venerdì, 09 maggio 2008
Nazi sulla strada di casa
Categoria:quotidianismi, scritto da andy capp
Può succedere è vero, può succedere a tutti. E la regola che se uno si fa gli affari propri può starsene tranquillo non vale sempre, forse non vale più. Perché a me è successo, quello che è successo a Nicola a Verona. Sono passati dieci anni tondi tondi e forse solo oggi, dopo Nicola, dopo Renato, dopo Dax, ripenso a quei momenti in maniera differente. Sono stato fortunato, anzia siamo stati fortunati, io e i miei amici, aggrediti e picchiati senza motivo da una banda di balordi, di naziskin, di ragazzi come lo eravamo noi all'epoca. Li rivedo oggi nelle facce di quei cinque infami che hanno tolto la vita a un'altra persona senza un motivo, li rivedo nei loro occhi spenti, in quelle acconciature anonime, nei vestiti e negli atteggiamenti violenti, da prepotenti, li rivedo nelle lacrime dei loro "non volevo", nelle loro giustificazioni. Li rivedo, ma non riesco a ricordarli, forse li ho rimossi per paura o per indignazione, non lo so. Forse quella notte ho capito definitivamente di essere molto diverso da loro. No, quelli non erano ragazzi come me. E non chiamatelo disagio o devianza, il disagio di chi va in giro a spaccare teste senza motivo non mi interessa; forse un mondo migliore per loro non l'ho mai voluto, anzi li farei vivere volentieri nell'inferno di teschi e svastiche che tanto amano.
E' ottobre, l'una di notte o poco più di un giovedì. Noi siamo cinque, c'è Luca, Cecco, Paoletto, Nino. E ci sono io. Veniamo da una serata anonima, rincorrevamo all'epoca il sogno di un progetto internet di cui poi non si fece nulla. Se avessi saputo che un giorno avrei scritto qui, mi sarei risparmiato parecchie incazzature. Prima di rincasare si decide per un cornetto dal solito cornettaro, quello che fa un cioccolato bianco e una crema senza paragoni. L'appuntamento è davanti alla serranda; chi si muove in macchina, chi prende il motorino. In dieci minuti siamo tutti di nuovo lì, facciamo la nostra scelta e ci mettiamo tranquilli sul marciapiede. D'improvviso il silenzio della notte è interrotto da alcuni cori piuttosto violenti. Dal pub vicino, frequentato da alcuni gruppi ultrà della curva sud vicini ad ambienti dell'estrema destra, esce un gruppo piuttosto consistente. Quei dieci, dodici ragazzi, avevano sicuramente alzato il gomito, ma si mettono in macchina e partono sgommando. Il tempo di percorrere pochi metri e succede l'imprevisto: una Fiat arriva dalla strada e gli fa cenno di passare facendo i fari per accostarsi davanti al cornettaro, proprio dove siamo noi. I nazi escono fuori di testa: scende il primo, polo Fred Perry nera con le righine gialle e capelli rasati sui lati e ossigenati sulla testa. La violenza con cui urla in faccia al conducente della macchina appena fermata è fuori controllo, del tutto ingiustificata. Si avvicinano un altro paio di pelati, uno pesa almeno cento chili. La tensione sale, noi siamo fermi a sei metri di distanza e smettiamo di mangiare i cornetti.
All'improvviso il conducente fa quello che non deve fare: un passo indietro, tira fuori un tesserino e con voce minacciosa tuona: "Ok, basta, sono della Polizia". Il gruppo, per niente intimorito, passa all'azione. Dalle macchine scendono tutti e si fiondano con violenza inaudita addosso ai due (era sceso anche l'altro) e cominciano a pestarli. Il poliziotto e l'amico in pochi istanti cadono in terra e sono costretti a subire una scarica di calci incredibile. La scena dura trenta secondi, noi siamo pietrificati. E anche noi facciamo quello che non dobbiamo fare (non lo so): "Ragazzi basta, così li ammazzate". A quel punto pensi che un gruppo di esaltati che ha appena massacrato una guardia e un'altra persona davanti a dei testimoni se la squagli, invece la reazione è un'altra: "Mò ce stanno pure per voi". Si passa dalle parole ai fatti in un attimo, io e Luca indietreggiamo, ma Cecco e Paolo sono già in terra: il primo svenuto perché colpito con un casco sulla testa, il secondo accerchiato da tre e preso a calci. Nino, minacciato con una catena viene bloccato e derubato dell'orologio, io mi avvicino al motorino - così per istinto - e mi ritrovo addosso l'energumeno da cento chili. Mi molla un destro in faccia che mi fa barcollare, Luca mi prende per un braccio e mi dice di scappare. Comincio a correre verso il nulla e penso che manca poco e tutto sarà finito. Mi giro e ne ho due dietro che mi rincorrono. Mi butto in mezzo alla strada nella speranza che passi qualcuno e intanto penso: "Ma perché ci picchiano?".
Un urlo interrompe quegli attimi infiniti: "Regà le guardie, via via!". Se ne vanno sgommando, così come tutto era cominciato. E' finita. Ho un occhio nero, Luca mi bacia in testa, Nino non lo vedo più, Paolo e Cecco sono a terra, uno ha perso i sensi. Tremo dalla paura. Non mi capacito del fatto che con quei tipi la domenica prima probabilmente ero gomito a gomito a tifare per la Roma. Sento le sirene, è la Polizia, e anche l'ambulanza. Il nostro amico cornettaro li aveva avvisati e si era preso anche un ceffone per aver tentato di intervenire. Il padrone della bottega invece lo stava rimproverando: "Devi farti i i cazzi tuoi hai capito? Noi stiamo qui tutte le notti". Ha ragione, penso. Ci portano al Commissariato e ci deridono anche i tizi in divisa: "Ragazzi ma che aggressione? Questa è rissa". Vogliono denunciare noi, incredibile. Non voglio sporgere denuncia, abito in zona e il primo pensiero è per mia sorella. Ma con due refertati del Pronto Soccorso la questione scatta d'ufficio. Intanto i due, il poliziotto con l'amico, si erano rialzati anche se malconci e con gli occhiali spaccati e sono al commissariato. "Tranquilli, me ne occupo io", ci dice quello che era al volante.
Fine dell'avventura: un riconoscimento dopo quattro anni non andato a buon fine e un storia da raccontare a dieci anni di distanza. Nessuna coltellata, nessun calcio in testa. Ma poteva succedere. Senza motivo. Oggi vado ancora in quella cornetteria e il padrone, quello che rimproverò il garzone, ogni volta mi sorride e mi fa l'occhiolino. "Che potevo fare? Avevo solo paura", sembra volermi dire. Ha ragione, ne ho avuta tantissima anch'io.
[Oggi è un giorno particolare.
E così dopo Nicola, Renato e Dax,
mi piacerebbe ricordare anche un altro ragazzo
ucciso da altri infami. Ciao Peppino]

«Sì, vaffanculo anche tu. Affanculo io? Vacci tu! Tu e tutta questa merda di città e chi la abita. No, no, no, no. In culo ai rumeni ai semafori che mi chiedono soldi facendo finta di essere storpi. In culo alle zingarelle minorenni, magari incinte, che fanno le lavavetri e che mi sporcano il vetro pulito della macchina. Ehi! Che ti avevo detto? Cercati un lavoro, stronzetta! Smettila subito! In culo agli egiziani che ogni sera occupano un distributore automatico e mi chiedono i soldi per 10 euro di benzina, che oggi non ci riempi nemmeno un quarto di serbatoio. In culo ai ragazzi di Ponte Milvio e piazza Euclide, con il torace depilato e i bicipiti pompati, sembrano delle checche isteriche uscite da una sfilata di moda, pronti a fare a gara a chi ce l'ha più duro, scommetto che con una donna non saprebbero nemmeno da che parte cominciare. In culo ai negozianti cinesi che non mi rispettano quando entro nelle loro sporche botteghe. Vendono all'ingrosso senza pagare una lira di tasse, sono qui da dieci anni e non sanno ancora mettere due parole insieme. In culo ai mafiosi albanesi del litorale. Rubano, imbrogliano e cospirano. Sequestrano la gente e rapinano gli uffici postali della provincia con i risparmi dei pensionati. Tornatevene da dove cazzo siete venuti! In culo agli agenti della Tecnocasa che pensano di essere i padroni dell'Universo; vanno in giro a valutare appartamenti quando sono solo degli stronzi in giacca e cravatta servi dei palazzinari romani. Quei figli di puttana si sentono come Michael Douglas-Gordon Gekko e pensano a nuovi modi per derubare la povera gente che lavora. Sbattete dentro quegli stronzi della Pirelli a marcire per tutta la vita. E Berlusconi e Veltroni non sapevano niente di quel casino? Ma fatemi il cazzo di piacere! In culo alla Banca di Roma, ai furbetti del quartierino, ai capitalisti senza denaro, a Confindustria! In culo ai bangladesi, venti in una stanza, che fanno crescere le spese dell'assistenza sociale. E non parliamo di quei pipponi dei filippini! Al loro confronto i bangladesi sono proprio dei fenomeni. In culo agli italiani che sperano nelle scorciatoie, con i loro capelli impomatati, i loro pantaloni di marca e i giubbotti griffati. Si guardano riflessi nelle lenti dei loro occhiali firmati e sperano in un provino al Grande Fratello. In culo ai senegalesi. Vendono collanine sulla spiaggia a 40 gradi all'ombra, si fanno fregare dalle prime due puttanelle pronte a tirare sul prezzo e danno la colpa al razzismo dei bianchi. La schiavitù è finita centotrentasette anni fa. E muovete le chiappe, è ora! In culo ai poliziotti corrotti che impalano i poveri cristi e li crivellano con i loro proiettili in un Autogrill o a una manifestazione. Nascosti dietro il muro d'omertà dei loro caschi blu. Avete tradito la nostra fiducia! Bolzaneto è stata solo una conferma di quanto sia giusto odiarvi. In culo ai preti, che mettono le mani nei pantaloni dei bambini innocenti. In culo alla chiesa, che li protegge non liberandoci dal male. E dato che ci siamo, ci metto anche Gesù Cristo. Se l'è cavata con poco. Un giorno sulla croce, un weekend all'inferno, e poi gli alleluja degli angeli per il resto dell'eternità. E voi lì nella parrocchia di quartiere ad osannarlo mentre vi battete il petto chiedendo perdono per i vostri peccati nell'oscurità di un confessionale. Provate a passare sette anni a Rebibbia, poi vediamo se cambia qualcosa nel vostro concetto cristiano di perdono e di peccato. In culo a Osama Bin Laden, a Al Qaeda e a quei cavernicoli retrogradi dei fondamentalisti di tutto il mondo. In nome delle migliaia di innocenti assassinati, vi auguro di passare il resto dell'eternità con le vostre settantadue puttane ad arrostire al fuoco lento dell'inferno. Vi sentite forti e puri, ma comincerò a rispettarvi solo quando farete altrettanto con le vostre donne e con gli omosessuali. Siete solo dei moralisti del cazzo accecati dalla vostra religione; siete solo dei nazisti islamici. Libertà per i popoli arabi oppressi dal fondamentalismo e dall'imperialismo americano e sionista. In culo a questa città, e a chi ci abita. Che bruci fino a diventare cenere, e che le acque del Tevere si sollevino e sommergano questa fogna infestata dai topi. No. No. No. Io a fare in culo non mi ci mando perché al cambiamento ci avevo sempre creduto. Fino quando non mi sono rotto il cazzo di sperare in un mondo migliore».