martedì, 29 agosto 2006

I lobotomizzati del low cost
Categoria:italia, scritto da stefano havana


veneziaS'è parlato di Sardegna e Porto Cervo. Qualcosa di molto peggio - mi ha colpito molto questa storia - sta accadendo a Venezia: le orde di rincoglioniti tedeschi (pesco a caso dall'atlante) che affollano ogni giorno la città lagunare (divento un po' classista nei confronti del turista medio, sappiatelo) sono destinate a devastare completamente uno dei posti più caratteristici d'Italia. Il calcolo è semplice: se continua così (ci sono dei dati molto precisi e statistiche accertate negli anni) nel 2030 a Venezia non ci sarà neanche più UN abitante. Solo turisti in sandali e calzini invernali. E' da quarant'anni che tale esodo va avanti, a fronte dei tantissimi (troppi) visitatori che arrivano ogni giorno (circa cinquantamila. Che fa 18 milioni l'anno: per rendere l'idea, un paese come Cuba - tra i più turistici del pianeta - la scorsa stagione festeggiò il grande traguardo dei DUE milioni di visitatori in un anno...).

I tabulati dell'anagrafe comunale parlano senza tema di smentite: dal 1966 a oggi il centro storico di Venezia ha perso la metà dei suoi abitanti: erano 121mila nel '66, sono 62mila oggi, di cui 3mila stranieri.

Mi chiedo se valga la pena cedere un pezzo di terra nostra a questo prezzo. Considerati chi sono i turisti che mediamente affollano le attrazioni italiane, mi chiedo se non siano meglio gli sbarchi di Lampedusa. Io stesso vivo in una città turisticamente avanzatissima come Roma e li guardo, questi turisti, girare per il centro, fotografare San Pietro, rischiare di farsi investire ad ogni attraversamento pedonale perché - semplicemente - sono dei rincoglioniti cronici. Per quale motivo le persone (anche noi italiani) appena fanno un passo fuori dalla propria città diventano dei lobotomizzati del low cost? Quand'è cominciato questo spolpamento del neurone?

Perché il low cost, diciamolo, ha aperto i cancelli del turismo anche a chi non poteva permetterselo: ormai viaggia chiunque, e si vede. Considerata la qualità umana di chi si sposta ogni giorno, è del tutto inutile rendere speciali dei servizi che possono tranquillamente essere pessimi e venire comunque utilizzati da questa massa di tizi improbabili con gli occhi a palla e che non sanno dove andare o che fanno atterrare gli aerei in emergenza, perché fumano in volo o parlano ai cellulari. Razzismo? Può darsi, ma selettivo: sono pronto ad accogliere chiunque fin dentro la mia casa, a patto che questo qualcuno eviti - per esempio - di portarsi a casa frammenti di spiagge sarde o pezzi di tipiche pietre del litorale toscano o ligure (notizia di oggi: allarme massimo perché queste spiagge stanno scomparendo. O meglio: si stanno trasferendo nelle camerette dei turisti insieme alle bandane del Cocoricò).

Se dobbiamo cadere, cadiamo. Ma pensare che ci sgretoleremo per colpa di un gruppetto organizzato di signori in Birkenstock, questo no.

p.s. questo è il post di noantri numero 800. Una candelina per noi e un ringraziamento a tutti quelli che, in quasi due anni, hanno contribuito.

giovedì, 02 marzo 2006

L'Italia che siamo
Categoria:italia, scritto da stefano havana


Amici, che disgusto.
Noi siamo l'Italia che sa solo parlare male delle cose e che poi non sa nemmeno lavarsi i panni sporchi in casa: ci manca il detersivo, ci manca l'olio di gomito soprattutto.

Questo fatto di Sassuolo bla bla bla, l'avete seguito? Che idea vi siete fatta? Siamo stati per anni a fare quella mossa col naso davanti alle immagini dei poliziotti americani e Rodney King. Ed ora? Abbiamo avuta la possibilità di riscattarci. Di dire: vedete, siamo meglio noi di quei mangiahamburger senza un'idea minima di democrazia. Sprecata. Io che difendo l'America! Incredibile: eppure finché non ci vai, in America, ne penserai tutto il male possibile. Poi scendi quelle scalette dell'aereo e - zam! - succede una cosa bellissima: ti riconcili con l'Occidente. Finché vai a Cuba e ti trovi da Dio, è facile: lì è come vivere su Nettuno. O sulla cima dell'Ayers Rock, per dire. Ma quando scopri che si può vivere correttamente e come piace a te (come si deve), tra Virgin Megastores e MacDonald's, due o tre domande te le fai.

A me interessa poco che due carabinieri - depauperati da facoltà intellettive e sessuali - brutalizzino uno straniero colmo d'alcol. Mi viene da sputare dove camminano, ma ecco tutto. Quello che mi devasta, piuttosto, è vedere una città come Sassuolo prendere e barricarsi in casa, mettere una canna di fucile tra le imposte semichiuse e fare fuoco su altri negri, cinesi o quello che sono. "La città si schiera a difesa dei due carabinieri": ma sono solo io a percepirla come una cosa mostruosa? Mi ricorda uno di quei film di Pupi Avati in cui una cittadina di provincia si chiude in se stessa celando all'occhio esterno terribili verità, efferati crimini. E' questa la realtà? Siamo questi noi? Gli agenti che devastarono Rodney King subirono l'onta, vennero puniti; ancora oggi la gente cambia marciapiede se li incontra. Qui "la città prende le difese dei due carabinieri". Il disgusto è anche per il pensiero che sta attraversando la mia testa in questi giorni: non merita Sassuolo tutta di affondare in una cataclisma geologico, una qualche inondazione, un terremoto scala 12 o che ne so? E' un cerchio: una spirale di violenza trasmessa e auto-condizionata. Lo andiamo dicendo da mesi tra queste mura: non servono eroi, servono fulgidi esempi di umanità. Non ce ne vengono più dati e noi stiamo tornando a quei tempi ancestrali in cui le persone maneggiavano con diffidenza oggetti di rame e fango (privati, però, della medesima curiosità). Non c'è una classe politica che possa salvarci da questo scempio, non c'è un esempio lampante di giustizia. Ci vorrebbe il monolite di 2001: Odissea nello spazio. Ma forse, se arrivasse, verrebbe fatto a pezzi e venduto sulle bancarelle a prezzi maggiorati.

Voglio dire un'altra cosa su Baricco. Breve, perché il resto - se se ne avrà voglia - lo faremo nei commenti, dove potete scrivere anche voialtri. Se io sia d'accordo con lo scrittore torinese o no, questo non è importante (lo sapete). Se mi piaccia come autore, letterato e uomo di comunicazione, nemmeno è importante (anche questo sapete). Quello che importa è che Baricco ha orchestrato una polemica letteraria INTERESSANTE. L'ha innescata sulle pagine di un quotidiano famoso e oggi si può leggere la replica di uno dei chiamati in causa. Forse domani arriverà una controriposta e così via: sui blog si sta scatenando il dibattito. Io stesso sono intervenuto in diversi focolai di discussione a dire la mia: sulla base di un concetto (condivisibile o no) espresso da Baricco, si sta scatenando qualcosa di costruttivo, interessante, vivo e - attenzione che torniamo a bomba - fulgido, lampante. Io dico: ce ne fossero di queste polemiche qui, in luogo dei MAIPIU' Zequila-Pappalardiani (su cui pure s'è scatenata bagarre); ci fanno bene, capito dove voglio arrivare?

E, invece, che succede?
Che l'oggetto del contendere. in quest'Italiadimmerda. diventa il conto corrente di Baricco. Il fatto che lui venda tanti libri e che quindi chissenefrega di quello che dice. Bastardo, foca ammaestrata, pavone autorefenziale, chi ti si incula, lasciaci in pace con i nostri Ricucci e Anna Falchi, Totti e Ilary a Sanremo. Vergogna, onta, come si permette Baricco di occupare le colonne di un giornale per difendere un proprio libro, ma che vuole da noi, perché mai dovremmo stare a sentire uno che in tasca tiene più quattrini di una manovra finanziaria, bla bla bla (tutte cose lette veramente in giro).

Allora io credo che tutto questo - non so come, giuro, sono troppo giovane per capirlo forse - credo che tutto questo livore, questa indifferenza, alla fine della storia, faccia un giro lunghissimo, passi sopra i tetti delle case e poi torni giù con violenza portando due carabinieri a devastare un ubriaco e la gente intorno ad abbassare gli occhi e dire massì.

lunedì, 24 ottobre 2005

Buon compleanno San Precario
Categoria:italia, attualità, scritto da andy capp


appendice all'inchiesta di noantri sulla flessibilità

Il 24 ottobre di due anni fa entrava definitivamente in vigore la Legge 30, meglio conosciuta come Riforma Biagi. Si tratta di un compleanno in cui, tuttavia, c’è poco da festeggiare. Quella che, secondo Maroni e Sacconi, avrebbe dovuto riportare i cosiddetti lavoratori flessibili, mascherati da dipendenti, nei confini del giusto rapporto tra padroni e subordinati, in realtà si è rivelata un fallimento completo. I vecchi co.co.co, partita Iva, collaborazioni low cost, sono oggi i collaboratori a progetto. Nei fatti, però, nulla è cambiato. A dimostrarlo, un'indagine dell'Ires Cgil secondo cui solo il 7% dei vecchi lavoratori flessibili ha avuto un contratto a tempo indeterminato, mentre addirittura per la metà dei vecchi co.co.co si è passati a contratti a progetto o addirittura a forme di lavoro in nero ("Non c'è niente di male ad arrotondare con qualche lavoretto extra", disse Lui).

sanprecarioInteressante il profilo che emerge dal sondaggio: il 55% degli intervistati ha tra i 30 e i 39 anni, il 76% ha un unico datore di lavoro, il 50% raggiunge appena i 1000 euro al mese, il 28% ha un contratto da meno di sei mesi, il 30% lavora da oltre 4 anni nello stesso posto, oltre la metà è impegnato per almeno 38 ore a settimana, il 50% dice che la propria condizione (con l’entrata in vigore della Riforma Biagi, ndn) non è cambiata, il 22% che è peggiorata. La Riforma che avrebbe dovuto portare finalmente un abbattimento del costo del lavoro è messa in discussione dalla stessa Finanziaria 2005 in cui si annuncia il taglio di circa 100 mila co.co.co dalla pubblica amministrazione (articoli 22, 27, 29). Tanti auguri San Precario.