mercoledì, 09 aprile 2008

Minchiata Elettorale/5
Categoria:politica, scritto da giggimassi


Quinta puntata di Minchiata Elettorale: la Sinistra Arcobaleno di Bertinotti e Pecoraro Scanio. Mi rendo perfettamente conto di giocarmi qui le simpatie di un certo pubblico di Noantri che forse, voterà questa sinistra, però, cari amici, prima di farlo, documentatevi; sappiate - io lo dico per il vostro bene, s'intende - che nel programma dei vostri beniamini c'è scritto fra l'altro:

inserire le cure odontoiatriche nei livelli essenziali del sistema sanitario
[la carie, un problema sociale]

e anche:
non ci possano essere sfratti se non da casa a casa
[e che cazzo di sfratto sarebbe allora?]

e poi:
la valorizzazione del ruolo dell’insegnante come intellettuale educatore
[intellettuale? Ce sarai]

vado avanti:
Con i soldi spesi per comprare un caccia Euro Fighter si potrebbero costruire 100 asili.
[con i soldi spesi per un Euro Fighter, Bertinotti si compra dieci cappotti di cachemire]

Secondo l’ultimo rapporto USA sulla libertà di stampa, il nostro Paese occupa il 61° posto
[citano gli amerikani? C'è del marcio nella cosa rossa!]

Queste sono le nostre “Grandi Opere”: messa in sicurezza del territorio dal rischio sismico e da quello idrogeologico
[bravi, così il Ponte sullo Stretto non crolla e Berlusconi, ringrazia]

Minchiate, insomma, pure e semplici Minchiate Elettorali. Buon voto, o non voto, a tutti voi.

[Una serie di Minchiate: 1, 2, 3, 4 e 5].

venerdì, 04 aprile 2008

Minchiata Elettorale/4
Categoria:politica, scritto da giggimassi


Quarta puntata di Minchiata Elettorale, cari amici, è di scena La Destra di Storace e Santanchè. Già vi sento, maliziosetti che non siete altro, obiettare sulla mia obiettività [qualora vi interessasse, non credo che li voterò]. Ma veniamo dunque alle minchiate, che come abbiamo visto, son trasversali: siamo una Repubblica che sulla Minchiata, in fondo, è fondata. E dunque, vado a leggere il programma:

L'oppressione fiscale deprime i consumi, scoraggia gli investimenti e spaventa lo spirito di intrapresa
[paura, eh?]

Tiremm innanz:

Sia chiaro, non siamo nostalgici di quando lo Stato produceva gelati e panettoni
[però quando s'invadeva l'Abissinia, ah che tempi]

e ancora:

Svolgere benchmark internazionali su valore, reddito, tariffe e produttività
[copiata da Veltroni: inciucio!]

proseguo:
l'attività venatoria va sostenuta nel suo valore associativo, culturale e tradizionale
[e tutti in coro a cantar "caccetta nera"]

inoltre:
non è possibile che in Italia sia bloccata una tratta fondamentale dell'Alta Velocità mentre
i francesi son già arrivati alle Alpi
[cristosanto, che cazzo combina la Brigata Julia?!]

e poi:
il dibattito sul futuro dell'Energia si è riacceso.
[quel che si dice un tema scottante]

sulla droga:
Le comunità terapeutiche abituate a trattare i vecchi tossici da eroina si trovano di fronte cervelli letteralmente bruciati da un poli-abuso di sostanze illegali e devastanti forse ancor più degli oppiacei mischiate alla "polvere bianca", ai derivati della cannabis e a un consumo smodato di alcolci
[io lo dicevo che la De Filippi andava oscurata]

sulle donne:
l'altra metà del cielo sta sulla Terra.
[almeno all'Inferno, c'è speranza che non rompano i coglioni?]

sulla spesa pubblica improduttiva:
istituire una commissione apposita per
censire e sopprimere le centinaia di enti inutili
[geniale, un altro ente inutile per sopprimere gli enti inutili]

Minchiate, cari amici elettori. Meditate e scegliete secondo (in)coscienza. Nella quinta e ultima puntata, sminchieremo la Sinistra Arcobaleno. Dopodiché si vota, e allora sì che so cazzi vostri [cit.]

[Le Minchiate precedenti: 1, 2 e 3].

mercoledì, 26 marzo 2008

Minchiata Elettorale/3
Categoria:politica, scritto da giggimassi


Siamo alla terza puntata di Minchiata Elettorale. [Prima puntata e seconda puntata] Stavolta è il turno dei Socialisti di Boselli. I socialisti, devo confessarlo, mi son simpatici, sarà che vedere il partito di Turati e Anna Kuliscioff ridotto ai minimi termini, mi fa tenerezza. Comunque, non mi faccio impietosire e parto alla ricerca della minchiata perfetta. La trovo già in uno degli slogan:

 All'Italia della 194: non sarai mai sola
[era la Lazio, che sul prato verde vola]

Poi ci sono i manifesti: "sono un operaio e sono incazzato". sono un ... e sono incazzato
[sono uno stronzo qualunque, e vi prego di mettervi in fila]

Poi leggo nel programma:
Se Turati nel 1929 sognava gli “Stati Uniti d’Europa”, oggi si possono sognare gli “Stati Uniti del mondo”
[a quando la fratellanza universale del sistema solare?]

vado avanti:
Un mondo senza tortura, senza sentenze capitali, senza censura né oppressione, senza doppi standard sui diritti umani tra Paesi ricchi e poveri sarà più sicuro, più ricco, più tollerante, multi-culturale e multi-etnico.
[ma anche no]

proseguo:
Occorre trasformare la perdita del lavoro da dramma a occasione di riqualificazione professionale.
[capito, caro Johnnydurelli!?]

insisto:
permettere alle persone transessuali di ottenere la rettifica del sesso con regole meno restrittive
[a Bosè, se ne stava interessando già Sircana]

e concludo:
L’Italia deve finalmente regolamentare tutti gli stranieri che hanno un lavoro stabile e che non hanno commesso reati.
[a Bosè: questo lo dice pure Fini]

Minchiate elettorali, insomma, se ne trovano in tutti i programmi. Decidete di conseguenza. Nella prossima puntata, La Destra di Storace.

mercoledì, 19 marzo 2008

Minchiata Elettorale/2
Categoria:politica, scritto da giggimassi


Cari amici, bentrovati alla seconda puntata di Minchiata Elettorale. [qui la prima] Oggi, come promesso, è di scena il Pdl di Berlusconi. Lui, lo sapete, è un vero artista della Minchiata, basti pensare a tutte quelle che ha infilato nelle ultime due settimane, quindi, pensavo, "non avrò problemi a trovarne nel programma". Mi sbagliavo, perché il programma è scritto per punti, per slogan, per missioni [dev'essere un fanatico di Ogame, il Berlusca]. Quindi, enucleare LA minchiata è stato un po' più difficile rispetto al programma del Pd, che invece è lungo e articolato [come abbiamo visto la volta scorsa, il fatto che un testo sia lungo e articolato, non lo mette affatto in salvo dalla possibilità che esso contenga una minchiata, anzi]. E dunque, stavo quasi disperando dalla mia impresa di cercatore conto terzi di minchiate elettorali, quando ho trovato questa:

liberalizzazione delle telecomunicazioni e diffusione universale della larga banda
[mi stavo giustappunto chiedendo come mai mancasse il wireless nella Via Lattea]

poi, scorrendo ancora il testo, mi sono imbattuto in questa:

utilizzo delle Poste Italiane per servizi sociali a domicilio
[vista la lentezza, arriveranno quando sarete già in decomposizione]

e ancora:

Contrasto all’insediamento abusivo di nomadi e allontanamento di tutti coloro che risultino privi di mezzi di sostentamento legali e di regolare residenza
[se siete disoccupati e la casa è intestata a vostra moglie che è francese, potete anche espatriare]

e poi:
ripresa nella scuola, per alunni e insegnanti, delle "3 i": inglese, impresa, informatica
[un grande classico che ritorna. Peccato che i nostri ragazzi non sappiano una beata mazza di storia e di letteratura e che i licei per cui eravamo famosi son diventati delle ciofèche]

e quindi:
legge quadro per lo spettacolo dal vivo (teatro, musica, danza) e per promuovere la
creatività italiana in tutti i campi dello spettacolo, dell’arte e della multimedialità
[questa gliela deve aver suggerita Uòlter: inciucio!]

e infine, la più bella, la più esaltante, quella contenuta nello slogan:
Rialzati, Italia!
[c'è pronto un tacco finto anche per te].

Come vedete, la Minchiata Elettorale è sempre lì, in agguato, tra le righe. Basta leggere. Appuntamento alla terza puntata, mercoledì prossimo, in cui sminchieremo il programma dei Socialisti di Boselli.

mercoledì, 12 marzo 2008

Minchiata Elettorale/1
Categoria:politica, scritto da giggimassi


Cari amici di Noantri, ho deciso che commenteremo qui in una breve serie di post, dal titolo Minchiata Elettorale - le più agghiaccianti minchiate scritte nei programmi elettorali delle principali aggregazioni politiche [il che comporta leggere attentamente i programmi, già per questo dovreste ringraziarmi]. Si comincia dal Partito Democratico di Walter Veltroni. No, non vi propinerò un'analisi seria di tutte le vomitevoli banalità e false promesse che contiene l'intero programma, no: a voi voglio molto più bene che a me stesso, indi per cui vi offrirò piccole chicche che meritano di essere estrapolate dal tritatutto mediatico. Son delle chicche che meritano di essere rimarcate e commentate, eh, leggetele con attenzione. Pronti? Si parte col Walter-pensiero.

Scuole belle ed aperte, anche ai nonni
Lo stato di abbandono e di scarsa manutenzione degli edifici scolastici è molto grave. Il Governo Prodi ha visto giusto lanciando il programma nazionale per l’edilizia scolastica.
[qualcuno di voi ne ha sentito parlare!?!]

Ci sono risorse non solo per riqualificare le strutture esistenti, ma per farne i luoghi più belli e accoglienti del quartiere, con architetture nuove, attrezzature didattiche di qualità, strumenti tecnologici e ampia dotazione di servizi.
[ditegli per favore che Milano2 l'ha già fatta qualcun altro]

Ciò consentirà di svolgere meglio prima di tutto la funzione scolastica, accorpando nello stesso edificio diversi cicli e indirizzi formativi, in veri e propri "campus della scuola dell’obbligo".
[oddìo, mia figlia non andrà alle medie ma in un campus di concentramento!]

Dopo la ristrutturazione, questi patrimoni pubblici dovranno essere utilizzati al massimo grado, tenendoli aperti giorno e sera.
[facciamo H24 e non se ne parla più]

Innanzitutto, per riportare anche i genitori e gli adulti a studiare.
[pensa per te, che c'hai il diplomino]

Possono diventare centri di iniziative contro l’evasione dell’obbligo scolastico e per il recupero di ragazzi in difficoltà. Dalla musica, al teatro, all’arte, al multimediale, tutte le forme di espressione culturale dei giovani devono trovare nel campus la propria casa di produzione.
[e grignani ministro dei beni culturali?]

Dalla formazione di piccole orchestre e cori [quest'uomo è un genio], all’alfabetizzazione tecnologica della cittadinanza e per l’accesso ai nuovi servizi di e-government, creando anche le condizioni di scambio tra le diverse generazioni [attenzione, arriva la perla], ad esempio, impegnando i ragazzi ad educare i nonni all’uso di internet [...].

Cento di questi "campus" dovranno essere pronti per il 2010.
[ok, m'impegnerò seriamente per morire prima d'infarto].

Nella prossima puntata di Minchiata Elettorale, il Pdl di Berlusconi.

lunedì, 14 gennaio 2008

Tu sei morto. Forse muoio anch'io
Categoria:le grandi domande, scritto da giggimassi


Sta accadendo nelle ultime settimane qualcosa di inusuale per il nostro paese. Un piccolo giornale ha deciso di istigare i suoi lettori - e tutti quanti gli altri-, al pensiero. Istigare è la parola più adatta, in un paese che ormai schifa ogni forma di pensiero nobile, di pensiero problematico. Che ama la pappa pronta e aspetta sempre qualcuno che gli dica cosa pensare, di volta in volta.

E' successo che un quotidiano, Il Foglio, ha rilanciato con forza il dibattito sull'aborto. E' successo che il suo direttore, Giuliano Ferrara, sta proponendo una campagna d'informazione per una moratoria sull'aborto, un po' come quella per la pena di morte recentemente approvata dall'Onu.

Make love, not abortion. Questo lo slogan che fa maliziosamente il verso a quello del '68. Fate l'amore, non l'aborto.

Stanno aderendo in tanti, cattolici e laici. Papa Ratzinger non ha fatto mancare il suo sostegno. E ciò che più importa, s'intravedono spazi politici di sapore anche trasversale per modificare, almeno in alcuni punti, la legge 194.

Tuttavia la grande stampa, i grandi salotti radical chic, i soloni del pensiero positivista, così come molta gente comune, sembrano distratti. Decenni di ottuso laicismo e di l'utero è mio e lo gestisco io, han fatto sì che ragionare, oggi, di diritto alla vita, appaia come una battaglia di retroguardia. Una roba da intellettuali, se non da reazionari veri e propri. Invece no: riguarda tutti noi. Tutti VOI.

Certo, sarebbe sbagliato considerarla - un po' come si fece all'epoca del celebre referendum - solo una piccola battaglia di casa nostra. Sì/No, Pro/Contro. Quella per cui vale la pena combattere, secondo Ferrara, è "una grande battaglia di diritto e di cultura contro la pratica dell'aborto di massa". Ci sono paesi asiatici in cui l'interruzione di gravidanza è strumento di controllo delle nascite, pianificato dallo Stato e imposto, di fatto, alle donne. Sta qui l'orrore. Sta nel rifiutarsi di comprendere che così come ci si schiera contro la pena di morte, altrettanto si deve lottare per la vita. E la scienza dice ormai con chiari argomenti che anche prima della 22esima settimana, quella è VITA. Dipendente e in simbiosi con un altro corpo, ma VITA cosciente. Vita già diversa dalla nostra, Vita il cui futuro, noi, ci arroghiamo il diritto di fermare.

Chiunque abbia avuto sotto gli occhi la prima ecografia di suo figlio/a, sa bene di cosa sto parlando, non ha bisogno né della Scienza né della Chiesa. E comunque è chiaro che siamo di fronte a un problema di coscienza troppo grande per non riguardare tutti gli esseri pensanti di questo Pianeta.

Cento milioni o duecento o trecento, o chissà quanti, di VITE stroncate ogni anno. L'aborto, che ci piaccia o no, è un crimine sotto il profilo morale, tanto è vero che ci dà fastidio persino chiamarlo col suo vero nome (non per niente abbiamo inventato un eufemismo orribilmente asettico: interruzione volontaria di gravidanza).
 
La forza dell'iniziativa di Ferrara sta proprio nel suo provenire da un laico - un laicissimo - che si lascia stupire dal mistero della vita. Nell'ottica cristiana, dal mistero della vita che da Dio emana, e a Dio, prima o poi, torna.

Ferrara ha citato il suo caso personale, di una donna da lui amata che scelse l'aborto, rassicurata da una famiglia della sinistra borghese che non si curò della cosa più di tanto. Ha rafforzato la sua campagna con l'iniziativa simbolica del digiuno (o dieta liquida, che dirsi voglia). Trovo piuttosto coraggiosa la scelta di parlarne pubblicamente, e tutto da rispettare il rimorso che Giulianone dice di provare per aver negato la vita "a una persona che ora potrebbe avere 25 anni".

E' lo stesso rimorso che insegue le donne, per prime, anche quelle pienamente coscienti dell'aborto. Come sottolinea il regista Pupi Avati:

io non dò colpe alle donne, io le amo, so che sono loro, insieme al figlio, le prime vittime dell'aborto: e se invece l'avessi lasciato nascere? E' la domanda che resta loro addosso per sempre; e allora aiutiamole a farli nascere, aiutiamole a non disperare, almeno accertiamoci che nei consultori lavorino persone con vocazione alla vita, dimostriamo che teniamo a loro e ai loro figli, che sono anche nostri".

Mi fa paura questa società che da risposte superficiali a domande fondamentali. Che ha mercificato l'eros. Che banalizza il sesso. Fai pure come vuoi, tanto c'è la pillolina. Mi ha stupito positivamente, sere fa, sentire Benigni ricordare, in una delle sue prolusioni ai canti dell'Inferno, che gli organi della riproduzione, Dio li ha messi bene in vista, al centro del corpo dell'uomo e della donna, perché quella di procreare è funzione primaria, che ci rende simili a Dio. Chi si prende ormai più la responsabilità di insegnare queste cose ai nostri figli? Meglio dir loro: tanto c'è l'aborto.

Al di là degli schieramenti, che sempre ci saranno, vorrei che si ragionasse meglio, soprattutto nella nostra generazione e in quella che segue, di cosa sia l'aborto.

Vorrei dire ai nostri adolescenti che in Francia, ad esempio, l'uso dei profilattici e le pillole antiabortive, non hanno minimamente diminuito il numero degli aborti effettuati in trent'anni.

Vorrei dire ai nostri ragazzi che non diventa automaticamente GIUSTO, solo perché è LEGALE. Sono legali tante cose stupide. Il Potere fa spesso cose stupide, perché le deve adattare al gusto delle masse, che è generalmente mediocre. Ma l'intelligenza e il cuore e la ragione di ognuno di noi possono volare più alto, molto più alto della stupidità del Potere. 

Vorrei invitare i nostri ragazzi a leggere
Lettera a un bambino mai nato della Fallaci. Ho rubato da lì le parole che danno il titolo al post. Oriana chiudeva quel libro così:

Ma non conta. Perchè la vita non muore.

[Qui sotto il .pdf del Foglio di qualche giorno fa, con la bella lettera di Ritanna Armeni, anche lei passata per l'esperienza dell'aborto, e la risposta di Ferrara. C'è da imparare da entrambi].

ilfoglio

giovedì, 27 dicembre 2007

Della morte e di altri dèmoni
Categoria:le grandi domande, scritto da giggimassi


Io, lo so da me, sarò un tipo ben strano, ma in questo periodo in cui tutti fanno auguri a chiunque, e ci si riempie la bocca di parole come fortuna, successo, soldi, salute, tutto quel che desideri, che cazzo di espressione di merda, tutto quel che desideri; io, potessi avere tutto ciò che desidero, non sarei un uomo, sarei l'arcangelo gabriele sul trono delle schiere celesti; io, stavo dicendo, in questo periodo di felicità un tanto al chilo, come i baci perugina, io penso spesso alla morte. E sarò di sicuro un tipo ben strano, perché dovete sapere che al di là delle apparenze, di uno tranquillo e riflessivo, ci ho tutto un mondo dentro che ribolle, anzi sobbolle, sta lì come una pentola pronta a esplodere, sta lì come la normalità del serial killer un attimo prima della crisi, sta lì tra l'inquietudine sopita e la follia entusiasta. Non è che voglia fare dello snobismo, è che son davvero così, mi capita di pensare alla morte, quando tutti non pensano che alla vita, e soprattutto ai suoi risvolti materiali.

E' un complesso, capite, si chiama complesso del bastiancontrario, a me, insomma, mi viene l'orticaria a pensare e a dire quel che pensano tutti, sarà che odio le masse, odio il pensiero collettivo, odio la mentalità gruppettara, forse odio pure voi, cari amici di Noantri, e vi giuro, è una cosa che fa soffrire, questa qui: non essere in grado quasi mai di dire io la penso come voi, è una condanna all'originalità che avvelena la vita, e fa morire in solitudine. Uno psicanalista junghiano direbbe che odio, in realtà, me stesso. Uno psicanalista freudiano direbbe che scopo poco e che Edipo eccetera. Fanculo a tutti e due.

E' possibile che in questa società non si possa ragionare sulla morte in santa pace?
E dunque, vi dicevo prima di divagare, io di questi tempi ci penso; verrà la morte e avrà i tuoi occhi, ha scritto uno, appunto, chissà come sono gli occhi della morte, se profondi o freddi, se come ce li siamo immaginati nei libri e nei films o diversi, e chissà poi cos'è davvero la morte in fondo in fondo, - cos'è la vita lo sappiamo -, ma la morte? E' solo un cuore che cessa di battere e due occhi che si chiudono? O c'è dell'altro, e cosa? E cosa si prova a morire, c'è un momento in cui si ha coscienza di morire, o dio sto morendo, come un avviso di chiamata direttamente dal Padreterno?

Questo pensiero lo faccio spesso e mi viene da una cosa che scoprii da piccolo a una mostra sugli strumenti di tortura, non mi chiedete cosa facessi a una mostra sulle torture, forse anche mio padre è un tipo strano, insomma, lì spiegavano che dopo la discesa della ghigliottina, la testa del condannato continua a vivere per venti secondi. Ecco, io vorrei fare un viaggio in quei venti secondi, per scriverne un reportage mai scritto. Io, sarò un tipo ben strano, ma mi c'intrippo parecchio su questo genere di cose. E dire che ho anche il famoso conforto della fede, son cattolico e la mia religione è tutta un inno, per fortuna, alla vita dopo la morte e all'amor che vince, io questo lo so, e mi ci consolo come milioni di cattolici, e penso davvero che Cristo sia Via, Verità e Vita.

Eppure, eppure rimane ogni volta, nel segreto dei pensieri inconfessabili, quella scintilla di razionalità insoddisfatta, che cosa si prova a morire, io son davvero curioso, sarà che son curioso di tutto.

Ecco, questi sono i miei pensieri di fine anno. Ve li regalo, poi torno a giocare con mia figlia e Pooh. A loro, però, non diciamo ancora niente, okay?        

giovedì, 06 dicembre 2007

Facciamo un governo di unità irrazionale
Categoria:politica, scritto da giggimassi


Nel mio governo, ci sarebbero fascisti e comunisti insieme. Ci metterei Alemanno e Rizzo, Bertinotti e Storace. E a chi dice: ma state ancora con questi schemi, fascisti e comunisti, lo sommergeremo con una roboante pernacchia fiumana e bolscevica. Nel mio governo, il presidente del consiglio sarebbero due: fascista i giorni pari, comunista quelli dispari. Non potrà venir fuori un bordello maggiore di quello in cui è ormai ridotto questo Paese.

Il mio governo, che chiamerò governo di unità irrazionale, il mio governo approverà subito un decreto per istituire una legge elettorale che elimini non le ali estreme, come si dice ora, ma il centro. Via il grande centro, ce lo abbiamo avuto per cinquant'anni e s'è visto [adesso salterà su il solito montanelliano a dire meglio la dc dei comunisti: no, meglio i comunisti della dc, dico io][io che comunista, non sono]. Questa legge elettorale la chiameremo metodo proporzionale alla nostra incazzatura con estremismo maggioritario. Vi piace?

Il mio governo spazzerebbe via questa canaglia centrista che ormai va dal partito democratico ad Alleanza Nazionale [in parte, anzi no: tutta]. Da Berlusconi a Veltroni a Fini, tutti lì a studiare i pesi della legge elettorale, col misurino sui voti, per vedere se gli conviene o meno. Non si rendono conto che più fanno così e più continuano ad allontanarsi dal famoso paese reale [che ormai è quasi al socialismo, reale]. Con la scusa della governabilità, della nuova fase, mirano al consociativismo di sempre. Mirano alle poltrone. Ma gli ultimi dodici anni insegnano che una volta conquistate, non sanno nemmeno usarle bene: vedi il fallimento dell'Hobbit che siede a Palazzo Chigi [Bertinotti dixit] e del Nano che lo ha preceduto. Mi dispiace per tutti quelli che conoscono il mio entroterra culturale e politico, e magari da me si aspetterebbero un appoggio, ma io non sono capace - purtroppo o per fortuna - di pensare in termini di squadra. Io sono io. E non ho bisogno di Beppe Grillo per farmi girar le balle.

Che dite, amici di Noantri, lo facciamo 'sto governo?

venerdì, 09 novembre 2007

Superiorità culturale del popolo che inventò la ghigliottina (microreportage da Parigi)
Categoria:viaggi, scritto da giggimassi


La ricchezza di una lingua sta nelle sfumature. Nei dettagli. Non l'avevo mai capito così bene finché a Parigi, non m'è capitato di dover chiedere al concierge dello scicchettoso albergo di Place des Vosges, il Pavillon de la Reine, di sostituire in camera due lampadine fulminate. Proprio non c'era verso di ripescare in quelle 4-500 parole di francese che conosco, la parola: lampadina. Così ho fatto ricorso al fido vocabolarietto, che se da un lato fa molto turista sfigato, dall'altra salva la vita in più di una situazione, specie a tavola. [Non so voi, ma io mangiar delle robe che non so esattamente cosa siano, proprio non riesco]. E così il vocabolarietto mi restituisce: ampoule per lampadina. Ampoule, capite? Sentite com'è rotondo ed elegante questo termine: ampoule [pronuncia: ampùl]. E poi, la lampadina è, a guardarla bene, effettivamente un'ampolla. Ecco: i francesi, la loro lingua, i loro modi, son tutti lì. Amano far coincidere la forma con la sostanza, e quando la sostanza non è abbastanza elegante, ci pensano loro ad abbellirla. Vabbè è un discorso che ci porterebbe verso i luoghi comuni, quindi lasciòns perdre.

Ci sono diverse cose che un italiano - e specialmente un romano - può imparare a Parigi. Innanzitutto l'amore per la propria città. Parigi è pulita, signori, strano ma vero, per una città così estesa e così presa d'assalto dai turisti. La mattina vedi scorrere ai lati dei marciapiedi quel rivoletto d'acqua che porta via la zozzeria della sera prima. Hanno un rispetto sacro per i loro bellissimi giardini, dalle Tuileries al Boulogne. Vivono la città. Vivono il loro fiume. E' bellissimo mischiarsi ai parigini in pausa pranzo lungo la Senna. Una baguette rustique di
Kayser, boulangerie storica, una copia di Le Parisien o del Canard enchainé, e sei a posto. Se penso che gli argini del Tevere son pieni di baracche di disperati, mi si stringe il cuore.

Un altro segno di grande civiltà è l'incentivo forte all'uso delle biciclette che la Mairie de Paris ha fatto in questi anni. Ci sono depositi in tutti i principali punti del centro, tu infili la carta di credito nella macchinetta, paghi a ore, e lasci la bici in un'altra parte della città. Volendo puoi fare l'abbonamento periodico. I depositi sono tutti vicini alle fermate della metro. Le metrò, uno spettacolo, ma che ve lo dico a fare, questo sicuramente già lo sapete. Bene, non ho visto una di queste biciclette macchiata, ammaccata, rotta o scardinata dall'alloggiamento. Provate a lasciare un paio di notti una bici a Piazza del Popolo e ne riparliamo.

Che poi, dicevo: la pausa pranzo. Secondo me molte cose di un popolo si capiscono dalla pausa pranzo. La pausa pranzo dei parigini può andare invariabilmente da mezzogiorno alle quattro. Li vedi a tutte le ore, praticamente, ai giardini e nei bistrot; e quando son le cinque, e continui a vederli nei bistrot, dici, vabbè: prendono il té, ma quando son di nuovo le sette-le otto, e li ritrovi nei ristoranti, capisci che questo popolo non fa un cazzo dalla mattina alla sera, pensa solo a mettere le gambe sotto a un tavolo, e questo te lo rende infinitamente più simpatico. La sera, poi, Parigi è sfavillante, esattamente come vuole il luogo comune. Tutti nei ristoranti, a ingollare plateaux di ostriche no.1 dell'atlantico. E poi le loro casserolette di lessi con verdure (pot au feu), i loro piatti di vitello (noisette de veau à l'ancienne), cinghiale, maiale. Le Saint Jacques al burro. Tutta la serie delle pates en croute, delle terrine, dei crumble. Come dice Cayenna: anche una pizza rustica, te la fanno sembrare una figata pazzesca. E i croissant: morbidi, ariosi, te ne mangi tre di seguito senza problemi e senza dover ricorrere al maalox. Sentite come torna la questione della lingua? Della forma e della sostanza? Non vi viene l'acquolina in bocca a pensar di mangiare  un piatto di Rôti de canard farci au foie gras?

E' che loro saprebbero vendere pure il ghiaccio agli esquimesi, chiamandolo magari
trionphe d'eau glacée.

Eh, son tipi interessanti da studiare, i francesi. Se parli un pochino della loro lingua, ti si aprono come bambini [no, non fanno sconti, parlano a tremila comunque, e tu sei costretto a chiedere continuamente pardon? Ma va bene così, son fieri della loro bellissima lingua e questa autarchia culturale, questo orgoglio identitario in tempi di nebuloso globalismo, a me, mi commuove]. Che poi, il Governo non aveva consigliato loro di essere più affabili con i turisti e di parlare inglese? A ogni modo, son più simpatici da stronzi.

Ci siamo sottoposti anche alla tortura del Louvre. Non so voi, io odio i musei e le accademie, son marinettiano, sapete, ma come si fa a non vedere il Louvre? E quindi volando si fanno le antichità egiziane-greche-romane, finché si arriva alla sala della pittura italiana dal duecento al settecento. Cayenna, che è la mia guida storico-artistica, era emozionata, Veronese, Tiziano, Pinturicchio, Guercino, capolavori ITALIANI depredati nel corso dei secoli [l'ho detto che sono autarchico], e diceva Cayenna, piuttosto sporchi, tenuti, male, non restaurati, coi colori non riportati all'origine. Bello, ci mancherebbe altro. Però l'apoteosi mia personale della romanità trash l'ho raggiunta quando davanti alle nozze di Canaa del Veronese, a un italiano è squillato il cellulare con la suoneria degli ultrà laziali, Non mollare mai (Aho', bella, stamo ar Lùvre). Che vergogna. Mi è venuto in mente quel pischello di mio cugino che sul diario della casa di Anna Frank, ad Amsterdam, scrisse Forza Magica Lazio. Ma si può? Lo dico sempre che non c'è antidoto contro i romani all'estero...l'unica cosa peggiore anche di questa, erano i giapponesi assiepati a fotografare la Gioconda come tante cavallette beote.

Mi fa tanta pena, ha detto invece Cayenna davanti alla Venere di Milo, e lei era davvero accorata, questa cosa, a me, mi ha commosso, sapete Cayenna è una che cerca il bello ovunque, questa cosa che lei era accorata di fronte al destino di una cosa di tremila anni, infinitamente più bella e più significativa di tutto ciò che ognuno di noi potrà significare nella vita, è stato un momento intenso.

Bòn. Voleva essere solo un inservibile microreportage. Concludo con qualche consiglio di viaggio. Se decidete di andare a Parigi, state alla larga da Montmartre, lo so che è dura resistere, ma è diventata una fogna, non si cammina [anche se abbiamo mangiato una fantastica crèpe prosciutto e formaggio da uno zozzone libanese. Ah, Parigi ha anche questo di buono: che è piena di irresistibili zozzoni]. Champs-Elysees e Place Vendome, un 'occhiata volante. Piuttosto scoprite la città a piedi: St.Germain des Pres, il Quartiere Latino (indirizzo per la sera:
Le Pré Verre), les jardins du Luxembourg (con dolcetto di Pierre Hermé incorporato), il bellissimo Marais, con le sue botiques e il quartiere ebraico (obbligatoria la sosta dallo zozzone maghrebino, l'As du falafel, e dal suo dirimpettaio israeliano, Finkielsztajn, con dolci della tradizione ebraico-viennese). Belleville, se avete letto Pennac, è proprio come la descrive lui, specie nei giorni di mercato: un souk arabo, nella città più internazionale che esista.

Ma anche diverse semiperiferie, meritano un giro sanza meta, e perfino qualche banlieue, stando attenti si intende, può essere interessante.

Insomma, il consiglio è: scoprite Parigi pedinando i parigini. E buttando, una buona volta, quel cazzo di cellulare.

giovedì, 01 novembre 2007

La rivoluzione dal basso è una rivoluzione del cazzo (un post volutamente senza link)
Categoria:blog, dissenso, scritto da giggimassi


Ma guardatela com'è ridotta, la cosiddetta blogosfera, a pochi anni dalla sua esplosione. Guardatela bene, intendo. Osservatela nei suoi gangli vitali. Il primo blog italiano, quello di quel signore che un secolo fa faceva Te lo dò io il Brasile, non è un blog. Su altri, cliccatissimi blog, come quello di mistermiliardo/Clarence si fanno dei post a pagamento per le multinazionali del rasoio (è finito il miliardo?). I cosiddetti maggiori blog tecnologici, copiaincollano i comunicati delle aziende. Hey ragazzi, l'azienda della mela morsa vi regala un tappetino da mouse. E giù commenti entusiastici. Oppure si sprecano centinaia di parole per spiegare come si installa un print server (perdio, io reclamo il diritto di fregarmene bellamente, di come si installa un print server, se tutti sapessimo non solo cos'è, ma come s'installa un print server, voi smanettoni sparireste dalla terra).

Poi ci sono gli intellettuali: come quello famosissimo, col blog che cita un filosofo, beh, lui è un intellettuale col blog chiuso, bel modo di confrontarsi con la realtà. Questo è il nuovo che vi avevano promesso. Questo è.

Si fanno inutili e autoreferenziali barcamp (dove i maschi vanno per rimorchiare, non lo ammettono ma vanno per rimorchiare; il che è obiettivo per nulla disprezzabile, ma che lo si dica chiaramente; le femmine vanno invece per farsi lincare: lincami tutta, diceva non mi ricordo chi, ma era una intelligente).  

Tutti, insomma, si parlano addosso. E' la big conversation delle troiate. Non c'è un'idea vera, nuova. Non c'è una Fontana di Trevi colorata di rosso, per intenderci. Lo schiaffo e il pugno, niente. Conformismo e banalità ovunque. Partigianerie puerili e incapacità di guardarsi dall'esterno. Sia chiaro che non ce l'ho con una certa, perfino gradevole superficialità, e tantomeno ce l'ho col cazzeggio [basta leggere il mio blog...]. Ce l'ho, al contrario, con chi aveva venduto la palla della rivoluzione blogologica.

E' incredibile come dietro ogni rivoluzione - vera o presunta - ci siano dei cattivi maestri che dai loro salotti, col sigaro in mano, ridono dei coglioni che li seguono. Che li seguiranno sempre.

Quei coglioni siamo noi. Siete voi.

La cultura. I libri dei blogger, eccezion fatta per [non mi vengono in mente eccezioni], rimangono libri di qualità scarsa o nulla. Libri che non incidono, libri che passano in un amen. Voi quanti ne avete letti, finora? Ne ricordate non dico un capitolo, ma una frase? Ci si avvita in sterili polemiche letterarie senza capire che anche la polemica, al di là dei torti e delle ragioni, ripete l'errore dei media tradizionali: creare il caso in un paese che ha bisogno di casi, per prendere un libro in mano. Pubblico dimmerda e popolo bue. Lo stesso dei blog, incazzatevi pure ma io la penso così.

Lo vedete da soli che i blog sono una colossale presa per il culo. Altro che rivoluzione. Mi fanno ridere questi guru che si sbattono per spiegarci le magnifiche sorti e progressive della blogosfera, il tutto per farsi offrire il viaggio a Los Angeles dall'azienda della mela morsa. Hey ragazzi, in palio un tappetino eccetera.

La politica: devo citare ancora il caso Adinolfi per sostenere che i blog non hanno [ancora] nulla da aggiungere ai mezzi tradizionali di formazione del consenso? Devo citare il declino evidente, nei contenuti e negli obiettivi, del primo aggregatore dei blog del centrodestra? Devo citare, dall'altra parte, il flop dell'aggregatore di centrosinistra? Perfino Mastella e Di Pietro hanno aperto un blog, loro sì che son giovani: la lingua italiana è ancora lì che si strugge, in gramaglie. E poi hanno le loro redazioni e curatori. Non sono, appunto, dei blog.

Qui è tutto un guardarsi l'uccello per vedere se, hai visto mai, cresce dall'oggi al domani. Ma questo già esiste nella vita reale [e no, non cresce, il mio per esempio è lo stesso da quindici anni].

Dai blog, compreso il mio s'intende, compreso perfino Noantri che mi ospita [grazie], e che considero una delle poche zone davvero libere della blogosfera, beh, mi dispiace ma: dai blog non è ancora venuto nulla.

Se non una formidabile presa per il culo.

[Mi infilo in questo post - sono Ste, ciao a tutti - per segnalarvi che, come avrete già capito, da oggi su Noantri scriverà anche l'amico Giggi Massi. Conosciuto nel virtuale mondo dei blog, l'amicizia s'è fatta avanti a colpi di gomitate, sputi, litigi e controversie fino a sfociare con grande piacere nella Vita Reale. Di lui ho sempre detto: spesso la pensa all'opposto di noi, ma la pensa all'opposto con grande intelligenza. Il mio sogno è sempre stato quello di far diventare Noantri una Factory del Dissenso, dove il dissenso stesso fosse funzionale al fuoco sacro della polemica e della discussione costruttiva: Giggi è uno che ha dentro questo meccanismo della comunicazione che tanto mi/ci piace. Spero che il suo avvento qui sia il primo passo verso la Factory del Dissenso che ho sempre sognato. Gratis, carnale, onesta e LIBERA. Senza perdere l'amore per il Cazzeggio. Ciao Giggi, benvenuto tra noi.]