lunedì, 04 giugno 2007

Lettera a Fidel
Categoria:mondo, scritto da andy capp


Caro Fidel,

è con immensa gioia che apprendo della tua nuova apparizione alla tv cubana. Dopo quasi un anno di notizie vere e false che si rincorrevano si avvertiva il bisogno di una tua nuova testimonianza. Evidentemente quella pellaccia dura forgiata nella Sierra parecchi anni fa è tosta più di quanto non pensino i tuoi avversari politici. Approfitto del tuo miglioramento per affrontare alcune questioni che non avevo avuto il coraggio di trattare prima. Già, perché tornato dalla mia amata Isla lo scorso anno venni a sapere della tua malattia solo una volta arrivato a Fiumicino, dove davvero mi prese lo sconforto.

Fidel in tvEcco perché in tutti questi mesi non ho fatto altro che sperare in una tua pronta guarigione, perché vedi, caro Fidel, l'ultima volta che sono stati lì da te, dai miei hermanos cubani, ho visto tante cose che non mi sono piaciute e che so che con la forza di volontà che ha contraddistinto i cubani potrebbero essere superate. Però per il rispetto che noi di noantri abbiamo sempre portato verso la tua figura, ho preferito evitare critiche. Oggi però voglio parlarti, voglio dirti quello che non vorrei trovare più se (ipotesi nemmeno troppo remota) dovessi tornare presto a Cuba.

bibitaroI cubani sono stanchi, stufi e nutrono un astio verso il Governo che sfiora il vero e proprio sentimento di odio. Ci chiedo, e ti chiedo, perché il tuo popolo è esasperato? Te lo sei mai domandato? Io ho tanti amici cubani e ho parlato con tante persone, anche più giovani di me, ragazzi e ragazze che viaggiano attraverso i racconti dei turisti, persone, professionisti esemplari, che sognano un futuro migliore per i propri figli cercando di fare l'impossibile. Conosco ragazze che non hanno mai visto il mare a est de l'Havana, conosco ragazzi che non hanno mai varcato la contea di Trinidad, conosco medici, persone preparate, che guadagnano 20 dollari al mese. No es facil, ripetevano sempre.

Una volta passeggiando sui ciottoli di Trinidad insieme a Ste, ci fermammo a guardare una vecchia cubana obesa che ciondolava su una sedia a dondolo sgangherata dentro una casa più simile a una topaia che a un alloggio. La vecchia era incollata alla tv a guardare non so quale telenovelas. Mi rivolsi a Ste. "Vaglielo a dire a quella va, o al nipotino che sta giocando nel fango di fronte alla porta, che il socialismo bla bla bla...".

Vedi, caro Fidel, quello che ho percepito è che la spinta propulsiva di quella fantastica esperienza che è stata la rivoluzione cubana sia esaurita. Le persone non hanno più il minimo attaccamento verso la propria quotidianità. Insomma se il mio amico medico Raùl, un luminare che ha tenuto lezioni nelle università italiane, preferisce mettersi a fare il trasportatore un motivo ci sarà. Eppure Raùl è un socialista, Raùl è uno che per la Rivoluzione, per lo Stato, per la terra cubana, ha dato tutto.

CheIntervieni Fidel contro la corruzione, non fare che il Che diventi un'icona pop come è qui da noi. Quella del Comandante è una figura che i giovani ancora amano e rispettano. Fai in modo di rilinciare i suoi insegnamenti, il lavoro volontario, l'uomo nuovo. Fai qualcosa. Perché i cubani non hanno più amore verso quello che fanno, se ne infischiano, cercano solo un modo per guadagnare qualche soldo in più. Ma come dargli torto? Si sente dire spesso che assistenza medica e istruzione sono il fiore all'occhiello del Paese. E in parte è così, però ascolta chi lavora ogni giorno con i malati e con gli studenti, ascolta le loro richieste. Così nessuno avrà più modo di dire che quella è solo propaganda. Combatti la corruzione, dicevo prima, fai che i poliziotti non si possano comprare con dieci dollari, lotta contro la prostituzione che esiste ed è una piaga sociale vera. Ma non prendertela con le ragazze, colpisci i maiali bianchi, europei e nordamericani, che vanno lì solo per i propri comodi sessuali. Non permettere che ci sia lo sfruttamento. Non è possibile che un jineteros (un inutile scroccone fastidioso che rovina l'immagine dell'Isla) guadagni dieci volte tanto quello che è lo stipendio di un dirigente del Partito o di un funzionario. Intervieni sulle infrastrutture: la scorsa estate percorrendo l'autostrada che unisce la capitale alla parte orientale dell'Isla rimasi colpito dall'incredibile quantita di terra, verde e rigogliosa, completamente abbandonata. E non potrò mai dimenticare gli occhi di quella piccola campesina che in cambio di un po' di frutta non mi chiese un dollaro, ma un pezzo di sapone.

giovedì, 04 gennaio 2007

Te quiero
Categoria:mondo, scritto da andy capp


Diego

L'antipatia di Diego Armando Maradona per George W. Bush è cosa nota. E l'ex stella del calcio non perde occasione per dichiararla. Ieri notte, parlando in un programma dell'emittente TyC Sports, ha spiegato alcuni dei motivi del suo allontanamento dal Boca Juniors, squadra di cui è stato anche dirigente: "Mi sono arrabbiato con Macri (il presidente del club) perché non ha combattuto contro le mafie del calcio e perché ha fatto indossare la maglia del Boca alle figlie di Bush".

Fidel

lunedì, 06 novembre 2006

Confronto impossibile
Categoria:mondo, scritto da valerio roma


Premessa: non sono credente e considero tutte le religioni uno dei tanti ostacoli alla convivenza pacifica dei popoli. Sulla politica estera, poi, non riesco a ragionare secondo i normali stereotipi come "questo è di destra" oppure "questo è di sinistra".

Qualche giorno fa, ho letto della lite in diretta tv tra l'onorevole di An Daniela Santanchè e il responsabile del centro islamico della Lombardia Abu Shwaima, uno che vive da trent'anni in Italia. I due, ospiti di una trasmissione Sky, erano in collegamento da Milano, mentre a Roma il conduttore aveva in studio altri ospiti.

Si parlava dei diritti delle donne nel mondo islamico. La Santanchè, che ha scritto un illuminante saggio sulle violenze subite dalle musulmane nel mondo, da esperta si stava confrontando con Shwaima sul tema del velo: sosteneva che il Corano non obbliga le donne a indossarlo. All'improviso i toni si sono fatti più accesi e l'imam della moschea di Segrate si è rivolto al deputato di An dandole dell'"ignorante" e pretendendo di impedire anche solo di nominare il libro sacro dell'Islam.

Su un giornale romano, il conduttore della trasmissione, Corrado Formigli,  ha riportato le testimonianze di entrambi i protagonisti dello scontro. La Santanchè sostiene che l'imam l'abbia minacciata e chiamata "infedele": da queste parole Magdi Allam, sul Corriere della Sera del 22 ottobre, arriva a dedurre una fatwa, una condanna di morte contro la Santanchè neanche fosse Salman Rushdie. Così la parlamentare si è beccata la scorta e ha anche trovato la solidarietà di altri colleghi come Gasparri arrivati a chiedere l'arresto e l'espulsione del focoso imam.

Questo episodio, a parti invertite, somiglia tanto al casino scatenato dal discorso di Benedetto XVI a Ratisbona lo scorso settembre. Buona parte del mondo islamico criticò il papa senza badare alla diplomazia. A scatenare il tutto fu la citazione della frase «Mostrami pure ciò che Maometto ha portato di nuovo, e vi troverai soltanto delle cose cattive e disumane, come la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede che egli predicava», contenuta nel dialogo tra l'imperatore bizantino Manuele II e un persiano colto su Cristianesimo e Islam.

A me sembrano sbagliate tutte e due le posizioni. Da un lato, non si può trasformare un imam radicale, e magari arrogante, in un potenziale assassino, sacrificando il principio secondo il quale in una democrazia occidentale è sempre possibile esprimere opinioni estreme. Dall'altro, non ci si può neanche scaldare ogni volta che un papa altrettanto arrogante e radicale prova ad analizzare e criticare quello che avviene nel mondo islamico.

Concludo dicendo che il dialogo tra Cristianesimo e Islam è impossibile. E' una mia opinione, ci mancherebbe altro, ma credo che l'unico fondamento alla convivenza tra culture molto differenti sia quello economico. Una religione che considera il suo profeta il portatore della verità definitiva (l'Islam) come fa a mediare con un culto che si è rivelato soltanto a metà (il Cristianesimo)?

E' brutale e siete anche autorizzati a darmi del superficiale, ma se questi due mondi fossero realmente inquadrati dal punto di vista economico non esisterebbe integralismo, né da una parte né dall'altra. Andrebbe contro gli interessi di tutti quanti. O forse esisterebbe pure, ma sarebbe molto più facile sconfiggerlo: i paesi dell'area islamica moderata avrebbero tutto l'interesse ad arginarlo. Grosso modo è il processo che ha portato ebrei e cristiani a fare comunella.

Detto questo, quanto sarebbe bello se nel mondo non esistessero più le religioni! Che splendida utopia! Ci ammazzeremmo soltanto per la politica, i soldi e per il traffico: vi sembra poco?

mercoledì, 02 agosto 2006

Rivoluzione e musei
Categoria:mondo, scritto da stefano havana


Da circa 24 ore siamo in Italia. Chi a Roma e chi a Firenze: il viaggio nell'Isla è stato - al solito - straordinario. Bellissimo e chiarificatore: torniamo ritemprati nel fisico (Pat ha perso una quindicina di chili e ora è una tacca sotto Gabriel Garko) e nella consapevolezza di questo posto incredibile che è Cuba. La situazione - quest'anno ci è diventato chiaro - è pesante laggiù. La gente è vessata dalle ingerenze politiche e da un immobilismo che è ormai più grave e pericoloso della strategia oppressiva di Fidel Castro. Nessuno lavora veramente: le persone ciondolano da un marciapiede all'altro sputando in terra, oppure stanno ferme dentro casa dalla mattina alla sera davanti alla televisione. I servizi statali sono imbarazzanti: i poliziotti sono un branco di bestie senza volontà, comandate dal vento o dal caso. La corruzione dilaga ovunque: di fatto, a Cuba, non esiste una persona che non sia corrotta. La corruzione è necessaria per tirare avanti decentemente: il nostro carissimo amico Raul - scienziato e ricercatore con un pauroso curriculum fatto di comizi e interventi in tutto il mondo, Roma compresa - è costretto a fare il trasportatore per poter pagare l'elettricità di casa. Ha abbandonato la professione medica.

La Rivoluzione sta bene in un museo. E' appannata come i vetri di una cucina durante i preparativi della cena di Natale: noi tutti credevamo a questa possibilità, non più di dodici mesi fa. Ma tutto è ormai ridotto a cartelli impolverati: la vittoria delle idee, si legge a più non posso. Ma dove? Ti fanno alzare se stai seduto sui gradini di un grande ristorante, ma la stessa guardia che ti intima la cosa, poi ti venderebbe la propria figlia per tre CUC.

Resta il posto più bello che mi sia mai capitato di vedere. Alimentato da una voglia di vivere che contagia e abitato dalle migliori persone che ho avuto la fortuna di conoscere (quest'anno il lato umano della vacanza è stato di una ricchezza ineguagliabile). Ma Cuba deve reagire: la nuova Rivoluzione deve ripartire dalla gente comune.

In attesa delle foto e di nuovi racconti (ne abbiamo di spunti) il viaggio di quest'anno - come quello passato - lo dedico a Raul e alla sua famiglia, a Sergio e Jorge, ad Arianne e Leslie, a Jasmine e Roman, a Pat e Davide - gli amici con cui l'ho vissuto - e anche a F. che è venuta a prendermi all'aeroporto con una gonna nuova e io dico che una cosa semplice così rende bella la vita.

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giovedì, 08 giugno 2006

Così muore un terrorista
Categoria:mondo, scritto da andy capp


Zarquawi

E non venite a dirmi che ora gli spettano settanta vergini

lunedì, 22 maggio 2006

Chi è senza peccato?
Categoria:mondo, scritto da stefano havana


stralci di un articolo apparso sulla rivista Latinoamerica, a firma Gennaro Carotenuto

L'ultima caso di rilevanza mondiale di manipolazione di informazioni sull'America Latina è quello della rivista Forbes che sostiene tutti gli anni che Fidel Castro possegga una fortuna (900 milioni di dollari quest'anno) distribuita in tutto il mondo. Nelle settimane passate avete trovato la notizia in grande evidenza su tutti gli organi di stampa del mondo. Adesso avrete seria difficoltà a essere informati sulla rettifica da parte dello stesso influente mensile Forbes, che ha ammesso alla BBC di non avere alcuna prova.

In molti avevano provato senza successo a chiedere al mensile della classe dirigente statunitense, che prende il nome dal cognome del suo megalomane padrone, Steve Forbes, miliardario di ultradestra legato a Ronald Reagan e Bush padre, che giustificasse le proprie affermazioni. Ma Forbes, che dà i numeri come Berlusconi in campagna elettorale, ha fatto finta di niente per giorni: dovete crederci sulla parola, se diciamo che il "sanguinario dittatore Fidel Castro" possiede una fortuna di 900 milioni, dovete considerarlo un dogma di fede. E' dovuto intervenire lo stesso Castro, che ha pubblicamente sfidato Forbes a dimostrare quanto afferma davanti al mondo.

E Forbes ha dovuto fare marcia indietro, ammettendo alla BBC che l'autorevole (sic!) mensile non ha in mano (testuale) "nessuna prova che Castro possegga una fortuna all'estero". Fantastica BBC: fa il suo dovere informativo, ma lo annega riducendolo ad un paragrafo perso nel mezzo di un articolo tergiversante intitolato non come sarebbe stato corretto: "Forbes ammette che non ha nessuna prova", ma "Forbes insiste sulla fortuna di Castro". E qui sta il capolavoro di Forbes/BBC. Forbes ammette che Fidel Castro non possiede alcuna fortuna né all'estero né a Cuba, ma giustifica la conduzione di un'enorme campagna mondiale di diffamazione sulla presunta fortuna di Castro (scrivono 900 milioni, ma potevano essere 90 o 9.000) con la seguente formula: "Se qualcuno come Castro volesse scappare all'estero, avrebbe il potere di portarsi dietro una somma come quella che gli attribuiamo".

Nel sito, il latinoamericanista di Repubblica, Omero Ciai, chiamato più volte in causa per il suo spensierato antichavismo militante, è amabilmente intervenuto più volte, fino a fare pubblica ammenda per aver definito Hugo Chávez "sinistra militarista". Ha fatto di più, ha fatto un'interessante lezioncina, per spiegare che "La Repubblica" non deve informare, ma vendere, e quindi pubblica le notizie più succulente, anche se romanzate, meglio se svillaneggianti capi di stato non grati alla Casa Bianca. Scrive tra l'altro testualmente Omero Ciai in gennarocarotenuto.it: "repubblica viene accusata di occuparsi poco di Uribe. E' verissimo. Negli ultimi anni ci siamo occupati di Colombia soltanto per il sequestro Betancourt. Pero dovete ammettere che un giornale di solito si occupa di quello che presume interessi ai suoi lettori (altrimenti faremmo la fine del Manifesto). Ed è ovvio che ai lettori interessino molto di più processi in corso come il Brasile, l'Argentina, il Venezuela, Cuba etc. piuttosto che una guerra civile che va avanti da 50 anni".

[...]

Da una parte si producono notizie false e tendenziose (Forbes), dall'altra se ne occultano altre (il terrorismo statunitense). E' un triste paradosso che tale tecnica di inquinamento venga utilizzata proprio contro un paese accusato di avere una rigida censura sulla stampa. Se il mezzo per combattere la censura a Cuba è la manipolazione dell'informazione su Cuba, è un momento grave per la libertà di stampa.

sabato, 06 maggio 2006

Tu chiamali, se vuoi, dittatori
Categoria:mondo, scritto da noantri


CARACAS (Venezuela) - Anche i cittadini statunitensi poveri con problemi alla vista potranno farsi operare gratuitamente in Venezuela. "Ospiteremo i cittadini statunitensi qui nello stato di Lara per operarli alla vista, perché non c'è nessuno che si occupi dei poveri degli Stati Uniti", ha dichiarato il presidente venezuelano Hugo Chavez durante la sua visita nello stato occidentale venezuelano. L'iniziativa rientra nella della Missione Milagro (Missione miracolo), parte del 'Compromiso de Sandino' (il patto di Sandino) sottoscritto nel 2005 da Chavez e dal leader cubano Fidel Castro che prevede di offrire in un arco di dieci anni interventi oftalmici gratuiti a 6 milioni di abitanti del Caribe e dell'America Latina.

giovedì, 16 febbraio 2006

C'è chi si indigna per quattro vignette...
Categoria:mondo, scritto da stefano havana


... E chi si diverte con le Olimpiadi.


[Ginnastica artistica combinata a squadre]

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[Kayak. Nella foto: la cura dell'atleta per la propria canoa]


[Il riscaldamento dell'atleta]


[Slittino]


[Curling. Nella foto: il lancio della pietra]


[Lotta greco-romana. Disciplina a squadre]


[Nuoto 400 metri uomo. Nella foto: la concentrazione prima del tuffo]


[Tiro al piattello. Nella foto: particolare del piattello]

 

domenica, 29 gennaio 2006

La seconda morte di Arafat
Categoria:mondo, scritto da andy capp


palestinaLa Comunità Internazionale è scossa per la schiacciante vittoria di Hamas nelle ultime elezioni palestinesi. Ma quello che è accaduto è molto più che un terremoto politico. E' la conferma che alla politica aggressiva dell'Occidente i popoli rispondono in una sola maniera. Il Medio Oriente ha scelto: l'Iran non tratta sul nucleare, in Libano la destra cristiana falangista si sta riarmando in contrapposizione agli Hezbollah, in Egitto crescono i Fratelli musulmani, l'Iraq occupato dalle forze straniere è ormai in fiamme. Ora il crollo di Al Fatah e dell'Olp con cui se ne va il sogno di un mondo palestinese laico e democratico, che dalla fine degli anni Sessanta si era proposto come movimento nazionale per l'indipendenza e la democrazia, spesso ostacolato dagli stessi regimi arabi. E' come se Arafat fosse morto una seconda volta.

Sorridono i falchi della destra israeliana, sono felici i neocon americani. Hamas è un loro prodotto. E' il risultato della guerra subita da un intero popolo in tutti i momenti della vita quotidiana. Figlia dello smarrimento e dell'annichilimento della legalità internazionale, dell'indifferenza della comunità internazionale di fronte alla prepotenza di Israele, della politica miope degli Stati Uniti. Figlia della pratica di due pesi e due misure da parte di chi gestisce il diritto internazionale se si tratta di Israele (Ali Rashid).

Ma il processo di pace in Palestina non è oggi in pericolo per via del successo degli estremisti. Il processo è morto insieme a Rabin nel 1995. Dopo aver fatto morire Arafat prigioniero, dopo la detenzione di Marwan Barghuti (rilasciato a pochi giorni dalle elezioni), dopo aver ignorato la disponibilità di Abu Mazen, e dopo anni di iniziative unilaterali di repressione, colonizzazione, omicidi mirati, costruzione del muro, dopo anni di politica che mirava a compromettere l'autorevolezza e la credibiltà del gruppo dirigente palestinese laico, in modo da rinforzare il peso delle fazioni islamiche e radicali (lautamente finanziate da Iran e Sauditi),  ecco il risultato.

Arafat e l'Olp non andavano bene perché non eletti democraticamente. E la chiave è tutta qui: Israele ha interrotto i negoziati di pace con i palestinesi nel 2001. Finalmente la costruzione del muro in Cisgiordania potrà essere completata, così come potranno essere avviati nuovi piani unilaterali (niente ritiro militare dalla Cisgiordania, nuovi insediamenti legali, niente Gerusalemme est come capitale del nuovo Stato di Palestina, nessun rientro dei profughi palestinesi). E con Hamas al potere, nessun governo occidentale potrà dire nulla.

sabato, 31 dicembre 2005

Occhio per occhio
Categoria:mondo, attualità, scritto da andy capp


deportatoA volte non basta una vita per confessare un segreto. Ai vendicatori sono serviti quasi sessant'anni per rivelare il loro. Una vita dedita alla vendetta. Una vita senza perdono. Durante la vigilia di Natale alla tv israeliana un gruppo di vecchietti sopravvissuti alla Shoah ha trovato la forza di raccontare la propria storia, quella dei vendicatori, una squadra della morte che in silenzio eliminò centinaia di nazisti. Di loro se ne era già parlato qualche anno fa in alcuni libri. Nel più famoso, The avengers di Rich Cohen, vennero ricostruite (sotto forma di thriller) le azioni di guerriglia di un movimento clandestino ebraico composto dal giovane Abba Kovner (1918-1987) e dalle sue impavide compagne Vitka Kempner e Ruzka Korczak. Il movimento, in verità, si era già costituito a Vilna dopo l'invasione della Polonia da parte dei sovietici nel '39; ma con l'arrivo dei tedeschi e la distruzione del ghetto, fuggì per formare, insieme ad altri compagni, una brigata di partigiani ebrei nelle foreste polacche.

Oggi di nuovo c'è che è stato rotto il silenzio. Hanno parlato, hanno confermato. Le squadre nacquero per vendicarsi delle SS naziste e agirono su vari livelli: le operazioni più facili avvenivano di notte, quando con abili travestimenti da soldati americani e inglesi venivano rapiti e giustiziati ufficiali tedeschi. Ma durante la trasmissione tv è venuto fuori anche di un attentato ben più grave per intenzioni e proporzioni: con dell'arsenico proveniente da Parigi, 3 mila forme di pane destinate alle mense dei campi di prigionia americani a Dachau e Norimberga vennero avvelenate. Secondo il racconto dei vendicatori oltre 2 mila prigionieri nazisti mangiarono quel pane, ma le cronache del tempo parlano solo di 200 ricoveri per malore. In una recensione al libro di Coehn il Times ha definito la storia di Abba Kovner e dei suoi compagni della foresta "muscolare, tutta ardimento e intraprendenza, più vicina all'immagine del combattente israeliano nelle guerre mediorientali che a quella dei perseguitati".

Nel mese di novembre del 2005 è scomparso, all'età di 97 anni, Simon Wiesenthal, il più famoso cacciatore ebreo di nazisti del dopoguerra. Nel '45 all'uscita dal campo di concentramento di Mauthausen preparò la risposta per quando avrebbe incontrato la morte: "Quando noi superstiti saremo nell'aldilà, i milioni di ebrei morti nei campi ci chiederanno, tu che hai fatto? Io ho costruito case, risponderà uno, io ho venduto gioielli, io ho scritto, io ho fatto l'impiegato in banca. Bene. E tu, Simon, che hai fatto? Io non vi ho dimenticati".

sabato, 05 novembre 2005

A proposito di camicie fuori dai pantaloni
Categoria:mondo, dissenso, scritto da fabio ohio


thomIn risposta al post (propagandistico) Ragazzi interrotti riporto questa notizia fresca di giornata: non ho mai negato che anche negli Stati Uniti ci siano problemi enormi ancora da risolvere ma, in quanto ospite di questo paese, mi sento in dovere di prenderne le difese.

HOUSTON (Reuters) - Police searched in downtown Houston and surrounding areas on Friday for a prisoner who escaped from Harris County Jail a week after he was sentenced to die for two 1998 murders. Charles Victor Thompson, 35, donned civilian clothes and brandished a fake law enforcement identification badge to bluff his way out of the facility in the city center on Thursday and had not been seen since, Harris County Sheriff's Office spokesman John Martin said. Martin said police from numerous agencies were looking for Thompson, who on October 28 was sentenced to death by lethal injection by a jury in Houston for killing his ex-girlfriend and her new boyfriend in a 1998 shooting attack. Martin said it was not known how Thompson got the civilian clothes or the fake badge, but investigators were trying to determine if he had help inside or outside the jail during his getaway.
He was being held in the local jail prior to being transferred to the state's death row in the east Texas town of Livingston, Martin said.

Ora, come vedete, a volte i problemi sembrano assai più grandi di quanto non lo siano effettivamente. Se basta indossare abiti civili e procurarsi un tesserino fasullo per sfuggire al braccio della morte perché vi scandalizzate tanto delle carceri americane? Basta industriarsi... si sa che l'America é la terra delle opportunità. Se volete fare qualcosa per questo paese (visto che di problemi in Italia ne abbiamo pochi) cominciate a procurarvi 2225 abiti civili e speditemeli. Poi ci penso io. Possibilmente non troppo usati, grazie.

Posso darvi un po' di statistiche anch'io? In America ci sono 2225 persone condannate all'ergastolo per reati commessi al di sotto della maggiore età. Su una popolazione di 250 milioni di abitanti fanno circa lo 0,00089% della popolazione. Ma del rimanente 99,99911% della popolazione ne vogliamo parlare oppure l'America è solo questo? E' fuori discussione che sia uno scandalo e che, anche in America, il sistema presenti delle falle incredibili. Ma mettere in discussione il valore della libertà in America, come ho letto in qualche commento, è altrettanto scandaloso.

P.S.: Aspetto il solito e scontato commento sul servizio sanitario americano (inesistente, secondo l'immaginario collettivo) e preannuncio che non risponderò ad alcuna ulteriore provocazione.

giovedì, 03 novembre 2005

Ragazzi interrotti
Categoria:segnalazioni, mondo, scritto da stefano havana


Ricevo dalla rivista Latinoamerica a firma Gennaro Carotenuto. Mi pare un argomento interessante per essere dibattuto qui dentro

Troppo giovani per fumare, bere alcool, guidare l'automobile ma, soprattutto se neri, abbastanza adulti per essere condannati all'ergastolo. Secondo la denuncia di Amnistia Internazionale e Human Rights Watch, nelle galere degli Stati Uniti in questo momento sono imprigionate almeno 2225 persone che stanno scontando la pena dell'ergastolo per reati commessi da minorenni ed il 16% di questi sta scontando la pena per reati commessi a meno di 15 anni di età. In almeno sei casi sono stati condannati all'ergastolo minori di 13 anni al momento del crimine.

Gli Stati Uniti sono, insieme alla Somalia, l'unico paese al mondo che ha rifiutato di ratificare la convenzione internazionale sui diritti del bambino. Su 50 stati della federazione sono 42 quelli che prevedono l'ergastolo per i minori. Nell'ultimo decennio è più che raddoppiato il ricorso a questa pena. "I giudici - dichiara William Schulz di Amnistia Internazionale - hanno mano libera per convertire i tribunali in catene di montaggio di ergastoli senza tenere in nessun conto le possibilità di recupero di un minore e privandoli di ogni speranza di redenzione". Amnistia Internazionale rileva come la cultura giuridica statunitense - che vede la pena sempre come afflittiva e mai come forma di espiazione e recupero - sia specialmente inaccettabile nel caso di minorenni per i quali la pena dovrebbe sempre essere finalizzata al recupero.

Se il 93% dei minori condannati all'ergastolo è accusato di omicidio, uno su quattro è condannato per "omicidio preterintenzionale" o per aver partecipato in delitti nei quali altri hanno commesso omicidi. Amnistia segnala il caso di Peter, di 15 anni, condannato all'ergastolo per avere rubato l'auto con la quale due maggiorenni sarebbero poi andati a commettere una rapina nella quale due persone risultarono uccise.
Anche se Peter non toccò mai un'arma da fuoco, il furto dell'auto usata per commettere un omicidio è stato sufficiente per la condanna all'ergastolo. La durezza della condanna è direttamente in relazione con il colore della pelle. A parità di reato i minori neri hanno 10 volte più possibilità dei bianchi di essere condannati all'ergastolo e in California questo valore sale ancora fino a 22,5 volte.

Sono appena 13 i paesi al mondo che permettono la condanna all'ergastolo di minorenni, ma in tutto il pianeta, al di fuori degli Stati Uniti, esistono appena 12 altri casi di minori che stanno scontando la pena dell'ergastolo. Gli altri 2225, il 99,6%, stanno scontando l'ergastolo nel paese della Statua della Libertà.

venerdì, 02 settembre 2005

Capolinea mister Bush
Categoria:mondo, scritto da andy capp


Questa mattina il presidente George W. Bush ha compiuto un sopralluogo sulle zone devastate da Katrina con l'Air Force One. Poi con un elicottero ha sorvolato alcune delle aree più colpite lungo le coste di Alabama e Mississippi, toccando terra in alcune località per incontrare vittime e soccorritori. Successivamente il presidente, visionata l'area di New Orleans, avrebbe dovuto toccare terra all'aeroporto internazionale Louis Armstrong per incontrare le autorità statali e locali.

Ma la città, ormai devastata dalla violenza, è stata trasformata in un'enorme prigione dalla quale nessuno può fuggire, pena la morte. E nel quartiere dove domina il Duca con la sua banda, l'aereo presidenziale è stato dirottato da imprecisati terroristi. Chiuso nella sua capsula protettiva, il presidente degli Stati Uniti avrebbe dovuto raggiungere gli altri grandi del mondo, ma attualmente è tenuto in ostaggio dalla banda in cambio della libertà.

La seconda parte del post è la trama del film 1997: Fuga da New York di John Carpenter del 1981.

giovedì, 01 settembre 2005

C'è qualcosa che non va in questo cielo
Categoria:mondo, scritto da andy capp


MOSCA - Quattro rintocchi di campana sono risuonati questa mattina a Beslan alle 9.15. Nel momento esatto, cioè, in cui un anno fa iniziò il dramma degli ostaggi della scuola numero 1. Oltre mille persone segregate per tre giorni: alla fine ne morirono 331, metà erano bambini.

PARIGI - E' successo ancora. Ancora una palazzo in fiamme a Parigi, ancora vittime tra gli immigrati della città e ancora, purtroppo, una strage di bambini. Questa volta i morti sono sette (12 i feriti, di cui due gravi), tutti originari della Costa d'Avorio, e quattro di loro sono appunto bambini. A ucciderli è stato un incendio scoppiato lunedì sera verso le 22 nel palazzo fatiscente in cui vivevano al numero 8 di rue de Roi-Dorè, nel Marais, paradossalmente uno dei più ricchi e raffinati quartieri della capitale francese e meta ogni giorno di centinaia di turisti. Il terzo rogo mortale, dopo quello che solo venerdì scorso ha ucciso altre 17 persone (14 i bambini) e quello del 15 aprile quando a morire asfissiati dal fumo e dalle fiamme furono in 24, dieci dei quali bambini.

BAGDAD - 965 morti e 465 feriti, per la maggior parte donne e bambini. E' questo, per ora, il bilancio dell'immane tragedia che ha sconvolto Bagdad, quando un ponte sul Tigri sul quale transitavano centinaia di persone in fuga per un presunto allarme kamikaze e per dei colpi di mortaio ha ceduto.

NEW ORLEANS - L'immenso lago in cui New Orleans è stata trasformata continua a salire di livello. Le brecce che l'altro giorno si sono aperte negli argini che proteggono la città non sono state ancora tamponate e quindi le acque del Pontchartrain, il lago che incombe sulla città, costruita sotto il livello del mare, continuano ad affluire inesorabili. Il numero dei morti è ancora incerto. Secondo le autorità locali quello indicato qualche giorno fai, ottanta, è destinato a crescere di molto e c'è chi dice che si arriverà alle centinaia, tra cui molti bambini.

venerdì, 08 luglio 2005

E' veramente un gran peccato
Categoria:mondo, attualità, scritto da stefano havana


Ha ragione Baricco: viene fuori un istinto animale, quando certe città scoppiano di guerra. Vedi Londra ardere, tu magari a King Cross ci sei passato con il peso della fotocamera sulla spalla; hai bevuto un cappuccino da Starbucks e hai riso dei tuoi baffi bianchi nello specchio, hai fatto foto bellissime alla City, al Golden Gate, a Camden Town col mercato di domenica e ti sono rimasti tutti aggrappati al cuore i londinesi. Poi la vedi ardere, Londra e non è che ti sorprendi più di tanto: in questo senso il terrorismo ha vinto e perso contemporaneamente. La vedi ardere, scopri che non c'è futuro per nessuno finché i politici nostrani si faranno vedere in televisione ad urlare che siamo tutti londinesi. Ma chi se l'è mai cagata Londra? Londra è bellissima e sa quasi sempre di cipolla: è piena di froci, stanno tutti in canotta e il sole non l'hanno mica ancora inventato. Dice che un sacco di gente s'è salvata grazie agli ombrelli: li hanno usati per rompere i vetri e venir via. Che ne so, falli a Rio de Janeiro questi attentati e magari non si salva nessuno. La pioggia, l'idea della pioggia, invece, hai visto quanti ne ha risparmiati? A me piace Londra: piace tantissimo. Mi piace anche se fanno la carbonnara con due enne e troppa cipolla. Mi piace anche se si mangia da schifo e se il fish and chips fa ironia da tutti i culi delle ragazze (fat bottomed girls) che camminano vestite malissimo e orfane di ogni tipo di femminilità. Perfino Harrod's mi piace, anche se il santuario di Lady D, con il bicchiere di vino e l'anello sarebbe da prendere a sprangate (o a ombrellate).

Ha proprio ragione Baricco: vedi certe immagini e ti viene da chiamare la famiglia, le persone che ami. Io non mi sento mai tanto imbecille come quando accadono determinate cose. Scopro insieme che non me ne importa di nessuno se non di me stesso e che tengo tantissimo a questo mondo e a certi posti. Magari guido, tipo ieri; succede che abbiamo appena preso i biglietti per questa strameritata vacanza e mi sembra assurdo che si perda tempo a far fuori gente comune, invece di starsene seduti da una parte a bere senza misura. Guardo tutto quello che c'è di bello o semplice - le strisce pedonali, il semaforo, le pietre incastrate sui copertoni delle auto - e dico che è un peccato. Ma non per le vite perdute, non per la violenza o il sangue o i significati politici. Dico solo che è un peccato. Un peccato in assoluto: come un amore che finisce troppo presto. Come morire senza aver visto il mare.

Fosse anche soltanto per gli autobus di Londra. Se non ne hai mai preso uno di sera, senza un impegno o una scadenza nella mente; se non sei mai salito su un double decker rosso durante un acquazzone alle undici di sera; se non hai mai visto Chelsea dalla bus lane con il mento appoggiato sul manico dell'ombrello in pieno inverno e la mano guantata a a cancellare la condensa dal vetro; se tutto questo l'hai perduto, forse non ti viene in mente che è soltanto un gran peccato. Fai grandi discorsi politici, ci metti dentro il G8, il fondamentalismo, Kyoto, gli americani bastardi, i mangia hamburger senza speranza, cominci a fare anche tu del razzismo violento, assumi pure tu quell'aria antipatica di chi non l'ha mai vista Covent Garden di notte che sa di kebab e frittura e chitarre elettriche. Non ti vengono in mente le minigonne, i punk, le cabine telefoniche rosse con gli annunci erotici appesi ovunque, il Tamigi con la ruota panoramica, la National Gallery gratis, le tettone, i taxi neri, le limousine con lo champagne e le ragazzine del liceo che strillano, i negozi di ombrelli e le fabbriche di té, l'happy hour con le tue quattro birre a 5 sterline alle sei del pomeriggio.

Fai come loro, pensi alla borsa, alle pieghe sociali dell'evento e non ci pensi più che Londra è l'ennesima bambola a cui hanno cavato gli occhi con un cacciavite. Io ci ho pensato un attimo, mi è sembrato un gran peccato.

martedì, 05 luglio 2005

Quando un sorriso in meno non è un dramma
Categoria:mondo, dissenso, scritto da andy capp


A meno di 48 ore dal G8 di Gleneagles, vicino Edimburgo, i manganelli della polizia (una sola e con il marchio della CEE, canta la Banda Bassotti, ndP) sono tornati a picchiare sulle teste dei manifestanti. Due giorni dopo il Live8 sono i black bloc e i numerosi movimenti colorati e pacifisti a riprendersi la scena. Tale Joss German, 33 anni, è stato arrestato per essersi arrampicato sulla recinzione di dieci metri che delimita un deposito di carburante. "Il motivo per cui faccio questo – ha detto - è accrescere la consapevolezza sulle spese scandalose che riguardano le armi nucleari Trident da parte del governo britannico". Chissà se Bush e i suoi complici ne terranno conto durante il summit. Chissà se Bush e i suoi complici hanno seguito il grande concerto organizzato da Bob Geldof. Chissà se Berlusconi si presenterà con una proposta diversa dopo l'appello di Laura Pausini o il pugno che Biagio Antonacci si batteva sul petto.

Cancellare il debito significa non fare nulla: quei soldi non potranno mai essere restituiti dal Continente più sfruttato della storia dell'uomo. L'Africa non può essere un problema della nostra generazione. E di questo dobbiamo prenderne atto senza ipocrisia. Non c'è nulla da fare se non quella di scegliere mete africane per le vacanze e portare un po' di soldi nelle tasche di discutibili governi. I cantanti che si sono esibiti sul palco di Roma, Londra e Berlino rappresentano a mio avviso un sistema etnocentrico che ha solamente colto l'ennesima occasione per autocelebrarsi. La Povera Africa troppe volte è diventata argomento per artisti a corto di idee. Non era sbagliato andare al concerto, ma non sentitevi a posto con la coscienza per aver mandato un sms. Non mangiate Nestlè, non bevete Coca-Cola, non vestite Nike, non fate tutte le promozioni che le compagnie telefoniche propongono, non comprate i cd musicali in vetta nelle classifiche di Top of the Pops. In Africa i bambini continueranno a morire di fame, ma qualche stronzo riderà un po' meno.

venerdì, 05 novembre 2004

Le ali della libertà
Categoria:mondo, scritto da stefano havana