giovedì, 31 agosto 2006
Quello che ci vorrebbe
Categoria:televisione, narrativa, scritto da stefano havana
- Senti, te la sei scopata almeno?
(getta via la sigaretta con una schicchera esperta)
- Fiuuuu. Avresti dovuto vedere che femmina... Ero certo di distruggerla, invece mi ha distrutto lei...
- Non hai più il pelo di una volta, Tom.
(si liscia un baffo pensoso)
- Ti voglio dire una cosa, Gerry: mi ha legato al letto...
- ...
- ... Le ho miagolato le cose più sconce. Diceva che le piaceva così e a me andava bene. Nessun problema, dico io, se di mezzo c'è la micia. O no?
- Hai voglia...
- ...
(evitano di guardarsi per un momento. C'è qualcosa nell'aria)
- E con quella storia, invece? Che pensi di fare?
- Guarda... Ho sentito l'avvocato. Dice che mi devo rivolgere al sindacato. Che ci dobbiamo rivolgere al sindacato...
- Al sindacato?
- Sì, al sindacato. Lo so cosa stai pensando: ma è tempo di agire, Gerry. Questi vogliono la nostra pelle, non abbiamo più la libertà d'azione di una volta. Un tempo eravamo le star, ci permettevano di tutto. Adesso hai visto? Cristodiddio, i ragazzini stravedevano per noi... Ora che i bei tempi sono finiti, con tutto quel vomitevole wrestling e via dicendo, ecco che basta una cazzata per...
- E tu la chiami cazzata?
- Santoddio Gerry! Per una sigaretta? Non ti ci mettere anche tu, adesso... Ho solo fumato una sigaretta e adesso vogliono la mia testa. Neanche fossi Ghandi...
(se ne accende un'altra. La camera è in penombra. Ci sono delle veneziane e una vecchia macchina da scrivere su un tavolo logoro. Posacenere dappertutto)
- Non è che mi ci metto, Tom. Ma le sai le regole dell'autority, no? Ci hanno fatta una testa tanta e tu ti metti a fumare sul set? Davanti alle telecamere!
- Quella si è sciolta come ghiaccio, però...
(guarda l'amico in cerca della vecchia complicità. Non la trova)
- Sì, e noi perdiamo il lavoro perché tu volevi fare colpo su quella...
(torna serio)
- Non dire cazzate. Sono IO che rischio il lavoro: tu sei quello bravo e buono e reciterai questa parte per sempre...
- Tom, stronzate! (si alza dalla poltrona dove bivaccava. Rovescia una lattina di birra vuota) Lo sai benissimo che io da solo non valgo niente! Cosa pensi che mi faranno fare, DA SOLO? Pensi davvero che mi daranno lo show del sabato sera, come mi continua a dire quel frocio del mio agente? Non mi daranno un cazzo. Noi siamo una COPPIA, capisci? Dean Martin e Jerry Lewis, Totò e Peppino De Filippo, Stanlio e Olio, Walther Matthau e Jack Lemmon: lo sai come funziona lo spettacolo, no? Io sono la spalla, cazzo. La spalla da sola è come una mano che applaude se stessa: chi la sentirà? Se sei finito tu, sono finito pure io...
- ...
- Senti, se andiamo al sindacato siamo rovinati.
- Saremo rovinati comunque, amico mio... ci hanno censurata una puntata. Ti rendi conto che significa? Nessuno vorrà più trasmettere la nostra roba: ancora meno di adesso...
- No, Tom, senti. Ti ricordi cosa successe al Gatto Silvestro? Quando morse davvero Titti sul di dietro e via dicendo? Quella puttana lo denunciò e lo fermarono per non so quanto. Lui, consigliato dall'avvocato, si rivolse al sindacato...
- Lo so, lo so...
- Appunto! Ti sei fumato anche il cervello, per caso? Gliene successero di tutti i colori! La stampa si accanì in quel modo e da allora non ha mai più lavorato. Non mandano neanche più le puntate in bianco e nero, niente. Kaput, finito, bye bye. Le major non ne vogliono più sapere: un cartone animato che si rivolge al sindacato è come un politico che pretende di non fare la fila al ristorante. Non lo accettano, la gente cambia canale da quel momento: siamo già abbastanza privilegiati e secondo loro dovremmo accettare gli inconvenienti sul lavoro e basta. Questo maledetto fatto che non possiamo morire è una condanna... Non ce lo riescono a perdonare. Nessuno di loro...
- E io che dovrei fare, allora? Noi, Gerry, che dovremmo fare?
(si dimentica di fumare. La sigaretta diventa un cilindro di cenere tra le sue dita)
- Io propongo di prostituirci...
- Cosa??
- Di prostituirci. Diamoci al sociale: il mio agente mi ha già fatto delle proposte interessanti. Pubblicità anti-fumo, cose del genere. Mostriamoci pentiti e bla bla bla... Io che ti rimprovero, tu che mi prometti di non rifarlo e baggianate simili...
- Che vomito...
- Lo so, ma è l'unica via lo capisci? Un po' di pubblicità progresso gratis e l'immagine sarà ricostruita. Ci inviteranno in qualche talk-show, tu farai una di quelle scenette da fumatore pentito e schiaccerai sotto la zampa qualche mozzicone. Facciamo un paio di numeri, mi dai un paio di martellate, facciamo ridere i bambini e via: i contratti torneranno a fioccare. Vedrai, lo sai che me ne intendo di queste cose.
- ...
(alle pareti sono appese tantissime foto incorniciate. Tom & Gerry in smoking che ritirano premi dalle mani di personaggi rappresentativi, Tom & Gerry con un mazzo di microfoni sotto i baffi. Ci sono delle statuette con targhe commemorative su ogni ripiano, ma tutte sono impolveratissime e qualcuna, addirittura, è sistemata al contrario. Vicino alla porta d'ingresso c'è una grande foto di Mickey Mouse, con quella blusa rossa e i bottoncini gialli. C'è scritto: a Tom e Gerry, pionieri)
- Tom?
- Non lo capisci, Gerry?
(adesso parla a occhi chiusi. Dappertutto c'è un odore di cose perdute e altre destinate a finire male)
- Cosa?
- Ma quali contratti? Non lo capisci che la sigaretta è solo una scusa? Un capro espiatorio. Ci censurano qui, ci levano dalla programmazione là... Tutta una scusa. La verità è che non ci guarda più nessuno; non facciamo più ridere nessuno. Forse negli anni '60, adesso la tv è piena di violenza autentica; perché dovrebbero guardare la nostra posticcia?
- Sei troppo...
- Non facciamo che darcele di santa ragione da cinquant'anni, Gerry. Tu hai rimediato un'ernia del disco e io una denuncia per guida in stato di ebrezza dopo quella festa dai Rabbit. Chi eravamo prima del grande boom? Tu facevi la controfigura in un circo, io ho vinto un concorso per ex tossicodipendenti da reintegrare. Rendiamoci conto di chi eravamo, ringraziamo il cielo per quello che abbiamo avuto e smettiamola di fare i finti tonti. Non c'è più spazio per noi...
- Il mio agente dice...
- Non me ne frega un cazzo di quello che dice il tuo agente, Gerry! Quello è un frocio con un'ossessione per i soldi e gli anelli kitch. Guardati intorno, stanno cadendo tutti: Titti, dopo la causa vinta con Silvestro è fallita del tutto e adesso tiene quella stupida rubrica di cucina in televisione. L'hai visto Bugs Bunny com'è finito?
- Con tutta la coca che si tirava non c'è mica da stupirsi...
- Va bene, ma io non mi voglio piegare! Quelli di Walt Disney, allora? Dài, non si scappa: sono alla frutta perfino loro che avevano dietro quel po' po' di struttura, effetti speciali, grande distribuzione, cinema!
(si alza, poi si accorge di non avere un solo posto dove andare al mondo e allora si risiede)
- Ma di loro si sapeva che sarebbero finiti male, Tom... Con tutto quel buonismo del cazzo, non c'era scampo... Erano destinati a passare di moda... Oggi come oggi resistono solo i Simpsons. Quei bastardi hanno una fortuna del diavolo... Non avranno mai bisogno del sindacato: hanno più visibilità del Presidente della Repubblica. Noi, con qualche modifica narrativa o stilistica, potremmo farcela.
- Hanno reagito così per una sigaretta, figurati se ci permetterebbero di cambiare altro. Quello che sto cercando di dirti è che siamo passati di moda. C'è il computer, la gente va a vedere Cars, Shrek, oppure si rincoglionisce di donne nude e guerra. Trent'anni fa non avrebbero fatta una piega per due tirate. Ti ricordi come facevano? Signor Tom di qua, signor Gerry di là. Guardati intorno, guarda tutte queste foto! (fa un ampio gesto con il braccio) Non mancavamo a una festa, altro che sorelle Hilton. E oggi? Passiamo le giornate nel tuo studio a guardare videocassette e a provare numeri ritriti. Ci rincoglioniamo di alcol e fumo e guarda, tu guarda questo ridicolo martello gigante di polistirolo! Non capisci che è PREISTORIA, maledizione!?
(scaglia il martello verso l'amico, in un impeto di deformazione professionale. Gerry lo scansa con un effetto sonoro gommoso)
- ...
- Io non li faccio gli spot progresso, Gerry. Non faccio un passo indietro: fumo quaranta sigarette al giorno, che spot dovrei fare? Le ho provate tutte, lo sai. Alla fine ero in una tale confusione che masticavo i cerotti alla nicotina; a cosa dovrebbe servirci non fumare, se non possiamo neanche beccarci un cancro? Me lo spieghi? Tu non hai i tuoi film porno con cui ti trastulli tutte le notti davanti a quel computer? Ognuno è quello che è: prima non contava un accidenti. Oggi ce le fanno pagare tutte. Siamo solo cartoni, dio santo: non ci perdonano il fatto di avere un vita.
- E' che i bambini ci hanno presi a mo' di esempio e noi dovremmo...
- Ma quale esempio?! Siamo un cartone animato che si basa - di fatto - sulla violenza e l'umiliazione reciproca e dovremmo dare l'esempio? A chi? Il nostro pubblico è fatto per il 90% da marmocchi repressi lasciati in balìa della televisione da genitori assenti. Le hai lette le statistiche diffuse dall'Ordine Nazionale, no? Dovrebbero essere LORO ad essere censurati, mica noi. La verità è che non siamo più all'apice... E quando smonti dall'apice, Jerry, ci vuole un miracolo per risalirci... Ricordati sempre dei Jetsons, di come hanno finito per sperperare tutto in avvocati divorzisti...
- Già, un miracolo...
- Il tuo agente li fa i miracoli? No, non li ha mai fatti. E io un agente non ce l'ho, da quando quello stronzo fece il doppio gioco con l'Orso Yogi e io ci persi un sacco di soldi. Basta con gli agenti e se ricorrere al sindacato ci porterebbe solo danni come dici tu, allora tanto vale...
- Non potremmo fare come i Flinstones?
- Che hanno fatto quei trogloditi?
- Hanno aperto un locale, lì in America.
- Ma quelli sono una S.p.A., Gerry. E hanno sbancato anche al cinema, non ti ricordi? Con tutti quei dinosauri del cazzo. Sono un marchio vincente e la gente ci corre ancora dietro. Noi chi siamo? Un gatto opportunista e un piccolo topo d'appartamento. Ce l'abbiamo mai avuti i dinosauri forse?
- Ehi!
- Senza offesa...
- E allora che ne sarà di noi? Cazzo, Tom, abbiamo vinto SETTE Oscar, non può finire in questo modo.
- Ci sarebbe solo una via, Gerry. E tu sai anche qual è...
- Non dirmi che stai pensando a...
(Tom si alza e accende un'altra sigaretta. Ne aspira una grande boccata, poi la tiene tra le labbra sottili. Protende le zampe verso quello che potrebbe essere l'infinito e con gli indici e i pollici distende l'imitazione di una grande insegna luminosa. Gli occhi gli luccicano e con la voce canticchia una qualche sigla prodigiosa d'avanspettacolo.)
- Sì, amico mio. Sì. Quello che ci vorrebbe è un grande, grandissimo r-e-a-l-i-t-y s-h-o-w.

storia ispirata da questa notizia
Che magari non erano per forza giorni felici. C'era la giovinezza, c'erano le ragazze che non ci cagavano, c'era la pasta bollente, c'era il fatto che i genitori ci stavano sempre alle calcagna con le mani sui fianchi. C'era il pallone che finiva dentro ai balconi degli altri e ci vergognavamo di citofonare, c'erano un sacco di parolacce che non potevamo ancora dire. Forse proprio per questo ci piaceva tanto. Tornavamo da scuola, mangiavamo di fretta agitando le ginocchia sotto la tavola e correvamo in salone a guardare Happy Days. In Italia già era sbarcata da qualche anno, quella serie Tv che avrebbe cambiato le mode: si dice che l'America se la fosse inventata negli anni '70, in piena guerra del Vietnam, per distrarre i concittadini e riportarli indietro di una ventina d'anni quando tutto era rose, fiori e pistole giocattolo. Perciò se la sono inventata, dicono: la gente a stelle e strisce consumava hot dogs in silenzio, con le mani sulle tempie per schiacciare via le preoccupazioni - oppure con le orecchie tappate per non sentire gli spari assassini - e ritrovava il sorriso solo con Fonzie e la famiglia Cunningham. In fondo anche quella era propaganda, un ago ipodermico che piegava i cervelli, ma almeno era divertente. C'era tutta questa storia di quotidiana angoscia dietro le avventure spensierate di quei ragazzi che guidavano macchine cromate. Ce lo ricordiamo, Happy Days, qualche volta lo trasmettono ancora e, dai, chi non si ferma a quel punto davanti alla televisione? Pure se è una puntata vista e rivista: semmai l'ultima volta andavamo al liceo e ci piacevano Giulia, Sara, Melissa. Oppure c'erano i Mondiali o qualche Grande Guerra:
ci mettiamo lì e ripensiamo che a quei tempi non ce n'era uno della nostra età che non desiderasse avere un padre come Howard Cunnigham, tutto ciccia e sorrisi, battute e occhi gentili. Avremmo impiegato almeno altri dieci anni per capire che non solo nostro padre non sarebbe mai stato così, ma tantomeno noi stessi saremmo diventati uomini del genere: la realtà di Happy Days nasconde una moralità severa: troppo presto ci si ritrova cresciuti e le puntate nuove, quelle per cui ci si affollava davanti alla televisione, diventano repliche. Siamo stati Fonzie, ci siamo divertiti, abbiamo fatto il gesto dei pollici e la prima volta che abbiamo messo una giacca di pelle s'è pensato a lui: però, dai, a un certo punto è diventato chiaro che era soltanto un telefilm.
diciamoci la verità - eravamo niente che doveva ancora essere qualcosa. Eravamo una forma di pasta stesa su un tavolo in attesa delle mani che ci avrebbero reso pizze o biscotti. Fonzie diceva «Tre sono le persone di esistenza sicura nel mondo e sono Fonzie, il Papa e il mitico Elvis» e spegnevamo il televisore certi che anche noi, un giorno, avremmo detto così a qualcuno agitando il dito indice all'altezza del suo petto. La vita si doveva ancora infrangere, perfino l'America - per quanto ne sapevamo noi - doveva ancora essere scoperta.
Noi che scriviamo siamo clown distratti a cui cade sempre il naso rosso. Noi che scriviamo, non lo so, mi piace pensare che siamo un mondo a parte; un mondo fatto di milioni di unità, intendiamoci. Noi che scriviamo cominciamo sempre gli sms con la lettera maiuscola. Noi che scriviamo detestiamo le kappa. Noi che scriviamo nasciamo senza saperlo che diventeremo scrittori. Noi che scriviamo ci vergognamo a rispondere che scriviamo a chi ci domanda. Noi che scriviamo - diciamoci la verità - forse non lo diventeremo mai, scrittori. Noi che scriviamo abbiamo, almeno una volta, scritto una storia d'amore e una di fantascienza. Noi che scriviamo, abbiamo sogni di vetro che nessuno deve toccare. Noi che scriviamo: abbiamo cassetti pieni e Romanzi Perfetti che se ne stanno nascosti solo perché nessuno li capisce. Noi che scriviamo siamo sempre i nuovi Joyce e i nuovi Italo Calvino. Noi che scriviamo non ce n'è mai uno che non sia un genio incompreso. Noi che scriviamo siamo ridicole illusioni piene di magie.
anto e piacque talmente tanto anche ad A____ che quella sera stessa non riuscimmo a telefonarci per commentarlo: io trovavo occupato a casa sua e lui trovava occupato da me. Posavamo e rialzavamo la cornetta nello stesso istante, tale era la voglia di dirci le cose che la linea risultava sempre occupata. Il lungo addio: che storia. Ho pianto, mi ricordo. Era il 1992, dodici stupidi anni: cosa si è a dodici anni se non niente continuamente meravigliato? Con A____ ne abbiamo riparlato spesso, a cavallo del tempo, de Il lungo addio. Seduti nei pub, nella sua scriteriata macchina, un po' ubriachi, fatti d'erba: «Ti ricordi il lungo addio?» e giù a chiacchierarne fino alle prime sedie rovesciate sui tavoli con i camerieri che ci dicevano scusate, è tardi. Adesso c'è poco tempo per tutto: adesso, non lo so. Ci si meraviglia solo davanti alle catastrofi e si pensa più che altro ad accumulare quattrini, A_____ si è fidanzato e forse pensa di sposarsi, io non ne posso più dell'Italia e di questo mondo. Leggo biografie di rivoluzionari e leader studenteschi, posso dire che Hemingway non sarà mai il mio scrittore preferito. Di notte sogno l'America Latina e il Sudafrica. Mi sono fatto un'idea (probabilmente sbagliata) sul socialismo e sul capitalismo: ho una conoscenza discretamente approfondita della letteratura americana post-moderna. Ti posso spiegare perché Calvino - a suo modo - è più vicino alla letteratura statunitense d'oggi che a quella italiana del dopo guerra. Sono convinto - più di prima - che non esista nessun Dio. Mi hanno fermato due poliziotti dentro la macchina con una tipa che ha dovuto aspettare con le braccia conserte. Ho amato e odiato. Ho capito cosa fare della mia vita, ho aperto gli occhi sui soldi e sull'amicizia. Ho conosciuto e imparato un miliardo di cose diverse (allora non ero neanche tanto sicuro di come si baciasse). Eppure - oddio - se guardo alla mia pila di fumetti, lì su quella mensola, non te lo so dire perché a un certo punto non s'è più allungata.