mercoledì, 30 aprile 2008

Attenzione e disgusto.
Categoria:scritto da pas, factory del dissenso


Avrò pure contribuito a far vincere la Destra, ma non sono andato a votare nemmeno stavolta. Non ci vado da tanto, forse troppo tempo. Sono anni che sono disgustato, mi ero ripromesso che ogni "election day" avrei riletto un capitolo di "La Casta" di Gian Antonio Stella. Stavolta ho sfogliato "Il Giornale" (non lo compro, me lo ritrovo sul tavolo al lavoro) e quando sono arrivato a pag.12, sono saltato dalla sedia.

Il titolone a 9 colonne era questo: "Onorevoli pensioni: 9mila euro al mese a 50 anni". Commenti non ne servono, basta leggere il pezzo. Con attenzione e disgusto.
Trombati? Sì ma con il portafoglio bello gonfio. Ora passa all’incasso tutta la schiera di ex parlamentari che, per essere entrati nel Palazzo, hanno diritto a pensioni e liquidazioni d’oro. Un’inchiesta di Panorama, oggi in edicola, fa le pulci ai prossimi ex membri della «casta»: deputati e senatori non rieletti che tuttavia hanno diritto a buonuscite di tutto rispetto. Tutta colpa di una vecchia norma degli anni Ottanta. Con 20 anni di contributi, a prescindere dall’età dell’onorevole, il Parlamento scuce. Per tutta la vita. Basta essere stati eletti prima del 2001. Ed ecco cosa viene fuori: ci sono i baby pensionati, quelli cioè che all’anagrafe hanno 50 anni o meno ma ne hanno molti di contribuzione (chi non arriva a venti può sempre riscattare i contributi mancanti ndr). Alfonso Pecoraro Scanio, 49 anni, 5 legislature alle spalle, si porterà a casa 8.836 euro lordi al mese. Interpellato, ha ammesso che «sì, è un privilegio ma lo utilizzerò anche per sostenere il volontariato ambientale».  Antonio Martusciello (Fi), di anni ne ha 46, di cui 14 passati in Parlamento. Potrebbe riscattare i restanti per arrivare a 20 e portarsi a casa per tutta la vita 7.959 euro lordi al mese. Pietro Folena, Prc, di anni di contributi ne ha 25: per lui sono garantiti 8.836 euro al mese. E ancora, tutti sotto i 60 anni di età, avranno il vitalizio di 7.959 euro lordi al mese, tra gli altri, Enrico Boselli (Psi), Oliviero Diliberto (Pdci), Ramon Mantovani (Prc) Maurizio Ronconi (Udc), Enrico Nan (Forza Italia), Fulvia Bandoli (Sd). Un po’ meno (6.203 euro) prenderanno Tana de Zulueta (verdi), Salvatore Buglio (Rnp), Gloria Buffo (Sd). Poi ci sono quelli con la mega liquidazione, che hanno 30 anni di contributi versati e/o riscattabili. Per loro 9.363 euro lordi al mese. Si tratta di Ciriaco De Mita (Rosa bianca), Gerardo Bianco (ex Margherita), Paolo Cirino Pomicino (Dc), Sergio Mattarella (Pd), Vincenzo Visco (Pd), Luciano Violante (Pd) e Valdo Spini (Psi). Il Senato staccherà un assegno di 9.604 euro per Armando Cossutta (Pdci), Egidio Sterpa (Fi), Alfredo Biondi (Fi), Clemente Mastella (Udeur), Willer Bordon (Consumatori) e Edo Ronchi (Pd). Ma non è finita qui. C’è infatti anche una sorta di trattamento di fine rapporto, che il Senato chiama «assegni di solidarietà». Il tfr di Palazzo Madama e Montecitorio è pari all’80% dello stipendio, moltiplicato per gli anni effettivi di mandato. Una bella sberla, quindi, liquidare Armando Cossutta (Pdci) che si porta a casa 345.744 euro, Clemente Mastella (307.328 euro), Alfredo Biondi (278.516 euro), Angelo Sanza (337.068), Luciano Violante (271.527), Sergio Mattarella e Vincenzo Visco (234.075).  Una montagna di denaro, insomma. Il Senato ha già messo da parte 8 milioni di euro per saldare gli onorevoli. Soldi loro, certo. Ma se in vent’anni un deputato sborsa 241.561 euro e l’aspettativa media di vita è di 78,6 anni, un neopensionato di 50 anni incasserà il vitalizio per 28 anni e mezzo. Gravando sulle casse dello Stato per oltre 2 miliardi di euro.  Cesare Salvi (Sd), alfiere della lotta contro i costi della politica, giura: «Mi sono battuto come un leone per modificare queste norme ma ho constatato un deficit culturale della sinistra su questi temi». E in effetti la riforma del 2007 annulla il riscatto dei contributi; il vitalizio si calcolerà sugli anni effettivi di mandato e le aliquote partiranno dal 20% per una legislatura al 60% per 15 anni e oltre.

Pas non è nuovo alla Factory Del Dissenso. L'ultima volta si era occupato di redigere un amaro sfogo sulla situazione "monnezza" a Napoli. (lui campano doc) Giornalista appassionato e di razza, sono felice di aver ricevuto nuovamente un suo spontaneo contributo. (che tra l'altro fa in qualche modo da "par condicio" a quest'altro post sulla viltà del non-voto) Grazie direttò.

venerdì, 11 gennaio 2008

Spazzatour e mozzarelle
Categoria:scritto da pas, factory del dissenso


La monnezza a Napoli fa 4. In questi giorni, quel numero, se lo stanno giocando a lotto accoppiato a molti altri della smorfia. Dalla crisi, fra Forcella e i Quartieri Spagnoli, si prova sempre a tirarne fuori qualcosa di positivo.

La monnezza fa 4, come i giorni che servono - non ci crederete - per partecipare allo "spazza-tour", un giro per la Campania in questi giorni di inferno proposto da alcune fantasiose agenzie di viaggio. Sotto il Vesuvio tutto manca, tranne le idee, le intuizioni, la scaltrezza, la vivacità. Quella, i napoletani, ce l'hanno innata
.

La monnezza fa 4, ma nessuno si fa in 4 per la monnezza. O meglio, nessuno di chi dovrebbe farlo. Perché poi, invece, c'è chi con la monnezza ha fatto affari d'oro. Più della droga (quella ormai è considerata monnezza), tanto più che qui non c'era bisogno di nascondersi, di operare in gran segreto, di organizzare la rete del traffico. Qui, da anni, hanno fatto tutto alla luce del sole. Discariche abusive a cielo aperto, campagne strapiene di qualsiasi schifezza, periferie imbottite di vere bombe ambientali, rifiuti speciali sepolti in fondo al mare, nascosti nei container al porto dove - dopo che hanno eliminato i varchi - si può accedere anche a piedi dal Maschio Angioino, impasti schifosi poi rivenduti come fertilizzanti, navi incendiate come la Moby Prince sepolte a due passi dalle spiagge, cataste di vecchie gomme fatte incendiare dai rom per pochi euro. Il tutto gestito da aziende legali sotto gli occhi dei supercommissari del Gov't (non so perché, ma è da anni che governo lo scrivo così).

Il sistema parallelo allo stato (non uso il termine camorra, sarebbe fuorviante) funziona così da tempo. Chi non ha letto Saviano lo faccia, ma con un'unica raccomandazione: poi non vi fate condizionare quando mangiate la mozzarella di bufala. Non è tutta così.

Sono giorni che sorrido davanti all'interesse mediatico che si è scatenato su Napoli e dintorni. Resto sorpreso se si scomoda addirittura il direttore di Repubblica, Ezio Mauro, per fare un reportage in prima persona da inviato a Pianura. Rabbrividisco quando vedo le prime pagine di Libero e de Il Giornale. "Piangono e fottono", titola Feltri riferendosi ai politici napoletani. "I loro rifiuti? A casa nostra", apre invece Mario Giordano. Adesso è facile parlare, dove sono stati loro finora? Il loro spirito di giornalisti d'assalto si scatena solo quando c'è da fare battaglie politiche pro Berlusconi?

Lo confesso, faccio il giornalista anche io, ma non riesco a volte a rendermi conto di come si sviluppino certe dinamiche. Cazzo, fossi stato io un direttore di un giornale serio, era da un anno che facevo pagine e pagine sull'argomento. Senza scrivere una riga, però. Le parole non sarebbero servite. Avrei pubblicato dieci foto al giorno, una per ogni paese della Campania. I cumuli di monnezza (o munnezza, detto in dialetto più stretto) stanno in ogni angolo di Campania (almeno nelle province di Napoli, Caserta e Benevento) da tempo immemore: almeno due anni. Nelle foto, avrei fatto vedere le montagne di buste davanti alle scuole, davanti agli uffici pubblici, davanti alle chiese, davanti agli ospedali. Avrei fatto vedere le strade invase e perciò ridotte di corsia.

Ma nessuno ha fatto vedere che in alcuni paesi dell'hinterland sono scomparsi anche i secchi per strada. Sì, avete capito bene. Tu esci da casa e non trovi più i contenitori dove buttare la monnezza. Non ci sono più, le amministrazioni comunali li hanno fatti togliere. Le buste? Si lasciano davanti casa. Roba da Medioevo. E poi passa non si sa chi a raccoglierli (questi consorzi intercomunali che puzzano lontano un miglio, e non perché si occupano di rifiuti) e li portano non si sa dove. Mi ha chiamato un mio amico pochi giorni fa: insieme, quando l'età lo permetteva, passavamo spesso per un posto fantastico, dove si intersecano due fiumi grossi della Campania. Uno spettacolo che ti incantava, con quel rumore dell'acqua che si incrociava che sembrava musica. "Lo sai che c'è adesso lì? - mi ha detto - E' pieno di container di monnezza". E, a pochi chilometri da dove sono nato, vogliono costruire un termovalorizzatore.

La gente, ovviamente, si è ribellata: "è qui che sbagliano", direte voi. Ma, a parte il discorso delle polveri sottili sul quale potremmo parlare tre giorni, voi vi fidereste di chi gestisce quest'impianto? E se "il sistema" ci piazza dentro qualche suo rifiuto speciale (tipo quelli radioattivi che giacciono in molti treni che si vedono stazionare lungo i binari andando in treno da Roma a Napoli)? Chi può garantire la salute alla gente? La stessa cosa che, in fondo, temono anche i ragazzi di Pianura (per chi non l'avesse localizzata è a attaccata a Soccavo, al Rione Traiano, al Rione Loggetta, a Fuorigrotta).

La monnezza fa 4. Come le parti interessate in questa maleodorante vicenda. Da un lato il sistema (quello che ha sempre gestito tutto guardando solo ai profitti), dall'altro lo stato (totalmente assente, mica si deve intervenire a giochi fatti con le Forze dell'Ordine per essere presenti...), dall'altro i politici (non li ho proprio nominati finora, non voglio farlo nemmeno adesso, esprimo solo il mio fortissimo disprezzo per quel signore che oggi è il Ministro della Giustizia - dove sta la giustizia? - della Repubblica Italiana) e dall'altro, come al solito l'ultimo, la gente. Quella che paga le conseguenze di tutto. Quella che ignorano Feltri e Giordano.

La monnezza fa 4. Come le mozzarelle di bufala che ho appena mangiato. Speriamo bene.

*Questo pezzo è stato scritto da Pas. Lo lascio così, più o meno anonimamente. [ciao a tutti sono Ste] Pas è un importante giornalista con cui ho avuto la fortuna e l'onore di lavorare: per questo adesso la sua identità non verrà manifestata palesemente. Parecchio di quel poco che so di questo mestiere lo devo interamente a lui. Pas è un campano doc, uno che può dire quello che dice: è stato lui ieri a segnalarci le due prime pagine presenti in calce al post precedente. E' uno di quelli che quando s'arrabbia non si capisce bene quello che dice perché lo dice nella sua "lingua" e non è affatto escluso che scriverà ancora da queste parti. Lo ringrazio perché non ha perso un istante a dirmi di sì: né un "forse", nè un "vediamo", né un "non so". Sì. Viva i sì. Grazie "direttò".