venerdì, 09 novembre 2007
Superiorità culturale del popolo che inventò la ghigliottina (microreportage da Parigi)
Categoria:viaggi, scritto da giggimassi
Ci sono diverse cose che un italiano - e specialmente un romano - può imparare a Parigi. Innanzitutto l'amore per la propria città. Parigi è pulita, signori, strano ma vero, per una città così estesa e così presa d'assalto dai turisti. La mattina vedi scorrere ai lati dei marciapiedi quel rivoletto d'acqua che porta via la zozzeria della sera prima. Hanno un rispetto sacro per i loro bellissimi giardini, dalle Tuileries al Boulogne. Vivono la città. Vivono il loro fiume. E' bellissimo mischiarsi ai parigini in pausa pranzo lungo la Senna. Una baguette rustique di Kayser, boulangerie storica, una copia di Le Parisien o del Canard enchainé, e sei a posto. Se penso che gli argini del Tevere son pieni di baracche di disperati, mi si stringe il cuore. Un altro segno di grande civiltà è l'incentivo forte all'uso delle biciclette che la Mairie de Paris ha fatto in questi anni. Ci sono depositi in tutti i principali punti del centro, tu infili la carta di credito nella macchinetta, paghi a ore, e lasci la bici in un'altra parte della città. Volendo puoi fare l'abbonamento periodico. I depositi sono tutti vicini alle fermate della metro. Le metrò, uno spettacolo, ma che ve lo dico a fare, questo sicuramente già lo sapete. Bene, non ho visto una di queste biciclette macchiata, ammaccata, rotta o scardinata dall'alloggiamento. Provate a lasciare un paio di notti una bici a Piazza del Popolo e ne riparliamo.

Che poi, dicevo: la pausa pranzo. Secondo me molte cose di un popolo si capiscono dalla pausa pranzo. La pausa pranzo dei parigini può andare invariabilmente da mezzogiorno alle quattro. Li vedi a tutte le ore, praticamente, ai giardini e nei bistrot; e quando son le cinque, e continui a vederli nei bistrot, dici, vabbè: prendono il té, ma quando son di nuovo le sette-le otto, e li ritrovi nei ristoranti, capisci che questo popolo non fa un cazzo dalla mattina alla sera, pensa solo a mettere le gambe sotto a un tavolo, e questo te lo rende infinitamente più simpatico. La sera, poi, Parigi è sfavillante, esattamente come vuole il luogo comune. Tutti nei ristoranti, a ingollare plateaux di ostriche no.1 dell'atlantico. E poi le loro casserolette di lessi con verdure (pot au feu), i loro piatti di vitello (noisette de veau à l'ancienne), cinghiale, maiale. Le Saint Jacques al burro. Tutta la serie delle pates en croute, delle terrine, dei crumble. Come dice Cayenna: anche una pizza rustica, te la fanno sembrare una figata pazzesca. E i croissant: morbidi, ariosi, te ne mangi tre di seguito senza problemi e senza dover ricorrere al maalox. Sentite come torna la questione della lingua? Della forma e della sostanza? Non vi viene l'acquolina in bocca a pensar di mangiare un piatto di Rôti de canard farci au foie gras?
E' che loro saprebbero vendere pure il ghiaccio agli esquimesi, chiamandolo magari trionphe d'eau glacée.
Eh, son tipi interessanti da studiare, i francesi. Se parli un pochino della loro lingua, ti si aprono come bambini [no, non fanno sconti, parlano a tremila comunque, e tu sei costretto a chiedere continuamente pardon? Ma va bene così, son fieri della loro bellissima lingua e questa autarchia culturale, questo orgoglio identitario in tempi di nebuloso globalismo, a me, mi commuove]. Che poi, il Governo non aveva consigliato loro di essere più affabili con i turisti e di parlare inglese? A ogni modo, son più simpatici da stronzi.
Ci siamo sottoposti anche alla tortura del Louvre. Non so voi, io odio i musei e le accademie, son marinettiano, sapete, ma come si fa a non vedere il Louvre? E quindi volando si fanno le antichità egiziane-greche-romane, finché si arriva alla sala della pittura italiana dal duecento al settecento. Cayenna, che è la mia guida storico-artistica, era emozionata, Veronese, Tiziano, Pinturicchio, Guercino, capolavori ITALIANI depredati nel corso dei secoli [l'ho detto che sono autarchico], e diceva Cayenna, piuttosto sporchi, tenuti, male, non restaurati, coi colori non riportati all'origine. Bello, ci mancherebbe altro. Però l'apoteosi mia personale della romanità trash l'ho raggiunta quando davanti alle nozze di Canaa del Veronese, a un italiano è squillato il cellulare con la suoneria degli ultrà laziali, Non mollare mai (Aho', bella, stamo ar Lùvre). Che vergogna. Mi è venuto in mente quel pischello di mio cugino che sul diario della casa di Anna Frank, ad Amsterdam, scrisse Forza Magica Lazio. Ma si può? Lo dico sempre che non c'è antidoto contro i romani all'estero...l'unica cosa peggiore anche di questa, erano i giapponesi assiepati a fotografare la Gioconda come tante cavallette beote.

Mi fa tanta pena, ha detto invece Cayenna davanti alla Venere di Milo, e lei era davvero accorata, questa cosa, a me, mi ha commosso, sapete Cayenna è una che cerca il bello ovunque, questa cosa che lei era accorata di fronte al destino di una cosa di tremila anni, infinitamente più bella e più significativa di tutto ciò che ognuno di noi potrà significare nella vita, è stato un momento intenso.
Bòn. Voleva essere solo un inservibile microreportage. Concludo con qualche consiglio di viaggio. Se decidete di andare a Parigi, state alla larga da Montmartre, lo so che è dura resistere, ma è diventata una fogna, non si cammina [anche se abbiamo mangiato una fantastica crèpe prosciutto e formaggio da uno zozzone libanese. Ah, Parigi ha anche questo di buono: che è piena di irresistibili zozzoni]. Champs-Elysees e Place Vendome, un 'occhiata volante. Piuttosto scoprite la città a piedi: St.Germain des Pres, il Quartiere Latino (indirizzo per la sera: Le Pré Verre), les jardins du Luxembourg (con dolcetto di Pierre Hermé incorporato), il bellissimo Marais, con le sue botiques e il quartiere ebraico (obbligatoria la sosta dallo zozzone maghrebino, l'As du falafel, e dal suo dirimpettaio israeliano, Finkielsztajn, con dolci della tradizione ebraico-viennese). Belleville, se avete letto Pennac, è proprio come la descrive lui, specie nei giorni di mercato: un souk arabo, nella città più internazionale che esista.
Ma anche diverse semiperiferie, meritano un giro sanza meta, e perfino qualche banlieue, stando attenti si intende, può essere interessante.
Insomma, il consiglio è: scoprite Parigi pedinando i parigini. E buttando, una buona volta, quel cazzo di cellulare.


C'è disagio, mi spiegava, e tutto questo poi sfocia in un comunitarismo che li fa diventare ancora più cittadini di "serie B". Si creano i ghetti di periferia, le banlieues, dove queste persone vivono in case sovraffollate. E si emarginano anche solo non volendolo. Mentre parlava, mi mostrava alcune foto scattate con il cellulare dalla finestra di casa sua durante una serata "calda". Immagini un po' confuse, bagliori di luce. Dai suoi racconti, prendevano forma quartieri periferici dove le donne vanno in giro con il velo e dove l'integralismo islamico sta facendo proseliti.
Dopo la mia terza volta in Francia, sono sempre più convinto che un giorno verrò ad abitare qui: i servizi funzionano, il pane è buono, le città sono ricche di opportunità (a patto che tu non abbia un'origine extracomunitaria) e le persone sono stronze al punto giusto da non annoiarti. Presto o tardi mi deciderò a imparare il francese.
La religione in Olanda non ha nessuna influenza sulla vita politica tantomeno sulle abitudini degli olandesi. Nemmeno le feste religiose condizionano la produzione quotidiana. Insomma, a Natale in Olanda nessuno si scambia regali o spende centinaia di euro in panettoni e torroni. Eppure campano bene lo stesso. L'energia alternativa c'è e produce elettricità, mica come da noi dove si fanno solo chiacchiere. E poi vogliamo parlare degli ingegnosi sistemi di irrigazione e di controllo delle acque? Intere distese di mare asciugate e rese edificabili.
Capitolo trasgressione: Amsterdam è Gomorra o il Paese dei balocchi, come preferite. E' piccola e i mezzi funzionano perfettamente. E' piena di negozi dove fare acquisti all'ultima moda, pub dove bere birre tra le più buone d'Europa, ci sono locali dove si fuma dell'ottimo hashish o della marijuana di qualità e poi c'è il quartiere a luci rosse, che devo dire mi ha davvero colpito per originalità. Non tanto la storia delle vetrine quanto tutto il resto è che fa la differenza: supermarket del sesso, locali di strip tease, insomma di tutto di più. 








Quando alle parole si fanno seguire i fatti c'è sempre da andarne fieri. Ecco perché il nostro prossimo viaggio a Cuba mi rende particolarmente felice. Primo perché stavolta ci siamo mossi in tempo e così abbiamo evitato la solita inutile corsa contro il tempo che mi opprime in maniera particolare, secondo perché saremo ancora i noantri dell'ultima volta, terzo perché questa volta non scappo dal passato. Ci vado, anzi ci torno, per tanti motivi: ho voglia di rivedere Raùl e la sua famiglia, ho voglia di riassaporare il mojto del chioschetto sul Malécon (a Roma non l'ho più preso) e soprattutto voglio riprovare quella sensazione di totale distanza mentale dalla vita quotidiana.






































