lunedì, 23 aprile 2007

Ho perso le parole
Categoria:scritto da federico roma, apoteosi assoluta


simoni

Simeone












Capitano MioDjorkaeff
  









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cuper  









zamorano                     santocruz













brahimovicMaterazzi













priscopeppinogiacinto_facchetti_









...e per tutti quelli che non ho potuto ricordare.

mercoledì, 11 aprile 2007

Vόςαβόλαριό
Categoria:saggezza, scritto da federico roma


Mancini* ϋβρισ, eos, e, pt. -eos, AR.; ios, IL.; Es. O. 215, insolenza; tracotanza; alterigia; violenza; prepotenza; petulanza, OM. e SEG.; uperion ubrin ekontes, violentemente tracotanti, OD. 1, 458, ubrei eixantes, cedendo allo spirito di prepotenza, 14, 262, ubrin etisan, pagarono...21, 431, ouk ubris tade; non è insolenza cotesta...? SOF. OC. 882; tauta ouk estì; AR. Nub. 1299 - ubrei, per insolenza, orgoglio, insulto, dileggio; insolentemente, SOF. El. 881, eph'ubrei, EU. OR. 1581; DEM. 526, Cristiano Ronaldodi'ubrin, 527, dià tèn u., SEN. Hell. 2, 2, 10, eis ubrin, upò te ubrios kai oligories, per la tracotanza e l'incuria, ER. 1, 106:  pl. ubreis: insolenze, azioni o pensieri da tracotante, contumelie, DEM. 522; PL. LEG. 62; ecc. ----- di animali: baldanza, irrequietezza, sfrenatezza, ippou, ER. 1, 189; El. NA. 11, 18   -----  2)  = ubrisma, violenza; insolenza; misfatto; insulto; contumelia; oltraggio; sevizia; maltrattamento, IL. 1, 203, ...dora, ubrios eineka tesde...per ammenda di questo oltraggio, 214; Eras meter eis emen ubrin, segno della vendetta di Era contro mia madre, EU. Bacch. 9, ubris, ubrizein, Mancini Naturali (Ryan Giggs)24; - per sAleandro Rosicostumatezza, ATT.; PD.; paidon ubreis, offese ai fanciulli, ISOC. 64, v. 89: u. deinotate, LIS. 1,2, to eautou soma ef'ubrei peprakòs, che ha venduto all'ignominia, 29, v. DEM. 440----- b) t. legge grafè dike, processo; accusa; giudizio, 970, 1102   ----- 3) come masc. ubristes, anèr, uomo violento.

* Cfr. Vocabolario Greco-Italiano, Lorenzo Rocci, Soc. Ed. Dante Alighieri, p. 1871 e ss.

giovedì, 08 marzo 2007

Bondi fetish, mezz'uomini e Andreotti. Benvenuti al Circo Italia
Categoria:politica, scritto da federico roma


In tutto il baillame politico degli ultimi giorni mi vengono in mente considerazioni di vario genere.

  • Forza Italia: ho notato che ormai Silvio punta tutto sulla figa. Vedo che a Ballarò hanno sostituito Cicchitto e Tremonti con quella roscia ingioiellata che sembra stia facendo la fila all'Art Cafè, il venerdì sera. Mara Carfagna è spacciata in tutte le salse, un po' come la bamba. Un po' di Mara, e via con la serata. Per gli elettori dai gusti fetish Forza Italia propone Bondi.

  • Alleanza Nazionale: Fini ha deciso, dopo Fiuggi, non solo di abbandonare la casa del Padre ma anche di prenderlo a padellate. Maso-style insomma. Ho avuto modo di sentire il discorso di Gianfri alla Camera e mi pareva di sentire parlare il figlio illegittimo di Luttwak e Condi Rice. Ma che volete farci? A forza di scavare alla ricerca delle radici e dell'identità perduta si finisce dall'altra parte del globo. Sindrome cinese.

  • Lega Nord: anche qui si naviga a vista. Passati i tempi gloriosi delle nozze celtiche e dei "200.000 bergamaschi in armi" si è passati alla richiesta più sobria di un po' di federalismo fiscale, il taglio delle panchine per non farci dormire i barboni e il riconoscimento - senza pernacchie - della parola Padania. Propongo di assecondarli in cambio delle loro scuse per il comportamento da briganti usato contro l'Imperatore Federico I von Hohenstaufen.

  • U.D.C., UDEUR, NuovaDC, Centristi di Puro Centro, Galleggianti, L'Uomo di Mezzo, Mezz'uomini-mezzoDeGregorio: per loro dobbiamo rimboccarci le maniche. Propongo l'istituzione di un Fondo Nazionale Sostegno Centristi. Lo finanziamo con parte dell'ICI sulle proprietà vaticane e li facciamo dormire tutt'insieme in grosse case coloniche nell'interno della Gallura. Non gli mancherà nulla, l'unica condizione è che vivano (REALMENTE) secondo gli insegnamenti di Nostro Signore. Cristianesimo primitivo, puro. Li controllerà un apposito organismo pontificio dotato all'uopo di (pieni) poteri temporali.

  • DS-Margherita-Ulivo-Rododentro-Roverella:non siate severi con loro. Semplicemente non riescono a capire come possa andare avanti un Paese social-liberal-riformista-migliorista senza i DiCo, un contenitore di culture dinamiche, una cultura dinamica che contenga un contenitore, un TAVOLO - sempre aperto - di confronto con le realtà viventi, dagli organismi unicellulari ai mammiferi più evoluti. Non possono pensare che si possa decidere qualcosa realmente. Perché voi sì? O è qualcosa che sceglie voi? Parliamone. Il Governo di una Nazione di sessantamilioni di persone più Giulio Andreotti, può davvero fare qualcosa per ordinare il Caos delle diverse istanze del socio-demo-liber-formismo? Siamo alle esperienze psichedeliche di Hoffman.

  • PRC, PDCI, Officina Comunista, Radiatorista Marxista, Convergenza Proletaria per l'abolizione delle Strisce Blu, Nucleo autonomo "diamo un'altra martellata a Trotski": la deriva autoritaria impone un'autonoma riflessione - senza cachemire - sulle dinamiche di conflitto movimentista in opposizione all'appiattimento borghese controrivoluzionario di Sanremo in aperto dialogo con gli indipendentisti mongoli da un lato, e l'esigenza di trovare un piantone di marijuana che cresca senza bisogno di lampade alimentate ad elettricità...

Concludo questo breve excursus politico confidando nell'acquisto, da parte di Massimo Moratti, di uno tra C. Ronaldo e Lionel Messi. Forza Inter.

mercoledì, 07 marzo 2007

Te Quiero
Categoria:arte, scritto da federico roma


Inter

mercoledì, 05 luglio 2006

Un cazzo di post
Categoria:quotidianismi, scritto da federico roma


Su richiesta della direzione si pubblica un commento divenuto post.

reuters84638730507003434_bigNon so neanche da dove cominciare. Per un "ultras" della Nazionale come me quello che è successo ieri sera - e soprattutto stanotte - mi ripaga di anni di amarezze: il '90, il '94, il '98, il 2000. Tutto. Vedere la mia Nazionale sbattere fuori i presuntuosi padroni di casa, regalandogli un incubo calcistico che non gli sarà facile dimenticare. La Germania.

"Volevano vince' ma...si so' attaccati ar cazzo" cantavamo ieri notte nel cuore di Roma.

Questo è il mio titolo per ieri sera. Un vittoria netta, pulita, forse anche un po' stretta per quello che avevamo costruito. Ieri sera si è vista un Squadra della Madonna. Un gruppo unito e avvelenato di ragazzi. A tacere i tromboni tiepidi (che poi magari ieri sera festeggiavano... ragazzi così non vale!), due gol-perle (dopo 120', roba da eroi sportivi) ci dicono che non abbiamo da invidiare niente a nessuno. Che il nostro calcio sarà sicuramente marcio nell'interno, ma il nostro MOVIMENTO calcistico è il migliore insieme a quello brasiliano e argentino.

Sofferenza, cinismo e piedi buoni, cuore e testa.
Mi levo il cappello davanti a tutti i giocatori di ieri (tranne Camoranesi forse, uno che in questo gruppo c'entra poco e che infatti non canta l'inno). Grosso ha dimostrato che si può giocare a Palermo e non essere "mezzo giocatore". Del Piero si ricorda chi è, cosa sa fare, e torna per un attimo quello di 10 anni fa. L'ho sempre ipercriticato in Nazionale perché non era quello che doveva essere: un Campione vero.

A casa, crucchi. Anzi polacchi, visto che ne schieravano ben tre, i più pericolosi. I luoghi comuni da straccioni sono stati un bel boomerang, i milioni di italiani che vivono in cemania possono prenderli per il culo per circa 20 anni. Tra via del Corso, Piazza del Popolo e Piazza Venezia ho visto cose antiche e inimmaginabili. Ho rivisto le pentole (era dal '94!), ho visto uomini SOPRA le edicole, ho visto una "Vaiolance" (per i non romani diciamo una sorta di calcio in piazza) di massa con la Celere che guardava silenziosa.
Ho visto uomini che viaggiavano al di sopra dei tetti delle auto sul lungotevere davanti al ministero della Marina. Roba da pazzi.

Ho visto la festa del popolo, i ragazzi, i vecchi, gli spazzini che si univano e facevano salire la gente dietro ai loro camion (mitici!). Un mare di bandiere.
E' giusto così.

Ho sentito cantare (su tema "braccio di ferro"): "Er papa sta a bestemmià..." ta ta, ecc.
Ho rivisto maglie di Baggio del '94, ho visto delle ragazze brasiliane (voto 7,5) con la loro bella bandiera verde oro che ballavano, leggerissime. Quando c'è una festa loro sono lì. Bellissimo. Soprattutto, ricordo i volti dei miei amici durante la partita. La nostra esultanza. L'aver diviso un bel momento. Che ci ricorderemo per anni.

Daje regà.

giovedì, 30 marzo 2006

Sweet Home Alabama
Categoria:attualità, scritto da federico roma


Mi sudano le mani a scrivere questo post. Non riesco ancora a focalizzare l'enormità di quello che sta succedendo in questi ultimi anni. Hanno ucciso un ragazzo. E' stato un vigile urbano. Anzi un ardito del gruppo intervento speciale contro i writers, luridi criminali (spesso neri, con i pantaloni larghi e il piercing sul sopracciglio.) che imbrattano muri e case del santo Nord.

Usciamo subito dal primo equivoco: le pistole non sparano da sole. Usciamo ora dal secondo equivoco: quello che è successo non è casuale.

Per quanto riguarda il primo equivoco (ho sentito l'ovvia reazione dell'eunuco che ha sparato: "il colpo è partito". Purtroppo no, altrimenti avrebbe potuto prendere anche il vigile, con sommo giubilo del genere umano) basterà ricordare che per far sparare una pistola automatica è necessario:

1) "scarrellare", ossia tirare verso se stessi l'otturatore per far entrare il colpo in canna
2) abbassare la "sicura". Non capita per caso sapete? E' una piccola levetta che deve essere abbassata con un movimento del dito comandato dal cervello (e qui posso avere dei dubbi, visto che il cervello manca)
3) tirare il grilletto. Anche questo non capita per caso.

Ora, esistono delle cause politiche e sociali alla base di quello che è successo. Dalla fine degli '80 intere fette di territorio nazionale sono state interessate da un fenomeno curioso, il leghismo. Da partitucolo di paese (che all'inizio vantava qualche labilissimo merito nel sollevare alcune questioni legate alla partitocrazia della prima Repubblica) il gruppetto di compari (siamo al 3 e qualcosa %, praticamente inesistente) si è progressivamente avvicinato al potere, grazie all'alleanza con silvio, facendosi forte dei sacri valori e delle rivendicazioni delle sole persone che meritano di vivere in questo paese: i Padani. Questa etnia sconosciuta al genere umano fino a qualche anno fa, risulta essere assediata da più parti: agenti delle tasse, stirpi negroidi che minacciano la purissima enclave dei Padani, agenti di P.S., Carabinieri e magistrati terroni, terroni, dipendenti pubblici, islamici, italiani di ogni sorta.
Il gruppetto di compari (tra cui vi sono figure degne di un cast di Visconti o di Fellini. Io ho sempre visto Calderoli nei panni di un ufficiale delle SA in "La caduta degli dei". Sarebbe perfetto). Sbraita contro l'Italia, vuole l'autonomia... E la ottiene! Padroni a casa nostra!
Ora fanno sul serio: spargono merda, scrivono "Repubblica del Nord" sui cartelli stradali, evadono le tasse per tendenza, odiano tutto ciò che non è come loro e armano i vigili.

Sì, avete capito bene. A Truscate sul Cernuschio compaiono scritte sui muri? I tuoi figli piccoli hanno amici che sono figli di immigrati che lavorano a Truscate Scalo? Niente paura. Ora ci siamo noi. Armeremo i vigili: costoro vegliano su di noi, noi ci fidiamo dei vigili. Loro (quelli di Roma-Washington) vogliono fondere le razze, toglierci i soldi, far emigrare qui i terroni e i negri, imbrattare i muri, farsi le canne, trasformare San Pietro in una moschea. Ma noi...noi lo abbiamo duro. Gli facciamo passare la voglia di scherzare... Armiamo i vigili, costituiamo task force di lotta all'emergenza writers, task force di lotta all'emergenza negri, barboni, disoccupati, terroni ecc. ecc. Perché ormai qui, nelle valli, comandiamo noi! L'ordine pubblico? Lo decidiamo noi, in Comune, mica ci affidiamo a un maresciallo dei CC. Magari è pure nato ad Aversa. E che quello ci protegge?

Mi fermo perché mi rendo conto che grondo troppa rabbia. Ma ci sono cose cui abbiamo il dovere di non abituarci.
E ora aspettiamo i banchetti di firme e le manifestazioni di solidarietà da parte dei soliti noti. Quelli che "sono per i vigili a prescindere".

Spero che quell'infame che ha spezzato la vita ad un ragazzo innocente passi l'inferno sulla terra. Spero che finisca in galera (per almeno 30 anni) e che dentro gli facciano il "servizio completo". Non sono buono, non sono politicamente corretto. Nessuna pietà per chi è forte con i deboli.

P.S. So che il sindaco del comune di cui si tratta è di FI, ma la sostanza del mio discorso non cambia.

giovedì, 09 marzo 2006

Posizioni terze
Categoria:attualità, scritto da federico roma


Sembra che siano passati un paio di secoli leggendo le righe che riporto qui di seguito. Eppure sono passati solo 25 anni. Prendo lo spunto dalle discussioni sull'argomento alla ricerca di convergenze, di idee pure e di visioni d'ampio respiro.
I brani che seguono sono documenti politici di Terza Posizione, formazione di estrema destra extraparlamentare (definizione puramente indicativa) attiva tra la fine degli anni '70 e il principio degli '80. Li ho scelti tra gli altri essenzialmente perchè sono riproponibili pressocchè integralmente anche oggi; gli altri erano incentrati su argomenti allora all'ordine del giorno (sequestro Moro, leggi speciali e simili), interessanti da un punto di vista storico, meno da quello propositivo.

Prendo subito posizione su quello che segue: sottoscrivo e condivido.

"Ci hanno divisi in partiti per poterci dominare meglio. Ci hanno suddivisi in classi per poterci distogliere dai nostri comuni problemi. Ci hanno schierati a destra, a sinistra, al centro, inventando teorie a compartimenti stagni, assicurando l'assurda inconciliabilità del nazionale e del sociale, del personale e del comunitario. Ci hanno spinti l'uno contro l'altro in nome di falsi miti, infettandoci con le ideologie. Hanno fatto in modo che il sangue della migliore gioventù bagnasse il selciato e loro, i mandanti, hanno portato a braccia le bare.
E mentre tutto questo accadeva, l'oligarchia mercantile che detiene il potere in accordo con l' imperialismo straniero ingrassava distruggendo la nostra economia, le nostre libertà, la nostra dignità nazionale.
Ma il meccanismo si è inceppato. Il referendum, le elezioni amministrative, l'azione svolta da forze autonome in campo sindacale, l'azione intrapresa in quartieri, scuole, campagne, dalle avanguardie rivoluzionarie, dimostrano oggi inequivocabilmente la volontà di rigetto da parte del popolo di coloro che pretenderebbero di rappresentarlo.
I grandi mezzi di informazione, ciechi o in mala fede, hanno minimizzato e minimizzano i fatti, non collegano l'emergere di tante situazioni, di tante realtà. Ma il popolo deve conquistare l'autonomia, la libertà, l'indipendenza. Dobbiamo rifiutare gli schemi. Tutti gli schemi che il potere ci impone. Fuggire le classificazioni artificiali, le divisioni inesistenti.
Non più di destra, non più di centro. Non più di sinistra. Fuori dalle sedi dei partiti. Disertando le loro iniziative. Non più borghesi, non più proletari. Ma uomini.
Uomini liberi che, organizzandosi e battendosi nelle fabbriche, negli uffici, sui mercati, nelle città, scoprono un senso nuovo, da tempo smarrito. Il senso di unità, il senso di creatività che farà e che già sta facendo di questi uomini liberi un popolo.
E questo popolo, isolati e travolti i rappresentanti dell'odierno potere, porrà se stesso alla guida dei propri destini.
Realizzerà una diversa qualità della vita. Darà corpo ad una cultura propria, schietta, genuina. Renderà la nostra una nazione libera e ben governata alla quale saremo lieti di appartenere. Una nazione che sarà di esempio per i popoli mediterranei ed europei in lotta, anch'essi, per riscattare un vergognoso presente."

Sulla città moderna.

"Sulle nostre pagine ci siamo più volte definiti rivoluzionari, e più volte nei quartieri e nelle scuole lo abbiamo dimostrato e lo dimostriamo con la pratica e la militanza politica. Ma l'auto definirci rivoluzionari non si ferma solo sul piano strettamente politico o sociale. Rivoluzionare non significa infatti ribaltare solamente la struttura sociale e instaurare un nuovo ordinamento politico; rivoluzionare significa innanzitutto ribaltare l'attuale mentalità. Noi, che abbiamo la presunzione di sentirci avanguardia rivoluzionaria, ci dobbiamo assumere coerentemente la responsabilità di esserlo. E' per questo che dobbiamo proporre un diverso modello mentale, un diverso modo di entrare in relazione con chi ci sta intorno, con le istituzioni politiche, con l'ambiente in cui viviamo.
Proporre un modello mentale significa fornire nella pratica strumenti ed esempi affinchè l'uomo-massa, l'individuo che oggi ragiona e vive in termini egoistici, si annulli e si trasformi in uomo-membro del popolo che deve nascere e forgiarsi nella rivoluzione. Noi col nostro esempio di milizia politica intendiamo fornire tale modello. Quando infatti denunciamo e prendiamo posizione contro le ingiustizie che governano l'attuale società, sappiamo e affermiamo che queste ingiustizie sono la manifestazione di quella maniera di pensare che noi dobbiamo e vogliamo sradicare.
I temi che ci danno l'esatta misura di quanto scriviamo sono innumerevoli. Uno dei più eclatanti è quello della casa-formicaio. L'ideologia che ha potuto concepire questa mostruosità è quella mercantilistica del dare e avere, è quella che si è concretata storicamente nella città intesa e vissuta come mercato economico, in cui gli unici rapporti considerati fra gli uomini sono quelli basati su valori che degradano l'uomo.
La casa-formicaio, cioè i grattacieli, i «casermoni» fatti solo per razionalizzare lo sfruttamento dello spazio evidenziano il disprezzo di tutti quei valori che costituiscono la nervatura della persona; se oltre a ciò consideriamo il fatto che tali costruzioni vengono patrocinate e compiute per un fine economico si intuisce quale sia la stima che nell'attuale ordinamento politico si ha dell'uomo. Questi edifici iniziano a trovare la loro collocazione anche in ambienti rurali: anche là, in spregio al formativo e qualificante contatto con la natura, si tenta di sradicare sempre di più l'uomo dal suo «paesaggio» originario; e questo viene salutato come l'arrivo del «progresso».
Il tema di cui stiamo trattando a mo' di esempio diventa un vero e proprio problema sociale quando la domanda e l'offerta dell'alloggio — imprescindibile necessità e punto di riferimento dell'uomo — creano la situazione che permette manovre speculative; si viene cioè ad assistere ad una delle più macroscopiche ingiustizie, quella del lucro su un bene di prima necessità: la casa. Ma, si dirà, l'esperienza comune ci fa notare oltre agli squallidi dormitori di borgata anche gli splendidi e impeccabili grattacieli di lusso con moquette e tripli servizi. Ebbene questi ultimi, in sostanza, non differiscono affatto dai primi, in quanto la concezione, ossia il modello mentale che li ha partoriti è lo stesso: i primi costituiscono la merce scadente, i secondi quella di prima qualità, entrambi restano merce.
Inoltre i «casermoni» di lusso acuiscono l'edonismo, la vanità dell'uomo-individuo che trova la sua possibilità di vita solo in questo sistema. L'adesione a valori come la frivolezza, l'edonismo si esprime in quei villaggi residenziali pieni di tutti i comfort: cioè in grattacieli tagliati a fette e disposti in pianura.
Quindi riassumendo, noi notiamo che dall'osservazione di un'ingiustizia sociale perveniamo a considerazioni che la superano di gran lunga. Giungiamo così a capire che i problemi generati e irrisolti da questa società sono il riflesso se non la conseguenza della maniera con cui la stessa si pone di fronte alla vita. E' dalla radicale opposizione di vedute con l'attuale sistema che nasce lo scontro con questo ultimo. Proprio per il fatto che non si vuole vivere da automi o peggio ancora senza una propria dignità si arriva alla determinazione di lottare e contrastare, fin dove è possibile, l'attuale modo di vivere e pensare. Questo scontro, o antiteticità di valori, si esplica esteriormente e in modo lampante come ribellione, insofferenza, sciopero, rivolta. Quindi attraverso la lotta nasce l'uomo-membro del popolo e la cultura di cui esso è portatore. E' ovvio che l'essere pervenuti a tali considerazioni ci allarga l'orizzonte, il senso e il peso dei vari fatti che intervengono nel rifiuto dell'attuale società. Infatti rileviamo ad esempio che il lottare solamente contro l'ingiustizia sociale è un'azione inconcludente, dispersiva, che possiamo definire controrivoluzionaria e questo per il fatto che la coscienza di lotta ci impegna in un'opera radicale, che abbisogna quindi del puntello di una vera e propria rivoluzione culturale.
Ma tutto questo appartiene al livello più appariscente e in un certo senso meno essenziale e più inconcludente quando — ed è l'esperienza comune a rilevarlo — reagendo in questo modo si viene facilmente riassorbiti e reinseriti nel sistema. Infatti il linguaggio con il quale in questi casi sì risponde è dialettico proprio rispetto all'ordinamento contro cui in quel momento ci si pone. Tuttavia questi momenti di scontro celano anche altre possibilità che emergono in particolare quando attraverso la lotta si viene a manifestare la volontà dì cambiare la situazione esistente e si realizza che il cambiarla radicalmente significa possedere una prassi la quale è originata da un modello mentale irriducibile a quello della base del sistema che si vuoi abbattere.
Se civiltà altissime, ivi compresa quella romana, hanno trovato pane per i loro denti quando si sono scontrate con l'afflusso alle città e con lo squilibrio tra vita rurale e vita urbana, è immaginabile quali disastrose conseguenze un simile fenomeno possa provocare in un agglomerato quale quello in cui oggi viviamo, agglomerato che, ben lontano da una qualsiasi forma di civiltà, necessita già di una notevole forzatura per vedersi attribuito l'appellativo di società. In primo luogo in altre epoche l'esodo verso la città è dipeso o da carestie o da condizioni improvvisamente divenute impossibili per il lavoro agrario, o dal fascino che esercitava non tanto la città quanto l'essere cittadino, un titolo più che ambito. Oggi l'urbanesimo è generato da cause diverse. La non convenienza di lavorare la terra, considerato il pressoché inesistente guadagno nel rivendere i prodotti. Il miraggio d'un lavoro sicuro con una paga fissa e con una fatica minore. Un continuo richiamo pubblicitario effettuato tramite simboli, miti, luoghi comuni. In pratica mentre l'urbanesimo in passato era generalmente effetto di cause non generate volontariamente. oggi non è così. Non si può parlare di sola inettitudine di fronte al problema agricolo e all'intermediariato. Si deve invece parlare di volontà criminale che costringe l'Italia a un ruolo preciso nell'economia occidentale. Ruolo nel quale l'agricoltura non trova posto.
A questo va aggiunto anche lo svilupparsi spontaneo di un modello di vita imposto dalla natura e dalla mentalità del mercante che è il dominatore o per lo meno il cardine della vita moderna. In secondo luogo va detto che mentre le civiltà, proprio in quanto tali, avevano la forza di reagire agli squilibri, l'Italia contemporanea li patisce oltre ogni ragionevole limite. E dunque la metropoli. confuso crogiuolo di tipi, di culture, di razze, di costumi, soffoca, succhia, sterilizza, uccide l'uomo e la donna, l'anziano e l'adolescente. Offre pigramente e maliziosamente lussuose voluttà nei quartieri residenziali dove il ricco, passando dal tennis alla piscina, dall'amichetta allo spinello, si isola sempre di più e sempre più si inaridisce in un'esistenza che i più fortunati sopportano con semplici sbalzi d'umore, solo perché non dotati di una buona intelligenza. Confonde e disperde nell'ibridismo del quartiere popolare dei benestanti, nel quale il collettivo e l'individuale sono sfumati, ma regna sovrana l'ipocrisia ad uccidere ogni slancio umano e le fa corona la poca disponibilità economica per potersi organizzare una vita sensata. Compie poi il suo ultimo crimine nei quartieri della periferia. Nelle borgate romane, nell'interland milanese, nei bassi napoletani, nei cosiddetti quartieri-dormitorio, negli anelli suburbani delle città industriali e portuali. Qui il disagio è grande e il senso di ribellione cova sotto la cenere.
E unito a rapporti umani ben più sinceri che nelle altre componenti il tessuto metropolitano, tutto ciò potrebbe essere pericoloso per il potere. Ma qui esso interviene con il veleno del mito propagandato. E il ghetto si sfoga in rapine, in scippi per procurarsi i mezzi da quartiere residenziale. In droga per sentirsi più forti ed ingannare le delusioni. In galera ripetuta. In impotenza. Questa è la realtà della metropoli. A questa realtà noi opponiamo il mito della vita naturale, della civiltà. Di una realtà organizzata in borghi e villaggi di campagna, di montagna, di mare. In borghi e villaggi dove la vita si svolge serenamente senza l'ipocrisia e l'ostilità che accompagnano la folle esistenza metropolitana. Di una realtà nella quale le città trovano un'altra dimensione e un altro valore. Siano porti, siano centri industriali, siano punti di riferimento politico ed amministrativo, esse dovranno essere organici centri di vita.
Ristrutturate secondo concetti urbanistici ed ecologici radicalmente diversi, sviluppate intorno ad un centro spirituale e politico, caratterizzate culturalmente, abitate da un numero di abitanti di parecchio inferiore alle cifre odierne, le città saranno organizzate secondo criteri diversi. Non più caotiche jungle di asfalto e cemento in cui si muore vivendo e si è sempre soli. In cui il nucleo familiare è disperso e disintegrato. Ma insieme di comunità organizzate e legate spontaneamente. Ed a questa realtà opponiamo anche e soprattutto la gioia della lotta, che è sinonimo di vita".

E ora sotto... Lapidatemi pure!

martedì, 07 febbraio 2006

Prime impressioni...
Categoria:viaggi, scritto da federico roma


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il Vicere'

P.S.
Non mi capita tutti i giorni di avere questa tastiera quindi beccatevi questo:¿¡¿¡ñññÑÑÑÑÇ

giovedì, 12 gennaio 2006

Vieja Europa
Categoria:viaggi, scritto da federico roma


E' qualche giorno che non sto bene. Una sorta di influenza a "freddo", senza febbre, ma fastidiosissima. Cerco di vincere la mia atavica indolenza e scrivo questo post essenzialmente per contribuire alla collezione di foto del blog. Non sarei in grado, infatti, di descrivere davvero i miei giorni a Madrid. Non posterò neanche foto di lei per ora, tanto per ragioni di delicatezza, quanto soprattutto per pura gelosia, quell'istinto primitivo - e probabilmente altamente "meridionaleggiante" - che ti prende alla gola. 

Le dico solo "grazie", per essere stata insieme guida, amante ed amica perfetta.

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Il Palacio Real... purtroppo la città era invasa da torme di turisti e dunque la maggior parte delle foto è stata scattata in modi assurdi, proprio per cercare di evitare "contaminazioni". Metteteci pure che non sono fotografo, che sono innamorato, e il gioco è fatto. 

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Piccola "Pala" da altare. Interno della Catedral de la Almudena. E' strano pensare che la maggior parte dell'oro massiccio di cui Madrid è piena venga dalle Americhe. Pensavo alle mani di quei poveri Cristi nelle miniere, ridotti a bestie. Pensavo al viaggio ciclopico, all'Oceano.

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Il Parco del Retiro. Bello davvero. Anche perchè dopo i parchi romani è difficile essere realmente colpiti. Ovviamente di questa foto esistono versioni prettamente da "coppia"...

Lo "stagno" che vedete in realtà è enorme!

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Parco del Retiro. Museo Reina Sofia (mi pare...). In effetti questa foto non è un granchè: "talgliata", leggermente storta... Ma dovete pensare al fatto che il portone era invaso da una torma indecente di giapponesi che si facevano le foto tra di loro in pose strane. Alcuni mimavano Superman (!), altri gli egiziani. Ricordo di aver pronunciato qualche frase su Hiroshima. Fortuna che ero abbagliato dal cielo meraviglioso e da quei mosaici arabeggianti.

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Il Tempio del Calcio. Da sinistra a destra: il Campo (qui fummo campioni del Mondo). La teca dedicata a Don Alfredo di Stefano. Il Pallone d'Oro dello stesso (1957). Un tenero ricordo per gli giuventini. 

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Real Armeria (interno del Palazzo Reale), da sinistra a destra: armatura (tra le tante) dell'Imperatore Carlo V, la spada del "Cid Campeador" eroe della Reconquista e protagonista dell'omonimo poema epico; elmo donato da un Papa a un sovrano castigliano nel sec. XI (non ricordo i nomi dei due, mi pare Innocenzo qualcosa a un Ferdinando. Ditemi se potevo non mettere questo elmo, sembra quello di Aragorn!) come segno di riconoscenza nella lotta contro i Mori; souvenir della Battaglia di Lepanto: vessilli di guerra turchi ed armi di un generale ottomano (immagino che questi siano stati "gentilmente" estirpati).    

Mi fermo qui. La sublimazione sta prendendo il sopravvento e vi risparmio le foto del Prado

Madrid è una città stupenda, calda e tragica al tempo stesso. Dopo aver sentito i racconti di Ste su Nuova York voglio assolutamente andarci. Soprattutto per capire se davvero, come credo, le sponde dell'Atlantico dividano due mondi davvero diversi. Profondamente diversi.

il Vicerè 

martedì, 13 dicembre 2005

Stasera non esco...
Categoria:quotidianismi, scritto da federico roma


Ripensavo al bel post di Pat (Banlieu Romana) cui non ho risposto perchè quella sera mi mancavano le forze. Ed è proprio questo il punto. E' mai possibile che stiamo costruendo una civiltà così lontana dall'uomo e dai suoi bisogni? Non voglio fare l'antico (anche se riconosco di soffrire di sublimazione) però io non ce la faccio più a vivere in un posto dove mi sento lontano dalle altre persone pur avendole tutte intorno. In sostanza preferirei vivere LONTANO dal consesso degli uomini (ad esempio nella meravigliosa Rocca di Calascio o a Cayo Santa Maria) oppure VICINO agli stessi.

Probabilmente questa vecchia e immortale città, trenta, cinquanta anni fa era un favoloso compromesso. E magari lo tornerà ad essere, tra trenta, cinquanta anni.

Ora no.
Mi chiedo quante bombe umane siano state disinnescate nelle osterie di Trastevere o di Testaccio. Quanti pianti sulle spalle "dell'amici" a Campo de' Fiori, quando era ancora proprietà del Popolo di Roma e non di quattro mercanti. Quanta gente si è sfogata, amata, odiata, per la strada, chiamando per nome altre persone; magari insultandosi, magari "cercandosi". Quante persone conoscete voi, della vostra città? Intendo le "persone della città". Fiorai, edicolanti, baristi, ristoratori (NO FROCI FUSION), guardie, ragionieri, avvocati, maestri di scuola...Io pochissime. Non conosco neanche le facce dei due terzi di quelli che abitano in questo condominio.

Non è pensabile vivere ciascuno sul proprio binario. Alla lunga non si regge, i danni sono incalcolabili e imprevedibili a lungo termine. E' possibile che quando esco da solo non conosca nessuno? Neanche del mio quartiere (se è possibile definire questo un quartiere). In sostanza non esiste un cazzo di quartiere. Anche se "alto", semplicemente non esiste. Non c'è una piazza (Piazza Giochi Delfici non è una piazza di quartiere come la intendo io, anche se, a modo mio, la amo). Non ci sono LE PERSONE in giro! Luci tra le tapparelle, parabole e lamiere coi fari. Stop. E' mai possibile che quando esco da solo mi debba considerare pazzo? E' mai possibile che quando entro in un locale per bere una birra, da solo, mi debba considerare alla stregua di un reduce di guerra che non riesce a fare pace con se stesso? In effetti, tutto sano non sarò. Ma è sano chi mi guarda come un disadattato solo perchè io ho desiderio di vivere la mia città da solo, se non c'è nessuno che vuole seguirmi? Non mi volete seguire? Perfetto, io non ho problemi ad uscire da solo, però il problema sorge quando esco e vedo un NON-MONDO. Forse sono stato abituato male, dalla vita di paese che ho condotto parallelamente per tanti anni. Da quando ho otto anni, in paese, esco solo o in compagnia. E non ho mai pensato "oddìo ma mo' dove vado da solo?". Non voglio descrivere il "piccolo mondo antico", perché l'ho visto solo di striscio. Le passeggiate con mio nonno e le ALTRE PERSONE. E queste persone si raccontavano le storie, la vita e io le ricordo quasi tutte. Sì, ho avuto la fortuna di vivere e vedere qualcosa di diverso. Qualcosa di quel mondo vive ancora in noi, nel mio gruppo di fratelli di lì, nel nostro sangue. Qualcosa che ci permette di tornare ogni anno e di non sentirci troppo soli.

Vediamo il paese sempre più vuoto. Le "classi di ferro" 1900-1925, sono quasi tutte al camposanto e con loro e le case di pietra chiuse, la sera non si sente un fiato. I ragazzi sono ovviamente attratti dalle maraviglie del mondo civilizzato e fanno a gara per scappare o cambiare. Per apparire come noi, come me, quando io vedo morire in loro ciò che ho amato. E in tutto questo, anche se in paese ora sta cambiando tutto, vedo ancora le stelle. Posso uscire e andare al bar, a fare quattro chiacchiere con qualcuno, perchè, almeno lì, il barista lo conosco. Posso ancora prendere la macchina e sparire in un quarto d'ora sui monti, dove ho la pace. Posso sedermi sui miei ulivi e sentire l'odore. Addirittura, provo meno impressionante passare tra i vicoli vuoti, dove sono quasi tutti morti o a vivere fuori. Toccare le pietre delle case, che d'estate sono calde per il sole. Se lì hai paura, malinconia, o semplicemente voglia di stare da solo sul serio, hai una via di fuga: la natura. Bastano poche centinaia di metri, qualche chilometro di strada deserta se vuoi far le cose per bene, e puf. I grilli. Puoi anche fare l'amore in macchina (meglio ancora fuori) senza temere che si affacci al finestrino una guardia o un guardone. Pensa te! Qui no. La chiudo qui, rischio di diventare troppo prolisso.

Stasera comunque non uscirò di casa. Sennò dove vado? Con chi vado? Tendiamo a vivere su binari paralleli qui. Chiusi, costretti.

Solo luci tra le tapparelle.

il Vicerè

mercoledì, 07 dicembre 2005

Scoprire un diamante
Categoria:musica, scritto da federico roma


Mi capitano cose strane in questi giorni irrequieti. Ad esempio mi capita di non riuscire a trovare pace. Oppure capita che un passero entri dalla finestra mentre io mi faccio la doccia. Entra, e si posa sul mio letto. Il mio letto è pieno di macchie nere come l'inchiostro di un calamaio. Erano bacche.

Capita anche che faccia dei sogni tutt'altro che sani, che esca da solo la sera, visto che nell'ultimo anno ( o giù di lì) sono partiti un buon numero di amici-colonne. Capita per questo di sentirsi soli a volte. Non mi era mai successo in 25 anni, anche se sono sempre stato un amante della solitudine. Sì sono un "solitario ma non mi sento solo" (tratto dagli Assalti Frontali). Ora, a volte, mi sento anche un po' solo.

A volte però. Perchè fortunatamente (o sfortunatamente per lui) qualcuno è rimasto. E così capita di trovarsi a casa, come centinaia di altre volte. A sparare cazzate, a suonare e a fumare. Bellissimo.

Dal suo solito "valigione" di LP (ebbene sì, il collezionismo è una delle vie verso la salvezza) ne spunta fuori uno. In particolare. Lo avevo già ascoltato da lui e lo ricordavo come un capolavoro.

Il gruppo si chiama Affinity. Ma non provate a cercarlo sui classici P2P. Non ve lo meritereste neanche. Vi basti http://www.progarchives.com/. Ne saprete qualcosa di più.

Eppure ieri sera è successo qualcosa. Sarà stato il vinile che suonava attraverso casse degnissime, attraverso un ampli degnissimo, così diverso dal suono che esce dal PC. Piatto, "globale".

E' successo che io ho ascoltato la cover di All Along the Watchtower ed era come se mi fossi innamorato di nuovo della musica. Di tutto.

Sinceramente non ho la raffinata capacità di descrivere, scrivendo, le emozioni che provavo. Il senso di lacrime trattenute. La voce sublime di quella ragazza di 35 anni fa.

In quei 10 minuti ho capito che esiste un'arte assoluta, quasi privata. Senza giustizia.

Dove sono ora: Mo Foster (bass), Linda Hoyle (vocals), Mike Jupp  [guitar, guitar (electric), guitar (12 String)] 
Lynton Naiff [piano, harpsichord, piano (electric), vibraphone], Grant Serpell (percussion, drums)?

Dove sono finiti? Come è possibile che una miscela perfetta, armoniosa, finisca in un disco solo? Il silenzio. Magari ora Linda Hoyle è sposata, ha smesso di cantare.

Linda, se mai leggessi questo blog, io ti ringrazio.

Magari poco dopo il disco Lynton è stato assunto in un'impresa di trasporti. E Guinness quando stacca dal lavoro.

affinityO magari suona nella Metro di Londra.

All Along the Watchtower, nella versione degli Affinity, rappresenta qualcosa di più di una cover. Anche qualcosa di più di una canzone.

Sono passati trentacinque anni da quando cinque ragazzi hanno generato una gemma sublime, senza tempo.

Io vi ringrazio.

El Vicerey

giovedì, 06 ottobre 2005

Io sto a uscì, se vedemo in giro...
Categoria:quotidianismi, scritto da federico roma


Saranno pure queste giornate. Di merda, piene di pioggia.

Devo essere sincero? E' uno dei peggiori "settembre" che io ricordi. Quasi in ogni senso. Quel "quasi" sta per alcune cose importanti.

I suoi occhi, che spero di rivedere presto. Ringrazio il Grande Capo: senza l'Illusione ora sarei in un bel casino. Mi è bastata la sua voce, prima, e già va meglio. Per quanto riguarda il Grande Capo, in questo periodo avrebbe bisogno di un richiamo di preparazione. Un tagliandino gomme olio, cinghia di distribuzione e pasticche freni.

MA il G.C. è sempre il G.C.

Va meglio anche per il lavoro, o meglio, quello che ho lasciato. In un istante di lucidità, in quei rari momenti in cui si è follemente consapevoli, ho lasciato lo Studio dove stavo. Ora, in Tribunale, tra malfattori d'ogni risma, lenoni, mariuoli, bari e vagabondi va meglio, decisamente. Poi si vedrà.

Il resto della mia compagnia (esclusi quei debosciati che scrivono qui, a parte Fabio, ma lui è più presente di uno striscione di curva) si sta lentamente sfaldando, in quel vortice che è il Passaggio all'Età Adulta. Con questa puttanata tipo sociologo di Gente (o di Chi, fate vobis), lascio il discorso "compagnia", che mi riservo di affrontare dettagliatamente in un post-fiume. Prolisso e barocco, come si conviene.

Comunque, nessuno pensi sia successo nulla tra me e la compagnia. Anzi siamo ancora costantemente in contatto, con quasi tutti. Il fatto è che si è semplicemente cambiato tutti vita. E non mi fate cagare con storie tipo "ogni cosa ha il suo tempo". Ci sono Tempi più grandi degli altri, come ci sono amori più grandi e amori meno grandi. Se ogni tempo fosse "razionale in sè", come spiegate Costantino, il DeFilippi, Costanzo, Bondi (non l'esimio A.D. di Parmalat, l'altro, sì insomma ci siamo capiti, il servo glabro). Mi fermo qui per salvare il decor del Blog.

Ah, dimenticavo. Con grande modestia devo dire che sono in gran forma sulla chitarra. Vado di nuovo, abbastanza bene. Oggi sono riuscito a suonare "When a blind man cries" dei Purple, nella versione di Live at Olympia con Morse. E' venuta da Dio. Stavo per avere un'erezione, o forse l'ho avuta visto che non scopo dal...? 2 settembre. E' grave, lo so. Ma ricordo la data semplicemente perchè era il giorno dopo la festa del mio Santo Protettore. Ora devo aspettare un po'. Circa un mesetto se tutto va bene.  Ne riparliamo tra un paio di settimane. Non escludo di organizzare un grande concorso sul blog: "Scopa il Vicerè! Ti divertirai con un maschio avvelenato da due mesi di astinenza". Alla prima classificata, andrà una tartaruga nata nel mio giardino a primavera e soprattutto il mio rispetto eterno.

Detto ciò, per stasera, non vi tedierò oltre.

Ma visto che, tornando all'inizio del post, si parlava di sere di merda, ora vado. Mi vado a bere una sana birra da solo e a guidare un po' in questa grande città meretrice, visto che è tanto che non lo faccio.

Se vedete una Civic VTi nera con la fianca rigata, levateve.

Specialmente se siete belle figliole. Altrimenti potreste partecipare al Grande Concorso.

Sempre vostro,

Federico de Corallejo, Vicerè di Trinacria

domenica, 25 settembre 2005

Solo questo...
Categoria:quotidianismi, scritto da federico roma


Coraggio.

giovedì, 03 marzo 2005

'na giacca e 'na cravatta.....?!?
Categoria:quotidianismi, scritto da federico roma


[Scritto il 1 di marzo 2005]

Non so bene da dove ricominciare a scrivere. L'ultima volta era più o meno la stessa ora di adesso, ero appena tornato a casa. Certo la mia giornata sarebbe stata diversa. "Buste" e chitarra, BBT e calcetto, un centinaio di canzoni a scaricare e i lunghissimi bagni patrizi. Ma non voglio menarla con questa sorta di malinconia. 

[Silenzio]

Popolo del Blog,
Uomini e, soprattutto, donne de Noantri,
è il vostro Viceré che parla.

[Visibilio della folla. Un fremito di euforia percorre la massa degli astanti. Si scorgono donne che si stracciano lembi di vesti. Purtroppo sono così lontane che non si vede un cazzo]

Il vostro numero è cresciuto nel corso dei mesi e io, con la mia Augusta pietas, ho seguito gran parte delle vicissitudini e dei pensieri che si sono addensati in questo luogo.

[Un moto di commozione è percepibile. Taluni ragliano.]

Credevate di esservi liberati della mia ingombrantissima presenza? Della mia infinita prosopopea?
Mai sia!

[I vessilli di Noantri garriscono al cielo. L'amatissima bandiera con l'immagine del culo di Agustina de Pan Dulce in campo azzurro riempie la gigantesca piazza. I più anziani espongono le vecchie insegne, quelle con la faccia tumefatta di Galliani, ingraziandosi in eterno il Viceré che approva con gesto pastorale]

E' che semplicemente ho cambiato vita. I tempi, le cadenze. E che sarà mai! Sarà successo anche a voi ogni tanto. L'ultima volta ho parlato di un colloquio di lavoro. E' andata bene e ora sono qui. Fa ridere vedere lo Studio ora. Dopo quasi due mesi qui dentro. All'inizio tutto sembrava dilatato, distante, freddo. Ora va meglio, molto meglio. Dalla mia scrivania simil-ikea, ficus finto alla mia destra, telefono con interfono e sedia girevole regolabile, ho pensato tante volte di scappare in Cile (a Tal Tal per la precisione). Poi però vedo questo fantasmagorico cielo azzurro e questi bei palazzi dei Parioli e mi dico che tutto sommato devo tacere.

Pensavo di fare una foto alla vista dalla finestra e mandarla a Fabio. Sarebbe troppo... un gesto da vero infame. Proprio per questo penso che lo farò. Finora ho quello che volevo: la famosa bicicletta per pedalare. In questo breve lasso di tempo ho capito che il Diritto è infinitamente più bello di tutto quello che ci gira intorno e questo mi rincuora. Probabilmente ho scelto giusto. Ho anche capito che non voglio dedicare tutta la mia vita al lavoro. La sto prendendo come fosse una sorta di hobby serio. Come dire "invece di stare a casa me ne vado là...". Penso sempre di essere precario.

A volte mi figuro come potrebbe essere il "benservito". Immagino di scendere le scale, magari in pieno giorno!, di andare al bar di fronte... un campari. Poi Villa Glori, una busta. I mari del Sud. Bhè? Credete che me lo auguri? In realtà no, tutto sommato mi trovo bene qui. I "ragazzi" sono simpatici e stranamente poco squali. Ho saputo di amici che stanno in studi dove devono guardarsi continuamente dagli altri loro pari. Cani fottuti. Ora vado sperando di aver più tempo di leggere, e soprattutto, di scrivere sul blog... il fatto è che sono in una postazione scomoda, visibile a tutti...

Tornando a cose più interessanti e vitali ieri sera [il 2 di marzo] ho passato una splendida, struggente serata con una Donna degna, sensuale e sensibile. Merce rara. Il Vostro Viceré vi benedice e vi abbraccia (in special modo le legioni di giovani donne del blog... venite a me, sarete ben accette e non sarete giudicate per i vostri peccaminosi comportamenti).

Don Federico di Civitaquana e della Nora

giovedì, 16 dicembre 2004

Minuto di Silenzio
Categoria:musica, scritto da federico roma


[Questo post l'avevo scritto qualche giorno fa, dopo il fatto ma poi è andato perduto...ora è diverso.]

Hanno ucciso Diamond Darrell (1966-2004), chitarrista. Chitarrista dei Pantera. A Columbus (Ohio) un folle è salito sul palco su cui si stava esibendo e lo ha ucciso con diversi colpi d'arma da fuoco.

Consiglio a chi non lo conosca di ascoltare (su tutte) Cemetary Gates, magnifica ballata. Era un chitarrista straripante; una singolarissima fusione di feeling da bluesman texano e una tecnica raffinatissima e potente da grande "metallaro".

I Pantera possono non piacere; personalmente adoro senza riserve i primi due album. Non so quante interrogazioni e compiti in classe al liceo ho affrontato ascoltando Fuckin' Hostile appena sveglio. Poteva essere una giornata di merda, con un tempo di merda, con sei ore di scuola davanti, ma quella canzone...quella canzone è come un diamante sparato in mezzo agli occhi. Per pochi secondi riesce a far sparire il dubbio e la paura.

Continuerò a fare lo stesso esercizio che D.D. spiegava su un Guitar Player del '95. Legati con tutte le dita alternativamente, dal primo tasto senza fermarsi "'till you feel a burn": in pratica al decimo tasto senti la tendinite che monta e allora ti devi fermare. Praticamente roba da allenamento di Buccioni. Dopo però voli.

D.D. era un tipo da pochi convenevoli, per cui a nome di Noantri lo saluto e lo omaggio come si conviene tra metallari. Con un litro di birra e un armonico artificiale.

TRUE METAL NEVER DIES

Don Federico de Civitaquana y Hostile

martedì, 23 novembre 2004

La prima volta
Categoria:quotidianismi, scritto da federico roma


Fermi tutti.

So già a che cosa state pensando. Vi vedo già leggere con l'espressione languido-perversa di ognuno di noi quando si parla di sesso.

E invece no. Purtroppo questa mattina la mia "prima volta" è stata quella del colloquio di "lavoro". Scrivo lavoro tra virgolette perchè ho un'alta concezione del lavoro. Il lavoro è quello dell'Artista che crea l'Universo, quello che, con immenso sforzo e scarificio, costruisce strade e monumenti che sfidano i millenni. Il lavoro è quello dell'artigiano che costruisce un trono partendo da una quercia, quello del sarto che crea un abito da un ammasso di stoffa. Quello del contadino che ara il suo campo affondando tra le zolle fino al ginocchio. Ecco, i costruttori delle Piramidi hanno lavorato. Direi abbastanza e anche bene.

Invece qui possiamo parlare di una serie di attività che occupano le ore della giornata, retribuite più o meno bene. Si parla di "professioni liberali". In particolare, si parla di Avvocati.

Ecco. Già vi sento ridere fragorosamente davanti al monitor, oppure lanciare oscure maledizioni in lingue morte e proibite. Tranquilli, non me la prendo. Fate bene.

Sveglia all'alba delle 7:30. Rapido avvio delle più elementari funzioni celebrali. Il primo tentativo non va bene; non mi oriento, mi fa male la spalla (ricordino del BBT di ieri, ma va bene così) non capisco quello che devo fare e perchè mi sono dovuto svegliare così presto.

Poi Windows riesce a partire e connetto. Dopo la doccia, tra spasmi di freddo e di fame (!), mi vesto da "Galantuomo". Il vestito odora ancora del giorno della Laurea. Allo specchio mi viene da ridere; mi viene in mente Bianchi con il casco in testa che fa lezione.

La mia Amata Auto è gelida ma il peggio lo devo ancora incontrare: serpentone di traffico che parte davanti casa. Il veleno che ci ucciderà. In quel momento penso che non sia giusto. Che sia TUTTO sbagliato. Che la vita non può essere un ripetersi di fanali e acciaio colorato.

Alle ore 9:00 in punto sono sul portone. Quando mi ci metto sono preciso. Mi accoglie una giovane segretaria (not bad, at all) che mi introduce nello studio. Il Prof. mi fa accomodare con modi gentili e affabili. Mi offre un caffè che declino ma ho già capito una cosa. E' un ostinato tabagista con tanto di tosse e per quel che ho visto anche un caffeinomane. Ottimo. I salutisti mi atteriscono. Esordisce con uno splendido "Allora...tu vuoi fare 'sta cazzo de professione..." con il mio curriculum in mano. Va bene. Sono tranquillo.

Nell'odore di Marlboro al mattino (che è diverso da quello del pomeriggio e della sera) sono ormai a mio perfetto agio. Mi accorgo dell'arredamento. Stile moderno ma sobrio. Può andare, i legni e le pelli sono di prima qualità.

Parliamo per una mezz'oretta di argomenti con cui non vi tedierò. Ad un certo momento entra un tale, che il Prof. mi presenta. Il nome non lo ricordo bene perchè ho dovuto mordermi le labbra quando sono stato presentato per la prima volta come "il Dottor...". Ricordo però che il tale era evidentemente ricchissimo e la scena mi ricordava uno dei legal-movie (esisterà 'sta categoria? bhò, comunque ci siamo capiti) americani. Mi dà un paio di pacche sulle spalle, è simpatico e si compiace della mia giovane età. Calcolando che Mozart è morto a 33 anni e io ho 24 anni e du' mesi, mi restano 9 anni e 10 mesi per passare alla Storia degli Uomini.

Il colloquio è andato bene. Mi farà sapere, ma sono abbastanza contento del fatto che sono stato più sereno di quello che mi aspettassi. L'importante è non prendersi troppo sul serio.

Esco dallo studio e mi chiamano sul cellulare. Mi comunicano che ho un altro colloquio a cui non pensavo minimamente. Quando? Oggi pomeriggio alle 18. No! Cioè sì, ma no! Vabbè andrò a vedere. Secondo voi posso parcheggiare sul marciapiede dell'Altare della Patria?

Vi farò sapere.

Don Federico de Morrowind y Vivec

mercoledì, 03 novembre 2004

Cinque Giorni Dopo
Categoria:viaggi, scritto da federico roma


Non so sinceramente da che parte incominciare.

Ho bisogno di tempo per riordinare le idee. Tutti i pensieri si accavallano, i ricordi tornano e si intrecciano in un momento di eterno presente.

Di tutto questo strano "affare" chiamato Laurea rimane dentro essenzialmente l'affetto. L'affetto e la partecipazione di chi fa la Strada con te. La famiglia e gli amici. E' qualcosa di spaesante, l'affetto, l'amore. L'ho sentito tutto addosso ed è stato irripetibile. Non riesco neanche a ringraziare tutti, non saprei da dove incominciare.

Comunque, il mio racconto si collega idealmente allo splendido post di Ste, con cui mi sdebiterò con un poderoso cocktail, come si conviene tra gentiluomini.

Sabato ore 3:00

Massi e Cri mi riportano a casa. La Mini sembra un'astronave con le sue luci rossastre e il quadrante gigante; la Camilluccia sembra lunga 20 km. La strada di casa mia, l'ho fatta un miliardo di volte, in ogni condizione e in quel monento mi sentivo come se avessi avuto sette anni. Quando tornavamo dai viaggi con i miei e io dormivo in macchina. Torno a casa e trovo mia sorella e mia madre ancora in piedi. Sono sinceramente impresentabile. Mi ritiro e mi addormento. O meglio dormo 3-4 ore e dopo entro in uno stato di semicoscienza. Mi giro e mi rigiro iniziando a realizzare. Cerco di trovare dove sia l'errore. Cosa devo fare? Me lo chiedo nel letto cercando una data, un obiettivo. Poi realizzo di non poter realizzare. E mi sveglio alle 11.

Sabato ore 13:00

Cri mi porta il suo regalo. Grazie fratello. Sei un grande.

Sabato ore 15:30

Parto per l'Abruzzo dove è prevista una cena in serata con l'altra metà dei parenti e degli amici. Sono in macchina con le mie sorelle e mio cognato. L'Honda dorme a casa ed è meglio così: 25 Km di coda per un tir che si era rovesciato e ha cosparso un buon km di autostrada di gasolio. Risultato: 5 ore e passa di viaggio (di solito dura un paio d'ore scarse, se guido io anche una mezzoretta di meno...ma questa è un'altra storia). Bestemmio? No, la prendo a ridere, anche se il mio stato psico-fisico mi porta a reprimere urla di impotenza. Mi rifugio con lo sguardo negli immutabili Appennini avvolti dalla bruma. Bello.

Sabato ore 21:00

Eccellente la scelta del ristorante. Non lo conoscevo ed è strano. Voto 9,75\10. Brava Mamma. A metà della cena non riesco a capacitarmi di riuscire a reggermi ancora in piedi. Ma tant'è. La visione di Fernando elegantissimo e pronto per la discoteca mi dice di perseverare. Ci congediamo dai parenti e ci dirigiamo verso Pescara dove ci aspettano altri amici. Nei 32 km di tragitto un cannone tra i campi e un caffè Borghetti al bar mi portano allo zenit della fusione.

Domenica ore 0:30

Un momento che mi porterò dentro. Io e Fernando che cantiamo a squarciagola il Gratest Hits Vol. I dei Queen come facevamo a 13 anni, a 16 anni, come sempre. Niente di programmato. Ci siamo trovati a cantare Don't Stop Me Now come se fosse la cosa più importante del mondo. Come se fossimo a Wembley. E invece eravamo su una statale in Abruzzo di notte.

Domenica ore 1:00

Entriamo in discoteca lasciando la fila agli altri. Una volta ogni tanto ci vuole. La discoteca è carina, una sorta di Piper. Due Red Bull e Due Rum mi rimettono in sesto. Ora sono sui nervi e ballo. Ed è bellissimo. Vedo un mio amico che ci prova con una donna elegante che avrà 20 anni più di lui. E rido.

Domenica ore 5:00

Ritorno a casa. Ma prima di entrare, tappa. E' il primo momento in cui sono da solo da quando mi sono laureato. Non ho fretta. Sono le 5, anzi le 4 per via dell'ora solare (maledetta!). La temperatura è innaturalmente alta, di solito a novembre, lì, si sta con il camino sempre acceso.

Ora no. Sono solo. Nel mio "orto". Quello dove sono cresciuto le estati e gli inverni. Quello dove sono stato a guardare le stelle innamorato dove ho pianto e vomitato. Fumo ascoltando i rumori della natura che si sveglia. Non so quanto tempo sono rimasto lì a fissare la vallata nella luce incerta della luna tra le nuvole. Ma era come se tutto fosse presente e passato. Senz'altro l'erba e il resto ci avranno messo del loro, ma raramente mi sono sentito tanto libero ed atterrito.

Mi trascino verso la porta secondaria e cerco di non fare rumore. L'orologio segna le 6 ma sono le 5. Penso che se qualcuno avesse visto l'immagine di un uomo leggermente barcollante sbucare dalle tenebre avrebbe gridato con tutto il fiato che aveva in corpo. Voi non conoscete fisicamente i luoghi e non potete cogliere appieno ma vi assicuro che la scena è senza dubbio sureale.

Ora sono a casa, da solo. E lentamente sto metabolizzando. Piano piano. Ora ci sono io.

Anzi ci siamo NOANTRI.

Un abbraccio a tutti. Un saluto a Fabio, U.G.A. Unico Grande Assente. Ovviamente giustificato...se ne parla a Natale con un barile di Rum.

Don Federico di Civitaquana

venerdì, 08 ottobre 2004

Strange Days
Categoria:scritto da federico roma


Giorni strani questi.
Giorni di sveglia senza orario, di lunghissimie docce mattiniere,
di chitarra per ore, come non era da tempo, con le mani che finalmente vanno dove vuoi,
di "mo' gioco un po' al PC va'". Tre ore. Come alle Medie.
di partite di calcetto, con la testa astratta dal mondo, perché in quel momento il mondo finisce alla riga di fondo.

Giorni di clima dolcissimo e molle,
di amaca tra i pini, per ore. A leggere di Mario e Silla fumando,
di infinite vite possibili,
di infiniti viaggi possibili.

Giorni di ineffabile incertezza,
di amicizia, di Vasco e di foto.

Cazzo,
è bello vivere i venti giorni prima della laurea.
Siamo arrivati al conto. E io non vedo l'ora di pagare.

Don Federico de Civitaquana y Cayo Santa Maria











venerdì, 24 settembre 2004

Immutabile
Categoria:scritto da federico roma


Ho bisogno di spazi, di luce e di grandezza per essere felice.

Don Federico de Civitaquana y Rocca di Calascio.
A.D. 1120


venerdì, 24 settembre 2004

O mamma mamma mamma....!
Categoria:scritto da federico roma



O mamma mamma mamma....[cantato].

Sono sinceramente emozionato. Questo ragazzo mi sta facendo riavvicinare al calcio.
NOI ABBIAMO L'INTER NEL CUORE.

Don Federico de Abababa y San Siro.



giovedì, 23 settembre 2004

Giorno Primo d.F. (dopo Fabio)
Categoria:scritto da federico roma


E' arrivata l'ora. Sei partito per l'Altro Continente, quello nuovo, plasticato, guerreggiante, libertario, autoritario, sconfinato, freddissimo, caldissimo, ipocrita, giusto, misero, ricchissimo, inquinatissimo, unilateralissimo, religiosissimo, armatissimo, spaventatissimo, amatissimo, odiatissimo.

Ma tu sei un Italiano, un Europeo, un Romano, ma, soprattutto, sopratutti, sei Fabio e mi mancherai.
Rompi il culo a tutti fratello mio.


lunedì, 20 settembre 2004

Unico grande amore
Categoria:scritto da federico roma



Periodo di vino e champagne?
Vi rispondo così, fedele al nostro caro papà Ron,
Mi mostro così, senza veli. Io, me e il Pampero.

Don Federico de Abababa




sabato, 18 settembre 2004

Riforma Agraria. v. 1.0
Categoria:scritto da federico roma


A.D. 1514
Don Federico de Trinidad y Civitaquana sorpreso a controllare le sue tenute.