domenica, 20 aprile 2008

Governo ombra
Categoria:politica, scritto da andy capp


John_Wayne

giovedì, 17 aprile 2008

Mi dichiaro prigioniero politico
Categoria:politica, scritto da andy capp


[Lettera a cuore aperto agli elettori di sinistra
che stanno soffrendo per le loro scelte nell'urna.
Riflessioni e autocritica post disastro].

Cari compagni e care compagne,
n
on so da dove cominciare. Non mi piace pensare che l'unica soluzione sia andarsene in Spagna (ma forse in Nepal sarebbe meglio) con un biglietto di sola andata, né che gli italiani siano un popolo senza testa. Perché è qui il punto. E' qui l'errore. Abbiamo demonizzato non solo il nostro popolo, ma il popolo. Lo abbiamo allontanato, emarginato, sbeffeggiato, l'abbiamo disprezzato, non lo abbiamo ascoltato. E per la prima volta nella vita repubblicana italiana, la storia socialista e quella comunista non avranno una rappresentanza parlamentare. Un fallimento, una catastrofe, una tragedia senza precedenti dal 1948 ad oggi. Viviamo in un Paese di destra, ma questo lo sapevamo. Solo che ci siamo illusi. Illusi che fosse impossibile non riconoscersi in valori universali come la solidarietà sociale, la redistribuzione della ricchezza, l'antirazzismo, il pacifismo, la contrattazione collettiva, il rispetto per il concetto di lavoro. Evidentemente questo non è bastato. Dovevamo parlare al cuore e alla pancia dei lavoratori, ascoltare i loro bisogni, dare soluzioni ai loro problemi, investire sul futuro anche con promesse (e non compromessi) forti e radicali.

Gagarin_space_suiteL'errore più grande secondo me è stato quello di formare un cartello politico come conseguenza della nascita del Partito Democratico. L'operazione unitaria  - se proprio non si poteva evitare - andava fatta prima, così come prima andava presentato un programma innovativo e credibile, magari di opposizione, attraverso quei dirigenti  radicati sul territorio come Vendola o come lo stesso Ferrero, uno dei pochi ministri che salvo del Governo Prodi. La rottura con la tecnocrazia di Padoa Schioppa doveva avvenire a ottobre, sul protocollo del welfare, non si doveva arrivare alla crisi centrista. Solo in questa maniera si poteva restare credibili agli occhi dei cittadini in difficoltà, dei precari e di tutti quelli per cui votare a sinistra ha sempre significato un'alternativa. Rompere con l'ambientalismo di facciata invece di farsi inglobare era la strada da scegliere: il progresso, compagni, Yuri Gagarin, cazzo!

Non abbiamo creato un soggetto politico credibile e rinunciando alla nostra identità comunista ci siamo fatti schiacciare da un sistema neoamericano arrivato dal basso. Certo, le colpe sono anche di chi ha respinto qualsiasi tipo di dialogo dopo due anni di fedeltà al Governo Prodi e un funzionale accordo politico che a livello locale ha pagato quasi sempre in tutte le elezioni amministrative e regionali. Ma le colpe di questo fallimento non possono essere solo degli altri. Politica si può fare anche fuori dal Parlamento, cominciando una nuova militanza nella vita di tutti i giorni fatta di presenza nelle scuole, nelle fabbriche, nelle piazze; di sobrietà e moderazione nelle scelte quotidiane. Ogni piccolo gesto di dissenso potrà risultare utile alla costruzione di un nuovo modo di affrontare le difficoltà. Non abbassiamo la testa e non inchiniamoci a ogni compromesso. E' necessario ora restare concentrati, aprire una fase nuova di critica e di divulgazione delle proprie ragioni. Ci vorrà molto tempo, forse anni. E l'assenza di una seppur minima rappresentanza parlamentare certo non gioverà a questo cammino. Mancheranno finanziamenti e visibilità. Ma non mancherà l'impegno.

"Il coraggio rivoluzionario non consiste nell'essere uccisi,
ma nel resistere al riso degli stupidi che sono in maggioranza".
[Lev Trotsky]

lunedì, 14 aprile 2008

Elezioni politiche 2008
Categoria:politica, scritto da andy capp


Curva

lunedì, 14 aprile 2008

Sms elettorali
Categoria:politica, scritto da andy capp


Inviati, ricevuti, inventati. Ecco una breve carrellata dei messaggi di confronto/scontro delle ultime 48 ore relative alle elezioni politiche scambiati sul mio cellulare. Ma attenzione, in alcuni casi potrebbe trattarsi di una boutade.

"Oddio, sto a rischio voto PD al Senato".

"Pure alla Camera, yes we can...".

"Io me sa che al Senato lo voto".

"E' un voto alla persona".

"Mi fido di te".

"Se ancora pensi che siano uguali significa che sei in malafede".

"Meno male che Walter c'è".

"Passerò due notti di inferno".

"Vota con coscienza o passerai 5 anni di inferno".

"Moretti ha scritto il manifesto del meno peggio".

"Leggiti Moretti su Repubblica: si ride ma non c'è niente da ridere".

"Votare PD significa accettare la fine della contrattazione collettiva e del principio dell'interclassismo".

"Io non ci vado proprio".

"Hai votato PD, vero?".

"Mi sta sul cazzo se vince Berlusconi".

"Buonasera voto solo Comune e Provincia: che bello".

"Se ci riesce ha fatto un capolavoro politico".

"Ho votato Sinistra Arcobaleno, mi hanno parlato di un soggetto unico dopo il voto".

"Certo, non sono sereno".

"Con l'accordo a sinistra l'avrei pure votato".

"Spero che presto si apra una fase nuova: che generazione di merda".

"Quello del PD è un suicidio politico".

"Non ho votato Ferrando per rispetto dei compagni del PdCI".

"Grazie per averci regalato 12 anni di inferno: cinque al governo e sette al Quirinale".

"Non ho ritirato le schede".

"Ferrara alla Camera, al Senato Pdl".

"La Santanché ha detto che riduce gli stipendi: hai visto quanto guadagnano?".

"Voto disgiunto al Comune: pensare globalmente, agire localmente".

"Facile lavarsi così la coscienza".

"I soliti comunisti che si sentono superiori".

"Ovviamente noi saremo con la costola che non aderisce al progetto".

"Tutto inutile finché non cambia legge elettorale".

"Viva la Rivoluzione d'Ottobre".

Fine della carrellata. E forse di inventato c'è ben poco. C'è tempo fino alle 15. Se lo fate, fatelo con coscienza. E ricordate che nell'urna Dio vi vede... ma anche Stalin.

mercoledì, 09 aprile 2008

Minchiata Elettorale/5
Categoria:politica, scritto da giggimassi


Quinta puntata di Minchiata Elettorale: la Sinistra Arcobaleno di Bertinotti e Pecoraro Scanio. Mi rendo perfettamente conto di giocarmi qui le simpatie di un certo pubblico di Noantri che forse, voterà questa sinistra, però, cari amici, prima di farlo, documentatevi; sappiate - io lo dico per il vostro bene, s'intende - che nel programma dei vostri beniamini c'è scritto fra l'altro:

inserire le cure odontoiatriche nei livelli essenziali del sistema sanitario
[la carie, un problema sociale]

e anche:
non ci possano essere sfratti se non da casa a casa
[e che cazzo di sfratto sarebbe allora?]

e poi:
la valorizzazione del ruolo dell’insegnante come intellettuale educatore
[intellettuale? Ce sarai]

vado avanti:
Con i soldi spesi per comprare un caccia Euro Fighter si potrebbero costruire 100 asili.
[con i soldi spesi per un Euro Fighter, Bertinotti si compra dieci cappotti di cachemire]

Secondo l’ultimo rapporto USA sulla libertà di stampa, il nostro Paese occupa il 61° posto
[citano gli amerikani? C'è del marcio nella cosa rossa!]

Queste sono le nostre “Grandi Opere”: messa in sicurezza del territorio dal rischio sismico e da quello idrogeologico
[bravi, così il Ponte sullo Stretto non crolla e Berlusconi, ringrazia]

Minchiate, insomma, pure e semplici Minchiate Elettorali. Buon voto, o non voto, a tutti voi.

[Una serie di Minchiate: 1, 2, 3, 4 e 5].

venerdì, 04 aprile 2008

Minchiata Elettorale/4
Categoria:politica, scritto da giggimassi


Quarta puntata di Minchiata Elettorale, cari amici, è di scena La Destra di Storace e Santanchè. Già vi sento, maliziosetti che non siete altro, obiettare sulla mia obiettività [qualora vi interessasse, non credo che li voterò]. Ma veniamo dunque alle minchiate, che come abbiamo visto, son trasversali: siamo una Repubblica che sulla Minchiata, in fondo, è fondata. E dunque, vado a leggere il programma:

L'oppressione fiscale deprime i consumi, scoraggia gli investimenti e spaventa lo spirito di intrapresa
[paura, eh?]

Tiremm innanz:

Sia chiaro, non siamo nostalgici di quando lo Stato produceva gelati e panettoni
[però quando s'invadeva l'Abissinia, ah che tempi]

e ancora:

Svolgere benchmark internazionali su valore, reddito, tariffe e produttività
[copiata da Veltroni: inciucio!]

proseguo:
l'attività venatoria va sostenuta nel suo valore associativo, culturale e tradizionale
[e tutti in coro a cantar "caccetta nera"]

inoltre:
non è possibile che in Italia sia bloccata una tratta fondamentale dell'Alta Velocità mentre
i francesi son già arrivati alle Alpi
[cristosanto, che cazzo combina la Brigata Julia?!]

e poi:
il dibattito sul futuro dell'Energia si è riacceso.
[quel che si dice un tema scottante]

sulla droga:
Le comunità terapeutiche abituate a trattare i vecchi tossici da eroina si trovano di fronte cervelli letteralmente bruciati da un poli-abuso di sostanze illegali e devastanti forse ancor più degli oppiacei mischiate alla "polvere bianca", ai derivati della cannabis e a un consumo smodato di alcolci
[io lo dicevo che la De Filippi andava oscurata]

sulle donne:
l'altra metà del cielo sta sulla Terra.
[almeno all'Inferno, c'è speranza che non rompano i coglioni?]

sulla spesa pubblica improduttiva:
istituire una commissione apposita per
censire e sopprimere le centinaia di enti inutili
[geniale, un altro ente inutile per sopprimere gli enti inutili]

Minchiate, cari amici elettori. Meditate e scegliete secondo (in)coscienza. Nella quinta e ultima puntata, sminchieremo la Sinistra Arcobaleno. Dopodiché si vota, e allora sì che so cazzi vostri [cit.]

[Le Minchiate precedenti: 1, 2 e 3].

giovedì, 27 marzo 2008

Per par condicio
Categoria:politica, scritto da andy capp


Non avevo mai pensato alla par condicio come a una legge inappropriata. O meglio, avevo sempre visto nello strapotere mediatico berlusconiano un'arma politica difficilmente contrastabile. Oggi invece ho capito che qualcosa non va. Nel senso che grazie alla par condicio hanno diritto di parola (sì, di parola) anche personaggi che con la politica e tutto il resto hanno poco a che vedere e che sfruttano il momento delle elezioni solo per visibilità personale o chissà cos'altro. Un esempio geniale di qualche anno fa, che rende al meglio l'idea, è la candidatura di Roberto Carlino, quello di Immobildream che non vende sogni ma solide realtà. Il suddetto si presentò alle Europee con Forza Italia e per i suoi cartelloni elettorali utilizzò foto e slogan delle sue stesse pubblicità. Non venne eletto è vero, però grazie ai rimborsi elettorali penso che qualche cosa ci abbia guadagnato, eccome.

Ma oggi c'è un altro problema, quello del proliferare di liste dai nomi assurdi che riescono - non so grazie a quale sistema perverso - a presentarsi agli appuntamenti elettorali. E non sto parlando delle divertenti minchiate elettorali che giggimassi ci ha raccontato nei suoi ultimi post. Prendiamo il caso di Roma. Per la corsa al Campidoglio, oltre ai partiti tradizionali, e alle liste politiche di nicchia (da Sinistra Critica a quelle indipendenti come quella di Michele Baldi, fino a ieri capogruppo in Consiglio comunale di Forza Italia), sulla nostra scheda troveremo anche  liste come Forza Roma, Avanti Lazio, Amici di Beppe Grillo, Grilli Parlanti, No Euro o Movimento Nazionale del Delfino. Ah, sì c'è anche La Mia Italia. Meglio ricordarle tutte, che in regime di par condicio non si sa mai.

Per motivi di lavoro sto avendo a che fare quotidianamente con gli improbabili personaggi che si candidano alla poltrona di sindaco e sto ascoltando una quantità spropositata di idiozie che non è facile mandare giù: si va dall'esproprio delle case del Vaticano ("Ma non crede che si verrebbe a creare un conflitto inaccettabile?" "Sì, certo ma noi stiamo ripensando a una società socialista"), al ritorno alla Lira ("Scusi, ma state pensando a una doppia moneta?", "No, no, rivogliamo proprio la Lira") fino alla detassazione totale dell'acqua passando per l'abolizione del ticket dell'autobus ("E' al primo punto nel nostro programma"). Insomma, per par condicio i mezzi di informazione sono costretti a dare spazio a tutti, ma proprio a tutti. Poi che non ci siano contenuti e che diventa difficile intervistare questo&quello poco importa. L'importante è che tutti abbiamo lo stesso spazio. Chi ci rimette è la qualità dell'informazione e i cittadini, ma tant'è.

Poi escono notizie come questa:

"Dal monitoraggio della prima settimana dell'ultima fase della campagna elettorale, dopo la presentazione delle liste - dice l'Agcom- per quanto riguarda la presenza nei notiziari delle forze politiche, emergono dati di forte squilibrio sia tra le due forze politiche maggiori e il complesso delle altre sia nel rapporto tra queste ultime sia, anche, in una certa misura, tra il Pdl e il Pd a favore del primo".

E allora mi ricordo che siamo in Italia, che c'è un tizio con tre televisioni che si candida al Governo del Paese per la quinta volta e le mie angosce quotidiane tornano tutte al loro posto. Meglio un delfino che un biscione.

mercoledì, 26 marzo 2008

Minchiata Elettorale/3
Categoria:politica, scritto da giggimassi


Siamo alla terza puntata di Minchiata Elettorale. [Prima puntata e seconda puntata] Stavolta è il turno dei Socialisti di Boselli. I socialisti, devo confessarlo, mi son simpatici, sarà che vedere il partito di Turati e Anna Kuliscioff ridotto ai minimi termini, mi fa tenerezza. Comunque, non mi faccio impietosire e parto alla ricerca della minchiata perfetta. La trovo già in uno degli slogan:

 All'Italia della 194: non sarai mai sola
[era la Lazio, che sul prato verde vola]

Poi ci sono i manifesti: "sono un operaio e sono incazzato". sono un ... e sono incazzato
[sono uno stronzo qualunque, e vi prego di mettervi in fila]

Poi leggo nel programma:
Se Turati nel 1929 sognava gli “Stati Uniti d’Europa”, oggi si possono sognare gli “Stati Uniti del mondo”
[a quando la fratellanza universale del sistema solare?]

vado avanti:
Un mondo senza tortura, senza sentenze capitali, senza censura né oppressione, senza doppi standard sui diritti umani tra Paesi ricchi e poveri sarà più sicuro, più ricco, più tollerante, multi-culturale e multi-etnico.
[ma anche no]

proseguo:
Occorre trasformare la perdita del lavoro da dramma a occasione di riqualificazione professionale.
[capito, caro Johnnydurelli!?]

insisto:
permettere alle persone transessuali di ottenere la rettifica del sesso con regole meno restrittive
[a Bosè, se ne stava interessando già Sircana]

e concludo:
L’Italia deve finalmente regolamentare tutti gli stranieri che hanno un lavoro stabile e che non hanno commesso reati.
[a Bosè: questo lo dice pure Fini]

Minchiate elettorali, insomma, se ne trovano in tutti i programmi. Decidete di conseguenza. Nella prossima puntata, La Destra di Storace.

mercoledì, 19 marzo 2008

Minchiata Elettorale/2
Categoria:politica, scritto da giggimassi


Cari amici, bentrovati alla seconda puntata di Minchiata Elettorale. [qui la prima] Oggi, come promesso, è di scena il Pdl di Berlusconi. Lui, lo sapete, è un vero artista della Minchiata, basti pensare a tutte quelle che ha infilato nelle ultime due settimane, quindi, pensavo, "non avrò problemi a trovarne nel programma". Mi sbagliavo, perché il programma è scritto per punti, per slogan, per missioni [dev'essere un fanatico di Ogame, il Berlusca]. Quindi, enucleare LA minchiata è stato un po' più difficile rispetto al programma del Pd, che invece è lungo e articolato [come abbiamo visto la volta scorsa, il fatto che un testo sia lungo e articolato, non lo mette affatto in salvo dalla possibilità che esso contenga una minchiata, anzi]. E dunque, stavo quasi disperando dalla mia impresa di cercatore conto terzi di minchiate elettorali, quando ho trovato questa:

liberalizzazione delle telecomunicazioni e diffusione universale della larga banda
[mi stavo giustappunto chiedendo come mai mancasse il wireless nella Via Lattea]

poi, scorrendo ancora il testo, mi sono imbattuto in questa:

utilizzo delle Poste Italiane per servizi sociali a domicilio
[vista la lentezza, arriveranno quando sarete già in decomposizione]

e ancora:

Contrasto all’insediamento abusivo di nomadi e allontanamento di tutti coloro che risultino privi di mezzi di sostentamento legali e di regolare residenza
[se siete disoccupati e la casa è intestata a vostra moglie che è francese, potete anche espatriare]

e poi:
ripresa nella scuola, per alunni e insegnanti, delle "3 i": inglese, impresa, informatica
[un grande classico che ritorna. Peccato che i nostri ragazzi non sappiano una beata mazza di storia e di letteratura e che i licei per cui eravamo famosi son diventati delle ciofèche]

e quindi:
legge quadro per lo spettacolo dal vivo (teatro, musica, danza) e per promuovere la
creatività italiana in tutti i campi dello spettacolo, dell’arte e della multimedialità
[questa gliela deve aver suggerita Uòlter: inciucio!]

e infine, la più bella, la più esaltante, quella contenuta nello slogan:
Rialzati, Italia!
[c'è pronto un tacco finto anche per te].

Come vedete, la Minchiata Elettorale è sempre lì, in agguato, tra le righe. Basta leggere. Appuntamento alla terza puntata, mercoledì prossimo, in cui sminchieremo il programma dei Socialisti di Boselli.

venerdì, 14 marzo 2008

A destra
Categoria:politica, scritto da andy capp


CiarrapicoIl lupo perde il pelo ma non il vizio. Silvio Berlusconi ha concluso il suo reclutamento in attesa della prossima tornata elettorale che lo vede in netto vantaggio sul suo rivale più agguerrito. E così, se da una parte si strizza l'occhio alla classe dominante (vedi post precedente), da quest'altra, perso l'appoggio al centro dell'Udc, si è cercato un nuovo radicamento a destra, che risulta di difficile comprensione vista l'insistenza con cui si è chiesto ad Alleanza Nazionale di confluire nel Pdl. E tutto dopo l'operazione Storace; uno che dovrebbe andare a nascondersi. Giuseppe Ciarrapico è stato il nome che in questa settimana ha riempito le pagine dei principali giornali italiani. Eppure nessuno ha sottolineato la vera anomalia. Collocato all'undicesimo posto della lista nel Lazio, il Ciarra non verrà mai eletto. Di che preoccuparsi allora? Del fascismo? Del saluto romano? Ma andiamo, le idee del personaggio sono ben note da tempo. Quando lo stesso era alle dipendenze di Andreotti, nessuno storceva la bocca in questa maniera. Tra le sue operazioni ci fu addirittura l'intervento, sollecitato proprio dal senatore a vita, nella soluzione del Lodo Mondadori dove fece da intermediario tra lo stesso Silvio Berlusconi e Carlo De Benedetti.

In quegli anni Ciarrapico portò a termine anche una delle operazione che gli diede maggior visibilità, l'acquisto della Roma, avventura terminata nel 1993 - dopo due anni di presidenza - a causa della denuncia e dell'arresto per bancarotta fraudolenta. Senza contare l'appoggio ai pretoriani della tifoseria romanista, che diedero nuova linfa al neofascismo della Capitale. Il Ciarra è uno con la fedina penale non proprio immacolata: è stato condannato a quattro anni e mezzo di reclusione, ridotti in cassazione a 3 anni, per gli sviluppi della vicenda Casina Valadier. Il 18 marzo 1993 è stato spiccato nei suoi confronti un mandato di custodia cautelare: entrato a Regina Coeli il 21 marzo, il 24 aprile dello stesso anno gli vennero concessi gli arresti domiciliari. L'11 maggio gli fu revocato il mandato di custodia cautelare, ma la libertà fu breve perché venne di nuovo arrestato e trasferito a Milano, con l'accusa di finanziamento illecito ai partiti. Nel 2000, dopo sette anni, Ciarrapico è stato condannato in via definitiva e per la sua età fu affidato ai servizi sociali. Nel 1996 è stato condannato anche nel processo per il crack del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi, in primo grado a 5 anni e mezzo di reclusione, ridotti in appello a 4 anni e mezzo. Successivamente gli sono stati condonati 4 anni, ed è stato condannato a scontare gli ultimi 6 mesi in detenzione domiciliare per motivi di salute. Condanna confermata in Cassazione. In tutto questo Ciarrapico non ha mai risarcito i danni alle parti civili cambiando continuamente residenza.

Suonano ancora più sinistre dunque le parole di Berlusconi, che per difendere il personaggio ha parlato di un imprenditore e di un editore con tanti giornali importanti (questo per tutti quelli che hanno tolto dal programma la legge sul conflitto di interessi). A destra non è cambiato niente: gli interessi personali e lo scambio di favori la fanno ancora da padroni (questo per tutti quelli che si riempivano la bocca con parole come legalità e sicurezza). La morale fatela a qualcun altro.

mercoledì, 12 marzo 2008

Minchiata Elettorale/1
Categoria:politica, scritto da giggimassi


Cari amici di Noantri, ho deciso che commenteremo qui in una breve serie di post, dal titolo Minchiata Elettorale - le più agghiaccianti minchiate scritte nei programmi elettorali delle principali aggregazioni politiche [il che comporta leggere attentamente i programmi, già per questo dovreste ringraziarmi]. Si comincia dal Partito Democratico di Walter Veltroni. No, non vi propinerò un'analisi seria di tutte le vomitevoli banalità e false promesse che contiene l'intero programma, no: a voi voglio molto più bene che a me stesso, indi per cui vi offrirò piccole chicche che meritano di essere estrapolate dal tritatutto mediatico. Son delle chicche che meritano di essere rimarcate e commentate, eh, leggetele con attenzione. Pronti? Si parte col Walter-pensiero.

Scuole belle ed aperte, anche ai nonni
Lo stato di abbandono e di scarsa manutenzione degli edifici scolastici è molto grave. Il Governo Prodi ha visto giusto lanciando il programma nazionale per l’edilizia scolastica.
[qualcuno di voi ne ha sentito parlare!?!]

Ci sono risorse non solo per riqualificare le strutture esistenti, ma per farne i luoghi più belli e accoglienti del quartiere, con architetture nuove, attrezzature didattiche di qualità, strumenti tecnologici e ampia dotazione di servizi.
[ditegli per favore che Milano2 l'ha già fatta qualcun altro]

Ciò consentirà di svolgere meglio prima di tutto la funzione scolastica, accorpando nello stesso edificio diversi cicli e indirizzi formativi, in veri e propri "campus della scuola dell’obbligo".
[oddìo, mia figlia non andrà alle medie ma in un campus di concentramento!]

Dopo la ristrutturazione, questi patrimoni pubblici dovranno essere utilizzati al massimo grado, tenendoli aperti giorno e sera.
[facciamo H24 e non se ne parla più]

Innanzitutto, per riportare anche i genitori e gli adulti a studiare.
[pensa per te, che c'hai il diplomino]

Possono diventare centri di iniziative contro l’evasione dell’obbligo scolastico e per il recupero di ragazzi in difficoltà. Dalla musica, al teatro, all’arte, al multimediale, tutte le forme di espressione culturale dei giovani devono trovare nel campus la propria casa di produzione.
[e grignani ministro dei beni culturali?]

Dalla formazione di piccole orchestre e cori [quest'uomo è un genio], all’alfabetizzazione tecnologica della cittadinanza e per l’accesso ai nuovi servizi di e-government, creando anche le condizioni di scambio tra le diverse generazioni [attenzione, arriva la perla], ad esempio, impegnando i ragazzi ad educare i nonni all’uso di internet [...].

Cento di questi "campus" dovranno essere pronti per il 2010.
[ok, m'impegnerò seriamente per morire prima d'infarto].

Nella prossima puntata di Minchiata Elettorale, il Pdl di Berlusconi.

lunedì, 10 marzo 2008

Un motivo al giorno
Categoria:politica, scritto da andy capp


CheVeltroniVorrei un partito che cambi il Paese, che non accetti i compromessi con le forze alleate e che rispetti l'avversario politico. Anche se questo si chiama Silvio Berlusconi, il male assoluto, il nemico su cui per due volte si è costruita una campagna elettorale. Vorrei un partito che scelga gli uomini del fare, che ai vecchi volti della politica preferisca dare una opportunità ai giovani. Anche se sono solo tre - forse qualcuno in più - quelli inseriti nei seggi sicuri. Stronzi, dovete ancora mangiarne di merda. Vorrei un partito che scelga una parte produttiva e decisiva per il Paese come Confindustria, che magari candidi dirigenti come Colaninno e Calearo, che no, agli operai l'ora di assemblea sulla sicurezza proprio non voleva concederla. Fanculo, ogni scusa è buona per non lavorare.

Vorrei un partito che candidi esperti economisti come Ichino, che da anni si batte per l'abrogazione dell'articolo 18, perché è quella la vera palla al piede dell'economia di questo Paese. Vorrei un partito che riconosca la difficoltà dei giovani - e non più giovani - precari, che gli garantisca quei mille-millecento euro al mese così passa la paura. Tutti che vogliono la pappa pronta, ma la gavetta non sapete proprio cosa sia?  Vorrei un partito che sposi la legalità e che scelga, per farla rispettare, un personaggio come Achille Serra che tanto bene ha fatto a Roma  - e che importa se prima era candidato con Forza Italia - oppure che punti tutto, in una regione come la Calabria, sul numero due della Polizia De Sena, anche per dare un segnale di discontinuità con la classe dirigenziale delle forze dell'ordine dopo tutto quello che è stato fatto in questi ultimi anni da Genova in poi. Poi se Lumia, vicepresidente della Commissione parlamentare antimafia, resta fuori dalle liste che importa, ci sarà sempre un Di Pietro qualsiasi a recuperarlo. Non parlo, non vedo, non sento.

Vorrei un partito che corra da solo e che non si allei con Di Pietro il questurino e con i Radicali solo per qualche votarello in più. Vorrei un partito che non candidi tra le sue fila chi ha avuto a che fare con la giustizia. Poi se il senatore Enzo Carra è stato condannato in via definitiva a un anno e quattro mesi durante Tangentopoli, che sarà mai? Non si condanna un uomo per la sciocchezza di una sera. Vorrei un partito che sia laico e cattolico allo stesso tempo perché così tutti saranno rappresentati, anche quei froci del cazzo che amano andarsene in giro col culo di fuori. Ma cosa vogliono ancora? Vorrei un partito da votare che sia la giusta sintesi per un Paese che resti tale e quale. Così dopo aver votato potrò tornarmene a casa con la coscienza a posto per aver fatto il mio dovere. Anche se per non votarlo di motivo ce ne sarebbe uno al giorno, penso che un partito così - in questo Paese - possa farcela. A passare per novità.

Nota: questo post di critica al PD rappresenta
solo il pensiero dell'autore e non di tutto il blog.
Siamo in par condicio, del resto.

lunedì, 25 febbraio 2008

Da una parte e dall'altra
Categoria:politica, scritto da andy capp


Che figlio di puttana. E' la prima cosa che ho pensato ieri quando in tv ho visto salire sul palco la mamma di Valerio e il fratello di Stefano e Virgilio. Sto parlando di Veltroni e della presenza, ieri alla manifestazione del Partito Democratico, di Carla Verbano e Giampaolo Mattei. Le storie di queste due famiglie sono molto simili per la crudeltà che hanno vissuto e perché ancora oggi aspettano giustizia. Di Valerio abbiamo già parlato su questo blog, e spesso abbiamo discusso anche dei fratelli Mattei, la ferita più profonda del cuore di Primavalle.

Pochi giorni fa ho avuto modo di parlare con la signara Carla. Pensate, ha 84 anni e nonostante tutto cura un blog per ricordare Valerio e ha imparato anche a parlare su Skype. Mi ha detto che si sente stanca. Da 28 anni vive nella stessa casa al Tufello dove ha visto uccidere il figlio. "Di là hanno ucciso Valerio, nella stanza accanto ci è morto mio marito, qui ci morirò io", il suo ironico cinismo mi ha lasciato senza parole. Carla non vuole perdonare, non ce la fa. E io credo che non le si possa dire nulla se non portarle un profondissimo e silenzioso rispetto. La storia di Valerio Verbano è nota sia per la brutalità che per le oscure trame che hanno impedito alla famiglia di avere giustizia. Una storia simile a quella dei fratelli Mattei, bruciati in un rogo appiccato nella loro casa mentre dormivano. Anni di bugie e depistaggi hanno offeso la memoria di due ragazzi di 8 e 22 anni. Lo scorso anno in un programma televisivo la madre dei Mattei disse di essere riuscita a perdonare grazie al lavoro di ricerca e denuncia fatto da Luca Telese, un giornalista che cura questa collana di libri, nel libro Cuori Neri.

Vite distrutte e famiglie rovinate. Storie di un'Italia quasi nascosta e che oggi ci sembra così lontana. Si moriva per un ideale ci dicono sempre. Ma si moriva anche morti ammazzati. E senza motivo. Questo non ce lo raccontano mai. Forse perché un motivo c'era ma doveva rimanere nascosto. Il figlio di puttana all'inizio era per Uòlter. Il gesto di riconciliazione è apprezzabile, ma una kermesse elettorale non era il luogo più adatto. Di Veltroni non mi piace il mettere insieme questo&quello. Ma sarebbe un altro post.

NOTA BENE: in questi giorni avrete notato problemi di visualizzazione del blog.
Niente paura, stiamo lavorando per voi (e per noi).
Segnatevi le nostre mail nel caso un giorno non dovreste più trovarci.

giovedì, 14 febbraio 2008

Con queste facce qui
Categoria:politica, scritto da andy capp


Aiuto mamma, mi spengono la fiamma. Tra il goliardico e il nostalgico, questo sms che ho ricevuto l'altra sera da un amico inquadra al meglio lo stato d'animo di quelli che vengono descritti come attaccati alle ideologie. Mi chiedo: a cos'altro dovremmo essere attaccati se non alle ideologie e ai simboli? Alla facce trite e ritrite di chi in questi mesi ha prima cercato di convincere la popolazione che era necessaria un'altra legge elettorale - cambia il vestito ma non la sostanza - oppure a quelli che oggi dicono che le coalizioni eterogenee non possono stare insieme, ma fino a ieri sì? In questi anni di fiori, ulivi, margherite, rose bianche, rose rosse, rose nel pugno è piuttosto comprensibile che i Verdi non siano riusciti a scavarsi una nicchia consistente nell'elettorato. Oggi ci si è messo pure Bertinotti a parlare dell'inquinamento: non buttate cartacce in terra, chiudete il rubinetto mentre vi lavate i denti, al semaforo mettete l'auto in folle e non pigiate sull'acceleratore. Ma per avere un minimo di senso civico ed educazione è necessario stare in un partito?

Ma non facciamo confusione, andiamo per ordine: del Pd abbiamo già detto in passato. Ha scelto il suicidio politico e continua a strizzare l'occhio a Berlusconi. Fa ricadere sulla sinistra colpe che non ha, tanto che le contraddizioni erano tutte al suo interno. Il faccione di Walter oggi cerca consenso in giro per l'Italia partendo dal cuore verde dell'Umbria. Probabilmente raccoglierà anche di più di quello che si possa pensare. Soprattutto se lui e Silvio - di comune accordo - continueranno a dichiarare: "Se non votate me, almeno votate lui". Insomma, se la cantano e se la suonano, altro che democrazia, altro che rigore a porta vuota. Chi lo ha fischiato il penalty per Silvio, chi votò l'accozzaglia dell'Unione oppure il Partito Democratico stesso andandoci a trattare prima della caduta del Governo? Il Pdl è ovviamente la peggior sciagura che possa capitare al Paese. Se pensate poi che i cosiddetti meno peggio (vedi Tabacci) continuano ad abbandonare la barca di re Silvio c'è poco da sperare. Incredibile il voltafaccia di Fini, che ha sciolto Alleanza Nazionale senza avere il coraggio di annunciarlo. Anche perché alla sua destra un imbufalito Storace continua a dirgliene di tutti i colori. Casini fa tenerezza: nell'Udc è rimasto solo lui (Folliini, Giovanardi, Baccini, ecc..., ecc...). Tutti dicevano che bisognava interrompere la frammentazione dell'arco parlamentare, ma continuano a nascere o a resistere formazioni politiche di una o due persone: vedi i Radicali, i vari socialisti, la Rosa Bianca, la Destra, l'Udc stessa, l'Unione Democratica (qualcuno sa chi sono?). Senza citare i vari De Gregorio, Rotondi & Co.

Capitolo sinistra: iniziativa tardiva. A parte la depressione che la faccia di Diliberto non riesce proprio a celare, in questa maniera la formazione è nata di riflesso al Partito Democratico, quindi sembra più una mossa difensiva che altro. Costruire una nuova sinistra dall'opposizione tuttavia sarà più semplice che farlo dal Governo. Bisogna solo che Bertinotti se ne renda conto. Per quanto mi riguarda in questo momento propendo per l'astensionismo. Perché in tutto 'sto bordello: dove sta la falce col martello?

Falce e Martello

giovedì, 07 febbraio 2008

Intelligente con la i maiuscola
Categoria:politica, scritto da andy capp


DalemaC'era una volta l'intelligente, quello con i baffi che si credeva un lungimirante. Sto parlando di Massimo D'Alema, ministro degli Esteri uscente, ex Presidente del Consiglio, ex segretario del Pds. D'Alema dove sei? Non è la prima volta che nel momento della difficoltà, il grande dirigente di scuola PCI, quello con un intuito politico superiore, scompare. Era già successo dopo la pagliacciata dei governi di centrosinistra che lo portarono alla guida del Paese grazie ai voti di Cossiga, che una volta sui muri delle città veniva scritto con la kappa e le due esse raffigurate come quelle delle truppe naziste. Finì in maniera misera quell'avventura governativa, soprattutto dopo il fallimento totale della famosa Bicamerale, quella grande intuizione politica che non fece altro che rilegittimare Berlusconi agli occhi degli italiani dopo anni di insulti grazie a cui il centrosinistra era rimasto in vita. Una storia molto simile a quella dell'attuale dialogo sulla riforma elettorale tra Partito Democratico e Forza Italia precedente alla crisi dell'ultimo Governo Prodi, che di fatto ha portato alla caduta dell'esecutivo.

D'Alema l'intelligente - perché lui ama essere definito così - è sempre quello che durante la campagna elettorale del 2001 preferì (da presidente dei Ds) andarsene negli Stati Uniti a studiare, come la Melandri che oggi si dice stufa della politica - come se lei non ne facesse parte -, per poi tornare e partecipare alla creazione della Fondazione Italianieuropei insieme all'altro sottile pensatore del centrosinistra, quel Ministro Amato oggi ispiratore del socialismo italianoeuropeo, ieri consigliere di Bettino Craxi nelle mosse strategiche per evitare i processi. D'Alema l'intelligente tuttavia non terminò qui la sua opera perché dopo aver preso una sonora sberla alle elezioni si dedicò come d'incanto al suo partito, traghettando verso la segreteria Piero Fassino. Ci fa piacere ricordarlo in giro per convention a parlare del suo delfino come del nuovo segretario ancora prima delle votazioni. Un chiaro esempio di democrazia in pieno stile primarie del Partito Democratico, dove le liste dei candidati erano già state compilate dalla segreteria e non c'era modo di esprimere la propria preferenza.

D'Alema l'intelligente però è anche riuscito, un paio di anni dopo, a bruciare la candidatura a leader di una nuova sinistra  - mica quella che ci propongono oggi - di Sergio Cofferati, che da segretario generale della Cgil portò in piazza tre milioni di persone. Ma quella era una piattaforma che si schierava al fianco dei lavoratori e dell'articolo 18, un argomento che il partito erede della tradizione comunista italiana non poteva certo sposare con tanta disinvoltura. Chi glielo avrebbe spiegato infatti all'Opus Dei nel giorno della santificazione di Josemaria Escriva, caro D'Alema? Le ultime mosse strategiche l'intelligente ce le ha regalate proprio un paio di giorni fa quando con una lettera al Corriere della Sera ha spiegato la sua idea: portare il Paese al referendum elettorale per ritardare le elezioni politiche di un anno e mettere in difficoltà Berlusconi. Peccato davvero che all'inizio della Legislatura il suo nome sia stato bocciato per la carica di Presidente della Repubblica, quando aveva anche l'appoggio di Berlusconi stesso. Faccio un passo indietro, disse. Proprio come aveva fatto per la poltrona di Presidente della Camera. Peccato che in entrambe le occasioni si era autocandidato. Insomma, anche il passo in avanti era un autopasso. Forse la sua strategia comunicativa e la sua immagine andrebbero riviste. E' proprio arrivato il momento di richiamare Fabrizio Rondolino, uno di quelli del primo Grande Fratello, che ne curava la simpatica e accattivante immagine. D'Alema dove sei? Nel teatrino attuale c'è ancora una parte anche per te.

lunedì, 28 gennaio 2008

Le pagelle politiche di noantri
Categoria:politica, scritto da andy capp


Silvio Berlusconi, voto 8: protagonista e vincitore assoluto dell'attuale stagione storico-politica. Riesce ad ottenere sempre quello che vuole. Smuove a suo piacimento tutto quello a cui è più interessato. Fa fuori in tre settimane l'avversario più pericoloso ricevendo lui stesso l'invito a sedersi a un tavolo per le riforme; sorride quando qualche alleato prova ad alzare la voce perché sa che in men che non si dica tornerà come un agnellino all'ovile. Immortale.

Umberto Bossi, voto 5,5: è fermo a dieci-dodici anni fa, quando la Lega portava con se ancora il peso della novità. Prova a mettere paura con uscite fuori luogo che oggi non fanno nemmeno più rabbia. Ha pesato sulla credibilità del suo movimento portarsi dietro zavorre alla Calderoli. Macchietta.

Pierferdinando Casini, voto 6: non si capisce come faccia a sposare il suo alto senso delle istituzioni con la solidarietà espressa a Totò Cuffaro. Poi ci si ricorda con chi è sposato davvero e si capisce che la sua politica è tutta un compromesso necessario. Il male minore, ovvero il male peggiore. Democristiano doc.

Gianfranco Fini, voto 4,5: si è proposto in tempi non sospetti come leader di una destra moderna (coppie di fatto, voto agli immigrati). Ma ha alzato troppo la voce e il padrone l'ha redarguito. Un mese fa pensava a una legge elettorale nuova e alla Casa delle Libertà come esperienza esaurita. Oggi non ha più spazio politico né tanto meno coraggio per dar seguito con i fatti alle sue parole. Piccolo piccolo.

Clemente Mastella, voto 1: qualcuno ha capito per quale motivo nel giro di 24 ore il suo partito ha tolto l'appoggio al Governo? E' venuto meno al patto con gli elettori e ora si candida ad ago della bilancia per il prossimo futuro, anche se la corsa al corteggiamento non sembra all'ordine del giorno. Se dovesse essere introdotta una nuova legge elettorale probabilmente di lui non si sentirà più parlare, almeno per il momento. Occhi da cerbiatto.

Romano Prodi, voto 4,5: ha subìto attacchi dai suoi alleati fin dal giorno della sua candidatura a leader della coalizione. Ma non è certo colpa sua se dal 1996 al 2006 (leggi dieci anni) il Centrosinistra non è riuscito a proporre un'alternativa credibile e valida a Berlusconi. Oggi è stanco e paga tutti gli errori di comunicazione commessi, oltre a tutte le promesse non mantenute con l'elettorato. Ma si può mandare in tv un Ministro a dire che è bello pagare le tasse? Da rottamare.

Walter Veltroni, voto 2: il caro Walter l'ha fatta grossa. Come nel 1998 ha riabilitato politicamente Berlusconi invitandolo a un tavolo per le riforme, quello stesso Berlusconi che per 5 anni era stato additato come il male assoluto. Il Partito Democratico ha commesso l'errore di nascere al governo e non all'opposizione rinunciando alla spinta propulsiva degli elettori. E tra un loft e un circolo, tra un simbolo e una festa, tutto è crollato. E ora? In bilico.

La Sinistra, senza voto: chi l'ha vista?

venerdì, 25 gennaio 2008

Forza Italia!
Categoria:politica, scritto da stefano havana


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lunedì, 21 gennaio 2008

Da spettro a ectoplasma: rivogliamo il Comunismo
Categoria:politica, scritto da andy capp


Uno spettro si aggirava per l'Italia: era lo spettro del Comunismo. Ripercorrendo gli ultimi due anni della vita politica del Paese è facile imbattersi in dichiarazioni allarmate da parte dei politici nostrani che denunciavano ricatti della sinistra radicale, ideologie vetero-marxiste contrarie al progresso, partiti con la falce e martello che volevano rifondare il comunismo. Oggi che il Governo Prodi è arrivato al capolinea, vorrei sapere che fine ha fatto questo spettro, quali danni ha arrecato al Paese e soprattutto quali risultati ha ottenuto. Perché bene o male, qualcuno che ha votato per la sinistra radicale, per l'ala sinistra di quelli che sono gli ormai sciolti Ds, per i due partiti con la falce e il martello, magari lo aveva fatto in buona fede, con la speranza di portare a casa almeno qualche conquista sociale. 

Lo spettro che si aggirava per l'Italia, dopo un anno e mezzo di Governo, sembra ridotto a un ectoplasma innocuo come lo Slimer dei Ghostbusters. L'Italia è l'unico Paese dell'Europa Occidentale dove non esiste più un partito di sinistra - non arrivo a dire comunista - che pesi. E i dirigenti delle fazioni citate sopra devono assumersi le loro responsabilità. Divisione ideologiche e livori personali tengono ancora separate due formazioni come quella di Rifondazione e del PdCI. Gli orfani dei Ds che non hanno aderito al Partito Democratico restano in vita in Sinistra Democratica che probabilmente la maggior parte dei cittadini con diritto di voto non sa nemmeno che esiste, il progetto de La Sinistra, quella che a sentire Mussi poteva contare su oltre 150 parlamentari, è sprofondato sotto l'Arcobaleno del ridicolo simbolo che è stato scelto. E poi dopo due-tre settimane di "nuovo soggetto, nuovo partito, federazione, soggetto aggregante, associazionismo dal basso, comunicazione orizzontale", oggi - di questa Sinistra che non c'è - non se ne parla proprio. Il futuro politico del Paese ha una certezza: la sinistra non esiste più.

E in nome di cosa? Di una fedeltà alla causa che ha permesso a questo Governo di portare avanti le stesse politiche di quello precedente, di rafforzare nuove corporazioni centriste e alleanze trasversali che un anno e mezzo fa ci avrebbero fatto sorridere (vero Uòlter?). I lavoratori sono stati lasciati soli nelle contrattazioni per i rinnovi dei contratti. Ieri dopo nove mesi è arrivato quello dei metalmeccanici, ma il merito va solo a loro e ai sindacati. E non certo a quelli confederali. I Pacs - poi Dico, poi Cus - sono scomparsi. Però i voti degli omosessuali e di tutti quelli che credono nella libertà di scelta hanno fatto comodo. Così come i voti dei giovani che speravano di votare un Governo contrario alla precarietà del lavoro. Inutile ricordare i tanti bocconi amari mandati giù dall'elettorato di sinistra, perennemente accusato di volere il ritorno di Berlusconi: dall'Afghanistan, alle dichiarazioni sulla Legge 194, alla gestione dell'emergenza rifiuti, fino alla polemica con Benedetto XVI, ultimo capitolo di una sempre più pressante presenza dello Stato Vaticano nei laici affari del Paese. Oggi, in pieno caos post-Mastella (uno di quelli che pesava più degli oltre 150 parlamentari) il Governo è in ginocchio. Probabilmente l'Udeur, dopo le dichiarazioni di appoggio esterno, presenterà una mozione di sfiducia. Insomma, manco la soddisfazione de fallo cascà da sinistra. Almeno una volta ci chiamavano irresponsabili. Ma sempre con la coscienza pulita.

giovedì, 17 gennaio 2008

Noantri adotta Mastella
Categoria:politica, scritto da andy capp


"Non sono sparito né mi sono stancato del blog. E non sono certamente preoccupato di misurarmi con gli insulti e le critiche. Ma nell'ultimo mese ho avuto poco tempo libero a disposizione dal momento che la fase politica è da alcune settimane molto difficile. [...] 

Ora siamo al momento politico cruciale: la verifica di governo e le decisioni da assumere in materia di riforme, a partire da quella elettorale. Veltroni e Berlusconi non mi convincono affatto. E trovo che Prodi stia facendo i passi giusti per cercare di portare chiarezza nella confusione che si è creata. Vedremo".

 Così scrivevi caro Mastella nel tuo ultimo post sul blog che avevi aperto qualche mese fa e che tanto aveva fatto discutere per la poca attenzione all'italiano. Ti sei dimesso ieri dalla carica di Ministro della Giustizia e questo dovrebbe farti onore nel Paese in cui i presidenti fanno sempre e solo i presidenti e i direttori lasciano per andare da un'altra parte a fare i direttori. Dovrebbe - ho scritto - perché il tuo discorso alla Camera e le tue lacrime sono state l'ennesima offesa alla nostra intelligenza. Oggi infatti non ci sono più le toghe rosse, ma le frange estremiste. Mai che in questo dannato e fottuto Paese si lasci spazio al dubbio che forse - magari - qualche cazzata uno l'ha pure combinata. E' sempre colpa degli altri, dei nemici, di quelli che ti vogliono fare fuori, dei complottisti, degli avversari che giocano sporco.

C'è una cosa in quella che tuttavia considero una giornata positiva (e i 200 gol di Totti con la maglia della Roma c'entrano solo in parte) che mi ha messo davvero paura (altro che frange estremiste). Quell'applauso. Lungo. Forte. Convinto. Quell'applauso che il Parlamento ha riservato al Guardasigilli dimissionario. In quell'applauso era sintetizzata la casta, il potere. "Hanno toccato uno dei nostri e non va bene", mi sembrava di sentirli i commenti bipartisan lungo i corridoi della Camera. L'incredibile corsa alla solidarietà, al messaggio più sentito, è stata interrotta solo da qualche voce contro. Poi ci ha pensato lo stesso Prodi a chiedere di ritirare le dimissioni. Ma se invece tutto venisse confermato? Se la concussione della signora Mastella venisse provata, così come i sette capi di imputazione dell'ex Ministro? Che valore avrebbe la richiesta di Prodi e le parole di tutto l'arco parlamentare?

Caro Mastella il tuo ultimo post si intitolava Non sono sparito. E' vero non lo sei, e forse non lo sarai nemmeno domani, quando ti vedremo riciclato nella Casa delle Libertà, magari con un tuo nuovo partito o in qualche altra carica pubblica che prontamente ti offriranno i solidali compagni del PD. Per il momento avrai più tempo a disposizione per startene a casa e coglierai due piccioni con una fava: farai compagnia alla tua signora e potrai aggiornare il blog. Se ti va, la Factory del Dissenso è pronta ad accoglierti. Sarebbe divertente - dopo un post di stefano havana - un bel quotidianismo scritto da clemente ceppaloni. L'unica raccomandazione (scusa il termine): fai attenzione ai refusi, da noi non sono proprio tollerati.

Mastella e signora

lunedì, 07 gennaio 2008

Acca Larentia, 30 anni fa
Categoria:politica, scritto da andy capp


Il 7 gennaio del 1978 tre attivisti del Fronte della Gioventù uscirono dalla sede del Movimento Sociale Italiano di via Acca Larentia, nel popolare quartiere Tuscolano. Una volta in strada vennero travolti da una pioggia di fuoco. Franco Bigonzetti, ventenne iscritto al primo anno di medicina e chirurgia, morì sul colpo, mentre Vincenzo Segneri, ferito ad un braccio, riuscì a rientrare nella sede. Il terzo, Francesco Ciavatta, liceale diciottenne, scappò lungo una scalinata al lato dell'ingresso della sezione ma venne inseguito e freddato con un colpo alla schiena.

La notizia si diffuse in città in pochi minuti tanto che una folla di attivisti missini si radunò davanti alla sede. La tensione era altissima e scoppiarono dei tafferugli con le Forze dell'Ordine. Un capitano dei Carabinieri, Edoardo Sivori, sparò ad altezza d'uomo e colpì in piena fronte Stefano Recchioni, 19 anni, militante della sezione di Colle Oppio, che morì dopo due giorni di agonia. Alcuni mesi dopo la strage il padre di Ciavatta, operaio, si suicidò per la disperazione gettandosi dalla finestra della sua casa in piazza Tuscolo. L'attacco fu rivendicato alcuni giorni dopo con un'audiocassetta dai Nuclei Armati di Contropotere territoriale. Per i successivi dieci anni le indagini non portarono ad alcun risultato: solo nel 1988 venne a galla che la mitraglietta Skorpion usata per l'assalto ad Acca Larenzia fu la stessa usata in altri tre omicidi firmati dalle Brigate Rosse (Ezio Tarantelli, Lando Conti e Roberto Ruffili), mentre un anno prima una ex terrorista pentita, Livia Todini, che all'epoca aveva soli 13 anni, raccontò di aver assistito a una riunione in cui si pianificava l'agguato. La Todini accusò alcuni ex militanti di Lotta Continua: Mario Scrocca, Fulvio Turrini, Cesare Cavallari, Francesco de Martiis e Daniela Dolce. Quest'ultima è tutt'ora latitante, mentre Scrocca si tolse la vita in cella il giorno dopo essere stato interrogato dai giudici in seguito al suo arresto. Gli altri tre furono assolti in primo grado per insufficienza di prove.

Ma ad Acca Larentia è legata un'altra vicenda di sangue. In occasione del primo anniversario della strage, il 10 gennaio 1979, scoppiarono di nuovo gravi incidenti durante i quali un agente di Polizia in borghese, Alessio Speranza, sparò ad Alberto Giaquinto, militante di 17 anni, uccidendolo. In seguito l'agente fu prosciolto dall'accusa di omicidio. Oggi a Roma, a trent'anni di distanza, sfileranno un po' tutti i camerati e i loro discendenti di quella destra così eterogenea che va dai deputati di AN ai militanti dei circoli futuristi. I politici di professione renderanno omaggio ai giovani uccisi con una preghiera e corone di fiori, mentre i cattivi maestri sfrutteranno l'occasione per fare proseliti e mandare giovani nuove leve in prima linea alla testa di cortei che scandiranno slogan violenti. Così Francesco Storace, senatore, ex Ministro della Salute ed ex Governatore della Regione Lazio, ricorda quel giorno sul suo blog:

Ad Acca Larentia dovrebbero andarci tutti senza scorta, evitando fastidiosi e imponenti servizi d'ordine. Come Franco, Francesco e Stefano. Invece vedo che il trentennale di un martirio rischia di trasformarsi in un happening strumentale. Senza alcuna riflessione sul sacrificio di tre ragazzi che con sacralità dobbiamo chiamare camerati, nel significato più profondo di questa parola di guerra e amore, di fede e di comunità. Io c'ero tra i ragazzi di Acca Larenzia come ha ricordato pensando di farmi torto un intellettuale di questi tempi grigi come Angelo Mellone, quando sul Giornale mi ha appellato come attivista del Tuscolano… Non gliene voglio perché non può sapere molto di quegli anni. Era difficile fare futuro mentre ti menavano, ti sprangavano, ti sparavano… C'ero prima e c'ero anche un anno dopo la strage, quando sette pallottole ad altezza d'uomo le mirarono verso di me. Non ci presero, per fortuna… Avrei titolo ad esserci anche domani, trent'anni dopo, ma ragiono su anni di contaminazione da potere che hanno riguardato un’intera generazione. Franco, Francesco e Stefano non sono caduti per un pezzo di potere, ma per valori e ideali calpestati con troppa facilità.

Una riflessione interessante quella di Storace soprattutto nel passaggio in cui parla del potere. E a proposito del Giornale, speriamo che anche altri quotidiani, che di solito sguazzano in queste vicende con le loro belle photogallery sui saluti romani, non cadano nello stesso triste tentativo di strumentalizzazione dell'avversario politico. Piuttosto sarebbe bello leggere analisi storiche sul significato di quell'agguato. Su quelle tre morti che significavano rossi contro neri, giovani contro altri giovani. Ragazzi che cominciavano ad essere chiamati sovversivi e non più militanti. Fu quello un tentativo di strumentalizzare persone politicamente impegnate per giochi di potere molto più grandi? Racconta in un'intervista Francesca Mambro: "Ad Acca Larenzia capimmo di essere soli. Ci sparavano addosso i rossi e ci sparava addosso lo Stato. Decidemmo che dovevamo sparare anche noi". Nacque così lo spontaneismo armato e tutto quello che ne derivò. Forse Acca Larentia non è stata solo un caso.

giovedì, 06 dicembre 2007

Facciamo un governo di unità irrazionale
Categoria:politica, scritto da giggimassi


Nel mio governo, ci sarebbero fascisti e comunisti insieme. Ci metterei Alemanno e Rizzo, Bertinotti e Storace. E a chi dice: ma state ancora con questi schemi, fascisti e comunisti, lo sommergeremo con una roboante pernacchia fiumana e bolscevica. Nel mio governo, il presidente del consiglio sarebbero due: fascista i giorni pari, comunista quelli dispari. Non potrà venir fuori un bordello maggiore di quello in cui è ormai ridotto questo Paese.

Il mio governo, che chiamerò governo di unità irrazionale, il mio governo approverà subito un decreto per istituire una legge elettorale che elimini non le ali estreme, come si dice ora, ma il centro. Via il grande centro, ce lo abbiamo avuto per cinquant'anni e s'è visto [adesso salterà su il solito montanelliano a dire meglio la dc dei comunisti: no, meglio i comunisti della dc, dico io][io che comunista, non sono]. Questa legge elettorale la chiameremo metodo proporzionale alla nostra incazzatura con estremismo maggioritario. Vi piace?

Il mio governo spazzerebbe via questa canaglia centrista che ormai va dal partito democratico ad Alleanza Nazionale [in parte, anzi no: tutta]. Da Berlusconi a Veltroni a Fini, tutti lì a studiare i pesi della legge elettorale, col misurino sui voti, per vedere se gli conviene o meno. Non si rendono conto che più fanno così e più continuano ad allontanarsi dal famoso paese reale [che ormai è quasi al socialismo, reale]. Con la scusa della governabilità, della nuova fase, mirano al consociativismo di sempre. Mirano alle poltrone. Ma gli ultimi dodici anni insegnano che una volta conquistate, non sanno nemmeno usarle bene: vedi il fallimento dell'Hobbit che siede a Palazzo Chigi [Bertinotti dixit] e del Nano che lo ha preceduto. Mi dispiace per tutti quelli che conoscono il mio entroterra culturale e politico, e magari da me si aspetterebbero un appoggio, ma io non sono capace - purtroppo o per fortuna - di pensare in termini di squadra. Io sono io. E non ho bisogno di Beppe Grillo per farmi girar le balle.

Che dite, amici di Noantri, lo facciamo 'sto governo?

sabato, 24 novembre 2007

Grande Fratello 8
Categoria:politica, scritto da andy capp


BerlusconiFiniCasiniBossi

Il concorrente...
...che deve abbandonare...
...la Casa delle Libertà...
...è?...

Per partecipare in maniera attiva basta lasciare il proprio voto proprio qui sotto

sabato, 20 ottobre 2007

Avanti popolo
Categoria:politica, scritto da andy capp


Quarto StatoRottura subito. E' ormai necessaria in questo momento, senza compromessi, senza le frasi concilianti "poi che succede" o "torna la destra". No, non torna la destra, il Paese non esce dal dopoguerra, non esce da un periodo storico delicato. Quella che rischia di tornare sarebbe solo l'altra faccia conservatrice del sistema, alter ego del potere che attualmente sta al Governo. L'Unione si presentava come una coalizione eterogenea, che avrebbe sofferto non poco in tutti i passaggi parlamentari. E così è stato. Ma in quel momento era necessario fermare l'avanzata delle forze liberiste soprattutto a livello locale. Perché è sul territorio (un esempio emblematico è la gestione sanitaria della Regione Lazio) che andavano fermate le truppe della Casa della Libertà. Ma ora, dopo due Finanziarie che non hanno dato alcun segnale di discontinuità con il passato e soprattutto con il mercato, è arrivato il momento di uscire, di fermare il progetto pianificato a tavolino tra Confindustria, Partito Democratico e Sindacati confederali.

Prodi-BerlusconiIl malcontento diffuso in tutto il Paese a cui ha fatto da eco l'urlo di rabbia che si è sollevato dalle fabbriche per il referendum sul welfare è il segnale che oltre non si può andare. Dopo una manovra che ha messo in ginocchio i dipendenti pubblici e ha regalato il cuneo fiscale alle imprese, non è possibile accettare un protocollo in cui il precariato viene legittimato (dopo tre anni, solo in Italia è così) alla presenza del sindacato stesso. La politica deve riappropriarsi del suo ruolo dominante nei confronti dell'economia.

Tutti in piazza oggi contro il precariato, contro questo Governo, al fianco dei metalmeccanici e degli operai, vicini agli studenti e ai giovani laureati sfruttati  nei call center, al fianco di chi andrà in pensione con il 60% dello stipendio attuale lavorando ancora di più e in condizioni peggiori. E' nato il nuovo proletariato. E per una rottura definitiva con un sistema gestito dai poteri forti è necessario un nuovo conflitto sociale, subito. Avanti popolo!

domenica, 14 ottobre 2007

Meravigliosa creatura
Categoria:politica, scritto da andy capp


Candidati"Siamo già il primo partito". Il commento del primo segretario del nuovo Partito Democratico, Walter Veltroni, dopo le elezioni primarie è la sintesi di un progetto politico che dopo mesi di agonia sembra finalmente vedere la luce. Con una percentuale molto più alta di partecipanti rispetto a quella che gli stessi organizzatori si aspettavano, ieri oltre tremilioni di persone sono andati a votare. Una bella manifestazione di democrazia per alcuni, la risposta all'antipolitica per altri, una farsa per qualcun altro ancora. Quello che non si può negare è tuttavia la nascita di un qualcosa di nuovo, che deve ancora pr