martedì, 22 aprile 2008

Va benissimo così com'è.
Categoria:scritto da ornella, factory del dissenso


Anna ed io siamo amiche da sempre, siamo coetanee ed è l'unica cosa che abbiamo in comune. Per il resto siamo molto diverse: lei è il bianco io il nero. Lei è credente, praticante (appartiene a C.L.) e devota, io atea. Lei ha 5 figli e un marito che la ama, io una figlia e nessun marito. Lei è casalinga, io lavoratrice. Lei di centro destra, io di estrema sinistra e cosi via. L'elenco sarebbe molto lungo e non voglio tediarvi; dicevamo diverse ma cosi vicine da sempre con reciproco affetto e stima.
 
Qualche mese fa Anna mi chiama, è trafelata, ha la voce che trema:

- Ornella sono di nuovo incinta!
- E' una buona notizia? – le chiedo, non capendo davvero, se per lei lo  sia
– NO. È terribile, non ci voleva, non ce la posso fare ad averne un altro. Il piccolo ha solo 18 mesi gli altri dipendono ancora da me al 100% e Fabrizio (il marito - ndO) lavora sempre, non è mai a casa ed io non ho altri aiuti se non me stessa e poi lo sai, mi devo ancora riprendere dalla depressione post-partum e  il solo pensiero di dover affrontare un'altra gravidanza, mi fa impazzire!
- Cosa conti di fare?
- Non lo so, ma io non voglio questo figlio, non posso... Aiutami Ornella.
- Ma se non desideravi un’altra gravidanza, perché non hai preso un contraccettivo, perché non avete usato delle precauzioni? - Le chiedo senza giudicare (non l'ho mai giudicata), piuttosto cercando di capire.
- Scherzi? Lo sai che a Noi non è consentito...
- Lo hai detto a Fabrizio che sei incinta e che non vuoi il figlio?
- Gli ho detto che sono incinta ma non che non lo voglio. Come faccio a dirglielo? Lo sai come la pensa, come la pensiamo... Sto malissimo, sono confusa. (piange a lungo). Vorrei abortire, Dio mi perdoni, non ce la faccio. Aiutami...

Il giorno dopo ci incontriamo.
Lei ha la faccia tirata, non dorme e non mangia da giorni, i suoi figli sono tutti sistemati: i 3 più grandi a scuola, la quarta all'asilo e il piccolo è li con noi.

Decidiamo di andare al Consultorio per parlare con il Ginecologo e la Psicologa, per affrontare il discorso dall'Interruzione Volontaria di Gravidanza.

La accompagno la settimana successiva: Anna viene visitata dal medico e fa un colloquio con la Psicologa. Alla fine di tutto, nonostante la sua sofferenza psicologica e fisica, prende la decisione di non abortire.

- "Perché non è giusto, perché i figli sono una benedizione di Dio, perché lo amerà come ama gli altri e perché non potrei mai uccidere una creatura umana. E inoltre, ti immagini che scandalo se mio marito venisse a sapere che ho fatto una cosa del genere, se lo sapesse la Comunità! (quelli di C.L.) Mi caccerebbero! Non posso farlo!".

Spiego ad Anna che in caso di I.V.G. la sua privacy sarebbe tutelata e che se volesse non far sapere a nessuno le sue intenzioni,  potrebbe farlo senza problemi, perché ne ha tutto il diritto e perché la legge glielo consente. Mi risponde che ormai ha deciso: terrà il bambino e confiderà nell'aiuto del Signore per superare questo momento di difficoltà e di sbandamento personale. Mi ringrazia per la mia disponibilità e per l'amicizia che da sempre le dimostro e ci salutiamo con la promessa di chiamarci presto.

Non ci sentiamo per un po'.
E' passato meno di un mese, quando ricevo la telefonata di Fabrizio. Io sono al lavoro.

- Ornella, Anna è stata ricoverata d'urgenza in Ospedale: ha avuto un'emorragia e da ieri sera ha la febbre altissima, credo che stia perdendo il bambino!

Mi precipito in Ostetricia, Anna sta malissimo, Fabrizio mi chiede di parlare al medico prima che la portino in Camera Operatoria, per capire cosa sia successo: lui è troppo agitato per farlo e ha una paura folle che il bambino non si possa salvare.

Prima di parlare con il medico vado da Anna che, come mi vede, scoppia in lacrime e mi racconta cosa è successo.

Anna è stata da una "mammana" (così vengono chiamate quelle che fanno abortire in casa le donne) sperando di poter simulare un aborto spontaneo. La donna le aveva assicurato che non ci sarebbero stati problemi e che così non avrebbe fatto sapere a nessuno che voleva abortire: bastava introdurre un piccolo ferro  (sterile! per carità!) nell'utero, raschiare un po', e in men che non si dica sarebbe comparsa l'emorragia (niente di copioso! per carità!). In questo modo sarebbe andata in ospedale e tutti avrebbero pensato ad un aborto spontaneo, un piccolo intervento di pulizia e tutto si sarebbe sistemato...

Fabrizio non ne sapeva niente.
La diagnosi all'ingresso era: "Metrorragia massiva di n.d.d. (natura da determinare) con sospetta setticemia secondaria".
Anna ha rischiato la morte.

Sono passati più di due mesi, adesso Anna si è ripresa (fisicamente). Il suo cuore e la sua anima sono a pezzi, sta andando da una Psicologa e prende un antidepressivo. Fabrizio l'ha PERDONATA (?!)

Io le sono vicina, come posso, con l'amicizia di sempre.

Ma sono arrabbiata, anzi furiosa (non con lei, naturalmente), contro CHI o CHE COSA ci impedisce di poter pensare con la nostra testa e che ci impedisce di scegliere quale sia la cosa giusta da fare senza sentirci dei MOSTRI o delle ASSASSINE. Sono furiosa perché, ancora oggi, ci sono delle BESTIE (senza offesa per il mondo animale) che praticano gli ABORTI CLANDESTINI, senza essere PUNITE, a donne ignoranti, o condizionate da Credi e Regole assurde, o spaventate, o incapaci di decidere.

Donne che potrebbero essere aiutate, gratuitamente, a scegliere cosa fare, tenendo conto delle motivazioni che le spingono a fare quella scelta, anzi, INDIPENDENTEMENTE da quelle. Sono arrabbiata perché ancora oggi, nonostante si faccia un gran parlare di prevenzione, tante donne, più o meno giovani, più o meno sposate o fidanzate, non usano i contraccettivi, perché non si può, perché non si fa, perché non si deve, perché fanno male.

INFORMATEVI, NON COSTA NIENTE.
Di mezzi a disposizione ce ne sono tantissimi se non si vuole restare incinte, persino quelli approvati dalla Chiesa (vedi il computerino Persona che attraverso le urine ti dice esattamente quali sono i giorni a rischio, quando stai ovulando, e quali i giorni sicuri)

Sono furiosa perché l'Obiezione di Coscienza non deve essere permessa all'interno degli Ospedali Pubblici: più nessuna donna deve essere costretta a vagare per giorni cercando la PILLOLA DEL GIORNO DOPO.

Ma soprattutto sono incazzata perché ancora oggi, qualche signore che non ha niente di più importante da fare, sostiene che la legge 194 va cambiata e/o modificata in alcuni suoi punti.

NO! la legge 194 va benissimo così com’è, è una legge giusta e  democratica, voluta dalle donne e dagli uomini di questo Paese.

Sappiate Signori, che finché io e le donne che la pensano come me avremo vita vi impediremo di mettere le mani sull'unica legge che è dalla nostra parte.

[questo è il secondo post di Ornella, infermiera e coordinatrice dell'Assistenza Domiciliare di Cure Palliative. La volta scorsa s'era parlato di eutanasia e di morte assistita. Di nuovo, la ringrazio di cuore. - nd Ste]

martedì, 01 aprile 2008

Buona morte.
Categoria:scritto da ornella, factory del dissenso


 
(I fatti qui riportati sono reali, ho solo cambiato i nomi delle persone per rispetto della loro Vita Privata e della loro sofferenza)
 
Sergio ha 56 anni, è sposato con Alessandra da 25, hanno una figlia, Claudia, che studia Psicologia a Padova. Sergio fa il commercialista, ha uno studio avviato in città, è uomo colto, aperto e gentilissimo nei modi.
 
 

Due anni fa gli hanno diagnosticato un cancro all'esofago, ha fatto chemio e radioterapia ma la malattia è progredita, tanto che la massa tumorale ha completamente ostruito l'esofago ed è stata posizionata una PEG (un sondino che attraverso l'addome, dall'esterno,  entra direttamente nello stomaco) per permettergli di "mangiare".

Tre mesi fa le metastasi del midollo spinale lo hanno reso paraplegico e da allora si sposta con una sedia a rotelle, ha perso l'uso degli sfinteri ed ha un catetere vescicolare. E' molto magro, ha perso circa 20 chili e la posizione obbligata ha causato il formarsi di una piaga da decubito a livello sacrale.

Conosco Sergio proprio tre mesi fa, quando viene segnalato al mio Servizio dal suo medico curante.

Io sono la coordinatrice dell'Assistenza Domiciliare di Cure Palliative della mia città. Vado a casa sua per una prima valutazione del malato, mi presento, lui sa già chi sono, conosce il nostro Servizio ed è consapevole che la sua vita sta volgendo al termine.

E' molto sofferente, la piaga gli procura un dolore micidiale: la sensibilità al dolore, quella, non l'ha persa (purtroppo), ma la sua sofferenza non è soltanto fisica. Respira molto faticosamente a causa delle metastasi polmonari:

- Come si sente questa mattina Sergio?
- Malissimo: ho fame d'aria, è come essere costretti a respirare attraverso una cannuccia, non ce la fai, non è abbastanza quell'aria lì
- Possiamo aumentare il dosaggio della morfina, l'aiuterebbe a sentire meno quella sensazione di fame d'aria.
- Si, ma fino a quando? Non ce la faccio, non posso continuare a vivere cosi. Non cammino più, non posso più sentire il sapore  del cibo, per nutrirmi devono infilarmi quelle zappette attraverso un tubo, anche per urinare ho bisogno di un tubo ed il mio "didietro" è rotto da una piaga e tutti giorni devo subire l'umiliazione di farmi medicare da una vostra infermiera, che è bravissima, per carità, ma io non riesco più a sopportarlo. Ieri sera mi sono guardato allo specchio, erano molti giorni che non lo facevo, e quell'uomo riflesso non ero io. (piange) Scusami.
- Non deve scusarsi. (gli prendo la mano) Pianga pure se vuole, con me può farlo.
- Ho bisogno di chiederti una cosa, è molto difficile per me... (lungo silenzio) Aiutami a morire, non posso e non voglio più vivere così.
- Non posso farlo...
- Ma se potessi, lo faresti per me?
- ... Sì.
- E cosa puoi fare per aiutarmi?
- Posso tenerti sedato, cioè addormentato profondamente, in modo che tu non senta più tutta questa sofferenza, fino a che... [sono passata al tu, la situazione lo richiede, non si può parlare della morte ad una persona se non "intimamente": lui mi guarda con gratitudine]
- ... Fino a che non morirò?
- Sì.
- Fammi salutare le mie donne e poi facciamolo.

Le sue donne erano li, ci sono sempre state e lo guardavano con tutto l'amore possibile. Quattro giorni dopo Sergio è morto. Con dignità, mi ha detto Alessandra, grazie a voi... Ma io non posso fare a meno di chiedermi: ha vissuto dignitosamente gli ultimi mesi della sua vita?

O meglio, può essere definita dignitosa la vita di una persona che si trova costretta a subire una medicalizzazione così "feroce" negli ultimi mesi della sua vita?

Sono domande che mi pongo ogni volta che prendo in cura una persona ed ogni volta che questa muore: mi impegno sempre per fare una buona assistenza, è il mio lavoro, (e non per "missione": ci vogliono anni di formazione per occuparsi di Cure Palliative) eppure mi rimane il dubbio di non esserci sempre riuscita. La maggior parte dei miei malati non sa di avere una malattia in fase terminale, e sì lo so che sembra incredibile, oggi esiste Internet, le persone sono informate, più colte, tuttavia non è così: di fronte alla malattia terminale c'è LA NEGAZIONE, da parte dei malati (non sempre), da parte dei familiari (quasi sempre: "Mi raccomando non dica che è quella delle cure palliative: lui non sa niente!") e da parte dei tanti medici oncologi (e mi prendo la responsabilità di ciò che affermo) che ancora oggi, si prestano a mentire o a dire non tutta la verità, magari su richiesta dei familiari stessi, per il bene del paziente.

Ma chi lo decide questo bene? Il medico? Il marito? La moglie? I figli? IO? O il malato stesso? Che se bene informato potrebbe anche decidere di non farsi curare, di non farsi posizionare drenaggi e cateteri, di non farsi trattare come un malato, ("poverino ha il cancro", anzi no: ha un brutto male, perché anche la parola cancro è negata) di andarsene a morire ai Caraibi, oppure di spararsi un colpo!

Si chiama PRINCIPIO DI AUTODETERMINAZIONE del malato ed è, a mio avviso, sacrosanto.

Quindi sempre più spesso mi chiedo: come si può sperare che nel nostro Paese, da un punto di vista politico e legislativo (nelle Società Scientifiche legate al tema lo si fa già da anni), si possa aprire un dibattito serio e costruttivo legato a temi come l’eutanasia, il suicidio assistito, direttive anticipate, accanimento terapeutico, se non si riesce ancora a far rispettare la volontà del malato stesso?

Lo scopo delle Cure Palliative è quello di  prendersi cura di un Malato Terminale e della sua famiglia ed accompagnarlo alla morte cercando di migliorarne, per quanto possibile, la propria qualità di vita. Questo in Italia già si fa, anche grazie all'aiuto di Associazioni di Volontariato che da anni sostengono le attività di questo tipo.

Per quanto riguarda i temi in questione, il vuoto legislativo è totale e temo che lo sarà ancora per molto.

Eutanasia.
Suicidio Assistito.
Buona morte.
Accanimento terapeutico.

Credenti o non credenti che siate, come la pensate?
E' davvero più importante proteggere la vita a tutti i costi o avere la possibilità di scegliere? E si può parlare di Qualità di Vita ad un morente?
Esiste una Buona Morte?
E' con un po' di orgoglio, ma anche con il solito reiterato maschilismo, che accolgo nella nostra "factory del dissenso" il contributo della PRIMA (e ultima?) donna che abbia mai solcato queste pagine. Ornella è lettrice e commentatrice di questo blog da parecchio tempo e il suo mestiere di infermiera l'ha da sempre contraddistinta nelle accese discussioni che sono nate qui dentro su temi particolarmente delicati. E' per questo che le ho chiesto di provare a partecipare in tal senso, proponendoci di tanto in tanto qualche sua riflessione ed esperienza "dal campo". Molti di quegli aspetti che per noi sono soltanto "fatti di cronaca", per lei rappresentano la vita di tutti i giorni. (nd[Ste])