mercoledì, 10 maggio 2006
Un giorno della mia vita
Categoria:ritratti irlandesi, scritto da andy capp
"Mamma chi era Bobby Sands?". Dopo la messa della scorsa domenica il piccolo Michael si era rivolto ai suoi genitori per sapere chi fosse quel ragazzo dai capelli lunghi morto 25 anni fa in un carcere di Belfast, ricordato durante l'omelia nella chiesa della piccola comunità cattolica di Ballymena, cittadina della contea di Antrim, feudo dell'unionista Ian Paisley dove la stagione delle marce protestanti raramente trascorre senza chiese e case di cattolici date alle fiamme. Irlanda del Nord. Lo scenario non è più quello di trent'anni fa, ma è soprattutto nelle zone di provincia che la situazione, nonostante il processo di pace sia entrato nel decimo anno, continua ad essere difficile.
"Bobby Sands - tesoro - era un ragazzo un po' più grande di te che è morto tanti anni fa perché amava questo paese. Era cresciuto ad Abbots Cross, nella periferia a nord di Belfast. Nel 1976 finì in carcere e nonostante l'assenza di prove concrete venne condannato a 14 anni". Michael era rimasto affascinato dalla storia di quel giovane: "Ma perché oggi è tanto famoso?". "Vedi - amore - la nostra amata Irlanda ha pianto tanto in passato. I suoi figli erano divisi e in tanti hanno subito i soprusi dell'invasore straniero. Da qualche anno però le cose stanno cambiando. Bobby Sands è stato più sfortunato di te, ma ha donato la sua vita affinché i bambini che nascevano dopo di lui potessero crescere in una terra libera".
Bobby Sands trascorse gli ultimi quattro anni e mezzo della sua vita nel blocco H del campo di concentramento di Long Kesh. Cominciò lo sciopero della fame il primo marzo del 1981 per ottenere il riconoscimento dello status di prigioniero politico. Dopo 66 giorni, il 5 maggio, morì. E dopo di lui altri nove detenuti irlandesi fecero la stessa fine. L'opinione pubblica rimase sconvolta dall'intransigenza mostrata dal governo britannico davanti alla civile protesta. Poco dopo l'inizio dello sciopero venne eletto membro del parlamento con 30.492 voti. Durante la prigionia utilizzando pezzi di carta igienica riuscì a scrivere un diario con cui denunciò le violenze riservate ai detenuti irlandesi nelle carceri, episodi sempre negati dalle autorità britanniche.
La mamma di Michael McIlveen evitò i particolari più macabri del racconto all'innocente curiosità del suo bambino. Avrà pensato che forse a un ragazzino del 2006 interessa poco chi fosse quel ribelle capellone. Michael, invece, pensò tutto il pomeriggio al suo nuovo eroe. La sera avrebbe incontrato i suoi amici e aveva deciso di raccontargli quella storia. Chissà se ha fatto in tempo il piccolo Michael, chissà se i suoi amici hanno conosciuto la storia di Bobby Sands grazie a lui. Sfruttando l'oscurità della notte una banda di lealisti, i testimoni parlano di dodici persone, ha individuato e inseguito il gruppo di ragazzi. Michael è stato circondato, buttato a terra, colpito alla testa con calci e colpi di mazza di baseball. Il giorno successivo è morto a causa dei traumi riportati.
"Ero soltanto un ragazzo della working class proveniente da un ghetto nazionalista, ma è la repressione che crea lo spirito rivoluzionario della libertà". Così si descriveva Bobby Sands nelle struggenti pagine del suo diario "Un giorno della mia vita" (Universale Economica Feltrinelli). Oggi in quelle parole scritte col sangue si riconosce un po' anche il piccolo Michael McIlveen.








