamente questo: guardate il mostro, aveva un Myspace sul quale propinava pubblicamente le proprie malefatte! Scorgete nel suo sorriso beffardo il fantasma del carnefice che sarebbe diventato! E io, lettore, ragazzo, guidatore, ci sono cascato, e con tutte le scarpe, e quando sono andato per la prima volta a cliccare su quel video "sconvolgente", mi aspettavo di trovarmi davanti, se non proprio il filmato relativo all'incidente in questione, quantomeno una tiritera di inseguimenti in macchina, di spedizioni punitive contro vecchiette sulle strisce pedonali, di rapine in banca.
Invece c'ero io nel video.
C'erano i miei amici. Non l'ho saputo sopportare.
Mentre sto scrivendo è mercoledì 19 marzo e su la Repubblica di oggi, nella cronaca di Roma, ci sono due pagine costruite alla stessa maniera. Sulla sinistra l'intervista al padre del mostro, sulla destra l'agiografia delle due turiste, le quali, sono convinto, sono le stesse "turiste della follia" che d'estate finiscono puntualmente su TUTTI i giornali online, prese anche loro dall'occhio della telecamera e divorate da youtube, mentre scodinzolano lascivamente sui tavoli dei pub di campo de fiori seminude. In quel caso, d'estate, quelle stesse turiste, agiografate oggi da Repubblica con tanto di santini e didascalie che ne riportavano le meravigliose abitudini da brave ragazza casa-chiesa (giuro su dio), venivano invece additate come esempi folgoranti del decadimento dei mores, streghe da ardere vive in pire purificatrici. (senza però mai dimenticare l'ingrandimento sul perizoma o sul capezzolo o la gallery fotografica arrapante)
Io non so come la pensiate voi.
Ma io tra un pirata della strada che non s'è scelto un bel niente, a parte il bere inopinatamente, scelta per cui ha già pagato e sta già pagando, e questi altri pirati della stampa che invece agiscono così per professione e vantaggio personale, in totale libertà, prendo immediatamente le parti del primo.
(aggiungo, infine, che il mostro ha dichiarato, molto onestamente, molto umilmente: "Dovete arrestarmi". Lo ha detto lui, non il suo avvocato. Voialtri, dai divani, la sapreste dire una cosa così coraggiosa? Sapreste dire pubblicamente: "Sono da rinchiudere"? Rispondete.)
lunedì, 18 febbraio 2008
Se po' fà ?
Categoria:dissenso, scritto da noantri
"Più genio e regolatezza" è lo slogan dell'aspirante al Campidoglio.
martedì, 12 febbraio 2008
Aldro, un'altra storia maledettamente italiana
Categoria:dissenso, scritto da andy capp
Ci sono delle novità relative al caso di Federico Aldrovandi. Ci sono delle novità che suonano come delle tragiche conferme e c'è davvero poco da aggiungere se non quell'ulteriore dose di indignazione che tutti dovrebbero far trasparire nei confronti di uno Stato che cela scientificamente i propri abusi.
Federico Aldrovandi perse la vita a soli 18 anni a Ferrara il 25 settembre 2005 dopo un intervento della polizia. Un video di dodici minuti, registrato dalla Scientifica quando Aldro era già privo di vita, ma ancora disteso sull'asfalto, sembra aggiungere altro orrore a questa ignobile storia. Si tratta di immagini girate prima dell'arrivo del medico legale (giunto sul posto alle 9.30), acquisite durante il processo in corso a carico di quattro agenti accusati di omicidio colposo, che documentano ulteriormente la scena del delitto: il volto tumefatto del ragazzo, le mani sporche di terra, i pantaloni abbottonati, il telefonino su una panchina, a oltre 20 metri di distanza. Elementi che non trovano riscontro nelle foto scattate dal medico legale. Ma ad aver fatto scalpore sono i dialoghi contenuti nel video, il vero nuovo elemento dell'indagine, per i quali il pm ha ordinato la trascrizione: si tratta di frasi mescolate a rumori di fondo. All'inizio si sente una gran risata di una persona chiaramente vicina al cadavere. Risate sinistre purtroppo già sentite altre volte. Nuove immagini e dialoghi saranno discussi domani quando ci sarà un'altra udienza. Questo scrive la mamma di Federico, la signora Patrizia, sul suo blog:
Siamo comunque in Tribunale, davanti alla giustizia. Stabilirà il giudice se gli imputati saranno giudicati colpevoli. Ma tutto il resto chi lo giudicherà? Siamo cittadini normali, paghiamo le tasse. Di fronte a tutti gli errori, pasticci, omissioni e falsi che si sono accavallati in modo impressionante fin dai primi minuti dopo la morte di mio figlio, chi pagherà? Se il magistrato non si è recato sul posto, se addirittura l'ufficiale di polizia giudiziaria che avrebbe dovuto indagare ha confessato di aver contribuito a redigere lui stesso le relazioni di servizio degli indagati, se sono scomparsi i manganelli (che si sono spezzati, ndn), se molte fotografie non sono state mai consegnate al pubblico ministero chi ha fatto e permesso tutto questo possibile che non debba pagare? Oppure solo i normali cittadini se sbagliano devono pagare mentre chi non lo è ha licenza di uccidere chiunque sbagli paga, loro non sono stati nemmeno sospesi, come succede per qualunque lavoro pubblico nell’attesa di un giudizio. Perchè questo per loro non vale? Perché ai loro amici è permesso intimidire e minacciare i testimoni impunemente? Restano imperterriti al loro posto, a loro tutto è permesso, mentre i miei avvocati, per essersi dall'inizio ribellati alle falsità hanno un procedimento disciplinare in corso? Tutto questo non è degno di un paese civile e democratico.
In tutta la vicenda sono i tempi l'elemento chiave. E' infatti in corso un'inchiesta parallela della magistratura per chiarire se vi siano state o meno delle manomissioni al registro in cui vennero annotati gli orari degli interventi delle volanti, sul quale sono state rinvenute cancellature. Federico è morto poco dopo le sei del mattino. Il medico legale lo vedrà solo tre ore dopo, in una situazione in cui diversi particolari sembrano essere differenti da quelli di questo filmato. Non c'è traccia infatti dei due manganelli rotti durante lo scontro tra il giovane e i poliziotti. Spunteranno in Questura solamente nel pomeriggio. La famiglia è stata avvisata cinque ore dopo il decesso. Mentre il cellulare di Aldro continuava a squillare.
Intanto venerdì scorso è nata la Fondazione Gabriele Sandri, dedicata a Gabbo, il giovane ucciso l'11 novembre scorso in un autogrill vicino Arezzo da un colpo di pistola sparato da un agente della Polstrada, mentre si stava recando a vedere una partita della sua squadra del cuore. "Vorrei che con la Fondazione - ha detto il fratello Cristiano - arrivasse un messaggio positivo, com'era positivo mio fratello, per contrastare la violenza e trasmettere valori quali lealtà, onore e solidarietà che lo sport vissuto in modo corretto può trasferire". Un'altra storia che chiede giustizia. Per i vostri messaggi, per un semplice ricordo - se volete - è nato questo sito.
Su noantri avevamo già parlato di Aldro qui.
lunedì, 04 febbraio 2008
Che peccato
Categoria:dissenso, scritto da stefano havana
Che peccato che quest'Italia qui, quest'Italia del G8 e di Carlo Giuliani, quest'Italia della polizia assassina, quest'Italia dei vuoti democratici, dei preti pedofili e di Gabriele Sandri, che peccato che quest'Italia qui non sia capitata nelle mani ancora giovani degli uomini e delle donne che ci hanno generato.
Che peccato che dipenda da noi: che peccato. Che peccato che, ad oggi, il più alto discorso che si elevi sia quello relativo alla parità dei diritti delle donne. Le quote ROSA: che peccato che le donne stesse, invece di sentirsi così rosa e di lottare inutilmente contro questa egocentrica pugna alla fallocrazia, non scelgano finalmente di scheggiarsi due unghie e arraffare una pietra dalla strada. Che peccato che i froci si offendano se li chiamiamo froci, che peccato che il dibattito sia ancora tutto qui, che peccato che chi dovrebbe indicarci la via perda invece il tempo ad indignarsi nei loft perché noialtri diciamo frocidimmerda, o negridimmerda, o pelatidimmerda, che peccato tutto questo e che peccato che questi individui qui - me li immagino tutti pelati, appunto, o froci, al limite - che peccato che costoro scelgano di raccontare il proprio dissenso costruendo carri di cartapesta o vestendosi da cretini, anziché prendere due preti e spaccar loro la testa contro il bordo di un marciapiede, oppure due di noi, o due di loro o due di chicchessia o in ostaggio uno studio televisivo o spargendo merda liquida da un candair sopra San Pietro una domenica mattina o sopra uno stadio o nel Parlamento o nello studio di Michele Cucuzza che scrive le sue memorie griffato Mondadori.
Che peccato che quest'Italia qui sappia soltanto imbracciare un disssenso di plastica, giornalistico, mediatico, da poster, per impedire a un Papa di vomitare le proprie stronzate in santa pace, invece che accoglierlo a braccia aperte, ascoltarlo in rigoroso silenzio e poi tempestarlo di pomodori e tocchi di vomito di opossum. Che peccato. Che peccato che siamo noi, noi-Dario Fo, noi con la Playstation, l'autoradio e l'acceleratore facile. Che peccato che queste carte di credito le usiamo soltanto per pagarci i vizi, invece che adoperarle come artefatti taglierini per recidere le gole di chi ci vende le case nemmeno fossero tempestate di diamanti.
Che peccato che quest'Italia di emigranti e di immigrati, di romeni e di romani a Ponte Milvio, che peccato che questa Italia qui non sia capitata tra le mani incazzate e stanche di quei ragazzi lì, quelli che non saremo mai perché è giustappunto dalle loro costole che siamo pervenuti.
Che peccato che nemmeno uno di quei giovani che correvano nelle piazze allora non sia capitato dentro la Diaz o a Bolzaneto oggi: che peccato. Che peccato che non sia toccato a loro il giorno presente: non l'avrebbero passata tanto liscia. Non ci sarebbe stato bisogno di documentari o libri. Perché non ne sarebbe rimasto vivo nessuno di quei vermi con i tonfa. Che peccato che oggi ai grilletti facili si preferisca Sky. Che peccato: che peccato che nessuno più si catapulti, al giorno d'oggi, incappucciato, fuori da Fiat Uno o Ritmo davanti agli uomini politici per far capire loro dove stia la verità.
Che peccato che siamo noi. Che peccato che quest'Italia qui non sia toccata a loro, a quelli che lottavano e si facevano ammazzare con molto meno e per molto di meno: che peccato che oggi la gente vada a cantare ai concerti di Tiziano Ferro invece che prenderlo prigioniero e tenerlo a pane e acqua finché non ammette ad alta voce: ok, io non so cantare. Che peccato che la violenza sia appassita nelle nostre nocche e nei nostri gomiti, lasciando spazio ai telecomandi e agli aperitivi rintronanti di note alte e tacchi a spillo. Che peccato che quel bollito di Bossi e i suoi fucili non abbiano trovato terreno fertile, che peccato che ormai le bandiere della pace siano più diffuse della felicità, che peccato.
Che peccato che la politica sia diventata una tale pantomima per cui un cretino che ingurgita mortadella durante una crisi di STATO può poi giustificarsi sui giornali, il giorno dopo, adducendo la motivazione che lui, in fondo, si è ispirato ad Almodovar.
Che peccato che la cultura che uno ha venga puntualmente usata per produrre schifo o Porta a Porta. Che peccato che la beata ignoranza sia stata brutalizzata da questo sapere di plastica che produce i Lele Mora e i Fabrizio Corona. Che peccato che i Lele Mora e i Fabrizio Corona oggi facciano le fiction: m'immagino che Lele Mora e Fabrizio Corona, nelle mani di chi dico io, le mani di coloro i quali, conoscendosi trenta o quarant'anni fa, ci hanno generato, Lele Mora e Fabrizio Corona, in quelle mani lì, m'immagino, oggi sarebbero già sapone.
Che peccato che in quest'Italia qui ancora ci affidiamo ai programmi politici e non ai programmi di piazza: che peccato che la piazza sia stata delegittimata. Che peccato che i ragazzi che un tempo lanciavano le pietre e tornavano a casa, oggi muoiono tutti ammazzati ancora prima di rendersi veramente pericolosi. Che peccato che l'angoscia sia stata penalizzata. Che peccato che l'ansia sia stata messa fuori legge: che peccato che quest'Italia qui, oggi, venga urlata, strillata, solo attraverso queste stesse righe, blog, merdate a distanza di sicurezza, affinché i nostri connotati possano venire preservati dai pugni e dalle manganellate del potere. Che peccato che De Gennaro non si sia trovato ad operare allora, davanti agli occhi e agli affanni di quei ragazzi lì, invece che pontificare, ringraziato e sacralizzato, nella trasmissione di Fazio su Rai Tre.
Oggi quei ragazzi sono adulti, vecchi, e ci guardano io non so con quale delusione. Se mio figlio, un giorno, diventato ragazzo, terminerà la propria vita con un passamontagna calato sul volto e i pugni delle mani stretti intorno a qualcosa di spigoloso, io sarò orgoglioso di lui e mi maledirò per non averlo preceduto nell'intento quando le ossa ancora non mi facevano male.
sabato, 02 febbraio 2008
Riforma elettorale ma non solo
Categoria:dissenso, scritto da andy capp
Le emergenze sono altre.
Inutile votare in altra maniera sempre gli stessi cialtroni.






mercoledì, 05 dicembre 2007
Io a Nedved non dò la mano nemmeno nella ''Situazione Cliffhanger''
Categoria:dissenso, scritto da stefano havana
Questa trovata del "terzo tempo", lo voglio dire, è una cagata pazzesca.
So bene che non risuoneranno affatto 92 minuti di applausi, ma ugualmente l'esigenza di urlare al cielo questo mio disagio si fa imperante, giacché voialtri IPOCRITI, perbenisti e benpensanti state, a colpi di ingerenze fasciste che nemmeno la Chiesa, rovinando lo sport più bello dell'universo, ovverosia il calcio.
Sono qui a dire che il "terzo tempo" schifo mi fa. A voi lo dico, gentili ipocriti che non applaudite.
Il mio comandamento è:
Non
Applaudirò
MAI
Il mio
Avversario
Con o senza tappeti rossi. Con o senza beneplacito della Lega. Se l'Inter due me ne rifila in casa, e io sono un tifoso della Fiorentina, col cazzo che t'applaudo quella massa di stronzi, piuttosto in macchina me ne torno e guai a chi mi rivolge la parola fino a mercoledì. Io, in vita mia, ho applaudito pochi avversari solamente. Perché lo meritavano, perché era spontaneo: Ronaldo, Baggio, Signori, quando tornò all'Olimpico con la maglia della Samp prima e del Bologna poi, Shevchenko. Tutto il resto, per me, è MERDA. Non applaudirò mai gli avversari miei: MAI. Mi dovrete incarcerare, costringere o profumatamente pagare: datemi tre quarti dello stipendio mensile dei calciatori che si abbracciano a fine incontro sul tappeto rosso, passandosi di nascosto gli estremi dei contratti dei prossimi spot pubblicitari multimiliardari che gireranno insieme, e io sarò esattamente come loro, ovvero sia scevro da qualsiasi contaminazione calcistica che non sia inerente esclusivamente ai Novanta Minuti. (le maiuscole sono per rispetto)
Datemi due, trecento mila euro AL MESE e io farò proprio come loro, cioè darò pacche sulle spalle a chi ha osato segnarmi due volte in casa. Altrimenti mi sentirò in diritto di farmi rodere il culo per ciascun gol subìto, per ogni fallo non fischiato, per tutti i torti effettivi o presunti. E non applaudirò un bel niente di nessuno fatta eccezione per i miei, vincitori o sconfitti che siano. Io non ho nessun esempio da prendere da Gattuso: nessuno. Se parlarne vogliamo allora mettiamoci a sedere in un'aula, con me, però, dietro la cattedra e all'ultimo banco Gattuso. Che sia LUI a prendere esempio da ME, non viceversa: io per andare allo stadio pago, lui ci va golosamente retribuito di croccante moneta. (e questa mia retorica d'adesso fa il paio con la vostra. Silenzio, please)
Al "terzo tempo" preferisco un fumogeno colorato sparato in campo. Preferisco, al "terzo tempo" una rissa leale. Preferisco una sana rissa in campo tra uomini decorosi che hanno passione nelle vene a sufficienza per ODIARSI la lunghezza di Novanta Minuti (le maiuscole sempre per sommo rispetto della mia unica religione) piuttosto che il "terzo tempo".
Voglio urlare "negrodimmerda" a Drogba quando me ne segnerà uno in rovesciata, non applaudirlo perché mi ha battuto. No, per piacere: non chiedetemi di essere così morale. Talmente GIUSTO.
Come mi ha salmodiato giustamente l'amico Federico, uomo di cultura, di legge e di diritto, in un recente sms inerente proprio l'argomento: "Io a Nedved non dò la mano nemmeno nella Situazione Cliffhanger", che per chi non ha visto il necessario film di Stallone è quella situazione in cui trovandoti ad arrampicarti sulle Montagne Rocciose devi necessariamente tendere la mano al tuo compagno di cordata nel momento in cui quest'ultimo pende nel baratro senza più funi urlando come un vitello. Ecco, in quel caso nemmeno, lui, il mio caro amico Federico, toccherebbe la mano di Nedved.
E questo è il calcio che ci piace.
Lotta, guerra, simbiosi, saliva, sudore e bestemmie a dio: porca puttana, ma perché non andate al cinema? Perché non andate al teatro? Sono iscritto alle newsletter di quasi tutti i teatri romani e c'è veramente bella roba in giro, perfino di domenica. Andateci. Amate il rugby? Pensate che sia uno sport vero? Benissimo: popolari sono i prezzi, è pieno di Bambini Con I Popcorn Sulle Spalle Dei Papà e tanta Meravigliosa Gente che NIENTE capisce di rugby, ma che utilissima sarà per riempire le fantastiche gallery fotografiche de la Repubblica recanti il distico: "Le Belle Facce Oneste E Pulite Che Giammai Urlerebbero All'avversario Che Esce In Barella: 'Devi Morire!'".
Al circo andate, dove i domatori fanno alle tigri e ai cavalli esattamente quello che i giornali, i potenti e i politici fanno a VOI: mettono un bel guinzaglietto colorato intorno al collo della bestiolina e dicono OP! quando vogliono che salti dentro un cerchio di fuoco. Facendosi chiamare LORO temerari, naturalmente, mentre s'inchinano a prendere i VOSTRI applausi.
Lasciateci, per piacere, odiare di sano odio per Novanta Minuti i nostri avversari: lasciateceli detestare, permetteteci di desiderarli morti, cornuti, malati e vi promettiamo che per il resto della settimana saremo formidabili esseri umani come piace a voi. Puntuali sul lavoro, con la cravatta stirata, il ficus all'ingresso e almeno una bancarotta fraudolenta.
Vorrei dire un'altra cosa prima di chiudere: mi è appena squillato l'effetto sonoro della ricezione nuova posta. Sono andato a vedere ed era un aggiornamento di Libero News. Diceva: "Alunni tredicenni in pose sexy su You Tube. Ecco i video!". Così, col punto esclamativo. E allora io, a arrivati a questo, non ci metto una bestemmia perché mi leggono pure i miei genitori, ma vorrei invitare voi, per l'ennesima volta, a guardare OLTRE l'orizzonte che ci stanno disegnando per nostro conto. Niente che abbia a che fare col calcio è un male: qualsiasi cosa di "male" che sia addentro al calcio era malato già da prima. Qualsiasi cosa di "male" ci sia addentro al calcio ce l'hanno guastato loro.
E' il "terzo tempo" il vero terrorismo.
I 92 minuti di applausi me li faccio da solo.
Fuck you.
"Basta poco a fare bella figura. Basta poco. Basta esser buoni la domenica mattina".
V. Rossi "Basta poco"
giovedì, 29 novembre 2007
Non siamo noi l'antipolitica
Categoria:dissenso, scritto da andy capp
L'antipolitica è Berlusconi che dal giorno alla notte scioglie un partito che aveva sempe giurato non fosse di plastica per fondarne un altro altrettanto finto di cui non si conosce nemmeno il nome. L'antipolitica è Berlusconi che dieci giorni dopo giura di non aver mai sciolto Forza Italia e di voler creare un network in cui tutti quelli che si riconoscono in determinati valori vi possono entrare. L'antipolitica sono quei valori in cui alcune persone si riconoscono.
L'antipolitica è Fini che litiga con Berlusconi e oggi dice di avere le mani libere su giustizia e telecomunicazioni dopo aver appoggiato senza mai alcuna contestazione le decisioni del capo. L'antipolitica è Fini che commenta le intercettazioni sugli accordi Rai-Mediaset come un fatto su cui riflettere, senza però ricordarsi che il Ministero delle Comunicazioni all'epoca faceva proprio capo al suo partito. L'antipolitica è il Governo che dopo due anni si ricorda che esiste un problema legato al conflitto di interessi.
L'antipolitica è il Partito Democratico con l'inno nazionale, il simbolo tricolore e un loft come sede dove fare gli aperitivi e invitare gli amici. L'antipolitica è Veltroni che come prima mossa si siede al tavolo con gli stessi personaggi che un anno e mezzo fa parlavano di golpe alle elezioni politiche e brogli dell'opposizione, unico Paese al mondo.
L'antipolitica è Follini nominato responsabile delle politiche dell'informazione del neonato Partito Democratico. L'antipolitica è chi ha nominato Follini responsabile delle politiche dell'informazione del neonato Partito Democratico. L'antipolitica è Follini nel Partito Democratico, eletto senatore con i voti dei cittadini che avevano scelto il centrodestra.
L'antipolitica è il Ministro Amato che dice alla Camera: "Se Gabriele Sandri non avesse partecipato alla rissa non sarebbe morto". L'antipolitica è il Ministro Amato che non si dimette dopo aver detto una bugia il giorno dell'omicidio di Gabriele Sandri, ovvero che il poliziotto avrebbe fatto una sciocchezza. L'antipolitica è il Ministro Amato che si compiace del suo decreto dopo due morti nel calcio in meno di un anno. L'antipolitica è il Ministro Amato che tira fuori la storia, il lunedì successivo, dei bambini che giocano a dadi e si prostituiscono per pagare i debiti di gioco.
L'antipolitica è il Capo della Polizia De Gennaro indagato per istigazione alla falsa testimonianza durante le giornate del G8 di Genova, che viene nominato capo di Gabinetto del Viminale. L'antipolitica è il dottor Sgalla, responsabile della comunicazione durante le giornate del G8 di Genova, oggi nominato nello stesso ruolo all'Osservatorio del Viminale sulle manifestazioni sportive. L'antipolitica è Vincenzo Canterini, capo della Mobile durante le giornate del G8 di Genova, che oggi si occupa a Bucarest di contrasto al traffico di esseri umani.
L'antipolitica è l'accordo sul welfare firmato il 23 luglio dalle parti sociali, modificato in Commissione Lavoro, e successivamente rimodificato con un nuovo testo sul quale il Governo ha posto la fiducia. L'antipolitica sono i malumori della sinistra radicale, messa nell'angolo da due-tre senatori che non rappresentano nessuno se non i loro interessi personali, costretta a votare una Finanziaria che per il secondo anno consecutivo favorisce le imprese e non i lavoratori per evitare che a gennaio - in caso di caduta del Governo - entri in vigore la Riforma Maroni sulle pensioni.
L'antipolitica è l'urlo di disapprovazione che si è sollevato da fabbriche e call center durante il referendum sul welfare che i sindacati confederali hanno bollato come dissenso interno. L'antipolitica è il precariato di massa ancora tutto lì.
Non sò se ho reso bene l'idea. Lui c'è sicuramente riuscito meglio di me.
domenica, 25 novembre 2007
Sono morti SEI BAMBINI
Categoria:dissenso, scritto da stefano havana
Nessuno di loro sarà ricordato.

Nessuno di loro aveva scelto una divisa.
lunedì, 05 novembre 2007
Caro romeno, caro romano (lettera dall'italiano medio e lettera all'italiano medio)
Categoria:dissenso, scritto da stefano havana
E adesso, caro romeno, che farai?
Ci implorerai, vi prego-vi prego-vi prego, di non essere razzisti? Ah, ma oggi come oggi bisognerebbe chiamarsi Ghandi per non essere razzisti: non lo vedi come siamo messi? Nientemeno, non possiamo più uscire di casa tranquilli e tu vorresti farci credere che dovremmo mantenere la testa sulle spalle? Ma smettila: hai esaurito i crediti, caro romeno. Per noi siete tutti delinquenti, assassini, ladri di borsette e violentatori di donne: accampati in quelle baraccopoli; accattoni, romeni e molto spesso rom, nomadi, zingari, zigani, gitani che mandate in giro i vostri figli a rapinare nelle metropolitane. E pensare che sarebbe così facile: basterebbe bruciarvi tutti! Non vorrete mica chiedere a noi, figli di Roma e figli d'Italia, d'essere sereni nel giudizio? Non più: avete reso il buio della città nostra un luogo insicuro, avete violentato le nostre donne, le avete uccise e lanciate nei fossi insieme al letame e ai funghi marci e vorreste chiederci di darvi un'altra possibilità? Lasciate a noi la libertà di maltrattatare le donne nostre: siamo sufficientemente bravi ad insultarle tutti i giorni e a limitarne ogni pretesa di carriera in nome di un legittimo maschilismo. Fatevi gli affari vostri. Pensate a rubare i borsellini, ché per il falso in bilancio il talento è italiano.
Insomma, caro romeno, adesso che l'hai fatta grossa una volta di troppo - e sfiga t'ha detto che il marito della morta era pure uno piuttosto di conto - non chiederci di non fare di tutta l'erba un fascio. Lo facciamo eccome, il fascio: assassino tu, assassini tutti gli altri simili tuoi. Perché non spetta a noi, arrivati a questo punto, fare un passo indietro, ma a te. Spetta a te convincerci che stiamo sbagliando, spetta a quelli della gente tua venirci a dire no, guardate, non siamo tutti così. Ecco come ragioniamo noi e fattelo andare bene: di tutta l'erba facciamo un fascio e non ci rompere i coglioni. Vieni, romeno, vienici a convincere ma senza esagerare: dieci, quindici metri di distanza andranno più che bene. Hai visto mai...
Perché caro romeno, se vuoi sapere noi come la pensiamo, ebbene, dovresti avere l'eleganza di andartene. Non dire che non te lo puoi permettere, perché con Ryanair ti costa giusto il lavaggio di un vetro al semaforo. Vattene, caro romeno: prima che il corpo mezzo svestito di Giovanna nel fossato renda troppo chiaro il concetto che la colpa, qui, è tua quanto mia.
Essì caro romAno, che t'incazzi solo quando ci scappa il morto, pensi davvero di essere un bravo cristiano? Caro Romano - romano di nascita e Romano Prodi, inteso come rappresentante del Potere - diteci perché ci vuole un ispettore Raciti per cominciare a porsi delle domande? Perché ci vuole Carlo Giuliani per un giro di vite intorno alle forze dell'ordine? E diteci perché ci vuole Giovanna morta nel fossato per vedere la fila di volanti fuori del campo rom in questione, dopo che il campo rom in questione erano vent'anni che stava lì e tutti, nel quartiere, lo dicevano che prima o poi... Caro romano, che offri il meglio di te davanti al telegiornale della sera con la bocca sporca di maccheroni al sugo e pecorino e buon vino, e caro Romano, che politicamente strumentalizzi ogni barbarie, schifo mi fa questa vostra apologia dell'allarme.
Caro romano che t'indignavi per i massacrati monaci birmani, dove sei finito? Dove hai riposto le tue ridicole felpe rosse? I tuoi cappelli arancioni, le tue fotografie spedite a "la Repubblica" per pubblicizzare il blog o il tuo sorriso da aperitivo milanese; dove hai messo le tue catene online, le petizioni? Tutte dimenticate nel vano porta oggetti della tua Range Rover da 400 cavalli? Dove sei andato, coglione, vate dell'ipocrisia? Tu che ti ricordi che c'è un mondo al di là del tuo orticello, solo quando ti si guasta un pomodoro; tu, e tutti quelli come te che s'alzano solo quando lo stadio fa la ola, solo quando anche tutti gli altri s'alzano, dove sei andato? Dove siete andati a nascondervi? Tutti a posare i fiori sul capezzale di Tor di Quinto state?
Ma venite via, fateci bella figura una volta tanto! Tornate ai vostri centri commerciali; tornate ai vostri concessionari d'auto. Dove sarete tra una settimana, tanto? Dove finiranno le indefesse ronde di questi giorni, che sembra che dalle parti di Saxa Rubra, a Roma, sia esploso un pozzo petrolifero o spuntato un albero del pane, tanta è l'attenzione, la polizia, il brulicar di gente, e invece è solo un campo, il solito campo rom, quello che c'è da quando Roma è Roma e a cui a nessuno è mai fottuto niente; dove finiranno queste improvvisamente puntualissime forze dell'ordine? Dove finirà il cordoglio? Dove finiranno le parole di Veltroni e la durezza dei prefetti?
Voi siete gli arbre magique ipocriti di questa esistenza di plastica: profumate la merda, sperando che sia qualcun altro a tirare la catena e non standovi troppo a preoccupare - c'è la partita! - se quella merda, alla fine, nessuno la scarica e s'accumula, s'accumula, s'accumula.
Caro romeno, caro romano,
ma vaffanculo.
giovedì, 01 novembre 2007
La rivoluzione dal basso è una rivoluzione del cazzo (un post volutamente senza link)
Categoria:blog, dissenso, scritto da giggimassi
Ma guardatela com'è ridotta, la cosiddetta blogosfera, a pochi anni dalla sua esplosione. Guardatela bene, intendo. Osservatela nei suoi gangli vitali. Il primo blog italiano, quello di quel signore che un secolo fa faceva Te lo dò io il Brasile, non è un blog. Su altri, cliccatissimi blog, come quello di mistermiliardo/Clarence si fanno dei post a pagamento per le multinazionali del rasoio (è finito il miliardo?). I cosiddetti maggiori blog tecnologici, copiaincollano i comunicati delle aziende. Hey ragazzi, l'azienda della mela morsa vi regala un tappetino da mouse. E giù commenti entusiastici. Oppure si sprecano centinaia di parole per spiegare come si installa un print server (perdio, io reclamo il diritto di fregarmene bellamente, di come si installa un print server, se tutti sapessimo non solo cos'è, ma come s'installa un print server, voi smanettoni sparireste dalla terra).
Poi ci sono gli intellettuali: come quello famosissimo, col blog che cita un filosofo, beh, lui è un intellettuale col blog chiuso, bel modo di confrontarsi con la realtà. Questo è il nuovo che vi avevano promesso. Questo è.
Si fanno inutili e autoreferenziali barcamp (dove i maschi vanno per rimorchiare, non lo ammettono ma vanno per rimorchiare; il che è obiettivo per nulla disprezzabile, ma che lo si dica chiaramente; le femmine vanno invece per farsi lincare: lincami tutta, diceva non mi ricordo chi, ma era una intelligente).
Tutti, insomma, si parlano addosso. E' la big conversation delle troiate. Non c'è un'idea vera, nuova. Non c'è una Fontana di Trevi colorata di rosso, per intenderci. Lo schiaffo e il pugno, niente. Conformismo e banalità ovunque. Partigianerie puerili e incapacità di guardarsi dall'esterno. Sia chiaro che non ce l'ho con una certa, perfino gradevole superficialità, e tantomeno ce l'ho col cazzeggio [basta leggere il mio blog...]. Ce l'ho, al contrario, con chi aveva venduto la palla della rivoluzione blogologica.
E' incredibile come dietro ogni rivoluzione - vera o presunta - ci siano dei cattivi maestri che dai loro salotti, col sigaro in mano, ridono dei coglioni che li seguono. Che li seguiranno sempre.
Quei coglioni siamo noi. Siete voi.
La cultura. I libri dei blogger, eccezion fatta per [non mi vengono in mente eccezioni], rimangono libri di qualità scarsa o nulla. Libri che non incidono, libri che passano in un amen. Voi quanti ne avete letti, finora? Ne ricordate non dico un capitolo, ma una frase? Ci si avvita in sterili polemiche letterarie senza capire che anche la polemica, al di là dei torti e delle ragioni, ripete l'errore dei media tradizionali: creare il caso in un paese che ha bisogno di casi, per prendere un libro in mano. Pubblico dimmerda e popolo bue. Lo stesso dei blog, incazzatevi pure ma io la penso così.
Lo vedete da soli che i blog sono una colossale presa per il culo. Altro che rivoluzione. Mi fanno ridere questi guru che si sbattono per spiegarci le magnifiche sorti e progressive della blogosfera, il tutto per farsi offrire il viaggio a Los Angeles dall'azienda della mela morsa. Hey ragazzi, in palio un tappetino eccetera.
La politica: devo citare ancora il caso Adinolfi per sostenere che i blog non hanno [ancora] nulla da aggiungere ai mezzi tradizionali di formazione del consenso? Devo citare il declino evidente, nei contenuti e negli obiettivi, del primo aggregatore dei blog del centrodestra? Devo citare, dall'altra parte, il flop dell'aggregatore di centrosinistra? Perfino Mastella e Di Pietro hanno aperto un blog, loro sì che son giovani: la lingua italiana è ancora lì che si strugge, in gramaglie. E poi hanno le loro redazioni e curatori. Non sono, appunto, dei blog.
Qui è tutto un guardarsi l'uccello per vedere se, hai visto mai, cresce dall'oggi al domani. Ma questo già esiste nella vita reale [e no, non cresce, il mio per esempio è lo stesso da quindici anni].
Dai blog, compreso il mio s'intende, compreso perfino Noantri che mi ospita [grazie], e che considero una delle poche zone davvero libere della blogosfera, beh, mi dispiace ma: dai blog non è ancora venuto nulla.
Se non una formidabile presa per il culo.
[Mi infilo in questo post - sono Ste, ciao a tutti - per segnalarvi che, come avrete già capito, da oggi su Noantri scriverà anche l'amico Giggi Massi. Conosciuto nel virtuale mondo dei blog, l'amicizia s'è fatta avanti a colpi di gomitate, sputi, litigi e controversie fino a sfociare con grande piacere nella Vita Reale. Di lui ho sempre detto: spesso la pensa all'opposto di noi, ma la pensa all'opposto con grande intelligenza. Il mio sogno è sempre stato quello di far diventare Noantri una Factory del Dissenso, dove il dissenso stesso fosse funzionale al fuoco sacro della polemica e della discussione costruttiva: Giggi è uno che ha dentro questo meccanismo della comunicazione che tanto mi/ci piace. Spero che il suo avvento qui sia il primo passo verso la Factory del Dissenso che ho sempre sognato. Gratis, carnale, onesta e LIBERA. Senza perdere l'amore per il Cazzeggio. Ciao Giggi, benvenuto tra noi.]
mercoledì, 03 ottobre 2007
Punture sul pisello
Categoria:attualità , dissenso, scritto da stefano havana
Sentite, io non m'intendo di giustizia, di legge, mai me ne intenderò. Quando guardo il mio amico Federico negli occhi, lui avvocato, gli dico sempre: "Ma chi te l'ha fatto fare? Tu eri un grande chitarrista...", ma questo è un modo di dire, tutti noi, da giovani, da piccoli, eravamo già qualcosa, avevamo un talento che faceva unire le mani ai nostri genitori, quel non so che che prima o poi avremmo finito per sprecare, perciò quello che io dico al mio amico Federico è certamente una boutade, un modo come un altro per avviare una chiara media al pub, però resta il fatto che io di legge eccetera eccetera, anche perché non mi riesco proprio a capacitare di tutte quelle persone che, per mestiere, si occupano dei problemi degli altri. Qualcuno li chiama avvocati, appunto, medici, psichiatri: io li chiamo eroi.
E siccome io non sono un eroe, e mai lo sarò, perché mi piace troppo dormire la mattina fino a tardi, ecco allora che non m'intendo nemmeno di legge.
Premesso questo mi voglio permettere di dire che c'è qualcosa che non va in tutta questa faccenda di Rignano Flaminio: non so se vi ricordate, ma insomma in un paesello laziale, uno di quelli dove la gente confonde le -b- con le -p- e trova grandissima difficoltà a capire dove vadano a finire le doppie in un'analisi grammaticale, ecco in questo paesello qui, da più di un anno ci sono decine di bambini di quattro o cinque anni che, davanti a giudici e psichiatri e psicologi ed esperti dell'infanzia dicono sempre le stesse cose, al punto che tutti questi esperti, trattandosi di bambini, hanno parlato di "chiari racconti del vissuto", capite?, "del vissuto", perché un bambino può mentire una volta, due, ma se nel giro di un anno - u n a n n o - un bambino riesce a mantenere la stessa "linea di ragionamento" più o meno stabile, questo significa che c'è sotto qualcosa semplicemente di vero. E' per questo che gli esperti parlano di "vissuto" e non di "immaginato".
Era prevista per ieri 2 ottobre l'ultima delle udienze. Ad essere interrogato dalla Procura l'ennesimo bimbo, cinque anni, il quale ha dichiarato più volte al magistrato che "A scuola mi picchiavano. Facevamo giochi brutti". Qualcuno dei vostri figli ha mai parlato di "giochi brutti" tornando da scuola? I bambini non sono granché complicati: scelgono quasi sempre una linea retta per percorrere lo spazio da A a B: mica sono adulti o che. Non è che sanno zig-zagare come facciamo noi. Quindi, tenendo presente anche la teoria del Rasoio di Occam, a me pare che un bambino che improvvisamente parla di "giochi brutti" vada tenuto molto, molto presente.
Questo bambino, l'ultimo della successione di interrogatori che si ripete indefessa da dodici mesi, ha cinque anni e ha detto che gli facevano "il gioco della puntura sul pisello". Testualmente: il gioco della puntura sul pisello. Ora io non so a che gioco si giochi in quel di Rignano Flaminio, non ci sono mai stato a Rignano Flaminio: però so che il gioco delle punture sul pisello è qualcosa che dentro la testa di un bambino di cinque anni non ci dovrebbe stare. Non voglio farne un discorso retorico, tipo che i bambini sono dei piccoli angeli o che. Anzi: per me i bambini, il più delle volte, sono dei giganteschi figli di puttana, egoisti, egocentrici che rompono i coglioni e che pensano che tutto quanto al mondo sia pronto per il loro uso e consumo (ehi, ma sono io questo!), dico, però, che un concetto come il gioco delle punture sul pisello non dovrebbe avere spazio, fisicamente, dentro la testa di una creatura tanto piccola. Da dove è andato a pigliarla? Che cosa dicono in proposito i magistrati, i giudici, i poliziotti, i carabinieri, gli investigatori privati, i Tom Ponzi, Dio, il vigilante di quartiere? Com'è possibile che Rignano Flaminio non esploda per aria a sentir parlare di punture sul pisello?
Dice quel bambino - sempre nell'interrogatorio di ieri, e mi viene difficile perfino chiamarlo interrogatorio, ma è di questo che si tratta purtroppo per lui e per il suo futuro: un interrogatorio - dice quel bambino che in un altro dei giochini fatti "i maschi venivano fatti salire sulle femmine" ed eccolo qua un altro bel significato che codesti bimbi non dovrebbero poter dare al significante. Ma invece lo fanno: descrivono palesemente il più classico degli atti sessuali: i maschietti sopra le femmine. È qualcosa che faranno tutti, presto o tardi: salire sopra le femminucce, a meno che non diventino froci, e allora saliranno su altri maschietti, presto impareranno a farlo, forse il più perspicace di loro non dovrà aspettare che altri 10 o 11 anni, mica una vita, perciò, mi chiedo, a che serve che questi tizietti piccoli piccoli abbiano già coscienza adesso di questa procedura che li terrà impegnati per il resto della loro esistenza? Chi gliel'ha inculcato questo insegnamento? Mamma e papà? Maria De Filippi? L'Orso Yogi?
"La maestra Marisa faceva giochi brutti a scuola. Ed era brutta e cattiva": lo ha detto sempre lui, lo ha ribadito il bimbo interrogato ieri 2 ottobre. E ha detto anche un'altra cosa. Questa: "Le bidelle mi picchiavano", al che io, che non m'intendo di legge, voglio pure concedervi il beneficio del dubbio e perciò dico va bene, anche io ho visto una maestra o due, durante l'adolescenza, alzare le mani su uno dei miei compagnucci senza per questo essere una pedofila, una di loro, davanti a questi occhi, in quarta elementare, quasi strappò via il lobo dell'orecchio a un bambino che si chiamava Simone, però, insomma, la situazione era diversa, le porte erano aperte, avevamo quasi 10 anni e non la metà e, comunque sia, dopo quell'episodio, stesso il giorno dopo, i genitori di Simone vennero in aula inferociti e poco ci mancò che rendessero pan per focaccia alla maestra colpevole. A sentire parlare di bidelle che picchiano i vostri figli e di una maestra che fa fare loro dei giochi brutti, voi, che fareste? Vi girereste dall'altra parte del letto? Concedereste un'intervista in esclusiva a Chi? Oppure spacchereste tutto?
Io non ho bambini, non ho figli. Non ho nemmeno un fratello piccolo, né l'ho mai avuto. Perciò questo è un post che neanche avrei dovuto scrivere: non ne so di legge, non ne so di bambini, però vorrei ugualmente chiedere a voi, che mi leggete, e che siete padri o madri, vorrei chiedere a voi: perché questi genitori di Rignano Flaminio non hanno fatto implodere la scuola? Perché non l'hanno fatta crollare a suon di martellate, badilate? Perché non hanno preso, e non prendono, a pugni le porte dei giudici e dei tribunali fino a spellarsi le nocche, fino a schiumare saliva dalle guance, perché non urlano davanti alle telecamere, non fanno scioperi della fame, non prendono la rincorsa con le macchine e vanno ad impattare contro il muro di tutte le Istituzioni? Perché non si rivolgono a un'altra giustizia, a un'altra magistratura, semmai quella del Burundi, non lo so, una a caso, però lontanissima?
Non ne so niente di legge, ragazzi miei, all'amico Federico dico sempre che non so proprio lui come faccia a trovare la forza di fare un lavoro così importante e così complicato, perciò non so se esistono i crismi legali per urlare la mia ragione; tantomeno ho figli, come dicevo, perciò ecco un altro muro oltre il quale non posso vedere per affermare, con certezza, genitori, cazzo, ribellatevi.
Eppure lo stesso sento dentro di me la convinzione morale che se fossi stato genitore IO di quel bimbo di 5 anni che, manovrando un camioncino giocattolo, ha detto ieri al giudice "mi hanno fatto il gioco delle punture sul pisello" avrei immediatamente scavalcato la scrivania e l'avrei preso per il collo quel giudice, quell'avvocato, quel perito, o chi per lui, e gliel'avrei sbattuto sotto un pestacarne, il pisello; così come sarei andato dalla "maestra Marisa", io madre, sarei andato a bussare alla porta della "maestra Marisa", con un mattarello in mano, e l'avrei legata col nastro isolante alla sedia, le avrei tirato via le unghie dei piedi, dislocati i menischi, urlato in faccia tonnellate di insulti mescolati a rabbiose, inconsapevoli lacrime. Così, solo nel dubbio.
Perché non è successo? Perché non succede? Perché le autorità, i mass media e l'ITALIA s'indignano se un ex brigatista disperato prende e fa una rapina alla Monte dei Paschi di Siena ma se ne stanno in poltrona a fare tò tò sulla testina del bambino quando quello, ogni tanto, senza preavviso, prende e si mette a parlare di giochi pazzeschi, di punture sul pisello, di passerina, di dita infilate di qua, di baci soffiati di là, di maestre cattive e brutte, di bidelle manesche, di orchi, lupi cattivi, satana, di bambini sopra le bambine? Perché mettono dentro, in diretta televisiva, per un anno e otto mesi un tizio che ha lanciato un mortaretto sul tartan del campo di calcio e invece non c'è neanche una persona minimamente indagata per tutto questo scempio diabolico? Perché si istituiscono i processi per direttisma per un ragazzo con una canna in tasca e lì, a Rignano, ancora parliamo di "incidente probatorio" e di eventuale processo?
Perché urlano "Assassino!" ad Alberto Stasi, mentre entra in galera, senza saperne niente, e poi, quando lo fanno riuscire con tante scuse 24 ore dopo, non c'è nessuno ad aspettarlo a testa bassa girando i pollici? Perché va così il mondo? Perché mettono 10mila euro di taglia sul responsabile della strage degli orsi in Abruzzo, e non istituiscono una Commissione Parlamentare d'Inchiesta per i bambini abusati? Perché l'udienza di ieri, oggi non è su tutte le prime pagine? C'è una novità! C'è qualcosa da raccontare, amici giornalisti, non è come a Garlasco, quando si va per piazzette a intervistare il salumiere, qui c'è stata una deposizione che varrà come prova. E allora? Dov'è l'attenzione mediatica e istituzionale? Perché chi ha parlato in un primo momento de "L'orrore a Rignano" oggi preferisce parlare di gossip post-estivo e dei destini delle gregoraci di turno? Perché le veline non fanno gli stacchetti quando muore un italiano in Afghanistan e invece stasera sono tutte ignude davanti alla televisione? Perché Bruno Vespa si porta in studio la bicicletta di Garlasco e neanche un grembiulino di Rignano Flaminio? Perché Matrix preferisce occuparsi di Gigi Sabani?
Chi c'è veramente dietro?
Perché si sprecano tante energie per far girare le miss di culo, quando c'è un paesino nel Lazio così palesemente PIENO di olio buono e pedofili in libertà?
giovedì, 30 agosto 2007
Pubblicodimmerda!
Categoria:dissenso, scritto da stefano havana
Qualcuno dovrebbe fare qualcosa per fermare Fabrizio Corona. Dico sul serio. Ho aspettato qualche giorno per vedere se succedeva, se effettivamente qualcuno avrebbe fatto qualcosa per fermare Fabrizio Corona e, invece, non è successo niente.
"Fabrizio Corona è solo uno come voi che ha scelto di non farsi mettere i piedi in testa" ha urlato lui contro i cittadini di Venosa (Potenza) che si erano raccolti per contestarlo e per manifestare contro la sua partecipazione alla "Notte Bianca".
E, invece, bisogna dirlo una volta e per sempre, Fabrizio Corona non sarà mai "uno di noi" e bene hanno fatto quelle persone a fischiargli in faccia il proprio dissenso; non è "uno di noi", Corona Fabrizio è, per esempio, un tizio che va sui luoghi degli omicidi più efferati, insieme al compagnuccio Lele Mora, per ravanare quanti più potenziali divi televisivi possibile tra vittime e indagati. Il che, se non è illegale, dovrebbe esserlo e io dico che Fabrizio Corona, più che a fischi e insulti, a pomodorate andrebbe preso, una buona volta, quando va nei posti in cui va a fare quello che fa.
Sentire Corona elogiare le ormai celeberrime cugine K. per quel fotomontaggio mi ha fatto venire la diarrea, soprattutto perché nessuno, tra inquirenti, forze dell'ordine, politici e parenti della vittima, s'è sognato di prendere per la collottola quello sbruffone e dirgli di tacere. Perché? Corona, lo dico con la leggerezza del cronista e del commentatore, è uno che dovrebbe ritrovarsi coinvolto in una bella rissa e uscirne pesto, livido e con qualche cosa in più di una costola incrinata. Corona è uno che andrebbe indagato per oltraggio alla dignità umana, se questo reato ci fosse, altro che "ostaggio dello Stato", è uno che andrebbe fermato nei posti in cui va a fare quello che fa, non con le parole ma con i gesti, con la violenza, con delle manifestazioni di dissenso plateale. Stiamo arrivando a un livello troppo alto di Schifo.
Corona dovrebbe essere rispedito nella sua Bentley bianca a calci in culo, dovrebbe capire, Corona, che in questo mondo, democratico e aperto, semplicemente non c'è, o non ci dovrebbe essere, posto per lui, e già che ci siamo dovrebbe anche finire, fermatemi se non siete d'accordo, questa concezione per cui il trash, in Italia, significa automaticamente prodotto di successo. Dalle Lecciso a Corona, da Albano a Dj Francesco, da Corona, appunto, a... Scegliete voi il personaggio, comunque uno di questi recenti, partoriti, anzi vomitati, da un reality show di (in)successo, ché tanto tutti da lì vengono, ecco, bisognerebbe cominciare ad inculcare questo concetto per cui se si parla male, pessimamente, di una cosa, non è vero che ciò è sintomatico di successo.
Succedeva la stessa cosa con i blog: io scrivevo "Questo è un blog di merda", col link al blog di merda e quel blog di merda, siccome io lo linkavo, e con me, semmai, altre mille persone, diventava primo nelle classifiche italiane dei blog migliori. Migliori, capito? MIGLIORI. E invece era un blog di merda. Però si vede che su Internet la gente è un po' più sveglia del normale, non lo so, fatto sta che questa cosa dopo un po' è stata cambiata, perché proprio non poteva essere, e oggi le classifiche sono fatte in modo diverso, indipendentemente dal fatto se uno le guarda o no, le classifiche.
Invece in televisione non succede questo: più si abbatte lo Schifo (ad es. Vallettopoli) più gli interpreti di quello Schifo si trovano a navigare nell'oro e nel successo. (i locali dei responsabili di Vallettopoli non sono mai stati tanti pieni come quest'estate) Non c'è un modo per cambiare questo meccanismo, o almeno io non lo trovo, non lo conosco. Qualcosa, piuttosto, dovrebbe cambiare nel cervello della gente, a bastonate semmai, perché se Fabrizio Corona va nei posti in cui va a fare quello che fa, allora la responsabilità è soprattutto NOSTRA. Del pubblico. Noi siamo i riceventi e dovremmo avere, esattamente come chi trasmette, una grossa fetta di responsabilità nell'ordine delle cose che succedono e che succederanno.
Mi viene in mente l'urlo apocalittico di Michele Apicella-Nanni Moretti nel film "Sogni d'oro" e ancora oggi, l'urlo di quel film datato 1981, mi appare come una grande visione preconizzante dell'insulso mondo che sarebbe stato per colpa dell'effetto dei media sulla società di massa (il travestimento da pinguino non è forse una geniale anticipazione dei vari "Cangurotti" e affini costanziani degli anni 2000?) ed è per questo che lo uso, uso l'urlo apocalittico di Apicella-Moretti, a conclusione di questo post sullo Schifo che mi fa la gente come Fabrizio Corona e quelli che gli chiedono l'autografo. L'urlo era ed è: "Pubblico di merda!" (sì, il conduttore è assolutamente un giovanissimo Giampiero Mughini)
domenica, 22 luglio 2007
Sollevazione popolare: Costanzo deve rinunciare al Brancaccio
Categoria:dissenso, scritto da stefano havana
sabato, 07 luglio 2007
Mentre voi dormite loro sì che stanno salvando la terra
Categoria:dissenso, scritto da stefano havana

Padre nostro, se sei nei cieli
per piacere fulminali tutti tramite un virus negli amplificatori Marshall,
inonda le loro terre riversando su tutte le case l'equivalente dell'acqua sprecata in questo magico 07/07/07 (qualche migliaio di tonnellate),
desertifica i loro territori togliendo tanta elettricità quanta ne hanno sprecata fino a questo momento (qualche miliardo di kilowatt)
prendi tutti i soldi che tirerà su Bob Geldof con la vendita delle magliettine e dei dvd (qualche milione di euro) e fai sì che tutti loro, a giro, li possano spendere in medicine per la dissenteria,
quindi cancella il debito (che come dice Homer Simpson equivale a: "Beebopalula", oppure a: "Ahdjdkfjdfere"),
(e fai cadere Jovanotti in un fosso abitato da coccodrilli),
insomma, Dio, se sei nei cieli, sfogati, fai quello che faresti se fossi su questa terra, testimone impotente della solita truffa da parte dei Potenti ai danni dei Mortali Creduloni, distruggi, devasta, annienta, punisci.
Ma risparmia LEI.
(un grazie a Prince, a Vasco Rossi e a tutti gli altri grandi e veri Artisti che hanno sempre rifiutato con violenza e fermezza codesta merdata)
lunedì, 11 giugno 2007
L'uomo venuto con la Porsche bianca e il patto col Diavolo
Categoria:dissenso, scritto da stefano havana
Azouz che scende dalla Porsche Carrera bianca, con la giacca bianca e il pantalone bianco, a me fa venire i brividi. Dice il Corriere della Sera che sulla V aperta della camicia, forse bianca anch'essa, tra qualche pelo rado e la pelle scura, si stagliava un medaglione d'oro, uno di quello dei grandi divi e, dice sempre il Corriere, che quel medaglione era composto dalla fede nuziale e dalla foto del bimbo. Moglie e figlio di Azouz, quello della Porsche bianca, camicia bianca, giacca bianca e medaglione, sono stati trucidati a sprangate e a coltellate dai vicini di casa, qualche mese fa, nella tragedia delle tragedie, quel massacro di Erba che ha fatto impallidire pure Novi Ligure.
Azouz che scende dalla Porsche bianca davanti al Coconut, questo piccolo locale della provincia di Erba, e si ritrova con Lele Mora, col tronista Alessandro di Pasquale e il calciatore Gabriele Rodrighiero, mi fa attorcigliare le viscere come una stella filante soffiata perché l'avevamo detto, tutti quanti, che quello lì ce le aveva tutte per diventare carne da reality, l'avevamo detto subito, già alle prime interviste, mentr'egli si schermava dietro gli occhiali da sole a specchio, e poi pure dopo, l'avevamo detto, nei salottini televisivi di Mentana e Vespa, seduto sulle poltrone, intento a rispondere a domande cretine di giornalisti cretini, e l'avevamo definitivamente desunto ancora più tardi, quando cedette le immagini del funerale della famiglia per una cifra spropositata a un settimanale rosa. Tra il partito di quelli che in qualche modo deve pure campare e il partito di quelli che uno così si meriterebbe le fiamme dell'inferno, Azouz godone ha già stipulato il patto col Diavolo, dove il Diavolo veste anche lui di bianco, ha sfiorato la galera, vanta un paio di procedimenti penali in corso e si chiama Mora Lele. Mora Lele, di professione agente dello spettacolo, ha dichiarato che Azouz è un bellissimo ragazzo e che da cosa può nascere cosa, anche se nella televisione, per carità, la bellezza mica è tutto. Da par suo l'uomo che ha visto il proprio figlio e la propria moglie sciogliersi di sangue nel salotto di casa ha mangiato ostriche e pesce crudo, tutto rigorosamente offerto dal ristorante Coconut, gentilezza questa ben più che calcolata, se si pensa che per la magica serata il Coconut stesso ha fatto registrare il tutto esaurito e, addirittura, come racconta il proprietario, s'è dovuta rifiutare la prenotazione a decine e decine di richiedenti, e dopo essersi ripulito le labbra e aver rifiutato un amaro, l'uomo che da par suo ha visto il figlio e la moglie eccetera eccetera, non si è nemmeno negato agli autografi e alle fotografie, perché si sa cosa succede alla gente quando viene a sapere che c'è il divo sottocasa: rinuncia agli impegni e scatta foto ricordo.
Lui stesso, Azouz, ha dichiarato che Lele è un amico, me l'ha presentato Fabrizio Corona e mi è stato vicino nel momento del dolore, confessione, questa, che, dopo i soliti brividi, m'ha fatto pensare a un sacco di cose, quasi nessuna positiva, intanto a una, facile facile, che vi espongo immantinente: perché, nel momento del dolore e, nella fattispecie, nelle ore successive a un ematicissimo massacro che ha coinvolto tutta la tua famiglia, dai primissimi rami dell'albero genealogico fino alle ultime gemmazioni, ecco, perché in quei momenti lì, tra tante persone, al tuo capezzale di uomo finito dovrebbe accorrere Lele Mora? Perché questa cosa è successa? Come mai Lele Mora s'è tuffato nel dolore di un uomo? E perché quest'uomo, privato dell'intera vita sua da un paio di fendenti di coltello, avrebbe dovuto accettare, certograzieperchéno, i servigi d'una specie di Divino Otelma ripulito, piombato chissà come e perché mai in quel di Erba con alcuni cadaveri ancora caldi stesi sul tavolo di marmo?
Un'altra domanda che io vorrei porre a questo signore, a cui è andata tutta la mia partecipazione emotiva, mesi fa, mentre veniva accusato, solo perché extracomunitario, mezzo negro, parliamoci chiaro, d'aver massacrato lui i propri cari, un'altra domanda vorrebbe essere la seguente: Azouz, la Porsche Carrera bianca, ce l'aveva anche prima dell'assassinio della famiglia? Perché se la rispota è no, se la risposta è certo che no, la Porsche Carrera bianca è stato un legittimissimo contentino post-trauma, semmai consigliato dallo psicologo di Costanzo, se una strage di Erba qualsiasi porta nel garage del sopravvissuto una Porche Carrera bianca e un contratto con Lele Mora, vale a dire i medesimi servigi che arreca al fortunato la partecipazione ad un reality, allora io non mi sento tanto bene e posso dire con illuminata certezza che questo mondo avrebbe bisogno di una bomba atomica. (o, comunque sia, fatemi sapere a chi mi devo rivolgere per avere indietro la mia partecipazione emotiva)
domenica, 27 maggio 2007
Oppio, oppio... com'era quel discorso sull'oppio?
Categoria:attualità , dissenso, scritto da davide firenze
Grazie a tutte le volte in cui ho dovuto fare il giro del mondo per tornare a casa per colpa dell'immancabile processione del sabato notte sull'Ardeatina, grazie ai preti pedofili, grazie ai Family Day, grazie ai telegiornali della domenica monopolizzati dall'Angelus come se la domenica la gente non morisse più di fame e non ci fossero le guerre, grazie ai vaticanisti, grazie alle magliette di Kakà, grazie alle esagerazioni della serie "ci stanno distruggendo la famiglia", grazie a Mastella, grazie ai tanti tra conoscenti amici e parenti che si fanno sempre più plagiare da losche comunità e sfornano figli a raffica, grazie ai Papaboys, grazie all'ingorgo atroce che si forma su Grotta Perfetta la domenica proprio davanti alla Chiesa e proprio all'ora di pranzo a causa dell'inciviltà di chi parcheggia a cazzo per andare a Messa, grazie alla Stazione Giovanni Paolo II, grazie all'8 per mille che dovunque posi la tua penna per firmare (e pure se non la posi per niente) sempre a loro va, grazie a Eminenza e a Monsignor B, grazie a quelle cazzo di puntate di Porta a Porta in diretta dal Brasile che hanno fatto rimpiangere il plastico di Cogne, grazie al crocifisso nelle aule, grazie a







