domenica, 27 maggio 2007

Oppio, oppio... com'era quel discorso sull'oppio?
Categoria:attualità, dissenso, scritto da davide firenze


Grazie a tutte le volte in cui ho dovuto fare il giro del mondo per tornare a casa per colpa dell'immancabile processione del sabato notte sull'Ardeatina, grazie ai preti pedofili, grazie ai Family Day, grazie ai telegiornali della domenica monopolizzati dall'Angelus come se la domenica la gente non morisse più di fame e non ci fossero le guerre, grazie ai vaticanisti, grazie alle magliette di Kakà, grazie alle esagerazioni della serie "ci stanno distruggendo la famiglia", grazie a Mastella, grazie ai tanti tra conoscenti amici e parenti che si fanno sempre più plagiare da losche comunità e sfornano figli a raffica, grazie ai Papaboys, grazie all'ingorgo atroce che si forma su Grotta Perfetta la domenica proprio davanti alla Chiesa e proprio all'ora di pranzo a causa dell'inciviltà di chi parcheggia a cazzo per andare a Messa, grazie alla Stazione Giovanni Paolo II, grazie all'8 per mille che dovunque posi la tua penna per firmare (e pure se non la posi per niente) sempre a loro va, grazie a Eminenza e a Monsignor B, grazie a quelle cazzo di puntate di Porta a Porta in diretta dal Brasile che hanno fatto rimpiangere il plastico di Cogne, grazie al crocifisso nelle aule, grazie a Don Mazzi, grazie al Natale coi parenti.

Ebbene, è grazie a tutti questi motivi, e a tantissimi altri che non sto qui a spiegarvi, che da oggi l'Uaar ha un socio in più.

mercoledì, 12 luglio 2006

Direttamente dall'Isla Grande
Categoria:scritto da stefano havana, scritto da davide firenze, scritto da andy capp


Un caro saluto a tutti, grazie a quel genio di Davide siamo riusciti a creare un blog dove potrete seguire in diretta le nostre avventure. Basta cliccare qui.

A presto.

sabato, 19 novembre 2005

Ingannai il dolore con del vino rosso
Categoria:musica, scritto da davide firenze


La malinconia (F. Califano)

Franco CalifanoDei libri imporverati sur comò
che ho appena aperti e che mai rivedrò
le mie chitare che ho dimenticate
per tera co' le corde arugginite
er caminetto nun l'ho acceso più
da quanno a casa nun ce sei più tu
le lettere so' ormai 'na rarità
de tutto er resto che ne parlo a fa'

È la malinconia… è la malinconia... è la malinconia...

Un vecchio pescatore nun po' più
portà la barca a remi fin laggiù,
se guarda er mare suo co' nostalgia,
poi spegne la lampara e così sia.
Cammina ma nun c'ha 'na meta sua,
o' 'n’ ombra che je tiene compagnia,
'na vita dedicata tutta ar mare,
ch'è stato er primo e l'urtimo suo amore.

È la malinconia... è la malinconia... è la malinconia...

'N amico che nun ricordavi più
lo incontri 'n giorno co' diec'anni 'n più
c'ha tante rughe che te fa' pietà
e odi le parole: tempo fa !
Perché nun poi fa' a meno de pensà
che pure tu sei nato pe' 'nvecchià
e te fai 'n pianto sulla vita tua
perché la trovi inutile follia.

È la malinconia... è la malinconia... è la malinconia…

Se tu pentita ritornassi qui
cor nodo 'n gola te verei ad aprì
convinto de volette ancora bene
ma nun te potrei dì tornamo 'nzieme,
perché non troverei nell'occhi tua,
l'antico amore della vita mia
e te direi co' tutta l'onestà
"perché stai qui!... che sei tornata a fa !…

È la malinconia... è la malinconia... è la malinconia...
è la malinconia... è la malinconia... è la malinconia...

giovedì, 13 ottobre 2005

No Martina No Party
Categoria:svago, scritto da davide firenze


A parte il mio gioco di parole un po' imbecille nel titolo, a proposito dell'argomento Lapo segnalo gli ultimi due numeri speciali monotematici della newsletter di Barzellette.it:

Stavolta Adriano si è veramente superato. E pare che sia in arrivo per oggi un altro numero speciale...

sabato, 01 ottobre 2005

E' tuuuuuuuutto a posto
Categoria:quotidianismi, scritto da davide firenze


Sottotitolo: dove eravamo rimasti?

Cari noantri, dopo un po' che non scrivo qui volevo raccontarvi alcuni pezzi degli ultimi mesi della mia vita.

- vi avevo detto che l'avrei fatto, no? Bene, ho dato dei soldi a Piersilvio, comprando il pacchetto del campionato di calcio su Mediaset Premium. E fino a questo momento sono anche, drammaticamente, soddisfatto del servizio.

- non so se vi è mai capitato di stare in una casa le cui finestre sono totalmente protette da zanzariere, ma di avere le zanzare dentro casa. Non solo rompono i coglioni, ma in più se anche volessero non potrebbero uscire. Ecco descritta casa mia in questo preciso momento.

- all'ormai endemica nostalgia per Roma, adesso si è aggiunta quella per Cuba. Ma temo che a questa sarà difficile porre rimedio. Almeno per un po'. A proposito, devo ancora scrivere il pezzo su Djarkenia (o come cazzo se scrive).

- quello della Notte Bianca è stato uno dei concerti di Elio migliori che ho visto (sono abbondantemente a più di 10 ormai), sarebbe finito bene se poi non avessi avuto una bruttissima notizia.

- ieri è uscito l'ultimo dei Blue Beaters: prima di stasera devo averlo.

- il disco di Carlos Puebla comprato grazie al consiglio di [pat] è ormai un pezzo unico col mio lettore cd.

- sto lavorando ad un sito in cinese.

- se prima delle vacanze ero sulla soglia delle dimissioni dall'ufficio, da quando sono tornato ho ripreso alla grande: adesso coordino un gruppo di più di 10 persone, tutte tra l'altro molto brave, le cose vanno abbastanza bene e ho un entusiasmo mai visto. Mi faccio ancora un culo micidiale, ma almeno adesso ne sono felice. Grazie regà.

- ho comprato un tapis roulant: a Roma ce l'avevo ed era una delle cose che mi mancava di più in questi anni fiorentini (del cazzo, aggiungerei). L'ho usato 8 minuti (OTTO) alle ore 20 di martedì scorso, dopo i quali il pazientissimo signore che abita al piano di sotto è salito ad esporre le sue lamentele, per la quarta volta in 9 mesi di vita in quella casa. Non mi arrendo: mi sto organizzando con un tappetino utilizzato per insonorizzare macchinari industriali, se neanche così dovesse andargli bene sarò costretto ad invitarlo a rivolgersi ai vigili.

- ieri ho comprato un libro di Gianni Minà sul Sudamerica (di nuovo, grazie [pat]) e uno di Rifkin (ahimé, Mondadori). Finiscono, assolutamente non per loro demeriti, rispettivamente in 39esima e 40esima posizione nella pila di libri comprati negli ultimi anni e mai letti.

- lo scorso fine settimana, da solo a Firenze, senza compagni di casa né impegni, ho approfittato per sistemare alcune cose nella mia stanza, passando dal venerdì sera al lunedì mattina senza proferire parola. Me ne sono reso conto la domenica sera, una sensazione pazzesca che vorrei raccontarvi meglio in futuro.

- l'ho rivista, credo che tecnicamente si dica che "adesso siamo amici". Credo di poter dire di non essere più innamorato di lei. Anzi, egoisticamente mi sento quasi sollevato nel pensare che i suoi mille guai e problemi (quelli reali, tanti, e qualcuno esagerato) non mi competano più, almeno non quanto prima.

- ho deciso, voglio fare la Maratona di Roma. Ma dopo le vacanze non ho ancora ricominciato a correre. L'appuntamento è per il 26 marzo, vediamo un po' cosa si può fare.

- che si fa quando hai una più grande di te di qualche anno (tra i 5  i 10, direi), bruttina per i tuoi canoni anche se fisicamente piuttosto in forma, che ti viene dietro spudoratamente, e a te non piace?

- ieri mi ha scritto Raul. Sta bene. La sua mail mi ha risollevato la settimana. Non vi dico quanto mi farei una bella partita a domino con lui e la sua famiglia.

- quando morirò vorrò essere ricordato così. O al massimo così, o così.

sabato, 03 settembre 2005

Telesur
Categoria:segnalazioni, scritto da davide firenze


Riprendo una notizia molto interessante che non conoscevo, letta adesso su un (ottimo) blog appena scoperto:

Telesur: scacco matto in due mosse al pensiero unico

La televisione continentale latinoamericana parte domenica 24 luglio. Rompe il monopolio informativo statunitense sul continente contribuendo anche nell’informazione alla costruzione di un mondo multipolare e offrendo un poderoso strumento per l’integrazione culturale e politica del continente ribelle

http://www.gennarocarotenuto.it/dblog/articolo.asp?articolo=226

venerdì, 15 luglio 2005

Il Caso di Enzo Biagi?
Categoria:segnalazioni, scritto da davide firenze


Il Caso di Enzo Biagi (clicca per la screenshot completa)

Link da Corriere.it

Screenshot completa

domenica, 19 giugno 2005

Forse mi ci vuole un corso di geografia
Categoria:le grandi domande, scritto da davide firenze


Tornimparte. San Vittore e Caianello. Pratola Peligna, Pescina, Torano. Cocullo, il Passo della Cisa.

Sono anni, forse decenni, che mi chiedo: ma questi luoghi esistono veramente da qualche parte? Oppure questi nomi del cazzo nascono, vivono e muoiono solo ogni giorno nella mia radio?

martedì, 07 giugno 2005

Voglio conoscere il copy!
Categoria:svago, scritto da davide firenze


Velocemente, una confessione e una chicca.

La confessione: ieri sera ho visto il wrestling, a 18 anni mi piaceva e lo seguivo, e adesso che sta tornando di moda ogni tanto un'occhiatina gliela do, anche se ancora confondo i vari personaggi.

Ieri, dicevamo, nella mezz'oretta di puntata che ho seguito c'è stato un momento veramente bello: la televendita. E qui la chicca: sulla ribalta, due personaggi non più giovanissimi che, in abbigliamento da quindicenni, magnificavano le proprietà di card, figurine, magliette e album del wrestling, descrivendo queste mirabilie tramite la ripetizione ossessiva del termine "super flùo", usato nel senso di "molto colorato", "estremamente fluorescente".

Magari era un gioco di parole divertentissimo e gggggiovanissimo che io non ho capito, ma mentre sentivo che l'album delle figurine del wrestling era "coloratissimo e super fluo", ecco, ho pensato di non essere mai stato così d'accordo con una telepromozione.

giovedì, 07 aprile 2005

La goccia che fa traboccare il vaso
Categoria:politica, scritto da davide firenze


Va bene tutto, va bene l'occupazione di tutti gli spazi televisivi e non, va bene il mandare definitivamente a puttane lo Stato laico, va bene lo spamming sms (che per chi ha qualcosa come 15 sim di prova è ancora più fastidioso), va bene anche la mancanza di rispetto verso chi non crede e non è particolarmente interessato a questi funerali, ma questo è davvero troppo:

Accogliendo la proposta del sindaco di Roma, Walter Veltroni, il presidente e amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, Elio Catania, ha deciso di intitolare la stazione Termini a Giovanni Paolo II.

Ero raggiante per il risultato elettorale, a questo punto credo di aver capito chi non voterò mai più in vita mia.

giovedì, 17 marzo 2005

Altro che Papa
Categoria:le grandi domande, scritto da davide firenze


Da buon giovane d'oggi non interessato alla religione, assisto con distacco alle vicende che coinvolgono il caro Giovanni Paolo: non riesco ad interessarmi più di tanto alla salute del capo di uno Stato che per me rappresenta ben poco, alla stregua di un Putin qualsiasi, anche se a differenza del caro e fidato amico di Berlusconi vive a Roma, ragione per la quale mi rimane almeno geograficamente più affine.

Domenica pomeriggio, mentre consumavo il consueto appuntamento con le immagini calcistiche riservate ai non paganti, ho anche assistito al primo Gran Premio di Roma: c'era la camera car (giuro), la gente festosa, il cronista in mezzo al pubblico e la telecronaca ispirata... tutto per sancire la prima uscita d'ospedale in mondovisione della storia.

E mentre assistevo a quello spettacolo che non riusciva ad emozionarmi, proprio in quel momento, mi sono interrogato sulla mia aridità spirituale, chiedendomi se ci fossero delle persone la cui scomparsa avrebbe potuto causarmi degli scompensi. Ora, dopo un paio di giorni che ci rifletto, sono giunto a una rosa di nomi che vorrei sottoporre al sempre maggior numero di lettori che, grazie Ste, si fermano da queste parti.

Ecco, in ordine sparso, i nomi: Franco Sensi, Carlo Mazzone, Gianfranco Funari, Franco Califano, Scalfaro (si, proprio Oscar Luigi), Maradona, Nelson Mandela e, chiaramente, Fidel. Ecco, se penso al momento in cui inevitabilmente se ne andrà una sola di queste persone mi corre un brivido lungo la schiena.

Altro che Papa.

E voi? Pensateci, e fatevi avanti: quali sono i personaggi la cui scomparsa non vi farebbe dormire per il dolore?

Ultima cosa, prima che scriviate il nome di Costantino, voglio precisare che valgono solamente quei nomi per i quali, causa età avanzata o attuale stato di salute cagionevole (ecco spiegata, ahimé, la presenza di Maradona), è possibile, se non probabile, una prossima dipartita.

giovedì, 24 febbraio 2005

Neve a Firenze
Categoria:quotidianismi, scritto da davide firenze


Ieri a firenze nevicava, dice.

Direttamente dal vostro inviato (suo malgrado) sul posto, eccone una testimonianza.
Questo è quel che si vedeva ieri a Firenze al risveglio (mio) dal mio balcone:

Perché fidarsi dei telegiornali di Berlusconi quando si può godere di una testimonianza diretta e soprattutto aggratise?

lunedì, 21 febbraio 2005

Per chi non l'avesse mai fatto...
Categoria:quotidianismi, scritto da davide firenze


Sono tornato sul luogo del delitto. Volete le prove?
Eccole:

I miei panni

Quelli nella foto sono i miei panni, ritratti mentre affrontano il secondo livello della lavanderia a gettone: quello dell'asciugatrice a gettone.

Se non l'avete mai fatto, ve lo ripeto: non sapete cosa vi perdete...

venerdì, 18 febbraio 2005

Ora di pranzo
Categoria:quotidianismi, scritto da davide firenze


Ora di pranzo: suono un po' quando sto sotto esami, per distrarmi e esercitarmi. Era tempo che non lo facevo e sto riscoprendo adesso quanto sia bello che dalle tue dita esca una melodia, qualunque essa sia. Oggi però ho messo un bel cd, originale, di quelli che conservi scrupolosamente. E allora vi dico: ma quanto è bello Edge of Thorns dei Savatage?
Il Granduca

giovedì, 03 febbraio 2005

Gettonatissima...
Categoria:quotidianismi, scritto da davide firenze


Non so se a voi è mai capitato di usarne una, io l'ho fatto per la prima volta qualche sera fa. Ed è stato quando vedevo i miei panni roteare felici e puliti nell'asciugatrice che ho pensato: cazzo, ma lavare i panni in una lavanderia a gettoni è veramente la cosa più fica del mondo!

Mi sono ripromesso di tornarci. Anzi se qualcuno di voi ha bisogno di fare il bucato ditemelo, che ci vado io al posto vostro...

giovedì, 27 gennaio 2005

Battuta stupida
Categoria:quotidianismi, scritto da davide firenze


Oggi se non sbaglio era la giornata di qualcosa, ma non riesco proprio a ricordarmi di cosa...

venerdì, 07 gennaio 2005

Contenti voi...
Categoria:sport, scritto da davide firenze


Spettacolo un po' schifoso, stasera, per me: una Roma indegna e svogliata, una coppia di gemelli picchiatori che massacrano calcio e calciatori avversari, e la serata vede come protagonista un fascistello esaltato che, nel suo editoriale finale in diretta tv, saluta i diffidati e si mostra in tutto il suo squallore.

Un pensiero mi consola: permettetemi di dire, cari laziali, che ognuno ha gli eroi che si merita.

giovedì, 16 dicembre 2004

Il marketing del dolore
Categoria:dissenso, scritto da davide firenze


Succede tutte le settimane per un'iniziativa diversa, con le Iene in prima fila da anni, ma in questi giorni è diventata una persecuzione: una qualsiasi trasmissione tv, anche la più idiota o la più offensiva per l'intelligenza, anche quella più immorale, diseducativa e insulsamente frivola, deve coprire lo schifo con una patina di senso civico dotandosi degli immancabili due minuti finali solidali, dedicati alle stelle di Natale e alle tremila piazze italiane. Con i miei occhi ho trovato il simpatico siparietto su tutte le trasmissioni viste negli ultimi quattro o cinque giorni.

Devo dirlo, l'avete voluto voi: non comprerò le vostre cazzo di stelle di Natale, le fottutissime mele, le arance, le uova di Pasqua della solidarietà, non sosterrò le fabbriche del sorriso, non verrò a vedere i derby dei ciccioni arricchiti che corrono, non guarderò le partite tra cantanti, piloti di macchine e giornalisti tv, che loro si divertono e io devo caccià i soldi.

E per un motivo molto semplice: io non ho le competenze necessarie per stabilire quale tra le migliaia di associazioni esistenti sia meritevole e quale no, non so e non voglio valutare quale meriti la solidarietà e quali no. E non voglio, come se dovessi decidere se acquistare Barilla o De Cecco, anche su questi temi affidarmi a chi fa la pubblicità più toccante, a chi sembra avvicinarsi di più alle mie idee politiche, a chi ha il privilegio dell'accesso ai circuiti televisivi, a chi fa leva sui dolori familiari o personali presenti passati o futuri, a chi più mi fa sentire in colpa per la mia vita agiata, a chi insomma fa il marketing migliore. Perché, come in tutto, non è detto che chi fa il marketing migliore sia veramente il migliore. E finché si parla di prosciutti mi sta anche bene, ma qui no, qui si parla di vite.

Non può ridursi tutto a una questione di marketing: non posso pensare che anche decisioni come questa vengano alla fin fine prese da chissà chi in un maledetto ufficio di un'azienda tv, quale che sia. Per queste cose dovrebbe esserci lo Stato, che con i contributi di tutti dovrebbe pagare persone competenti, persone che abbiano gli strumenti per decidere a chi dare i soldi, quelli di tutti, per aiutare chi ne ha bisogno. Altro che riduzione delle tasse. Dove va a finire un Paese nel quale la solidarietà è totalmente affidata al volontariato degli uomini di buona volontà, agli aiutini volontari, agli sms solidali?

Il paradosso dei nostri tempi: per bombardare esseri umani si usano armi acquistate coi soldi di tutti, senza chiedere niente a nessuno, e poi con la televisione si martellano le persone per mesi, anni, chiedendo contributi volontari per aiutare tutti quei poveri bambini mutilati per errore. Mi sono sempre chiesto perché non si faccia il contrario: cari signori, andate a bombardare utilizzando i contributi volontari che riuscirete a raccogliere, e poi, quando avrete raggiunto i vostri obiettivi di merda, usate i miei soldi e quelli di tutti per aiutare i poveracci che avete massacrato. A quel punto ci sto, alzatemi le tasse del dieci per cento e ne sarò non solo felice, ma anche fiero.

E le mie stelle di Natale continuerò a comprarle dal fioraio sotto casa, che con quelle ci campa: magari lui non sa se il mese prossimo continuerà ad avere i soldi per mangiare e per curare la mamma malata, però questo per la televisione solidale non ha diritto di esistere.

sabato, 11 dicembre 2004

La religione de noantri
Categoria:quotidianismi, scritto da davide firenze


A livello religioso sono una specie di contraddizione vivente: scout per 13 anni, con innumerevoli domeniche passate a Messa, infinite ore di catechesi, preghiere serali al chiaro di luna davanti a un fuoco quasi spento, giornate di riflessione, presepi viventi, vie crucis, digiuni del venerdì santo durante i vari campi. Sempre ascoltando bene quel che si diceva, spesso con trasporto, quasi mai essendo d'accordo. Il tutto da ateo sostanziale, senza essere manco battezzato. E la cosa bella è che questi 13 anni li rifarei tutti. Dal primo all'ultimo.

Dall'altra parte, devo pur sempre difendere una carriera di gran bestemmiatore: sui campi di calcio e in ufficio, a casa e in macchina, al pub e al ristorante, in vacanza e in città, sotto la doccia, spessissimo insomma. Meno male che non sono mai stato al GF, né alla Fattoria, sennò sarei stato fatto fuori.

E pensare che per lei stavo persino per cedere all'idea di sposarmi in chiesa. In chiesa, capito? Col prete! Dovendo, per di più, fare da ateo in una sola volta tutta la trafila battesimocomunionecresima, scocciatura tripla ma senza braccialetti d'oro e pizzicotti delle zie in regalo. Tutto per amore. Ma l'amore, vabbè, stavolta non ha trionfato.

Contraddizione per contraddizione, certe volte penso che per me sarebbe molto più facile essere religioso. Io se faccio una cazzata non ho né confessione né posso pentirmene, quindi sto sempre attento a non farne. Semplice no? D'altro canto, non avendo qualcuno che mi indichi la strada da seguire, io la mia strada devo tracciarmela da solo, faticosamente. Non approvo che mi si imponga una morale: io la mia morale ce l'ho ed è anche troppo rigida, molto più di quella che si concede la maggior parte dei credenti che conosco. Non ho regole imposte dal di fuori: le mie mi vengono direttamente da dentro, e mi rovinano lo stesso l'esistenza. Io amo il prossimo mio come me stesso, perché ho ritenuto che fosse giusto così. E non parlo mai con un'entità astratta, parlo con me stesso. Perché a un'entità astratta forse è facile mentire, ma a me stesso è impossibile.

Tutto ciò mi dà una forza incredibile. Nonostante sia nettamente più difficile, e mi faccia a volte sentire maledettamente solo.

martedì, 07 dicembre 2004

Vi è mai capitato?
Categoria:scritto da davide firenze, noi e le donne


Immagino di non essere l'unico a cui sia capitato almeno una volta di sentirsi invaghito di una persona. Quando sapendo che c'è lei vai all'università più volentieri, anche solo per vederla e scambiartici appunti sui quali non studierai mai, per andare in mensa (ah, la mensa) e per poi salutarla presto perché lei abita dall'altra parte di Roma, e solo un romano sa quanto possono essere distanti le due estremità della Capitale, certe volte.

Ma lei è fidanzata da anni, seppure ti dia la sensazione di essere alla ricerca di una scusa per uscirne alla prima occasione, e tu, che a neanche 20 anni tutto sei tranne che bastardo (poi forse imparerai ad esserlo, ma mai abbastanza), non te la senti di affrettarle la decisione. Che non c'è niente di peggio che iniziare una storia passando sul cadavere di quello prima. La situazione con lei non si sblocca, e arriva il giorno in cui ti rendi conto che non vale la pena continuare ad andare all'università per finta, e smetti. E non la vedi più.

Passano i mesi, gli anni, a lei non pensi più in quel modo, ma nonostante tu non l'abbia mai più vista lei continua a farsi viva con impressionante regolarità, sotto forma di una bustina gialla lampeggiante vicino all'orologio del tuo computer, e tu ogni volta la tratti male e la consideri poco, con la scusa della mancanza di tempo, che oddio, un po' è anche vero ma è impossibile che lo sia sempre. E lei in quei mille discorsi ti racconta quello che le succede, si apre con te, ti descrive le sue sofferenze, le sue tristezze, la sua incredibile passione per Renato Zero, ti chiede sempre «come stai», domanda alla quale tu non manchi mai di opporre il tuo solito, gelido «bene». Ed è lì che ti rendi conto che alla fin fine le piacevi, cazzo se le piacevi. E che lei quella volta era pronta, aspettava solo una tua fottutissima mossa che tu, fregnone, non hai mai fatto.

E anche in un momento come quello che stai vivendo, di smarrimento, è lei che si rivela come la tua confidente più cara, quella a cui chiedi consigli e che soprattutto dimostra di conoscerti alla perfezione, ti dice cose di te che manco tu vedi così bene, che quando ci pensi ti sembra impossibile per una che non ti vede più o meno da 7 o 8 anni. Eppure è proprio così, ti conosce.

E pensi «ma come ho fatto a trattarla così male per tutti questi anni»? E nonostante la certezza che ormai non ci sarà mai niente tra voi due, pensi che un po' gli vuoi bene, a quel fiorellino con l'occhietto che ogni tanto si trasforma in bustina lampeggiante.

venerdì, 03 dicembre 2004

Er sabbato de noantri
Categoria:storie de noantri, scritto da davide firenze


N.B: questo post nasce per celebrare il sabato de' noantri nella città di Dante e dei termini desueti, pertanto non può che essere scritto interamente in romano. Chi non capisce il romano saa po' pure anna' a pia' nderculo. Del resto, dove pensi di andare al giorno d'oggi se non sai il romano?

Tutti a sedé, se ncomincia......

Sabbato 27, dopo più de dù anni da quer fine settimana incredibbile e daa magnata che se semo fatti alla panacea, me sò tornati a trovà l'amici de Stefano (e ormai pure mia, dopo dumila partite de carcetto e na cifra de serate da paura), che ora nun se chiameno più «amici de Stefano» ma «noantri».

Tocca dì subbito che svejasse presto e partì alle nove nun è da veri romani, tutta sta prescia io nulla capisco pe gnente, ma vabbè. Insomma, arivano a Firenze a mezzoggiorno che io sto ancora bello che a dormì, entrano ner centro e cercano de chiamamme. Me beccano prima a dormì, poi ar cesso e alla fine sotto la doccia. Se mettemo d'accordo pe vedesse dopo venti minuti, ma quanno esco e li cerco nun li trovo, poi provo a chiamalli e nessuno me risponne, tant'è che a ncerto punto me viè pure er dubbio che m'hanno fatto la cojonella, e che invece de esse venuti a Firenze stanno tutti a piazza dei giochi delfici (anzi, derfici) a tajasse alla faccia mia.

Ma invece nun è così, e alla fine li vado a acchiappà ner mercato più turistico der monno, e arivo appena ntempo pe fermà Stefano che se sta pe comprà la bandiera de Cubba cor Che. O convinco dicendoje che a troverebbe pure a Porta Portese, e lui ce casca. Mejo.

Decidemo de annà subbito a magnà, je chiedo che se vorebbero magnà ma nun se capisce: uno dice er pesce, quell'artro a carne, l'artro a carne no perché cià ncuggino argentino e quindi magna bistecca tutte e sere. Alla fine decido io, e sti cazzi.

Provo a portalli all'acqua ar due, ma è aperto solo a cena, pora stella se vede che se deve riposà. Allora annamo dar giova, ma quello invece è chiuso per «motivi tecnici», e ancora nun s'è capito che voleva dì. Ar che, me viè l'ideona: ma perché nun se n'annamo da Simone, che nun è che siccome io ce vado tutte le sere a loro nun je deve piacé, anzi popo perché ce vado vordì che se magna bene no?

Simone è già mezzo mbriaco, manco mettemo e gambe sotto ar tavolo che ce dà er menù e ce dice de nun pià la pasta cor rafano, perché nun se pò popo magnà pe quanto è piccante (cioè, lui c'oo dice alla toscana, ma er senso è o stesso). Piamo n'antipasto bello rustico, un primo pe ciascuno, e ovviamente pure na mezza porzione de rafano, che famo noo provamo? Alla fine soo magnamo tutti, famo npo' de fatica perché è veramente incazzato, ma è pure na cifra bbono, e soprattutto maschio. Tutti tranne Stefano, che fa finta de magnanne npezzo e subbito se fa er pianterello perché dice che è troppo piccante. Ar che, scattano le prese per culo der tipo «se nun te piace er piccante nun sei nvero omo», supportate dar fatto che i dù froci der tavolo affianco soo stanno a spizzà da tutto er pranzo. Aho, d'artronde Firenze è famosa pure pe questo, anche se gli altri noantri ancora noo sapevano.

I discorsi der pranzo forse sò a cosa mijore daa giornata, ma mii vorei tené pemmé perché perderebbero se vii scrivessi qua. Ce dovevate stà, a mbriacavve connoi, sinnò mò, pe quanto voo posso riccontà bene, che ce volete capì?

Dopo seconno, dorce, caffè, ammazza caffè, e tre quattro bottije de vino, sò le quattro quanno decidemo che è ora d'arzasse. Anzi, o decide Simone, che ce dice che vole annà a fasse na pennica, perché poi deve riaprì pella cena. E che je voi dì? C'ha pure raggione. Dico a Simone de nun divide pe quattro perché vojo pagà io, e er Granduca me se ncazza a morte come se j'avessi spaccato in due la tavola da snobbord, ma alla fine o convinco de stasse bbono, che tanto alla fine vivremo tutti abbastanza peffà na vorta pe ciascuno.

Manco dù minuti che giramo mbriachi e senza na meta, e ce chiama a madre de Stefano pe dicce che la sta a chiamà er Viasat, perché pare che ce stanno a arzà la maghina. Coremo tutti verso er posto ndo l'avevano lasciata (Federico core un po' de più infatti poi nun dice più na parola pe tutto er pommeriggio, perché deve recuperà er fiato), e vedemo i viggili cor carattrezzi che hanno quasi finito de caricasse tutte le maghine, perché er giorno dopo lì se deve core a maratona de Firenze, e quindi quaa strada (larghissima, è tipo l'unica a Firenze così larga) deve rimané vòta. Provamo pe n'attimo a ncazzacce, tra l'artro c'avemo pure dù legali ner gruppo, ma a dì la verita' er cartello mobbile ce stava, quindi manco je potemo dì ncazzo. Pero' armeno pure loro mò sanno quanto sò fii de na mignotta i viggili de Firenze: io già o sapevo, dopo tipo sei anni che ce vengo pe lavoro, due che ce vivo e na cifra de mioni de murte.

Nsomma ce tocca annà cor taxi ar deposito a ripià la maghina, e cor tassinaro parlamo proprio der fatto che sta città è minuscola. È lui er primo a dillo. I noantri romani nun ce credono, ma quanno se rendono conto che co nquarto d'ora semo annati da na parte all'artra daa città capiscono subbito che Firenze è davero no sputo de città rispetto a Roma.

Dopo avé cacciato più de na piotta (101 euri se volemo esse precisi) ricuperamo la maghina de Stefano, se fermamo a un negozio de serf dove er Granduca se compra un giacchetto na cifra fico (ce devo tornà), e dopo avé sparato n'artro po' de cazzate insieme, e de avé deciso che è mejo ripartì senza vedesse la Roma insieme (o addirittura annà a Siena), perché sinnò se farebbe troppo tardi pe guidà, i tre noantri ripiano a strada pe Roma. C'hanno raggione, pure se a me quanno se ne vanno me dispiace na cifra, quasi me viè da piagne. Madonna che fregnone che sto a diventà.

Anzi aspé, l'urtima cosa che me ricordo è Federico che, prima de annassene, ricupera er fiato daa corsa pe dimme de stà tranquillo perché tanto a maggica farà na goleada cor Siena e inizierà a ripiasse. Io mica je credo tanto, però è pure vero che lui da interista ne conosce na cifra de crisi, pure più de me. E nfatti a serata mia se conclude ar pab co Mirko a esurtà come ncojone a vedé a Roma che vince no scontro retrocessione cor Siena... ma quest'anno tocca accontentasse, e me sa che pure quelli dopo nun è che saranno tanto mejo.

A regà, voo devo popo dì: mortacci de pippo che sabbato che m'avete fatto passà. Me sa che nun potrò mai ringraziavve abbastanza, choo sapete sì?


[Tre dei noantri  - Ste sta dietro a fotografà - si avviano ciondolanti e satolli per Firenze]

martedì, 30 novembre 2004

La voglia di scrivere
Categoria:narrativa, scritto da davide firenze


Come nasce la voglia di scrivere? Voglio dire, perché un giorno ti passa improvvisamente la voglia di scrivere e per mesi scrivi al massimo qualche triste e scontata mail di lavoro, poi da un giorno all'altro ti riprende e ti basta una chiacchierata con Stefano (sempre sia lodato) per rimetterti in carreggiata dopo tanto tempo? Quale meccanismo mentale c'è dietro a tutto ciò?

Allora, scartando la mancanza di tempo che rappresenta sempre una magnifica foglia di fico ma non permette di giungere al nocciolo della questione, sono giunto alla conclusione che è tutto un problema di emozioni. Avete capito bene, emozioni: tutti le hanno, no? Solo che una persona emotiva, magari un po' chiusa (anche se lo maschera bene) e lontana dalla sua città, oltre che da quasi tutti gli amici e i parenti, dove può riversare le sue emozioni se non su un diario?

Poi un bel giorno arriva lei, bisognosa di attenzioni come un cucciolo abbandonato in uno scatolone nella nebbia di gennaio, e prende il cento per cento di te, assorbe tutti i tuoi pensieri, le tue emozioni, il tuo tempo. Quello libero e quello non libero. Ed è a quel punto che puff, ti passa tutta a un tratto la voglia di scrivere. Oltretutto senza che lei ti abbia detto niente o te l'abbia chiesto in qualche modo, intendiamoci. Anzi, lei manco lo sapeva, che ti dilettavi a scrivere qualche cazzatella ogni tanto. Perché inspiegabilmente tu, istintivamente, con lei te ne vergognavi. A pelle. E non riuscivi a dirglielo. Lei non aveva segreti per te, tranne quello della scrittura. Non è strabiliante?

E non ci credo che è un caso. Perché poi, per l'appunto, quando lei si allontana da te la voglia di scrivere riprende imperiosa a farsi largo nella tua mente. E effettivamente ricominci. E ti piace, cazzo se ti piace. Quasi da farti dire "meglio così".

Ogni mente ha i suoi misteri, e probabilmente sono proprio quelli a renderla affascinante. Però diamine, non è possibile che i misteri della mia mente siano tali anche per me. O forse è proprio questo il bello?

giovedì, 25 novembre 2004

Fenomenologia dell'agente immobiliare
Categoria:quotidianismi, scritto da davide firenze


Mai come in questo periodo mi è capitato di avere a che fare con una categoria sociale a dir poco incredibile, quella degli agenti immobiliari. Temibilissimi. Come in ogni mestiere che si rispetti, anche nella cerchia degli agenti immobiliari esistono vari tipi di professionisti: si va dal tarantolato, che (nei pochi minuti a disposizione tra uno dei suoi 300 appuntamenti quotidiani e l'altro) ti riversa addosso il suo secchio di parole nella speranza che tu ti faccia infinocchiare e ti convinca a dirgli , al disperato, che sapendo che non ha niente che faccia al caso tuo cerca di proporti qualunque cosa pur di arrivare a incassare la sua benedetta mediazione, fino all'arrampicatore sugli specchi, che tra le altre cose cerca di cambiarti le abitudini di vita, e ti descrive come «simpaticissima» (giuro, testuale) una mansarda nella quale non entrerebbe in piedi manco Chiambretti, proposta tra l'altro a un prezzo per il quale pure il Colosseo sarebbe caro. Che dire poi del killer mancato, palestrato e col codino, col suo aspetto da bono, che vederlo così ti avvicina al dramma di un uomo frustrato costretto a vendere case svogliatamente mentre vorrebbe stare in palestra o a Capocotta, o in palestra a Capocotta. E come non menzionare l'arrapona, vecchia, cicciona e inguardabile, sebbene simpatica (falla pure antipatica, direte voi) che nel tragitto che vi divide dall'appartamento trova il modo di raccontarti di quanto la carne dopo i cinquanta diventi dura e schifosa, di quanto la pelle diventi rugosa, e ti racconta persino di come cambi il sapore del sesso (eh sì, dalla bocca cicciosa della nostra beniamina fuoriesce proprio la parola «sapore») dopo i cinquanta, e infine ti predice il futuro anticipandoti di quando, come lei ora, rimpiangerai la pelle liscia dei vent'anni. E mentre un brivido gelido ti percorre la spina dorsale pensi che vorresti morire, pur di non essere costretto a farle mai toccare neanche per sbaglio la tua benedetta pelle liscia dei vent'anni.

Sono comunque consapevole del fatto che non potrò dire di aver completato la raccolta finché non avrò avuto a che fare con il viscido, quell'essere schifosamente elegante, di un'eleganza Oviesse-style, che con il suo nodone enorme alla cravatta e il suo incredibile vocione impostato cercherà di convincerti che la casa è sempre l'investimento perfetto, che «abborza» non è sicura mentre il mattone sì, e che ovviamente quello che sta cercando di rifilarti è un investimento per il tuo futuro e non una fregatura, un gioiello e non un buco indegno nel quale non vorresti passare manco i dieci minuti necessari per visitarlo. Figuriamoci la vita.

Sono convinto che nella scelta del proprio alloggio, sia esso per un acquisto o per un affitto, contino pochissimo le starnazzanti parole di una persona che è lì per convincerti, però al contrario sono determinanti per farti cambiare idea: se la casa merita e il prezzo è decente non c'è bisogno di cercare di buttarla in caciara, quindi se uno tenta di farlo vuol dire che c'è qualcosa che non va, e viene subito automaticamente scartato. Lui e le sue proposte irrinunciabili e signorili.

Ma il vero capolavoro, il colpo di coda, l'agente immobiliare lo dà nel redarre gli annunci, vere perle nella produzione delle quali esce fuori tutta l'irriverente e a volte incompresa genialità dell'agente immobiliare: sui giornali di annunci è tutto un fiorire di cucinotti, cucinini, angoli cottura, piccoli cucinotti e perifrasi varie, e a volte persino cucine abitabili (e ci mancherebbe che non fosse abitabile, io guarda un po' ci devo proprio abitare), oltre a balconi e balconcini, più camere, camerine e camerette, bagni e bagnetti, case «molto particolari», «signorili», «per amatori» e a volte addirittura «per veri amatori», che tradotto significa che non si capacitano neanche loro di come possa piacerti, ma nel dubbio ti ci chiedono sopra una cifra impossibile, sperando che magari visto che sei un vero amatore non e' detto che tu non sia pure un po' coglione.

Per gli affitti poi è ancora meglio, tutti a cercare categorie di persone non esistenti in natura, o comunque diverse da quelle a cui appartieni te: e quindi via alla ricerca di studenti (a proposito, sappiate che nel linguaggio dell'agente immobiliare scrivere «adatta a studenti» equivale a dire «casa demmerda»), meglio ancora se studentesse (non ci scrivono «magari pure fighe», ma quello non guasta mai), oppure studenti stranieri, ricercatori (giuro), o una delle innumerevoli varianti delle categorie di cui sopra. Probabilmente una ricercatoressa straniera sarebbe l'araba fenice dell'agente immobiliare, non so, la preda di cui vantarsi al bar con i colleghi. Ah, naturalmente «astenersi perditempo», «solo referenziati» (a volte addirittura issimi) e in qualche caso anche «solo comunitari», che poi e' un modo elegante (e manco troppo) per dire «no negri a casa mia».

Poveri cristi e onesti lavoratori mai, quello ancora non l'ho mai letto.

Oggi però posso dire di essere soddisfatto: ho scoperto di essere «referenziato», a tratti addirittura «referenziatissimo». Quindi se un giorno leggerete annunci in cui si cercano persone referenziate, e volete vedere come sono fatte, ora sapete a chi pensare. Che poi sostanzialmente non è altro che un modo un po' peloso e, perché no, vomitevole per dire che non sei un poraccio. Del resto, gli occhietti languidi dell'agente immobiliare ti dicono chiaramente «non vorrai mica pensare che io affitti casa a un poraccio, no?», sottintendendo con questo che uno povero dia meno problemi al padrone di casa nel pagare l'affitto, e sia meno ciarlatano, di uno ricco: dimenticando sempre che in un Paese dove di imbroglio in imbroglio c'è chi è arrivato persino a fare il capo di governo, probabilmente per il ricco che non paga l'affitto c'è già bello e pronto in attesa di approvazione un condono sugli affitti non pagati, mentre il poveraccio dovrà lavorare ancora una vita per potersi permettere gli eccessi di un affitto alle stelle.

Cari miei, auguratemi un in bocca al lupo, ne ho bisogno: se domani arriva la risposta che mi auguro passerò, ahimé, il weekend a traslocare, però finalmente mi lascerò alle spalle (e con un bel vaffanculo) la bella situazione in cui mi trovo attualmente. E riprenderò a vivere.

martedì, 23 novembre 2004

Come fai a non amare Forest?
Categoria:televisione, scritto da davide firenze


Domenica sera a Mai Dire Iene, il Mago Forest: «L'avvocato Taormina ha chiesto una perizia psichiatrica per Annamaria Franzoni... (attimo di pausa)... E perché non viceversa?»

venerdì, 19 novembre 2004

Firenze Santa Maria Novella
Categoria:quotidianismi, scritto da davide firenze


Da quando sono a Firenze assomiglio molto ad un emigrato italiano degli anni Cinquanta: frequento praticamente solo romani strappati alla loro città e fidanzate ingrate (anche se uno dei due problemi per ora e' risolto), e quando sono coi miei simili parlo un dialetto molto più esasperato rispetto alle non tantissime espressioni romane che usavo prima. Vado spesso a vedere la Roma al pub, trovandoci ogni volta altri romani fuor d'acqua, anche se spesso, bontà loro, sono qui solo temporaneamente.

Una delle cose che ho sempre amato di Roma sono i suoi negozianti: ecco, probabilmente i negozianti sono lo specchio di una città. Eccezioni a parte, normalmente nei negozi di Roma si incontrano persone allegre, solari come la loro città, interessate ad ascoltare quello che hai da dire e non solo a vendere freddamente della merce. A Firenze questo non accade: sarà per il fatto che qui vedono transitare turisti su turisti, sarà perché la quasi totalità dei loro concittadini fa lo stesso, in ogni caso i negozianti fiorentini sono scostanti, scorbutici, raramente danno confidenza, sperano di venderti quel che hanno da venderti e togliertisi dalle palle in fretta. Soprattutto se sei romano e hai sempre voglia di scherzare. E questo per te, che per l'appunto sei proprio romano e hai sempre quella maledetta voglia di scherzare, è un vero dramma.

C'è un detto che fa più o meno così: se milioni di mosche mangiano merda ci sarà un motivo. Bene: se quelli che nascono qui sono spesso antipatici ci sarà un cazzo di motivo. Sarà l'acqua dell'Arno, sarà il pane sciapo (anzi sciocco, come dicono qui), sarà il clima gelido d'inverno e bollente d'estate, o chissà che altro. Fatto sta che pure io da quando sto qua tendo a diventare antipatico e scorbutico. E ciò non è bene.

Bando alle ciance: non credo che riuscirò a restare qui a vita. Quindi cari concittadini, arriverà il giorno in cui mi avrete nuovamente intorno. Alle partite di calcetto, alle feste, nei pub, in famiglia. E non voglio sentire ragioni: quando questa cosa accadrà, non ditemi che non ve l'avevo detto.

E poi, se volete, a Firenze ci venite voi a dirmi se mi sbagliavo...

venerdì, 12 novembre 2004

Erba sintetica, birra e gocce di sudore
Categoria:sport, scritto da davide firenze


Ci pensavo oggi: non credo sia un caso se praticamente tutti i miei migliori amici sono persone con cui gioco, ho giocato, o giocherei (se la distanza me lo permettesse) volentieri a calcetto. Ci dev'essere qualcosa che unisce e lega le persone al di là di erbetta sintetica, maglie schifosamente sudate e una banalissima palla colorata.

Devo ammettere che una delle cose che mi dà più soddisfazione nella mia vita è proprio giocare a calcetto. Bella vita di merda, direte voi. Io non credo sia così: è quando ti trovi nello stesso campo con altre quattro persone a lottare a denti stretti per vincere che ti rendi conto di cosa ti riserverà la vita, è affrontando l'avversario del momento che ti fai le ossa e impari ad affrontare le difficoltà, è in quei momenti che capisci come sono veramente fatte le persone quando sono messe sotto pressione, è ancora sul campo che appare evidente, senza possibilità di errore, chi è fatto per il gioco di squadra e chi invece ha la stoffa da solista. Ed è sempre sul campo che emergono e si riconoscono i leader.

Dopo la partita c'è spesso la birra, altro motivo per cui è impossibile non amare il calcetto. Col boccale davanti si approfondiscono le affinità riscontrate sul campo, si raccontano le proprie esperienze e le proprie amarezze, si condividono i propri sogni, si offrono e si danno consigli, in un'atmosfera difficilmente replicabile. Ecco, calcetto più birra rappresentano la mia combinazione ideale, il mio personalissimo trampolino di lancio verso la felicità.

E' per questo motivo che sabato pomeriggio voglio essere con voi. In campo, come ai bei tempi, dopo aver affrontato 50 chilometri e un'ora di traffico sul Raccordo.

E sarà lì che vi ricorderete di com'era difficile segnare fino a un paio di anni fa, quando c'era il sottoscritto in difesa.

mercoledì, 10 novembre 2004

Il problema è serio
Categoria:quotidianismi, scritto da davide firenze


Stasera Roma - Udinese o The O.C.?

Vincerà The O.C. mi sa, e comunque dopo faccio sempre in tempo a vedere Controcampo... così mi incazzo un po'.

P.S: oggi coast to coast in ufficio: 9 di mattina -> 9 di sera. Che culo eh?

domenica, 07 novembre 2004

Due anni
Categoria:scritto da davide firenze, noi e le donne


Le litigate in macchina. Gli abbracci interminabili. I tuoi calzini in fondo al letto. I termosifoni sempre accesi. La cena sempre pronta. La gioia. I tuoi esami all'università. L'amore. Le tue chiacchierate con mia mamma, sarei stato ore ad ascoltarvi. Le merendine bruciate nel tostapane. L'abbonamento a teatro. Lo spettacolo di Salemme. Lo spettacolo di Elio e la De Sio. Il sushi. La casa al Duomo e la nostra prima volta, quel pomeriggio di due anni fa. I concerti di Elio. Cicciput firmato da Elio. I derby vinti. I derby pareggiati. Gli amici. Marco e Maurizia. I racconti dei tuoi sogni, puntuali ogni mattina al risveglio. Le discussioni politiche, fossimo mai stati d'accordo. I tuoi genitori. I miei formalismi nei loro confronti. Le visite all'Ikea. I negozi. La finestra di fronte. Il viaggio in Messico. I ricordi. L'immancabile non ti lascerò mai. La donna maya e il suo coco frio. I pomeriggi al centro commerciale. I sogni. La bellezza delle nostre tante differenze. La voglia di fare tanti bambini. Le prese in giro. Adriano. Il buonumore, sempre e comunque. Roma tanto amata, Firenze tanto odiata. Emanuele e Silvia. Gli sms, alcuni da brivido, che conservo. Le telefonate quando eravamo lontani. L'emozione della Notte Bianca, la pannocchia mangiata a Piazza Navona e mio papa' che dormiva in ufficio. La spalla su cui piangere. I Tiromancino. Il viaggio a Londra. Starbucks. Diego. Le risate. Le multe. La goliardia e gli scout, così uguali e così diversi. I matrimoni degli amici, e ogni volta a parlare di come sarebbe stato il nostro. Io ateo tu cattolica, chissà come avremmo fatto. Il sabato mattina. I convegni del Mensa. La musica brasiliana. Il film di Alberto. I Negrita. Le puntate di OC. Il viaggio in macchina con tua nonna, mi disse stalle sempre vicino. Shrek. L'attesa per Shrek II, che vedrò da solo. Mirko. Pescia. La nostra intimità. I brividi. Il concerto di Alex Britti. Stefano e Stefanino. Gli occhioni. L'odore di biscotti. Nemo, ma soprattutto Dori. P.Sherman, 42 Wallaby Way, Sidney. La luce spenta tutte le notti guardandoci negli occhi. I due anni più belli della mia vita. L'ultimo bacio. Il letto nuovo, un regalo che terrà il tuo ricordo nella mia camera da letto per tanto tempo. La conclusione del sogno. Il brusco risveglio. Le lacrime, adesso. L'atteggiamento ostile. Il voglio stare da sola. Il ho rovinato tutto. La parola fine. La ricerca di un perché. I consigli degli amici. Il terremoto sotto i piedi. L'insonnia. Altre lacrime. La ricerca di un'altra casa dove andare. I ricordi. La tua indifferenza. L'oblio che arriverà. La ferita. Il cuore spezzato. L'addio.