giovedì, 01 maggio 2008
Buon 1 maggio.
Categoria:attualità , scritto da noantri



sabato, 01 marzo 2008
lunedì, 18 febbraio 2008
lunedì, 31 dicembre 2007
[scritto da Valerio Roma] Diciamoci la verità, non avete alcun motivo per continuare a leggere il mio bilancio introspettivo dell'ultimo giorno dell'anno.
La quasi totalità delle persone che popolano questo blog non mi conoscono, e io non conosco loro. Per di più il mio anno è stato intenso come pochi altri, ma molti di voi potranno dire lo stesso. Però mi va di sfogarmi a mezzo blog, di chiudere così un 2007 nel quale ho fatto fatica a reggere il passo di tutte le cose che mi sono capitate. Il lavoro, la famiglia, gli amici, gli affetti: in tutti i campi ci sono stati stravolgimenti, novità importanti. Ce ne saranno anche nel 2008, almeno per i primi mesi.
Cambieranno parecchie cose sul lavoro, so già che fino ad aprile almeno non avrò il tempo neanche per respirare, se tutto andrà bene. Meglio così, mi sono accorto che le pressioni non mi buttano giù granché, riesco a conviverci piuttosto bene. Ecco, quindi, la mia lista dei desideri per l'anno nuovo:
- un po' di sofferenza in meno per una persona speciale che non se la passa bene tra acciacchi e dolori;
- Marta sempre con me, e serenità per lei;
- un lavoro che funzioni e che non mi faccia preoccupare;
- una nipotina in salute;
- un briciolo di intelligenza e un briciolo di ispirazione in più per continuare a scrivere su questo blog;
- una bella vacanza;
- serenità per Ste e signora, e andyCapp e signora;
- una chitarra acustica, possibilmente di buona qualità;
- un'altra mano sinistra per suonare la chitarra come non ci sono mai riuscito;
- una moto;
- la Roma che vince la Champions League e il mondiale per club. E Francesco Totti Pallone d'Oro e Fifa World Player;
- la Lazio in serie B;
- Italia-Romania 4-0 (doppietta di De Rossi e gol Aquilani e Panucci) a Euro 2008;
- una riforma elettorale in stile maggioritario estremo, modello inglese. Mastella, Dini e Rutelli che si ritirano dalla vita politica;
- due piedi nuovi per giocare meglio a calcio la domenica mattina;
- un cane;
- il cofanetto con la terza serie di Lost;
- neanche una multa.
A tutti quelli che hanno avuto la pazienza di leggere, buon 2008.
[scritto da Jon Londra] Il figlio dell'Uomo, veduta la folla, salì sui gradoni, e, rimanendo in piedi, gli s'accostarono i suoi discepoli, carichi di sacchetti multicolori. Allora egli aprì la sua bocca, e disse, 'giacché non mi ascoltaste duemila anni fa, ora rimarrò in piedi. In Verità vi dico:
beati i costruttori di guerra, perché verranno chiamati costruttori di pace,
beati coloro che trasferiscono i giudici, perché ereditarono la democrazia,
beati i miliziani che uccidono per sbaglio un ragazzo, perché i loro accusatori verranno accusati,
beate le prime file alla prima della Scala, perché indisturbati sorrideranno e applaudiranno, mentre poco lontano un operaio muore bruciato senza neanche la famiglia intorno al letto,
beati coloro che commettono adulterio con veline poi raccomandate, perché il loro problema successivo sarà che vino abbinare al raffinato piatto di un ristorante di Roma, mentre poco lontano coloro che pagano loro il conto tremano nel gelo della fila per il pane quotidiano,
beati i giornalisti che cuciono le trasmissioni su misura, perché erediteranno la voce del Signore,
Beati i capi dei gendarmi, torturatori, perché grande è la loro ricompensa in Terra,
Beati coloro che causano rovina nelle società pubbliche, perché verranno ricompensati dal Signore con buonuscite e promozioni,
beati coloro che piazzano le bombe, perché non vi è verità senza memoria,
Beati coloro che uccisero per due piante d'oriente, perchè la viltà è la droga più pericolosa di tutte, ma il Signore la ricompenserà.
Beati coloro che danno alla mafia ciò che è di Cesare, perchè otterranno la grazia
Beati i falsi profeti, perché l'orecchio dell'uomo é molto più abituato alla menzogna
Beato chi obbedisce al comandamento: non avrai altro Dio all'infuori del denaro, perché verranno loro attribuite virtù, gratuitamente.
Beati gli anestetizzati a tutto, perché avranno la pace.
Beati i tronisti che siedono sul trono del regno dei vostri cieli,
Beati coloro che seppelliscono santi, eroi e voci libere, perché il peso della bara sarà l'ultimo che porteranno.
Beati i presidenti delle società di calcio, perché la loro violenza è circondata da sorrisi,
Beati i Papi, perché vedranno il Signore, mentre le loro pecorelle vedranno loro.
Beate le vecchie canzoni che ci guardano dall'alto, beate le migrazioni degli uccelli e i corruttori di giudici, perché non sanno quel che fanno.
Beata la ragazza felice di non avere una storia seria, mentre io vago senza meta.
Beati i capufficio che molestano le impiegate, beati i Suv, le doppie file, i doppi petti, le doppie facce, gli impiegati pubblici arroganti, beati i fast-food, i piccioni in piazza, gli struzzi sotto.'
La folla si agitò in un moromorio crescente, finché una voce si levò: 'Maestro, perché ci dici queste cose?'
'Non chiamatemi Maestro, venni per servire e non per essere servito, e giacché non mi ascoltaste quando vi mostrai coloro che saranno beati nell'aldilà, torno perché sappiate chi sono i beati nell'aldiquà'. E proseguì: 'Ma in Verità vi dico: beati anche coloro che hanno il coraggio di non mentire a se stessi, che amano la propria vita con gli alti e bassi, che hanno trovato la serenità nella famiglia, che si pongono degli obiettivi e ne raggiungono altri imprevisti e più importanti. Beati coloro colpiti dalla felicità tutti i giorni, anche per le cose più semplici.'
A quel punto si alzò, e un brusio di disappunto si levò improvviso, sicché egli si fermò e disse: 'in ogni caso, per l'anno che viene, vi auguro un pò di beatitudine'.
(quanto a me - Ste - non ho avuto e non ho tempo per fare altro che ringraziare i qui presenti Valerio e Jon per i gentili contributi e stringermi a voialtri perché quello che arriva possa essere semplicemente un anno migliore. Un 2008 che scriveremo, disegneremo, su queste pagine giorno per giorno. Un abbraccio a tutti i lettori e a Ornella, in particolare per quella mail dolcissima che ci ha mandato. Scappo: sono in ritardo, non ho idea di come si sia vestita F. e non vedo l'ora di scoprirlo. Divertitevi, fate i bravi ma non troppo e non pensate mai al domani perché il domani non esiste)
sabato, 15 settembre 2007
Un video semplice ed efficace che riporta alla luce la domanda delle domande: perché continuiamo a guardare il dito invece della luna? (dedicato a tutti gli appassionati dello sport più bello che sia mai stato inventato: il calcio)
A lunedì.
mercoledì, 12 settembre 2007
Questo post doveva avere un altro titolo. Ma non ho potuto fare a meno di cambiarlo. Avevo invocato lo spirito di Italo Foschi poche ore prima di fare l'esame da giornalista professionista e per una serie di circostanze un membro della commissione a un certo punto mi ha fatto proprio la domanda che vedete in rosso. E' in quel momento che ho capito di aver superato la prova. E con la solita spocchia e borosità di noi romanisti mi sono anche permesso di fare un appunto a un commissario spiritoso che aveva provato a sollevare qualche dubbio sul primo scudetto della Magica. "Mi scusi, se posso permettermi, ma vorrei sottolineare che Mussolini era un tesserato della SS Lazio". Neanche ne avessimo vinti 25 di scudetti, eppure tutti quelli che non vedono la Roma di buon occhio devono sempre insinuare irregolarità sulle nostre poche vittorie. Di solito la cantilena è questa: il primo ce l'ha regalato il Duce, il secondo Andreotti, mentre il terzo è arrivato perché era il Giubileo. Quest'anno vojo vedé che s'nventano: è morto Pavarotti?
Ma torniamo al post. Già perché questo post - finalmente un nuovo post scritto dopo un mese e mezzo di ansie - doveva intitolarsi Lode a te Roberto Pruzzo, proprio come il coro che cantavamo (noi, romanisti) negli anni Ottanta, quando la nostra Magica volava anche più di quella di oggi. Questo post sulla Roma - che doveva intitolarsi Lode a te Roberto Pruzzo - nasce dalla visita che ho fatto alla mostra per gli Ottanta anni della nostra squadra del cuore, nostra di noi romanisti. Ho fatto un incredibile salto nel passato della mia vita. Rivedere foto, giocatori, immagini, gol, cimeli è stato qualcosa di indescrivibile perché a tutto, a ogni volto, corrispondeva qualcosa. Il Bomber - quello nella foto qui sopra - è stato il primo giocatore a cui ho voluto bene (106 volte grazie). Quando ero piccolo mio padre lavorava nel bar di mio nonno a via dei Colli Portuensi e molto spesso passavo lì i pomeriggi. Ero naturalmente la mascotte del quartiere e il divertimento di tutti i commercianti del marciapiede, che prendevano il caffè al bar di mio nonno, era quello di farmi urlare "Forza Pruzzo!", che grazie al difetto di pronuncia che ancora mi accompagna suonava come uno strano "Forsa Pruszo!".
Ma il giocatore che ho amato e che tutt'ora amo più di tutti ha un solo nome, anzi ne ha due: Paulo Roberto. Il Divino è stato qualcosa di inarrivabile, la geometria di una mente superiore miscelata alle doti artistiche di un pittore dell'Ottocento. Quando l'altra sera a Testaccio ho visto la sua maglia col numero 5 mi sono letteralmente bloccato e ho sentito un morso allo stomaco che mi capitava solo quando andavo a prendere Arianna sotto casa. Ho chiesto al Gianni di farmi subito una foto. Confesso che avrei voluto spaccare la vetrina e portarmi via il cimelio, ma ammetto anche che non l'avrei mai fatto per rispetto del fratello romanista che aveva donato il suo prezioso tesoro per la mostra. Non so chi sia il proprietario della maglia, ma a me basta saperlo romanista. C'è un altro ricordo di mio padre stavolta legato a Falcao. Ho un'immagine di lui che risale al 1984, alla partita che mi fa più male ricordare, alla finale di Coppa dei Campioni contro il Liverpool giocata allo stadio Olimpico e persa ai calci di rigore. Eravamo sotto di un gol e mio padre era nervosissimo davanti alla televisione mentre con le mani teneva bloccata una sedia. Poi al pareggio di Pruzzo (Lode a te Bomber) quella sedia volò via. E nei minuti successivi al rigore sbagliato da Conti, che ha dato la Coppa ai Reds, lo vedo ancora camminare con le mani in testa per il corridoio e ripetere in continuazione "Ma perché non l'ha tirato Falcao? Perché non l'ha tirato Falcao?". Non lo so. Non lo sappiamo ancora oggi perché. Quei due rigori, sbagliati da Conti e Graziani, avrebbero dovuto tirarli Falcao e Pruzzo. I miei due idoli erano mancati.
Non sono questi gli unici brividi dell'altra sera. Ero un po' teso per via dell'esame e per qualche problema sul lavoro, quindi una sortita col Gianni a base di Roma era quello che ci voleva. Più o meno a metà percorso mi sono girato di scatto per chiamarlo ma lui aveva già il naso all'insù. Campeggiava sulle nostre teste proprio quello striscione, quello col lupetto e il fulmine, quello metà giallo e metà rosso, quello portato in giro da Vittorio e dagli altri per tutti gli stadi d'Italia e d'Europa. Vederlo, così da vicino, per noi pischelli cresciuti col mito del Commando, è stata un'altra emozione da pelle d'oca. La foto di rito ci stava tutta. Negli stand che raccontavano dal 1986 agli anni Novanta, quelli che ho vissuto finalmente in maniera consapevole - passati i ricordi sbiaditi del ragazzino - ho iniziato invece a provare una strana sensazione: la rimonta alla Juve fallita, la finale persa con l'Inter, quella con il Torino, la seminifinale con lo Slavia Praga. Insomma, una galleria infinita di delusioni. Eravamo giovani io e il Gianni, ma evidentemente avevamo la pellaccia piuttosto dura.
Poi dopo gli anni difficili fortunatamente ci siamo presi anche la nostra più grande soddisfazione. Ricordo ancora lo sconforto della stagione precedente quando ci dicevamo: "Possibile che a 20 anni abbiamo dovuto vivere lo scudetto della Lazio?". Ma il nostro calvario per fortuna si concluse l'anno successivo con la fantastica cavalcata del 2001, l'anno del Giubileo per qualcuno, l'anno dell'apoteosi assoluta per me. Indimenticabile, incancellabile, tatuata sul cuore quella giornata, quella nottata e quelle successive. Ogni sera una festa, ogni sera un rione, ogni sera un brindisi. Mi sembra ieri anche se di tempo ne è già passato parecchio, ma gli amici - quelli buoni, quelli veri - sono ancora tutti qui. Siamo ancora tutti qui, cementati dagli stessi ideali, dallo stesso amore verso la vita e le forti passioni, sincere come una Moretti.
Per concludere alcuni pensieri sparsi: chiedo scusa - in particolare ai laziali - per l'eccessiva passione. Credo che questa sia la cosa più romanista che abbia mai scritto nella mia vita. Poi volevo dire che nella semifinale del 1982 tra Italia e Brasile naturalmente ho tifato contro gli azzurri, anzi al gol del Divino ho fatto un urlo che le pareti di casa mia stanno ancora tremando. Poi che un uomo potrà anche amare una donna, ma ha sposato undici uomini. L'ultima considerazione è sul futuro: vedo con terrore il giorno in cui il Capitano della Magica sarà più giovane di me perché vorrà dire che sarò diventato grande. Anche se sono convinto che quel giorno sia ancora molto lontano:
vero Francé?

sabato, 08 settembre 2007
Residente a Montecarlo, frodatore fiscale e grandissimo evasore delle nostre tasse.

Grazie Luciano!
(per carità: dieci, cento, mille Pavarotti rei confessi, in luogo di altri omuncoli motociclisti che, davanti al torto, mandano videocassette pietose ai telegiornali nazionali)
domenica, 24 giugno 2007
Rewind 1999 - Roma
Stupido Hotel 2001 - Roma
Buoni o cattivi 2004 - Roma
Buoni o cattivi tour 2005 - Cagliari, Salerno
Basta poco 2007 - Milano, Roma

"...generazione di sconvolti
che non hanno più santi né eroi
...siamo solo noi"
sabato, 26 maggio 2007
Questo post risponde agli interrogativi nati nei commenti dopo la pubblicazione su queste pagine dell'ennesimo capitolo di uno dei nostri temi preferiti, vale a dire gli efferati crimini che furono commessi dalle forze dell'ordine durante il G8 di Genova nel luglio 2001 ai danni di innocenti e ignari cittadini pacifici, mentre, tutt'intorno, i Black Bloc agivano indisturbati devastando la città.
Mele marce, assicurano i garantisti, stringendosi intorno alle forze dell'ordine sempre e comunque. Noi non siamo d'accordo. (grazie di cuore all'amico e collega Emiliano)
Mele marce, semplificano molti. E allora partiamo col dire che "mele marce" equivale a "sudditanza psicologica": quando la situazione diventa indifendibile ci si inventano neologismi per scaricare la colpa sul singolo e salvare il sistema (quello sì che è marcio). Vorrei porre una serie di quesiti per ribaltare il concetto tendenzioso di "mele marce":
- Perché in Italia non è possibile fare un'inchiesta su quanto accade nelle questure? Vietato indagare su Vaticano e Polizia. Forbidden. O no?
- Chi difende l'operato di questi signori si è mai fatto una trasferta o una manifestazione? E' mai stato testimone oculare (come il sottoscritto) di torture o pestaggi gratuiti ed immotivati? Anzi: gratuiti, immotivati e criminogeni perché provocano spesso reazioni rabbiose. O ve l'hanno solo raccontato?
- Perché tanto disprezzo e tanta maleducazione quando ti avvicini loro (che in fondo sono nostri dipendenti) per chiedere una qualche delucidazione?
- Per combattere le "mele marce" perché la polizia si continua ad opporre al codice identificativo sui caschi?
- Che bisogno c'è di prenbere a calci in testa e sulla colonna (!!!) gente inerme e ormai a terra?
- Perché i manganelli al contrario?
- Ciò che è accaduto all'interno di Bolzaneto non può essere opera di scelte individuali: un agente all'interno di un carcere e/o caserma non agisce per iniziativa personale: esegue ordini. Qualcuno può smentire?
- Chi li ha impartiti quegli ordini?
- E perché?
- A Bolzaneto c'era il ministro Castelli che, secondo i lanci Ansa dell’epoca, avrebbe visto e taciuto. Qualcuno può smentire?
- I black block a Genova non sono MAI stati caricati. Sbaglio?
- Perché?
- A chi è giovato?
- Le cariche sono avvenute SOLO contro altri spezzoni del corteo. Compresi i gruppi cattolici e la rete pacifista Lilliput. Notizie diverse in merito?
- Davanti al carcere quando è arrivato un manipolo di una trentina di ceffi vestiti di nero, le forze dell'ordine (numericamente nettamente superiori) hanno acceso le camionette e se ne sono andate lasciando ai black block (colleghi o marionette imbecilli usate a loro insaputa?) campo libero. Qualcuno ha azzardato una spiegazione?
Infine qualche considerazione:
- A Genova i black block erano almeno in parte degli infiltrati. A tale conclusione è arrivato qualche giudice. E ci sono foto di persone vestite di nero col volto coperto (travisato) sulle scalette di una caserma. Così come a chiacchierare amabilmente con agenti (loro colleghi?) in divisa.
- Ciò che è accaduto all'interno di Bolzaneto non può essere opera di scelte individuali: un agente all'interno di un carcdere e/o caserma non agisce per iniziativa personale: esegue ordini.
- A Bolzaneto c'era il ministro Castelli che ha visto e taciuto.
- I black block a Genova non sono MAI stati caricati.
- Le cariche sono avvenute SOLO contro altri spezzoni dei cortei.
- Davanti al carcere quando è arrivato un manipolo di una trentina di ceffi vestiti di nero, le forze dell'ordine (numericamente nettamente superiori) hanno acceso le camionette e se ne sono andate lasciando ai black block (colleghi o marionette imbecilli usate a loro insaputa?) campo libero.
- Tutto ciò e le legittime opinioni (anche quelle superficiali e odiose) non tolgono nulla al nocciolo della questione: UNA SIMILE NOTIZIA (MINISTERO DELL'INTERNO CONDANNATO PER PESTAGGI E TORTURE) MERITA L'APERTURA DI GIORNALI E TG. MERITA INCHIESTE E APPROFONDIMENTI PUBBLICI. Chi fa il nostro mestiere conosce la gerarchia dele notizie. E invece SILENZIO. E invece Cogne. Spinelli Killer. E notizie di cronaca nera a valanga per fomentare l'opinione pubblica, accrescere il senso di insicurezza e la richiesta di forca... Fottetevi tutti.
- Qualcuno ha sentito parlare sui media "tradizionali" del caso di Federico Aldrovandi? Informatevi su quest'altra assurda tragedia e poi riflettete...- E’ stato arrestato Marco Mancini, numero 2 del Sismi. Cazzo, il numero 2 dei Servizi. In altri paesi ci sarebbero dimissioni a valanga, fiumi di inchiostro, chilometri di nastri con inchieste, servizi, indagini, interviste, reportage. Qualcuno ha sentito qualcosa? Tra l’altro il losco Mancini in questione nel 1974 trattò l'infiltrazione nelle Brigate Rosse di Silvano Girotto ("Frate Mitra"), ambiguo ex guerrigliero in Sudamerica, che portò all'arresto dei leader delle Br Renato Curcio e Alberto Franceschini. Ma che “permise” la fuga di Mario Moretti, quello che divenne il leader Br che ne cambiò la rotta, che decise la strategia dell’attacco al cuore dello Stato, e organizzò il rapimento Moro. Ossia che cambiò la storia d’Italia bloccandone l’avanzamento progressista. Quel Mancini ora è stato arrestato. Quanti titoloni avete visto?
Non basta pensarlo e dirlo. Bisogna anche saperlo. E non ce lo permettono, perdio!
giovedì, 24 maggio 2007
"Alzi la mano chi ha saputo che la settimana scorsa a Genova c'è stata la prima condanna per i pestaggi della Polizia durante il G8 del 2001.

Lo Stato è stato condannato a risarcire Marina Spaccini, 50 anni, pediatra triestina, volontaria per quattro anni in Africa, per il pestaggio che subì da parte della Polizia in via Assarotti, nel pomeriggio del 20 luglio 2001. Marina, come decine di migliaia di militanti cattolici della Rete Lilliput, era seduta, con le mani alzate dipinte di bianco, gridando "non violenza", quando fu massacrata dalla Polizia. Questa si è difesa sostenendo (sic) che non era possibile distinguere tra le mani dipinte di bianco di Marina e i Black Block.

Per il giudice Angela Latella, invece, la selvaggia repressione genovese e la cortina di menzogne sollevata per coprirla e' stata una delle pagine piu' nere di tutta la storia della Polizia di Stato e per la prima volta cio' viene scritto in una sentenza. Non solo, e' ben piu' grave quello che e' scritto nella sentenza genovese. Quelle dei poliziotti non furono ne' iniziative isolate ne' eccessi, ma facevano parte di un disegno criminale. A Genova vi fu un disegno criminale selettivo da parte di apparati dello stato.

Tale disegno era teso a terrorizzare non tanto la sinistra radicale ma il pacifismo cattolico, in particolare la Rete Lilliput, che per la prima volta in maniera così convinta e numerosa scendeva in piazza saldandosi in un unico enorme fronte antineoliberale con la sinistra. Le ragazze e i ragazzi delle parrocchie furono quelli che pagarono il prezzo piu' alto, soprattutto sabato. I loro spezzoni di corteo furono sistematicamente bersagliati dai lacrimogeni e centinaia di loro furono pestati selvaggiamente. Ma, soprattutto decine di migliaia di loro, e le loro famiglie, furono spaventati a morte in una logica pienamente terroristica. Quanti dopo Genova sono rimasti a casa?".

Marina non è stata picchiata da due extracomunitari, magari due temibilissimi rumeni, da tutti indicati come l'unico grande problema delle amministrazioni italiane, bensì da un cumulo barbaro di pezzi di merda italinissimi e dallo Stato armati: poliziotti. Quei poliziotti. E manciate di carabinieri. Perciò non è diventata una notizia del telegiornale, come la povera Vanessa Russo o come tutti gli altri che sono stati scippati, malmenati, abusati, brutalizzati, da assalitori clandestini. Il pestaggio immotivato di Marina è stato sottaciuto, censurato, in quanto perpetrato da personaggi, assai più bastardi degli extracomunitari, ma più di loro impuniti e impunibili. Così com'è stato censurato il fatto che Marina, appunto, ha avuto ragione: condannato lo Stato, condannato il Ministero dell'Interno.
E ora un video. L'obbligo morale è di vederlo, comunque la pensiate. Ci sono delle immagini molto crude (le più crude che mi siano capitate di vedere) perciò, se siete impressionabili, lasciate perdere. Davvero.
>>> Tutti gli approfondimenti di Noantri su Carlo Giuliani e il G8 di Genova:
> Carlo Giuliani - Una storia Italiana
> Niente sacciu - Mario Placanica chiede risarcimento danni
> La parte lesa non spara
> Come si lavano le divise
mercoledì, 23 maggio 2007
23 maggio 1992 - 23 maggio 2007: per non dimenticare.
"La mafia, lo ripeto ancora una volta, non è un cancro proliferato per caso su un tessuto sano. Vive in perfetta simbiosi con la miriade di protettori, complici, informatori, debitori di ogni tipo, grandi e piccoli maestri cantori, gente intimidita o ricattata che appartiene a tutti gli strati della società. Questo è il terreno di coltura di Cosa Nostra con tutto quello che comporta di implicazioni dirette o indirette, consapevoli o no, volontarie o obbligate, che spesso godono del consenso della popolazione". (Giovanni Falcone)
In più consigliamo la visione di quest'altro video in cui, durante una puntata di Samarcanda, in collegamento col Costanzo Show, un signore chiede la parola dal pubblico e aggredisce verbalmente Giovanni Falcone dandogli del giudice "corrotto e manovrato". Quel signore, allora sconosciuto, sarebbe diventato il Presidente della Regione Sicilia. Tutt'oggi è conosciuto col nome di Totò Cuffaro.
sabato, 05 maggio 2007
Per non dimenticare.
Mi hanno dato per casa un'angusta cella
rubato il mio cuore ed il mio destino
hanno detto che sono pericoloso
qualcosa di cui non si deve parlare
hanno percosso il mio corpo e torturato la mente
facendo lo stesso agli altri
e quando qualcuno arriva alla fine dei suoi giorni
è soltanto un problema in meno.
"Rimanga nei vostri cuori Bobby Sands"
Ho sognato le mie montagne, le mie valli, i miei laghi
ho sognato i miei fratelli e le mie sorelle
ho sognato le case bianche e i bambini nelle strade
e i vecchi che cantano nei pubs:
"Gli inglesi pensano che Dio abbia commesso un errore
nel dare una terra così bella agli irlandesi
e per 800 anni hanno provato a porvi rimedio"
"Rimanga nei vostri cuori Bobby Sands"
Hanno rinchiuso il mio corpo ma non le mie parole
e nemmeno la speranza nel futuro
hanno rinchiuso solo un Bobby Sands
ma ce ne sono molti altri in Irlanda
la gente è stanca di vedere per le strade
i soldati del R.U.C. dare ordini e chiede loro:
"Perchè siete qui? Cosa volete dall'Irlanda?"
"Rimanga nei vostri cuori Bobby Sands"
Ho scelto di morire per poter sopravvivere
ma non ho niente di cui pentirmi
ho scelto di percorrere la strada più tortuosa
che mi porta a Dio...
E se qualcuno sentisse parlare di un tale Bobby Sands
ricordi che è solo uno dei tanti
che ha lottato per la sua terra... La sua gente... Il suo Dio
in quell'inferno chiamato: Irlanda del Nord
"Rimanga nei vostri cuori Bobby Sands"
venerdì, 13 aprile 2007
Torniamo sulla questione ordine pubblico legata alla partita d'andata di Champions League tra Roma e Manchester.
Ci torniamo perché ci sono delle novità. Novità che riguardano un documento che probabilmente tra poco sparirà da YouTube. Per adesso lo mettiamo qui sotto a disposizione di tutti: andate al minuto 1:10 circa (oppure, se il contatore vi gira alla rovescia, al minuto 1:28) e proseguite per una trentina di secondi: assisterete al pestaggio di un temibilissimo ragazzino e, soprattutto, al furto di una fotocamera, da parte di un poliziotto, perpetrato ai danni di una VIOLENTISSIMA SIGNORA, (la riconoscerete dai capelli bianchi) la quale, nel tentativo successivo di recuperare il proprio oggetto si vedrà manganellata in testa (una volta) e schiaffeggiata fortemente sul viso e sul capo (più volte).
Chi è che aveva bevuto troppo? Ci piacerebbe avere delle risposte da parte del Prefetto Serra, a cui forse è sfuggito qualcosa nella solerte conferenza stampa del giorno successivo. (trascorsa a RINGRAZIARE questi impuniti teppisti in DIVISA pesta-vecchiette) Ma ci piacerebbe avere anche delle risposte da VOI, garantisti di un paese dimmerda e difensori d'ufficio della peggiore categoria UMANA che si possa arrivare a sopportare, quella delle forze dell'ordine italiane. Guardate il filmato, anche nei minuti immediatamente precedenti alla vergogna e subito successivi, per rendervi conto dell'assoluta decontestualizzazione e gratuità di tale violenza.
Grazie a Gregorj per lo spazio dato alla notizia. Più persone la incontreranno più spirito critico verrà plasmato. Non basta pensarlo, bisogna dirlo.
mercoledì, 11 aprile 2007
Siamo andati in onda con il nostro servizio questa mattina alle ore 9.45 su RaiDue. Potete rivedere la puntata in streaming qui (si intitola "Dignità al metro quadro"). Grazie a tutti quelli che ci hanno dedicato un po' del loro tempo nei commenti del post precedente e a chi del programma ha creduto in noi. Un altro mondo è possibile. Meglio se a colori.
"Il 13 gennaio 2007 in una casa di Via Buonarroti, vicino a Piazza Vittorio a Roma, una madre ed un figlio di nazionalità bengalese sono morti mentre tentavano di sfuggire ad un incendio scoppiato nell'appartamento sovraffollato in cui vivevano con altre 12 persone, tutte di nazionalità bengalese, pagando un affitto a nero di circa 2500 euro.
E’ ben noto che Roma – al pari di molte altre grandi città italiane – è inaccessibile per tutti coloro che vivono in condizioni di disagio. I prezzi degli affitti sono ormai insostenibili, un vero e proprio racket gestito da padroni di casa, il più delle volte italiani, che non esitano a stipare nei loro appartamenti 15-20 persone, ignorando le più elementari norme di sicurezza ed igiene".

venerdì, 09 febbraio 2007
(scritto e diffuso dagli amici della "comunità dissidente" hsl. Giornalisti e scrittori che hanno scelto di mantenere la forma anonima per prendersi la libertà di far circolare idee e pensieri che altrimenti non potrebbero vedere la luce sui giornali. Ringrazio chi devo ringraziare per la segnalazione)
Salve, salve a tutti. Scusate se non so esprimermi troppo bene, scusate se vi sembrerò goffo. Mi chiamo, anzi mi chiamavo, Ermanno Licursi: dico mi chiamavo, perché sono morto. Sono morto per una partita di calcio, sapete. Facevo il dirigente di una squadretta di terza categoria dilettanti, la Sammartinese, con sede a San Martino di Finita (Cosenza). Per favore, abbiate rispetto verso un morto e non datemi ad intendere che sapete dov'è, San Martino di Finita. Vi vedo smanettare su Google Earth, San Martino di Finita, Italy. Così come, di sicuro, ignorate dove sia Luzzi. A Luzzi ci ero andato ad accompagnare la Sammartinese che giocava con la Cancellese. Terza Categoria, girone D calabrese. Sono morto a botte. Al termine della partita. Dicono per un calcio al collo tiratomi da qualcuno della Cancellese, ma che ne so io, non è compito mio stabilire come sono morto. Ci penseranno le autorità, a quello. Io so soltanto che avevo 41 anni, un lavoro, una famiglia, e che per passione seguivo 'sta squadretta di paese. Per questo sono morto. Per questo i miei figli non hanno più un padre. Per questo mia moglie non ha più un marito. Sono qui a scrivervi questa cosa perché, devo dirvelo, sono incazzato nero.
Non solo perché mi è toccato morire a 41 anni in questo modo idiota, per di più mentre cercavo di mettere pace in mezzo a una rissa scoppiata per una partita di calcio del girone D di terza categoria. No, non solo per questo. Sono incazzato nero anche perché mi sembra d'essere a me, di terza categoria, girone quel che volete. Del girone dei Nessuno, sono. Del girone dei Noncontiuncazzo. Sono sempre stato una persona tranquilla, non ho mai fatto del male a nessuno; e allora mi sarà permesso, almeno da morto, d'incazzarmi come una jena e di scriverlo. Il fatto è che, pochi giorni dopo il mio assassinio, è accaduto un altro gravissimo fatto. A Catania. Durante il "derby" fra Catania e Palermo, in serie A, anticipato al venerdì perché in quella città doveva cominciare la festa della santa patrona, Sant'Agata (nome che, in greco, vuol dire "buona"). Intendiamoci, di rivalità di paese me ne intendo; mi è toccato morire in questo modo cretino perché dalle mie parti sono tutti "derby", di quelle ferocissime sfide di paese che non vi immaginate neppure. Calcio sano dilettantistico? Sano sport di provincia? Ma lasciatevi dire, signore e signori, che davvero non ci capite niente, voi là sotto. Qui, di sano, non c'è più niente. Ve ne potrei dire, di cose. Vi potrei dire che, oramai, per un rigore non dato, per un'espulsione di un giocatore, persino per un angolo o una punizione, si rischia la guerra tra le 57 persone che sono a vedere la partita e i 22 che sono in campo con le magliette sponsorizzate dalla Prosciutti Caruso o dalla Lux Elettrodomestici di San Pantaleo Su Pe' Monti. Ma vi dicevo di Catania.
Ecco, prima della partita di Catania mi sono riservato un piccolo momento di orgoglio, spero che mi capirete. Un minuto di raccoglimento tutto per me. In serie A. Io, Ermanno Licursi, di cui nessuno aveva mai sentito parlare, di cui nessuno avrebbe ragionevolmente, e seguendo il corso naturale delle cose, sentito parlare se non mi avessero massacrato a calci e pugni allo stadio di Luzzi. Ora, d'accordo che durante questo minuto di raccoglimento si sentivano urla del tipo "Palermo Palermo vaffanculo", oppure "Palermitani bastardi, dovete morire", segno - giustappunto - del più civile e sentito raccoglimento per la mia morte; ma mica potevo pretendere più di tanto. Mi stavo dunque disponendo a seguire la partita in collegamento su Sky (qui ci siamo direttamente nello sky e il decoder è gratuito), quando mi sono accorto che fuori dallo stadio stava accadendo il finimondo. Una Cancellese-Sammartinese moltiplicata cento, mille volte. Scontri armati. Ma che dico, scontri armati, la guerra! Alla fine chi la guardava più la partita. Dopo un po', quassù, è arrivata un'altra persona. Poco più giovane di me, un ragazzo di trentott'anni. Un ispettore di polizia, stavolta. Tale Raciti. Ma porca della miseria cane e ladra, un'altra partita di pallone e un altro morto. I nostri sguardi si sono incrociati per un attimo, ma l'ho lasciato stare. Si vede, poveretto, che gli giravano le scatole, e non poco. Come non capirlo. Aveste dovuto vedere me i primi momenti dopo che ero arrivato quassù. Non mi si stava intorno. Ma nei prossimi giorni, spero di poter parlare due secondi con lui; sì, lo spero proprio, ci tengo. Non è mica colpa di quel povero ragazzo, anzi. Ci mancherebbe solo questo. Quando si sarà un po' ripreso, quando si sarà fatto - volente o nolente - una ragione d'esser morto, e morto in questo modo, avrò sicuramente la voglia di abbracciarlo, magari ce ne andiamo a bere un caffè insieme (non Lavazza perché non la sopporto più quella pubblicità imbecille ambientata da queste parti).
Sono incazzato con quegli altri, quelli che sono rimasti laggiù. Con i politicanti, con i giornalisti, con quella razzumaglia d'ogni risma. Per me, Ermanno Licursi, dirigente di una squadretta di serie zeta ammazzato negli spogliatoi al termine d'una partita, non si sospende nessun campionato. Nessuna legge speciale. Nessun articolo del grande giornalista; solo qualche servizio relegato per pochi giorni nei tg, solo articoli che dopo due o tre giorni son diventati trafiletti di poche righe. Ma questo sarebbe ancora niente. Questo lo potrei anche capire, non sono un presuntuoso e so stare al mio posto. Per me, no, nessun funerale in diretta televisiva. Nessun arcivescovo che si è scomodato per dirmi il funerale. E, soprattutto, nessun bel discorso su come "salvare il calcio", nessuna ricetta magica, nessun modello inglese, nessuna sfilata di siti internet di mezzo mondo con la notizia in prima pagina. Niente di niente. Nessuna sottoscrizione del TG5. Nessuna borsa di studio per i miei figli.
Tie', Locurso, Licursi o come cazzo ti chiami, beccati 'sto minuto di raccoglimento e taci, e ringrazia pure. Come si dice? De sciò mas go on. Se quei disgraziati non avessero spedito quassù anche quel poveraccio di poliziotto, a quest'ora altro che campionati sospesi. A quest'ora, gran commenti sull'Inter schiacciasassi, su Ronaldo, su chissà cosa. Altro che partite a porte chiuse, altro che stadi a norma, altro che tornelli, altro che scritte sui muri di Livorno, di Piacenza o di San Diosagrato de' Volsci. Nulla. Nada. Nix. Ora, certo, forse sto esagerando. Anzi, no. Del resto, è l'ultima occasione che mi resta per dire qualcosina; altre non me ne saranno date; e lasciatemi sfogare. Di tutte ne ho sentite in questi giorni. C'era di mezzo un poliziotto, e allora giù a ritirare fuori quell'altro poveraccio, come si chiamava, Giuliani, le scritte sui muri, gli strepiti, e io che di Giuliani al massimo conoscevo l'amaro medicinale. Ma che cavolo c'entra? O forse c'entra, e sono io che non capisco niente. Ma, del resto, sono solo un Ermanno Licursi qualsiasi, dirigente della Sammartinese. Il mio nome, fra due giorni, non dirà più niente. Come, purtroppo, non dirà più niente quello di Raciti. Come non dicono assolutamente più niente quelli di Paparelli, di Spagnolo, di Fonghessi, di Furlan, di Filippini, di De Falchi. Come non dicono più niente quelli di trentanove persone morte calpestate in uno stadio belga. O quelli di quattro ragazzi morti carbonizzati in un vagone ferroviario, la stessa fine che rischiò di fare un ragazzino di quattordici anni a Firenze, tale Ivan Dall'Olio. E questi qui parlano di "tolleranza zero". La tolleranza zero, mi permetto di dire e poi torno nel mio nulla eterno, dovrebbe essere verso di loro. Verso il potere. Ma tanto mica c'è niente da fare; de sciò mas go on, e ci goerà on, cavolo se ci goerà on. Con qualche abbaiata del potente di turno, con qualche legge, con qualche repressione che colpirà da ogni parte tranne dove dovrebbe realmente colpire. E così vi saluto. Ero un uomo tranquillo. Tornerò, non abbiate timore, ad essere tranquillissimo. Per sempre.
mercoledì, 18 ottobre 2006
Testimonianze dei lettori di Noantri per Roma ferita e rinata (presi dai commenti precedenti):
Voi continuate, se volete. Li mettiamo qui.
giovedì, 28 settembre 2006

Qui diamo una festa.
La diamo martedì 3 ottobre a Roma. Il locale si chiama Lapsutinna ed è in Via Giordano Bruno 25 (zona Largo Trionfale, a due passi da Via Candia, per esempio. Ma anche a due passi da Piazzale degli Eroi. Oppure a due passi da Via Andrea Doria: insomma è a due passi un po' da tutto, dipenda da dove si arriva). Ci vediamo lì a partire dalle 20.30: non c'è Lost, non c'è Champions League.
Parlando degli Awards, qualche post fa, nei commenti ci siamo detti: e allora facciamole noi le cose, se non ci piace come le fanno gli altri. Se non ci sentiamo rappresentati. Ecco, lo spirito di questa festa è anche questo: Opposizione al Governo. Decidiamo noi il da farsi e il come farlo, senza dare i resti a nessuno. Non è Rivoluzione (non ancora): chiamiamola Alternativa.
Partecipanti:
- Stefano (noantri) +1
- Granduca (noantri)
- Fede (noantri)
- Andy Capp (noantri)
- Valerio (pennyroyaltea.splinder.com)
- Ataru (ataru.splinder.com)
- Giggimassi (parolibero.splinder.com) +1
- Tittyna (tittyna.splinder.com)
- Alberto (www.indignato.it)
- Marcus (www.noitrentenni.splinder.com)
- Andrea (www.invernomuto.com)
- Boc (buonaocattiva.splinder.com)
- Aliena (unaliena.splinder.com)
- Francesca (semplicemente77.splinder.com)
- Marina (www.ineditablog.splinder.com)
- Elisa (2sister.splinder.com)
- Leosorge (http://www.futuristico.it/)
- Kappa (http://kappak.splinder.com)
- Graziella (http://zattereperlemamme.blogspot.com)
- Folletta (http://ragazzasemplice.splinder.com/)
- Demona ( http://ghirigori.splinder.com/)
- Antonio (http://liberidallaforma.blogspot.com)
- Sciroccata (http://www.bloggers.it/sciroccata/)
Raggiunta quota 25
PRENOTAZIONI CHIUSE
sabato, 06 maggio 2006
CARACAS (Venezuela) - Anche i cittadini statunitensi poveri con problemi alla vista potranno farsi operare gratuitamente in Venezuela. "Ospiteremo i cittadini statunitensi qui nello stato di Lara per operarli alla vista, perché non c'è nessuno che si occupi dei poveri degli Stati Uniti", ha dichiarato il presidente venezuelano Hugo Chavez durante la sua visita nello stato occidentale venezuelano. L'iniziativa rientra nella della Missione Milagro (Missione miracolo), parte del 'Compromiso de Sandino' (il patto di Sandino) sottoscritto nel 2005 da Chavez e dal leader cubano Fidel Castro che prevede di offrire in un arco di dieci anni interventi oftalmici gratuiti a 6 milioni di abitanti del Caribe e dell'America Latina.
mercoledì, 19 aprile 2006
L'Ufficio Centrale Nazionale elettorale della Suprema Corte di Cassazione ha definitivamente sancito la vittoria dell'Unione nelle elezioni politiche del 9 e 10 aprile 2006. Lo scarto a favore della coalizione guidata da Romano Prodi si è ulteriormente ridotto a 24.755 voti, cioè 469 voti in meno del primo conteggio. I supremi giudici hanno anche respinto le contestazioni sollevate in varie sedi dall'ex ministro della Lega Nord, Roberto Calderoli, rilevando che la nuova legge elettorale "non prevede tra i requisiti di ammissibilità di una lista e del suo eventuale, collegamento in una coalizione quello della presentazione in una pluralità di circoscrizioni elettorali". Pertanto, la Suprema Corte ritiene che "deve ritenersi consentito che una lista possa essere presentata e possa collegarsi in una coalizione anche se la relativa presentazione avvenga in una sola circoscrizione".




venerdì, 14 aprile 2006
LE SOLITE BUGIE
"Non voglio anticipare nulla, ma non ci tornano i conti. Siamo molto preoccupati per certi numeri che stanno venendo fuori. Non vorrei parlarne ora, è prematuro, ma ci vengono tutta una serie di allarmi su fatti che riguardano schede annullate. Con una parità nel proporzionale, avremmo dovuto avere un vantaggio, che invece è andato dall'altra parte. Per esempio, le sinistre hanno il voto concentrato in Emilia Romagna, e sembra quasi impossibile che ci siano state tante schede annullate".
I SOLITI PASSI INDIETRO
"Leggo che in seguito alla mia frase 'non ci tornano i conti' si accenna a presunte irregolarità. Non era assolutamente questo il significato della mia espressione che si riferiva, invece, ad un approfondimento in corso nel nostro movimento per cercare di capire come nel proporzionale abbiamo ottenuto 200 mila voti in più della coalizione avversaria mentre quest'ultima riportava un vantaggio consistente di seggi".
Silvio Berlusconi - 23 aprile 1996
martedì, 03 gennaio 2006
Tutto è cominciato con uno straordinario Avocado messicano in qualità di nostro cenone. Anzi, a dire la verità tutto era cominciato qualche ora prima con alcune birre e dei whiskey. Sul baffo di Davide vi è una traccia verde dovuta PROBABILMENTE allo stesso frutto tropicale.

La cosa è andata avanti all'aperto con una temperatura vicina a quella utile per ghiacciare il Mar Egeo. Capatine in un pub e poi nell'altro ove i nostri richiedevano whiskey americani a fronte di menu tipicamente irlandesi.

Incontri ravvicinati di tipo strambo si sono succeduti. Non domandateci chi siano costoro, per esempio; sappiate solamente che nella loro fotocamera possono conservare foto più divertenti di questa.

E forse anche di questa.

Quanto al primo AUTOSCATTO dell'anno - cosa di cui lo scrivente (Ste) è notoriamente appassionato - quale migliore augurio di questo: io DENTRO le gemelle di Diane Arbus esposte al MOMA. Dire che le sono state a guardare inebetito per circa trentadue minuti è dire poco.

Quanto al resto, possiamo annunciare che il nostro rientro è severamente collegato ai prossimi acquisti. Lo shopping fatto finora NON ENTRA nell'aereo; quello che resta da fare potrebbe portare al nostro immediato arresto (non c'entra il fatto che Davide è stato sorpreso a LECCARE il modellino di resina rappresentante Sullivan, il suo personaggio preferito di Monsters & Co. esposto anch'esso al MOMA).

mercoledì, 28 dicembre 2005





giovedì, 20 ottobre 2005
La sensazione, mettendo piede nel quartiere San Lorenzo, a Roma, è che San Lorenzo - la gente di San Lorenzo, i ragazzi, gli adulti e i turisti perfino - siano lì in attesa come seguendo i passi di una grande mascherata. Truman Show: bevono appoggiati ai muri, una gamba tirata su, la kefia che esce dalla tasca posteriore dei jeans e ti sembra - a te che hai appena annunciato la tua venuta con un rumore sordo di sportello - che tutti ti abbiano visto arrivare e si siano dati di gomito, abbiano strizzato l'occhiolino e abbiano assunto le posizioni in cui li hai trovati, tutti quanti. Non ce n'è uno fuori posto. Non ti guardano mentre scatti foto, così come gli attori non guardano nell'occhio della telecamera mentre recitano in quei film. Se ti guardano è per giocare o per mettersi in posa e le ragazze ti sembrano meno donne: neanche una gonna a sollevare polvere da terra. Neanche un tacco alto: ecco, se un rumore non esiste a San Lorenzo quello è il ticchettio regolare dei tacchi alti sull'asfalto. C'è sempre così tanta gente ed è un po' come il discorso delle papere di Salinger: ti chiedi dov'è che vadano i ragazzi di San Lorenzo, quando San Lorenzo è spenta.

L'ordine delle cose non esiste. La legge è la legge della strada e se a qualcuno non va la tua presenza te lo dice con lo sguardo. C'è odore di vissuto a San Lorenzo e le porte dei locali sono aperte: non ci sono buttafuori, non esistono cordoni rossi o dannati addetti agli ingressi. La vita si decide sui marciapiedi, seduti su sedie dozzinali e spesso la birra dorme in bicchieri di plastica mentre le parole volano alte. C'è sempre una schiena appoggiata contro un muro, a San Lorenzo.
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